Confermate in Corte d’Appello le condanne emesse dal Tribunale di Bologna contro i tre compagni che il 2 maggio 2012 hanno legittimamente applicato la libertà d’espressione sancita dalla Costituzione e fatto valere i valori conquistati con la Resistenza partigiana!

Venerdì 29 marzo si è tenuta l’udienza dell’Appello per il processo contro Mattia, Giuseppe e Daniele, rei di aver fatto valere le libertà d’azione e di agibilità dei comunisti nel nostro Paese. Libertà queste messe a repentaglio proprio nella stessa città di Bologna dal teorema accusatorio imbastito dall’allora PM Paolo Giovagnoli contro la Carovana del (nuovo) PCI (l’Ottavo Procedimento Giudiziario orchestrato contro la nostra area politica) e da questa difese: il procedimento fu vinto e proprio sulla scia di questa nostra vittoria si inseriscono il processo e le condanne ai danni dei tre compagni (qui il Comunicato in vista dell’Appello). L’udienza era prevista per le ore 11 ma è stata fatta solo alle 17 con emissione della sentenza alle 19! Ecco la velocità con cui viaggia la “giustizia”, ingolfata da processi contro chi resiste al decorso della crisi e chi applica i valori fondanti della Costituzione: non è un caso che la composizione di classe nelle “patrie galere” e degli imputati degli altri processi di questa stessa giornata in Corte d’Appello è fortemente marcata e infatti, la maggior parte sono proletari!

Tornando al verdetto, a tutti i compagni sono sì state confermate le condanne politiche rispettivamente a 3 mesi e 1000 euro per il reato di imbrattamento, 5 mesi per il reato di imbrattamento e oltraggio a pubblico ufficiale, e 2 mesi per il solo oltraggio ma a tutti, con revisione parziale del Primo Grado di Giudizio, è stata riconosciuta la pena sospesa. A ciò si aggiunge il pagamento delle spese giudiziarie e per questo rinnoviamo l’appello a far valere la solidarietà di classe e a sostenere economicamente i compagni!

Una solidarietà che il 29 mattina si è toccata con mano durante il presidio sotto le due Torri (p.zza di Porta Ravegnana, Bologna) in sostengo a Mattia, Giuseppe e Daniele: decine le firme, le foto (12) e i contributi economici ad ennesima dimostrazione della forza e dell’amore delle masse popolari che non possono più tollerare che i diritti di civiltà e benessere conquista a caro prezzo vengano ristretti e non rispettati solo per garantire gli interessi di pochi! Ringraziamo tutti coloro che da nord a sud hanno espresso il loro sostegno e rilanciamo l’invito a non fermarsi: queste condanne ledono le libertà di tutti. Che questa battaglia diventi ulteriore campo di lotta e di organizzazione per tutti quelli che hanno a cuore la democrazia e il diritto alla libera espressione (articolo 21 della Costituzione)! Sostenere e sviluppare la solidarietà verso chi promuove iniziative di “disobbedienza civile”, “diritto alla resistenza”, legittimo (il)legale o come lo si voglia chiamare, è un dovere per quanti oggi aspirano a un cambiamento reale della società e al contempo alimento di una trasformazione in senso positivo!

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Qui di seguito la dichiarazione spontanea resa in aula dal nostro compagno del Partito dei CARC.

Difendiamo e applichiamo la libertà d’azione per i comunisti! Applichiamo la costituzione nata dalla resistenza!

Non un passo indietro!

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Dichiarazione spontanea

Bologna, 29 marzo 2019

Oggi, come Corte d’Appello di Bologna, siete chiamati a pronunciarvi non tanto e solo rispetto alla conferma o meno delle condanne definite nel Primo grado di questo procedimento giudiziario ma anche, in realtà, rispetto alla caratura attuativa dell’articolo 21 della Costituzione stessa.

Nel maggio 2012, all’epoca dei fatti che ci vengono contestati, l’organizzazione di cui faccio parte, il Partito dei CARC, sviluppò una vasta e articolata campagna politica in difesa della Costituzione, propagandando e praticando l’agibilità di organizzazione, d’azione e la libera espressione per i comunisti e per le masse popolari conquistate con la Resistenza antifascista.

Nel 2008 terminò positivamente il procedimento per “associazione sovversiva” (l’Ottavo Procedimento Giudiziario – OPG) istruito proprio nella città di Bologna ai danni dell’area politica del (nuovo) Partito Comunista Italiano (di cui il P. CARC è parte integrante), una vittoria che ha sancito, ancora una volta, la difesa e l’attuazione delle libertà democratiche conquistate con la Resistenza antifascista!

Nel solco di questa lunga battaglia giudiziaria e politica, il 2 maggio 2012 il Partito dei CARC organizzò un presidio di solidarietà, in concomitanza ad un’udienza alla Corte d’Appello di Bologna, per rimarcare quei valori, diritti e libertà che oggi risultano essere l’oggetto dell’accusa nei confronti degli attuali imputati! Un vero e proprio paradosso, cosa questa che dimostra, nell’Ottavo Procedimento Giudiziario, le reali radici di questo procedimento.

Oggi come allora, è sano, giusto e legittimo far valere l’applicazione della Costituzione, a maggior ragione in un città come Bologna, città Medaglia d’Oro alla Resistenza e che ha molto dato alle lotte per la conquista e la difesa dei diritti di civiltà e benessere, allo sviluppo del movimento studentesco e antifascista, alle lotte operaie e delle donne.

È un dovere lottare per non far sì che ciò che è stato conquistato con duri sforzi e ad alto costo finisca sottomesso agli interessi di pochi.

Non è una locandina affissa ad un muro, il reato di cui sono accusato, a ledere la valenza storica della città e dei suoi edifici, bensì lo sono gli speculatori e gli avvoltoi che stanno rendendo sempre più inaccessibile e invivibile alle masse popolari la città e il suo centro storico, patrimonio di tutti! Il vero degrado morale e sociale è reprimere chi non ha nulla, come la pioggia di “Daspo urbani” sui senza tetto e gli sgomberi a famiglie e singoli nelle case popolari ne sono drammatica testimonianza, non certo appendere un manifesto che si richiama ai più alti valori della nostra società!

Tutto ciò è ancor più importante oggi, con il contesto politico nazionale mutato a fronte di un cambio di qualità del livello di resistenza spontanea che le masse popolari oppongono al procedere della crisi del capitalismo: con le elezioni politiche del 4 marzo 2018 si è aperta una vera e propria breccia nel sistema politico delle Larghe Intese. È stata aperta dalle masse popolari e il suo allargamento è un evento indipendente dall’esistenza dell’attuale governo (che è la forma specifica che ha preso l’allargamento della breccia nel nostro Paese) perché non si può richiudere!

Per queste ragioni l’ampio attacco, sempre meno selettivo e sempre più di massa, dall’applicazione del Decreto Sicurezza contro i lavoratori del SI Cobas e della FIOM di Modena fino all’infermiere di Massa condannato per aver contestato l’entrata in vigore del Job’s Act (leggi entrambe in aperta opposizione all’Articolo 1 della Costituzione), è occasione per sviluppare solidarietà e organizzazione di classe. Le masse popolari non stanno alla finestra a guardare “la fine del mondo”: rendere la difesa delle già citate libertà democratiche ulteriore ambito di organizzazione e mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari è la via da percorrere per allargare ulteriormente quella breccia di cui sopra.

Per concludere, garantire le forme di dissenso e di libera espressione, oggi in Italia, risulta essere un aspetto capovolto: organizzazioni che si rifanno apertamente al regime fascista e che scimmiottandolo violano leggi e dignità sociale, vengono tutelate e foraggiate (giusto per ricordare, a Bologna è stata una “mano nera” a realizzare la strage alla stazione, coperta dai promotori della strategia della tensione e siamo ancora in attesa di giustizia!) mentre chi applica valori fondanti quali l’Articolo 21 della Costituzione si ritrova condannato! Ebbene, la Costituzione è da oltre 70 anni relegata sulla carta, attuarla e applicarla è non solo un dovere ma anche una necessità per i giovani, per i lavoratori, per i comunisti e per tutti i cittadini: a fronte di un restringimento delle libertà e dei diritti conquistati questa pratica è legittima!

M. C.

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