Milano, 24 marzo 2019
Appello a difendere il reintegro di Luciano Pasetti
Far valere i diritti e le tutele dei lavoratori, mobilitarsi per conquistarne di nuovi
Le aziende non sono caserme!
“Sono Luciano Pasetti, lavoro da 33 anni in GS / Carrefour e il 3 aprile affronterò il processo di appello contro la sentenza di reintegro emessa dal Tribunale del Lavoro di Milano che il 24 dicembre ha cancellato il mio licenziamento illegittimo, una rappresaglia con cui Carrefour vuole farmi pagare l’attività sindacale che ho svolto per molti anni come delegato.
Nell’aprile del 2018 l’Azienda mi ha licenziato col pretesto di aver trattato male un cliente: il cliente mi aveva chiesto una cassa d’acqua (posta in alto, per raggiungerla occorre la scala), gli ho risposto che non potevo prenderla poiché ho una limitazione fisica, ben conosciuta dall’azienda, e non posso sollevare più di 7 kg per volta.
La discussione con il cliente è stata trasformata dall’azienda in “furiosa lite” e nel nome del “rispetto dei clienti che sono la nostra più grande risorsa” mi ha licenziato. A corredo della contestazione per la “lite con il cliente”, in Tribunale l’azienda ha portato alcune delle numerose lettere di contestazione che ha emesso contro di me, tutte sistematicamente impugnate, alcune senza esito positivo, per dimostrare che sono un soggetto scalmanato, indisciplinato e attaccabrighe. Nonostante ciò, grazie a un’ampia mobilitazione di solidarietà e alla sensibilità del Giudice del Lavoro che ha riconosciuto la sussistenza di ciò che rimane dell’Articolo 18, il 24 dicembre sono stato reintegrato a pieno titolo. Il 14 gennaio colleghi e solidali mi hanno riaccompagnato all’ingresso del mercato per dare un segnale anche a tutti gli altri lavoratori: nessun lavoratore deve essere lasciato solo!
Al mio rientro ho trovato una situazione paradossale: anzitutto il tentativo dell’azienda di obbligarmi a fare orari diversi da quelli previsti dal mio contratto e inquadramento. Temendo una mia reazione, gli orari sono stati peggiorati per tutti e ai lavoratori interinali non è stato rinnovato il contratto. Poi sono iniziate a circolare le voci di “590 esuberi”. L’ azienda intanto ha fatto ricorso contro il mio reintegro e l’8 marzo mi è arrivata una nuova lettera di contestazione sempre perché mi sono rifiutato di svolgere una mansione incompatibile con la mia condizione fisica. Questo sembra tanto una provocazione in vista del processo di appello, poiché l’azienda cerca in ogni modo di presentarmi come un irresponsabile, “testa calda”. La verità è che lo stesso impegno che ho messo e metto nell’attività sindacale lo metto nella mia attività lavorativa e nel rapporto coi clienti e ciò è dimostrato dagli attestati di stima e solidarietà che ho ricevuto dopo il mio licenziamento da moltissimi clienti storici, dalle proteste di alcuni di loro verso la direzione per il mio licenziamento e dalle centinaia di firme raccolte di fronte al mercato per il mio reintegro. Ci sono clienti che hanno persino scritto al giudice!
Il 3 di aprile ci sarà l’udienza di appello per il ricorso di Carrefour contro il mio reintegro. L’ affronto con serietà, poiché ancora una volta è in gioco il mio posto di lavoro e la principale fonte di sussistenza per la mia famiglia. La affronto con serenità, poiché so di non avere nulla da nascondere né di fronte all’azienda, né di fronte ai miei colleghi (con i quali e per i quali ho condotto molte battaglie in tanti anni da Delegato sindacale), né di fronte ai clienti (per i quali ho fatto molte battaglie per il rispetto delle norme igieniche e sanitarie). Lo affronto con la voglia di lottare per me, per il mio posto di lavoro e per i diritti e le tutele di tutti i lavoratori: l’azienda si accanisce contro di me facendo leva sulle limitazioni fisiche (che il medico del lavoro ha ampiamente dimostrato compatibili con specifiche mansioni… non posso fare “il mulo” da soma!) per dimostrare la mia inaffidabilità; io faccio leva sul diritto a condizioni di lavoro salubri e dignitose, faccio leva sul sostegno dei altri lavoratori della Grande distribuzione Organizzata (che sono sotto un attacco senza precedenti in questi anni) e degli altri lavoratori, di ogni altro settore, anche loro in lotta per lo stesso obiettivo.
Per questo mi appello ai lavoratori, agli operai, alle organizzazioni sindacali e politiche, agli esponenti politici che hanno fatto un mare di promesse e oggi devono metterci la faccia.
Il 3 di aprile sarò in presidio sotto il tribunale di Milano dalle h. 9.00 e confido che saremo in tanti. Per il mio reintegro e contro minacce e arbitri padronali, per difendere i diritti rimanenti e per tornare a conquistarne di nuovi, contro la repressione e i licenziamenti politici”.
Aziende come caserme
IKEA a Corsico: prima sospende 30 dipendenti accusandoli di “furto”, poi 10 di loro vengono licenziati su altri 20 “continuano le indagini interne”. E’ un’azione per intimidire i lavoratori: sparando nel mucchio (ma non a caso, ci si prepara a una “ristrutturazione”!) l’azienda spera di “tenere buoni e sottomessi” anche tutti gli altri. A Corsico e a Carugate IKEA ha licenziato due delegati sindacali e non ha recepito le sentenze di reintegro emesse dal Tribunale del Lavoro, ha già licenziato Marica Ricutti per aver chiesto un cambio turno per accudire il figlio.
PAM di Via Sabotino: clima di terrorismo fra i lavoratori, ma tutti chiudono gli occhi. Il 9 marzo è stata consegnata una lettera di contestazione a un lavoratore che aveva scioperato il giorno prima in occasione della Giornata Internazionale delle donne (sciopero coperto dalla proclamazione di varie sigle per 24 ore), di fronte alla richiesta di spiegazioni è stata comminata seduta stante una ulteriore lettera di contestazione con un pretesto ad hoc.
Carrefour di via San Gimignano: il 12 marzo il tribunale del Lavoro di Milano ha convalidato il licenziamento per Anna Palmisano per il superamento dei giorni di malattia. Superamento che, anche nel caso in cui ci fosse stato, è dovuto alla malattia professionale che la lavoratrice ha contratto nei decenni di lavoro in cassa. Come dire: “Ti prendiamo a lavorare finché sei utile e poi ti scarichiamo in pattumiera”.
Non solo nella Grande Distribuzione
Toncar di Muggiò (MB): 78 operai assunti a tempo indeterminato vengono licenziati tramite SMS dalla cooperativa Open Job e la Toncar ne assume tramite nuovo appalto altrettanti a tempo determinato…dalla Open Job SRL(!). Il Si Cobas organizza la lotta per il reintegro degli operai che vengono immediatamente caricati in presidio dalla polizia. Durante l’ultimo presidio del 14 marzo, alcuni operai vengono fermati e poi rilasciati con la denuncia per violeza privata e resistenza a pubblico ufficiale.
FCA di Pomigliano: a seguito di uno sciopero indetto nel reparto Stampaggio con copertura della FIOM, l’azienda ha sguinzagliato i suoi vigilantes, che come cani guardia impedivano agli operai di avere contatti con gli operai di altri reparti, e i sindacati “firmatari” del contratto aziendale hanno addirittura volantinato contro lo sciopero, indicato come “facinorosi” gli scioperanti e irresponsabile la condotta della FIOM che a dir loro avrebbe messo a rischio la sopravvivenza dello stabilimento ora che starebbe per partire un nuovo (fantomatico) piano industriale.
HO Group (MI): alcune operaie che lavorano come cameriere ai piani di alberghi di lusso del centro di Milano vengono licenziate con la scusa del cambio appalto. Sono le stesse operaie che hanno aperto in passato una vertenza contro la cooperativa per avere risarciti gli arretrati non corrisposti (scatti di anzianità, mensa, straordinari) e che per questo hanno subito minacce, maltrattamenti e abusi sul posto di lavoro dai responsabili stessi dell’azienda.
Per questo il 3 aprile parteciperemo e invitiamo a partecipare al presidio che faremo sotto il Tribunale di Milano, dalle h. 9.00 in occasione dell’udienza per il ricorso di Carrefour contro il reintegro di Luciano: la solidarietà è un’arma, usiamola!
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza” diceva Gramsci.
Agitatevi,compagni e compagne, lavoratori e lavoratrici, perché dietro il rispetto di codici e norme, leggi e cavilli, dietro gli appelli alla calma e alla pazienza, dietro il “lasciateci lavorare” del governo M5S-Lega i padroni continuano a dettare la loro legge, la legge del profitto e della speculazione, della precarietà e dello sfruttamento. Questa legge va spezzata, una volta per tutte (le masse popolari del primo paese che rompe le catene della Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti aprono le porte alle masse popolari di tutti gli altri paese): bisogna usare contro la borghesia imperialista il principio di bastonare il cane che sta affogando, bisogna sostenere le mobilitazioni, le ribellioni, le iniziative di lotta, le forme di autorganizzazione che costellano il paese dalla Sardegna al Piemonte per rendere ingovernabile il paese e per fare carta straccia dei divieti e delle misure repressive (gli operai della SIRTI, i pastori sardi, gli operai della GKN di Firenze hanno bloccato strade e picchettato le fabbriche a centinaia, dimostrando che il Decreto Salvini è carta straccia, come lo dimostrano gli attivisti e i militanti che bruciano i fogli di via, come ha lo ha dimostrato Nicoletta Dosio annunciando che non avrebbe rispettato gli arresti domiciliari e “evadendo” platealmente e pubblicamente), ma soprattutto per avanzare nell’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari.
Organizzatevi,operai, lavoratori, studenti, donne, immigrati, perché esattamente come diceva Marx già nel 1864, “I numeri pesano sulla bilancia solo quando sono uniti dall’organizzazione e guidati dalla conoscenza. La grande maggioranza della popolazione, le masse popolari, hanno mille motivi pratici per mobilitarsi contro la borghesia imperialista e il suo clero, i principali limiti alla loro mobilitazione e al loro protagonismo sono la scarsa e insufficiente organizzazione indipendente dalla classe dominante, da una parte, e l’attuale debolezza del movimento comunista cosciente e organizzato, dall’altra. La sintesi è che la superiore forma di organizzazione per gli operai, i lavoratori e le masse popolari è nel partito comunista.
Studiate.Ancora riprendendo Marx: “L’ignoranza non ha mai giovato a nessuno!”. Chi chiama alla lotta, ma sottovaluta l’importanza della teoria (della concezione del mondo, dell’analisi e della comprensione della realtà) conduce a sconfitta certa. Perché se è vero che la storia la fanno le masse popolari, ciò non avviene arbitrariamente, ma solo in funzione di specifiche leggi. L’insieme di queste leggi è la scienza della rivoluzione socialista, l’arma di gran lunga più efficace e potente di cui gli operai e le masse popolari si possano appropriare. Da “Le masse popolari organizzate devono dirigere il paese” – Resistenza n. 3 / 2019

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here