Nei giorni scorsi è stato pubblicato un video da Ohga! in cui una serie di bambini napoletani in riva alla spiaggia davano una serie di istruzioni in tema di educazione civica ambientale e di informazioni rispetto all’inquinamento ambientale. Tale video è stato pubblicato su tante pagine di movimenti ambientalisti e comitati popolari, oltre che da molti attivisti politici e compagni del nostro partito. Questa diffusione ha generato un ampio dibattito tra chi vedeva principalmente gli aspetti positivi di questo video e chi si concentrava sui limiti di quel modo di affrontare il problema ambientale. In questo articolo abbiamo deciso di trattare entrambi questi aspetti, non per giudicare il video in sé ma per alimentare la discussione e il dibattito franco e aperto su quali siano le prospettive per l’umanità e per la lotta di classe su questo tema.

Il video dà tutta una serie di informazioni utili a comprendere quale sia la crisi ambientale in cui ci troviamo e quanto anche l’abbrutimento, il degrado e l’abbandono cui sono relegate le masse popolari le porti ad assumere pratiche nocive per l’ambiente e contribuire al disastro in cui ci troviamo. Dare elementi di educazione civica, mostrare che esiste anche un modo diverso di gestire la propria vita, che non inquini, che valorizzi la tendenza collettiva a prendersi cura del territorio, del paesaggio e dell’ambiente ma soprattutto a guardare oltre la miseria e il degrado in cui viviamo oggi puntando lo sguardo verso le prossime generazioni, il futuro dell’umanità e del pianeta è un atteggiamento certamente positivo che va incoraggiato, perché alimenta un buon senso comune tra le masse popolari, spinge a un primo passo per cambiare lo stato di cose presenti e il proprio ruolo della società.

Il fatto di non limitarsi a indignarsi (nel migliore dei casi) ma di trasferire sul terreno pratico un cambiamento del corso della storia, anche spingendo a trovare delle soluzioni collettive e alimentare quelle che possiamo definire “buone pratiche”, è anche questo un aspetto positivo perché non si rassegna a vedere il mondo così com’è o lasciare campo libero al fatalismo dei vari “speriamo bene”. Questo modo di ragionare certamente contrasta anche le tesi più reazionarie e negazioniste rispetto alla crisi ambientale, solo pochi giorni fa Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale, ha dichiarato candidamente che inquinamento e disastri ambientali sono bufale di cui a lui e alle persone “intelligenti” non deve fregare niente.

Quello che dal video non emerge è però la vera causa del disastro ambientale in cui siamo immersi. È vero: la crisi ambientale negli ultimi anni ha subito un’accelerazione. Il cambiamento del clima, l’impoverimento dei terreni, il consumo del suolo, l’inquinamento del mare e dell’aria sono diventate tra le più gravi emergenze che l’umanità si trova ad affrontare e producono dissesto dei territori, migrazioni di massa (la Banca Mondiale prevede 140 milioni di persone in fuga da qui al 2050), nuove e mortali malattie, mettendo a rischio la stessa esistenza della specie umana. Da ogni parte del mondo giungono notizie di eventi climatici estremi e i disastri (e i morti) dello scorso autunno mostrano quali possono essere gli sviluppi anche nel nostro paese.

La causa di tutto questa accelerazione è la seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale in cui siamo immersi da metà degli anni ’70 e che nel 2008 è entrata nella sua fase acuta e terminale. Detto in parole povere: la crisi ambientale è un effetto del capitalismo e si acuisce tanto più la crisi del capitalismo avanza. Essa si origina da quando il capitalismo impiega senza limiti le forze produttive che ha sviluppato, arrivate a una potenza tale da poter trasformare in maniera decisiva l’ambiente naturale. Oggi la produzione e distribuzione di beni e servizi sono deleterie perché ogni capitalista cerca di trarre ognuno il massimo profitto dalla propria attività, in concorrenza con gli altri: non ci sono accordi o leggi che tengano. Se una grande opera è dannosa per l’ambiente e l’uomo, come ad esempio il TAV o il TAP, ma porta profitto, la si farà comunque; se i costi per applicare le moderne tecnologie in grado di ridurre le emissioni inquinanti di un’acciaieria riducono i profitti dei suoi padroni, non si applicheranno; se smaltire i rifiuti in maniera ecocompatibile fa guadagnare meno che bruciarli o sotterrarli in discariche abusive non verrà fatto e così via.

Per queste ragioni la soluzione al marasma non può essere solo quella dello sviluppo di “buone pratiche” e diffusione di un buon senso comune, la soluzione è abbattere il sistema capitalista. La natura stessa di questo sistema è inconciliabile sia con la tutela dell’ambiente che con il dare alle masse popolari la possibilità di sprigionare tutta la propria capacità intellettuale, creatività e forza per fermare la crisi ambientale in corso e prendersi cura in mille forme del futuro del pianeta. L’unico sistema sociale che permette alle masse popolari di fare questo è uno solo, il socialismo.

Si tratta di quel sistema che si basa su tre pilastri: il potere politico in mano alla classe operaia e alle masse popolari (dittatura del proletariato), la proprietà pubblica delle principali forze produttive e la loro gestione pianificata, la promozione della crescente partecipazione delle masse popolari alle attività propriamente umane da cui oggi sono escluse, in primo luogo la gestione della società. In definitiva si tratta di guardare alla situazione da un punto di vista di classe, differenziando il campo dei capitalisti da quello delle masse popolari, tenendo conto del fatto che le “buone pratiche” promosse dai capitalisti non sono altro che un modo per pulirsi la coscienza e scaricare la responsabilità dell’inquinamento sulle masse popolari (la colpa è di chi lascia una bottiglia usata in spiaggia e non di chi con industrie, sversamenti e speculazioni inquina, distrugge e rovina il pianeta), se promosse dalle masse popolari possono essere un primo passo per alimentare una pratica di cambiamento dal basso della società, di nuova governabilità dei territori, di riscossa.

Posto il ragionamento appena fatto un aspetto da approfondire di questo video (e della concezione che esprime) è quello di puntare a una “sensibilizzazione” individuale di chi guarda. Questo è un tema spinoso. Il principio da cui partire è che ai mali della società attuale non c’è soluzione individuale che tenga, la soluzione non può che essere collettiva e organizzata senza delegarla a chi dirige oggi la società. Va puntualizzato, però, che, a fronte della crisi in cui ci troviamo e del ritiro di diritti e conquiste che i capitalisti stanno sviluppando, si sviluppa una resistenza spontanea delle masse popolari. Gli iniziatori della mobilitazione delle masse non sono né i rivoluzionari né i demagoghi reazionari: è l’esperienza diretta, capillarmente diffusa, onnipresente e multiforme della crisi delle attuali formazioni economico-sociali capitaliste che muove e sempre più muoverà all’azione le masse popolari. Essa si basa sia su azioni individuali che collettive delle masse popolari al procedere della crisi.

C’è, però, un aspetto individuale per cui milioni di individui si muovono e sempre più si muoveranno, ognuno per trovare una soluzione alle sue personali ristrettezze economiche, al proprio disagio materiale e morale (psicologico, spirituale) e in questa ricerca romperà i vecchi legami e le vecchie frequentazioni. Di fronte allo sconvolgimento delle condizioni materiali e spirituali della loro esistenza, alcuni individui saranno avviliti, demoralizzati, inebetiti, abbruttiti, ridotti a livelli di servilismo e di soggezione oggi impensabili; altri tenderanno, affineranno, rafforzeranno al massimo grado le loro energie e capacità e compiranno imprese che non avrebbero altrimenti compiuto: quanti eroi sono sorti durante la Resistenza che senza la Resistenza non sarebbero mai esistiti?

C’è, inoltre, un aspetto collettivo per cui gli individui si uniranno a gruppi, a corporazioni, a classi, a fronte unito di classi; in questo impareranno a creare e a gestire una prassi collettiva, a concepire la propria esistenza come parte e come contributo alla vita di un collettivo e a esplicare la propria iniziativa come mobilitazione (opera di convincimento e di educazione), organizzazione e direzione di un collettivo.

A fronte dei punti sopra esposti, è importante definire quale sia il ruolo dei comunisti nella fase attuale. Le due deviazioni emerse attorno alla pubblicazione del video in questione sono due: la prima si concentra a vedere principalmente gli aspetti positivi del video, a guardarlo come un segmento che parla della resistenza spontanea delle masse popolari, di educazione a pratiche di livello superiore come terreno su cui alimentare il nuovo potere, senza però individuare i limiti della concezione espressa nel video fatta di interclassismo, confusione sui veri responsabili dell’inquinamento che finisce per dare la “colpa” della situazione attuale alle cattive abitudini individuali delle masse popolari; la seconda deviazione  è quella di concentrarsi sugli aspetti di limite del video, senza valorizzarne le positività, limitandosi a dire che le “buone pratiche” e le campagne di sensibilizzazione slegate dalla lotta per il socialismo sono inutili.

Il partito non si accoda al movimento spontaneo delle masse popolari così com’è, nè si presenta alle masse dottrinariamente proclamando una nuova verità che chiede di accettare, né chiede di unirsi ad esso a professare una nuova teoria. Il partito cerca di ricavare dall’esperienza comune del movimento delle masse la ragione che sta negli avvenimenti che la compongono. Quindi non dice mai alle masse: smettete di lottare, quello che state facendo è inutile, dovete prima farvi una coscienza e darvi una teoria. Al contrario cerca di comprendere qual è il vero motivo per cui le masse combattono e qual è la fonte vera della loro forza e di ricavare da ciò una linea per andare verso la vittoria. La linea è una cosa che per procedere le masse devono far propria e attuare. Il partito deve solo trovare il modo efficace per portargliela.

Invertire il corso distruttivo che la borghesia imperialista ha imposto all’umanità e al pianeta è un’opera che richiederà uno sforzo enorme. Tale sforzo è del tutto vano, se non avviene nel contesto di un modo di produzione e di una organizzazione sociale basati sullo sviluppo dell’esistenza degli esseri umani anziché sul profitto. L’ecologia borghese è una truffa, il comunismo è l’unico futuro possibile per l’umanità.

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