Marzo. Gli anniversari della vita di Gramsci[1]: lo sguardo di Bergoglio su Firenze

Il movimento comunista si è occupato troppo poco del Vaticano, almeno fino a poco tempo fa, da quando il (nuovo)PCI lo ha individuato come centro del potere nel nostro paese, potere indiretto esercitato tramite un governo formalmente indipendente (eletto dai cittadini) che però risponde ai suoi ordini, fino dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a oggi.[2]Fa eccezione Antonio Gramsci. Nel marzo del 1923 scrive per la rivista Correspondance Internationale un articolo sul Vaticano che inizia dicendo:

Il Vaticano è senza dubbio la più vasta e potente organizzazione privata che sia mai esistita. Ha, per certi aspetti, il carattere di uno Stato, ed è riconosciuto come tale da un certo numero di governi. Benché lo smembramento della monarchia austro-ungherese abbia considerevolmente diminuito la sua influenza, esso rimane tuttora una delle forze politiche più efficienti della storia moderna. La base organizzativa del Vaticano è in Italia: qui risiedono gli organi dirigenti delle organizzazioni cattoliche, la cui complessa rete abbraccia una gran parte del globo.

In Italia l’apparato ecclesiastico del Vaticano si comporta di circa 200.000 persone; cifra imponente, soprattutto quando si consideri che essa comprende migliaia e migliaia di persone dotate di intelligenza, cultura, abilità consumata nell’arte dell’intrigo e nella preparazione e condotta metodica e silenziosa dei disegni politici. Molti di questi uomini incarnano le più vecchie tradizioni d’organizzazione delle masse e, di conseguenza, la più grande forza reazionaria esistente in Italia, forza tanto più temibile in quanto insidiosa e inafferrabile.

Non c’è nessuna ragione di credere che queste caratteristiche che Gramsci descrive con nettezza siano scomparse. Non sono cose che passano come un raffreddore. Secondo il (nuovo)PCI, anzi, si sono rafforzate ma anche portate agli estremi, tanto che è sempre più aspra la contraddizione tra il presentarsi come il massimo del bene, della purezza e di quant’altro e l’essere il massimo centro attivo nella nostra penisola di intrighi, perversioni e di quanto secondo il senso comune si intende come male. Dato che tali caratteristiche persistono, ci serve considerarle per comprendere i fenomeni di oggi tra cui particolarmente importante è la prossima scadenza elettorale. A questo proposito uno dei principali terreni di scontro è quello di Firenze, dove si vota per eleggere il nuovo sindaco. Bergoglio, che del Vaticano è il capo, guarda alla città e mette in moto i suoi funzionari per fare eleggere il suo candidato. Il modo in cui opera ci fa capire come questi individui pensano e agiscono, cosa che assolutamente non si può capire nell’immediato perché è all’opera l’arte del celare la verità dietro i procedimenti più intricati e sperimentati dai gesuiti fino dalle loro origini, più di cinquecento anni fa. Chi è curioso di sapere l’abisso tra il dire e il fare nella Chiesa cattolica ci segua.

Un candidato a sindaco di Firenze è Nardella, uomo di Renzi e delle Larghe Intese, nemico del governo M5S-Lega. Il clero fiorentino, capeggiato dal vescovo Betori manda ad affiancare Nardella uno dei suoi pezzi più grossi: il direttore della Caritas diocesana fiorentina Alessandro Martini, che correrà per un seggio a Palazzo Vecchio in una lista alleata del Pd, probabilmente la lista Nardella, dice il Corriere Fiorentino,e che perciò ieri si è dimesso dalla Caritas, con la benedizione di Betori.

L’altro candidato che si oppone a Nardella è quello della destra che qui a Firenze e in Toscana è sempre quella delle Larghe Intese, perché la Lega con il M5S qui non ci sta. Il candidato che si profila, Ubaldo Bocci, è più di chiesa di Nardella. È capo della associazione che accompagna la gente a Lourdes, presidente nazionale di Unitalsi, potente organismo del volontariato cattolico (Nardella ha voluto rincorrere la destra tirando tra i suoi il presidente fiorentino di Unitalsi), è nel consiglio di amministrazione di Radio Monte Serra, che controlla la radio delle Misericordie toscane, tutti apparati di cui Betori ha il controllo. Betori ha eletto Bocci nel CdA di Radio Monte Serra. Sia che vinca Nardella sia che vinca Bocci, vince Betori e con lui Bergoglio e con loro le Larghe Intese, quelle che consentono alla borghesia imperialista il massacro che le masse popolari sperimentano sulla propria pelle in forma sempre più acuta e a cui hanno reagito con il voto del 4 marzo 2018, contro i partiti dei Renzi, dei Berlusconi, servitori e servitorelli, e cioè per Movimento 5 Stelle e per una Lega che in quella occasione si presentava come smarcata rispetto a Forza Italia e soci.

La ragione per cui il Vaticano preferisce le Larghe Intese al governo M5S-Lega sta nel fatto che il Vaticano è una forza legata alla borghesia imperialista dal punto di vista politico ed economico, e alla fortuna della borghesia imperialista lega la propria. Il governo M5S-Lega invece è un’entità contraddittoria, che non può essere espressione diretta e completa degli interessi della borghesia imperialista e del clero. Basta pensare al reddito di cittadinanza, che con tutti i suoi limiti pure afferma il diritto a vivere in condizioni di vita dignitosa e che perciò contrasta sia con la filosofia dei padroni, che dovranno pagare salari superiori alla cifra che garantisce il reddito (altrimenti sarebbe stupido lavorare per loro se possono avere un reddito superiore senza lavorare), sia con la filosofia del clero, che vede invaso il campo dell’elemosina, della pietà e della misericordia, dove fa la sua figura e i suoi affari.

Gli interessi materiali e politici che muovono le azioni e i pensieri del clero e dei suoi funzionari, però, vanno mascherati tramite pensieri e sentimenti presentati come candidi e purissimi. Il modo che Bergoglio ha trovato per farlo è di dipingere il suo “sguardo su Firenze” come se la guardasse da uno dei vertici “spirituali” della città, la basilica di San Miniato. Ha quindi invitato l’abate di quella basilica a dirigere gli esercizi spirituali, che sono una delle pratiche più importanti per i gesuiti. L’abate dirigerà gli esercizi basandosi sui versi del poeta fiorentino Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005)nel mentre che guarda, appunto, la città dall’alto della basilica.

I due, Bergoglio e l’abate, potranno quindi meditare sul sindaco di Firenze Giorgio la Pira, (Pozzallo, Ragusa, 9 gennaio 1904 – Firenze, 5 novembre 1977) dichiarato venerabile da Bergoglio nel 2018 (e che fu oggetto della tesi di laurea di Renzi), terziario francescano, sindaco cattolico di sinistra come era necessario esserlo per fare concorrenza al movimento comunista che negli anni ’50 dello scorso secolo aveva acquistato grande potenza e faceva paura anche alla Chiesa. Potranno meditare sul verso di Luzi che guarda Firenze dalla basilica e ci vede “la cenere, polverosa, inerte, senza più vita di un fuoco che sembra non bruciare più”.  Vede le masse popolari che non credono più, giustamente, a partiti che partoriranno soggetti come Renzi e che sono spalleggiati da un clero come quello di Bergoglio. L’abate di San Miniato dice di voler offrire al papa americano

uno sguardo dall’alto: non certo per cadere sulle tentazioni del maligno che vorrebbe quasi farci possedere le cose di questo mondo, dominarle, condizionarle; ma viceversa, lo sguardo suscitato dallo Spirito Santo, dalla Parola del Signore, uno sguardo di contemplazione, di gratitudine, di vigilanza se necessario, di profezia  (…)  Ed è uno sguardo che non fatica a riconoscere come tante volte, troppe volte!, davvero le nostre città sono un deserto

L’esponente di una organizzazione che ha in mano un patrimonio immobiliare e finanziario enorme e un potere politico che sovrasta quello dello Stato italiano dichiara quindi che il possedere le cose del mondo, dominarle, condizionarle è tentazione del maligno. Ecco un segno dell’abisso tra dire e fare, tra forma e sostanza, di cui altro segno risonante e che grida
vendetta è il caso del cardinale George Pell, numero tre del Vaticano, capo della sua finanza, condannato per avere abusato sessualmente di ragazzi (e di averlo fatto con arroganza, specifica il giudice).

Il Corriere Fiorentino per farci credere che parla sul serio chiama in causa un filosofo (Sergio Givone) il quale scrive:

Voglio ricordare un laico, il professor Eugenio Garin, grande studioso dell’Umanesimo che spiegava essere la filosofiadel conversare civile. Ecco un filosofo e un monaco sono giunti da strade diverse allo stesso punto: guardare in alto per vivere nel mondo. L’amore va cercato nel cielo, è una cosa divina non puramente umana. Dio è amore, gli umanisti lo insegnavano, e noi siamo tutti fratelli: basta ricordarlo per saper come vivere, per smetter di vedere nell’altro un nemico; di odiare».

Il riferimento è chiaramente alla Lega e a quelli che la hanno votata, considerati tutti razzisti che odiano gli immigrati e l’appello sottinteso è che votino magari uno come Nardella, che del sogno di la Pira è spacciato come erede.

Bergoglio ad Ariccia farà quindi l’esercizio di non pensare al caso di Pell, uomo da lui scelto, e di fissarsi su Firenze che, dice Luzi, “levò alti i pensieri” con il sogno di la Pira, mentre ora “l’affligge, la rode, nella sua dura carità il presente di infamia, di sangue, di indifferenza.”

Operai ed operaie, studenti e studentesse, uomini e donne delle masse popolari dell’Italia, Firenze levò alti i pensieri con la guerra di Resistenza contro il nazifascismo, in cui diedero la vita a gloria di questa città Bruno Fanciullacci, Elio Chianesi, Anna Maria Enriquez Agnoletti e tutti gli altri. L’Italia levò alti i pensieri con Gramsci, che pure confidò nel Vaticano perché intercedesse per la sua liberazione presso Mussolini (e si sbagliò gravemente). Oggi dicono che voi lavoratori e voi giovani siete indifferenti, ma è giusto che lo siate, perché chi si è proclamato e proclama vostro difensore e rappresentante vi ha tradito, ha distrutto il primo partito comunista, e oggi vi presenta come soluzioni Renzi e Nardella. Ma non è giusto che siate indifferenti. E’ bene  che leviate in alto i pensieri, più in alto ancora degli eroi e dei martiri del movimento comunista dello scorso secolo. Diventate protagonisti della trasformazione della società. Agitatevi, studiate, organizzatevi. Costituite organizzazioni operaie e popolari che diventino nuove autorità popolari, organismi del nuovo potere e su questa base costruiamo una nuova Italia, un’Italia socialista. Ecco il vostro sogno. Esercitatevi a sognarlo. Ecco un esercizio spirituale che farà tanto bene alla salute vostra e di tutto il paese.

NOTE

[1]La Commissione Gramsci del Partito dei CARC prosegue nell’opera intrapresa a febbraio: seguire la vita di Antonio Gramsci e trovare cosa in ciascun mese dell’uno o l’altro anno fece o scrisse, cosa gli successe, cosa successe al Partito che aveva fondato. Tutti i testi, da febbraio 2018 a oggi, sono nel pubblicati nel sito del Partito dei CARC,

[2]Il (nuovo)PCI ha individuato la natura di questo potere e previsto la sua fine in Il futuro del Vaticano, ed. Rapporti Sociali, Milano, 2007. La gravità della crisi del Vaticano e della Chiesa di Roma è testimoniata da più fenomeni che si sono verificati dopo il 2007, nessuno dei quali mai avvenuto nella storia secolare di questo organismo, come la destituzione di Ratzinger, l’elezione di un papa gesuita (i gesuiti hanno sempre avuto come regola di governare alle spalle di altri), l’estensione delle rivelazioni sulle pratiche sessuali del clero.

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