A 18 anni dal G8 di Genova si consuma l’ennesima persecuzione e vendetta, da parte di quello stesso Stato che in quei giorni promosse una vera e propria “macelleria messicana”, nei confronti di chi, legittimamente, si oppose alla prosecuzione del “programma comune” di lacrime e sangue che la borghesia imponeva alle masse popolari: smantellamento delle conquiste ottenute con le lotte, sottomissione ai circoli finanziari della comunità internazionale, sotto la maschera della “globalizzazione”.

Infatti, l’11 agosto, è stato arrestato in Francia, attraverso un’operazione congiunta tra la polizia nostrana e quella d’Oltralpe, il compagno Vincenzo Vecchi: a lui la nostra incondizionata solidarietà!

La verità di quei giorni è ormai chiara, come lo sono le responsabilità e le decisioni che portarono alla morte di Carlo Giuliani, alla Diaz, a Bolzaneto e alle decine e decine di violazioni e di abusi che le Forze dell’Ordine, a briglia sciolta e tra un coro fascista e un altro (come i Carabinieri del Tuscania al Porto), perpetrarono contro le masse popolari per le strade e le piazze genovesi. Un accanimento che si è poi tradotto in torture fisiche e non, in denunce, in anni di processi e di galere e in cacce all’uomo.

Eppure, chi in quei giorni si macchiò le mani, in un modo o nell’altro, del sangue delle masse popolari è stato promosso a nuovi superiori ruoli, segno che la legalità e la giustizia in quest’ordinamento sociale sono validi solo contro le masse popolari, mentre sono sistematicamente elusi quando si tratta di proteggere gli apparati dello Stato stesso depistando e insabbiando.

Infatti, ricordiamo solamente che Gilberto Caldarozzi, ritenuto colpevole e condannato a tre anni e otto mesi per falso nell’ambito del processo sulla Diaz (mise la firma nei verbali che attestavano l’esistenza di prove fasulle usate per accusare ingiustamente le persone picchiate all’interno della scuola), fu promosso nel 2017 a vicedirettore della Direzione Investigativa Antimafia. Non solo, Adriano Lauro è stato nominato questore di Pesaro: fu lui, il 20 luglio 2001, che urlò ai manifestanti accusandoli della morte di Giuliani in piazza Alimonda: “Siete stati voi con le pietre…”. O ancora, il poliziotto delle molotov alla Diaz, Pietro Troiani – dopo la condanna e il rientro in servizio – ha fatto, sempre nel 2017, un balzo in carriera diventando il dirigente del Centro operativo autostradale di Roma che ha competenza su tutto il Lazio, il principale d’Italia. Ancora, vedi Di Gennaro, a capo della Polizia che ha saltellato tra una ruoli di sottosegretario e CDA di partecipate pubbliche.

Per non parlare dell’impunità che reparti eversivi e anticostituzionali come il VII Reparto Mobile di Bologna godono dal 2001 in poi: indicativa, per la sua modesta inconsistenza, la condanna, della Corte dei Conti della Liguria, all’ex comandante di questo reparto, Luca Cinti, a risarcire 50 mila euro per aver “gravemente danneggiato” l’immagine della Polizia durante i fatti del G8 del 2001 a Genova (qui il nostro articolo).

Tutto ciò, e altri esempi concreti di come la borghesia viola la propria legalità e non rispetta il suo stesso ordinamento (vedi con la Costituzione del ‘48) si trovano nella nostra pubblicazione Copwatching 2.0, redatto durante la campagna d’Appello del processo contro Rosalba Romano e il sito Vigilanza Democratica: gli abusi di polizia sono un tratto distintivo, come lo è il monopolio della violenza, dell’attuale ordinamento borghese, altro che “mele marce” e simili!

Da qui ne discende la repressione, che si acutizza man mano che la crisi del capitalismo avanza ma allo stesso tempo svela sempre di più il volto e il ruolo dello Stato Borghese:: la durezza della repressione è sintomo di debolezza del nemico, non di forza!

Nel ribadire solidarietà a Vincenzo, vi invitiamo a sostenere la campagna in sostegno a Vigilanza Democratica in vista dell’ultima udienza del 25 settembre al Tribunale di Milano!

Al G8 di Genova c’eravamo tutti! Non un passo indietro!

La solidarietà è un’arma potente nelle nostre mani, usiamola!

 

 

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