Da anni la comunità internazionale dei gruppi imperialisti americani, sionisti ed europei cerca di far naufragare il movimento bolivariano che Hugo Chavez ha promosso a partire dal 1999 in Venezuela e nel quale ha coinvolto altri paesi dell’America Latina. Il governo Maduro, dopo la morte di Chavez nel 2013, ha continuato la sua opera. I gruppi imperialisti non hanno scrupoli: guerra economica e finanziaria, sabotaggi, campagne diffamatorie, attività eversive, disordine sociale, un colpo di Stato strisciante, tanto più aperto quanto meno riesce a conquistare il consenso delle masse popolari venezuelane, in larga parte tutte schierate con il governo.

L’obiettivo di imperialisti e controrivoluzionari è quello di eliminare il Presidente Nicolas Maduro e il suo governo, soffocare le organizzazioni popolari mobilitate dall’iniziativa antimperialista di Chavez e installare un governo sottomesso alla comunità internazionale dei gruppi imperialisti. L’obiettivo immediato è quello di creare nel Paese un clima di caos, di insicurezza, di paura rendendo precari il rifornimento di beni e la prestazione di servizi essenziali, diffondendo nel Paese attività violente e criminali, ampliando la corruzione, alimentando in ogni modo la sfiducia nella capacità del governo di venire a capo dei problemi della popolazione e di difendere le conquiste realizzate. Si tratta di una strategia oramai abituale dei gruppi imperialisti contro governi e regimi che non assecondano i loro interessi. Cercano di creare il clima adatto a un intervento militare, sia dall’interno che dall’esterno del paese. In questo clima la cacciata dei corpi diplomatici statunitensi è un passo importante sulla strada della sovranità del popolo venezuelano e di contrasto alle scorrerie e alle intimidazioni che i gruppi imperialisti portano avanti in tutto il mondo.

In questo contesto la città di Napoli esprime da anni un variegato movimento di solidarietà con il Venezuela bolivariano, movimento di solidarietà che ha saputo legare l’appoggio e lo studio dell’esperienza bolivariana con le varie forme in cui la resistenza spontanea delle masse popolari della città si è espressa. Ciò è stato possibile anche grazie al lavoro portato avanti dal Consolato della Repubblica Bolivariana di Napoli che si è fatto promotore di un metodo diverso di interpretare la diplomazia e la fratellanza tra popoli, una diplomazia e una fratellanza innanzitutto di classe. Il Partito dei CARC è da sempre, a livello nazionale, tra i promotori di iniziative e mobilitazioni di stampo internazionalista con l’idea precisa che la più alta forma di solidarietà che possiamo praticare verso i popoli oppressi dal capitalismo e le masse popolari di tutto il mondo, è rompere la catena dei gruppi imperialisti a partire dal nostro paese.  

Da sempre nel movimento di solidarietà con il Venezuela e gli altri paesi oppressi dall’imperialismo emergono due linee:

1) la prima tendenza è quella a considerare la solidarietà in maniera identitaria, romantica ed esotica. Questo modo di concepire la solidarietà con i paesi oppressi dall’imperialismo ha il limite di relegarsi nell’inefficacia, nell’atto formale. Il Venezuela sarà più forte se facciamo dell’Italia un nuovo paese socialista, non se ne parleremo tanto o poco oppure se ci impegneremo a inviare sempre più pacchi alimentari in quel paese. Si tratta di tutte pratiche lodevoli che in qualche misura vanno anche incoraggiate, ma sono secondarie rispetto alla reale risoluzione dei problemi;

2) la seconda, invece, consiste nell’uso attivo delle esperienze di lotta provenienti dal Venezuela e da tutta l’America latina progressista per moltiplicare, sviluppare intensamente e rafforzare la coscienza, la centralità e l’organizzazione delle masse popolari in Italia secondo le proprie specificità e il regime politico particolare del nostro paese (l’anomalia della Repubblica Pontificia), evitando di limitarsi solo a denunciare le incursioni criminali della Comunità internazionale dei gruppi imperialisti USA, UE e sionisti contro paesi oppressi, ex colonie e semi-colonie che resistono alle pressioni, alle ingerenze e alla guerra promossa da questi gruppi.

Per questo a Napoli in Piazza Municipio il 2 febbraio 2019 il P.CARC ha convocato un presidio cittadino facendo appello a tutte le organizzazioni popolari, progressiste, ai sinceri democratici e alla società civile con l’obiettivo di presentare una mozione popolare al Sindaco di Napoli da sottoscrivere non solo individualmente ma da discutere in Consiglio Comunale. La mobilitazione è stata indetta per incalzare Comune e governo (in particolare il M5S) di esprimere solidarietà con il Venezuela bolivariano con dichiarazioni ma di praticare in Italia pezzi di quella esperienza, dare centralità alle misure proposte dalle organizzazioni operaie e popolari, dare battaglia ai gruppi imperialisti nelle gestione dei territori alleandosi con le masse popolari. Essere solidali con il Venezuela significa fare come hanno fatto loro, significa condurre politiche pubbliche di giustizia sociale, di investimenti statali mirate a garantire istruzione e sanità gratuiti ed accessibili, trasporto pubblico efficiente, pieno impiego e protezione ambientale seguendo una stretta osservanza di protocolli internazionali.

Al presidio hanno partecipato i compagni del P.CARC, esponenti di Galleri@rt, del gruppo di volontariato NIKA, alcuni compagni di Potere al Popolo, del Partito della Rifondazione Comunista, un compagno del PMLI, esponenti di USB Caserta e Campania, alcuni consiglieri comunali di DEMA, alcuni esponenti del M5S.

Negli interventi a microfono si è ribadito più volte che esprimere solidarietà con il Venezuela significa innanzitutto fare la rivoluzione socialista nel nostro paese e che questo si declini nell’allargare la breccia aperta dalle masse popolari il 4 marzo. A metà del presidio il Sindaco di Napoli ha inviato l’assessore Ciro Borriello a prendere parola per la giunta al presidio. L’assessore ha espresso vicinanza alla rivoluzione bolivariana e al governo Maduro e si è impegnato, ritirandola, a discutere della Mozione Popolare di solidarietà.

Il Sindaco in un’occasione pubblica due settimane fa ha rivolto il suo caloroso abbraccio e vicinanza per quanto sta accadendo in Venezuela (2), ritiene che ci sia “molto del vero” nelle denunce di Maduro contro l’embargo imposto dagli USA e  che la situazione sia divenuta molto grave causando grandi sofferenze al popolo sovrano venezuelano, unico a poter e dover decidere del proprio destino, senza ingerenze esterne e “colpi di stato striscianti”, a cui il continente latinoamericano non è affatto nuovo, soprattutto per la presenza di quinte colonne interne ed agenti reazionari che operano per conto della CIA e sue estensioni più o meno governative (USAID, NED e ONG varie).

Tutto questo fermento registrato sul tema a Napoli, il salto qualitativo compiuto dai movimenti sociali e popolari che vivono il territorio è stato frutto della resistenza spontanea delle masse popolari in tutto il mondo e la fase politica attuale nel nostro paese – grazie alla “breccia” aperta dalle masse popolari con il voto del 4 marzo e la costituzione del “governo del cambiamento” M5S-Lega – sia parte di un movimento più complessivo, di ampio respiro delle masse popolari dell’intero pianeta; in questo quadro incoraggiante per la riscossa su ampia scala dei popoli, si può ravvisare la difficoltà crescente da parte dei gruppi imperialisti dei cinque continenti che sempre più mostrano il proprio vero volto. Da questo dipende anche quanto sta accadendo in vari paesi oppressi dall’imperialismo quando si tratta di reprimere il dissenso organizzato delle masse popolari, di devastare gli ecosistemi, uccidere leader sociali e contadini, difensori dei diritti umani veri e non di quelli esportati con le bombe a grappolo dalla “democrazia” a stelle e strisce, saccheggiare risorse naturali, tentando di spogliare i popoli del loro bene più prezioso, la dignità e l’orgoglio di restare in piedi e lottare sino alla vittoria finale.

In definitiva questa esperienza deve insegnarci che essere solidali con il Venezuela oggi non significa incorrersi a fare la manifestazione, l’assemblea o il presidio più bello, né tanto meno scrivere le parole più belle e sentite per il presidente Maduro o quelle più arrabbiate e indignate verso i gruppi imperialisti statunitensi; fare solidarietà con il Venezuela significa mobilitarsi oggi per allargare la breccia aperta dalle masse popolari, far fare loro esperienza pratica della provvisorietà e compromissorietà di questo governo – che vuole riformare il capitalismo senza andare oltre l’orizzonte della società borghese, vuole rompere con le Larghe Intese ma non si dà i mezzi per farlo fino in fondo ecc. – e della necessità urgente di organizzarsi e coordinarsi nelle scuole, università, aziende capitaliste e pubbliche, nei quartieri, ecc. per imporre il Governo di Blocco Popolare (GBP), un governo genuinamente democratico fondato sulle organizzazioni operaie e popolari (OO e OP), derivato principalmente dal protagonismo e dallo slancio delle masse popolari attraverso cui alimentare ulteriormente e su una scala più ampia la scuola di comunismo per le masse popolari del nostro paese e conquistare maggiori posizioni nella lotta rivoluzionaria per fare dell’Italia un nuovo paese socialista materializzando, in questo modo, un’impresa collettiva mai vista nella storia dell’umanità, ovvero l’instaurazione del socialismo in un Paese imperialista.

Il Venezuela bolivariano ha bisogno oggi della nostra rivoluzione per difendere la sua. Noi abbiamo bisogno della nostra rivoluzione per sostenere il Venezuela bolivariano e tutti i popoli che in qualsiasi angolo del mondo lottano contro il mostro imperialista e per la propria sovranità, la propria autodeterminazione, la propria indipendenza.

VIVA LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA!

VIVA IL LEGITTIMO PRESIDENTE NICOLÁS MADURO MOROS!

VIVA IL SOCIALISMO, VIVA IL COMUNISMO!

VIVA IL P.CARC E LA CAROVANA DEL (N)PCI!

NOTE

1) https://albainformazione.com/2019/02/02/20668/

2) https://albainformazione.com/2019/02/07/20712/

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