Trasmettiamo di seguito la lettera che un compagno del P. CARC ha scritto ad una compagna del partito, che al tempo stesso è la compagna con cui condivide una relazione e un progetti di coppia. Rendiamo pubblica la lettera non per “farci i fatti loro” ma perchè è un esempio per tanti compagni e compagne che indugiano, si sentono inadeguati, nell’affidarsi al partito e di fronte ai compiti che via via si assumono nel Partito. In questo senso è quindi utile per ragionare su come trattare le questioni personali (legami personali – coppia, famiglia, contesto di provenienza) alla luce della posizione che decidiamo di assumere nella lotta di classe in corso, come ad esempio quando affermiamo che le risposte alle scelte che facciamo vanno ricercate nel partito e non nel contesto di provenienza, in quanto per come è rispecchia la società borghese con le sue contraddizioni. Affidarsi al Partito non vuol dire “avere fede”, alla maniera dei preti, ma vuol dire immettersi in un percorso principalmente pratico, che punta a trasformare l’esistente e che diventa ambito per assumere un ruolo positivo (in maniera sempre più cosciente) nella lotta per il Socialismo e per la trasforamazione della società borghese in cui la fanno da padrona il marasma, l’abbrutimento, l’isolamento, la depressione e il senso di inadeguatezza. A tal proposito rilanciamo anche la lettera di dimissioni dal P. CARC della compagna Chiara De Marchis (contenuta nel Comunicato CC 01/2019 del 6 gennaio 2019 del (n)PCI) in cui annuncia la scelta di rafforzare il Centro clandestino del (n)PCI: entrambe le lettere hanno un tratto comune, ossia come affrontare le scelte di coppia e di vita da comunisti, sul “modo di vivere” una coppia da comunisti mettendo al centro la lotta di classe.

Buona lettura.

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Ciao compagna,

ti scrivo questa lettera per aggiungere elementi rispetto a quanto abbiamo discusso l’ultima volta che ci siamo visti, dopo la lettura dell’articolo del Segretario Generale del (n)PCI Ulisse pubblicato su Resistenza 02.2019, in merito al tuo progetto di vita e le tue scelte future.

Cara compagna, l’articolo credo che sia stato molto utile per vedere il percorso che la Carovana del (n)PCI ha fatto dalla sua nascita ad oggi, conoscerne meglio la storia, la linea, il suo percorso logico legato agli sviluppi della lotta di classe. Per questo voglio fare una riflessione che parte dalla tua esperienza con la Carovana in relazione al contesto storico in cui la Carovana si inserisce. Ti sei avvicinata alla Carovana da circa un anno e mezzo, quando hai iniziato a seguire le prime iniziative e partecipando alla tua prima festa della riscossa popolare nazionale. Ovviamente il legame con me è stato il principale “filtro” con cui ti sei avvicinata e legata al Partito, legame che hai via via alimentato di tua iniziativa nella pratica (con collaborazioni ecc.) e intellettualmente (con lo studio, partecipazioni a iniziative, le riunioni ecc.) con passione e volontà di scoprire il mondo, di mettere in discussione ciò che sapevi alla luce del nuovo che scoprivi, di guardare te stessa, il tuo ambiente e la società con occhi diversi. Non hai scoperto, in questo processo, quanto la società fosse in decandenza: magari confusamente e “istintivamente” te ne eri già accorta (sarebbe stato inevitabile!) e con i tuoi strumenti e la tua generosità hai cominciato a dare il tuo contributo per migliorarla, partecipando alle attività delle associazioni di volontariato che conosci, mettendo a disposizione le tue risorse, il tuo tempo e la tua intelligenza in questi progetti. Con il Partito hai principalmente scoperto che la società, così come è, è conoscibile e trasformabile. Trasformabile non in piccolo, con piccole attività che migliorano anche se di poco la nostra vita quotidiana e quella degli altri, ma trasformabile in grande. Una trasformazione (il Socialismo) che hai iniziato a comprendere come necessaria quando hai iniziato a vedere il mondo diviso in classi in maniera più netta, hai conosciuto più a fondo gli effetti di questa divisione in classi, su cosa si basa. Hai iniziato a comprendere anche come realizzare il Socialismo e via via lo comprenderai meglio e più a fondo alimentando il legame con il Partito. In VO 56 il (n)PCI scrive in relazione al salto epocale che l’umanità deve compiere: “Ancora solo alcuni secoli fa l’umanità viveva principalmente grazie a una moltitudine di lavoratori individuali ognuno dei quali produceva quello che gli serviva per vivere e proteggersi dalle intemperie e quanto altro le relazioni familiari e di vicinato e le classi dominanti gli chiedevano o imponevano di produrre. Ogni lavoratore faceva questo lavorando per conto suo, con le sue mani o al massimo con un attrezzo manuale che di regola si era lui stesso costruito, quello che trovava in natura. (…) Invece già oggi, e ancora più lo sarà in prospettiva, la produzione dei beni e servizi che l’umanità impiega è affidata a un unico sistema produttivo mondiale (che solo in una certa misura è ancora articolato in sistemi produttivi nazionali). La produttività di esso (cosa produce e quanto in termini di beni e servizi) è potenzialmente illimitata e dipende principalmente dall’applicazione (alla produzione) del patrimonio conoscitivo generale dell’umanità. Questo sistema però funziona solo grazie all’opera, combinata secondo regole e leggi ben definite, di molti individui che fanno ognuno la propria parte e tutti possono fare la loro parte solo se ogni individuo fa la sua parte. D’altra parte ogni individuo ha quello che lui usa per vivere (anche quello di cui ha strettamente bisogno per soddisfare i più essenziali bisogni animali: mangiare, ecc.) solo se chi dirige l’intero sistema produttivo assegna a quell’individuo un ruolo nel sistema, un “posto di lavoro”.

In sintesi l’umanità viene da una situazione in cui il singolo lavoratore (o al massimo la sua famiglia o la piccola comunità locale) produce tutto quello che usa per vivere e sta alla classe dominante di obbligarlo a consegnargliene una parte, ed è passata (sta passando) a una situazione in cui il singolo lavoratore da solo non è in grado di produrre niente di quello che egli usa.

Con il capitalismo l’umanità ha quindi già compiuto in larga misura nel campo dell’economia un cambiamento che rende l’instaurazione del socialismo condizione indispensabile per ogni ulteriore progresso, per la conservazione dell’ambiente e con tutta evidenza persino per la sopravvivenza dell’umanità. (…) È a fronte di questo risultato che noi comunisti dirigiamo le masse popolari a costituirsi in collettivo, espropriare la borghesia e instaurare la loro direzione sul sistema produttivo e riorganizzare di conseguenza tutta la loro vita sociale e quindi anche individuale.”

L’unico ostacolo allo sviluppo dell’umanità in condizioni migliori, in un ambiente più sano che non causi più malattie gravi come quelle che hanno colpito sia la mia che la tua famiglia, per una vita dignitosa per le masse popolari che non le porti ad esaurirsi per arrivare a fine mese e non le ammazzi di lavoro, per una sanità e una istruzione capaci di prendersi cura e di formare al meglio delle conoscenze acquisite gli uomini e le donne, è quindi la direzione della borghesia sulla società. Questa direzione inficia su tutto, su quello che facciamo e su quello che pensiamo. Il degrado in cui versa la società, la tendenza alla guerra e le continue angherie e vessazioni a cui la borghesia destina le masse popolari, il continuo alimentare la guerra tra poveri e la concorrenza tra individui in un contesto che non può più dare nemmeno soddisfazione all’1 su mille che ce la fa (che oggi si può anche dire 1 su diecimila!) generano insicurezza e timori di ogni sorta, senso di inadeguatezza, sfiducia in se stessi. Il permanere di ragazzi fino a 30, 35 anni nei nuclei familiari è una stortura di questa società: essendo ogni individuo dipendente dal resto della società è chiaro che tanto più aumenta il marasma tanto più aumenta la precarietà e l’insicurezza che determina la dipendenza materiale (e poi anche morale) dai propri genitori. Inoltre, il Vaticano e l’intera società inquinata dalle sue concezioni, educa le donne delle masse popolari a essere “angelo del focolare”: se non si prende cura di un figlio, si deve prendere cura del marito, dei nonni o dei genitori (tutto, fuorchè occuparsi della società interna!). Lodi e ammirazioni vengono tessute dai preti per le donne che si prendono cura della famiglia, e spesso viene utilizzata ogni leva e ricatto morale per far sentire in colpa le donne delle masse popolari che non si occupano della propria famiglia e affetti, come se fare politica (e hai visto anche il rapporto che sto via via instaurando con i miei parenti) volesse dire non occuparsene. L’esempio di tua cugina, che a 40 anni ancora vive in casa con i genitori (avendo però la possibilità materiale di andarsene!) è esplicativo della condizione in cui le donne delle masse popolari come te vengono relegate. Tu hai la fortuna di avere il partito e di avere molti stimoli per emanciparti.  Hai iniziato a scoprire che queste sensazioni di oppressione e inadeguatezza, i sensi di colpa, con il Partito puoi combatterle e vincerle e affermare su di esse i valori della solidarietà e dell’amore di classe, vedere valorizzate le tue capacità individuali acquisite nel corso degli anni e della tua crescita, e che puoi farlo solo se metti al servizio della lotta di classe e dell’instaurazione del Socialismo le tue capacità e la tua intelligenza, che puoi acquisire una scienza per trasformare la società. Compagna, la Carovana del (n)PCI per instaurare il Socialismo in Italia, per la prima volta in un paese imperialista nella storia dell’umanità, ha bisogno di quadri e di compagni che si cimentano nell’imparare a fare la rivoluzione, in questo caso della tua intelligenza e delle tue capacità. Durante lo studio collettivo svolto insieme, abbiamo visto che la Carovana ha risalito la china della sconfitta del movimento comunista e ciò che è germogliato oramai 20 anni fa (nella storia 20 anni sono 1 secondo!) oggi dirige la Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata e il P. CARC è inserito a pieno titolo in questa guerra. Una guerra politica per togliere il potere alla borghesia. Mi hai detto che vuoi impegnarti di più in questo processo, che vuoi fare un salto, impegnarti nel trasferimento a Milano per contribuire di più alla lotta di classe. Conosco bene le contraddizioni che questo processo anima, è una continua lotta tra il restare “accoccolati” nell’ambiente che conosciamo, seppur non ci stia molto bene come è fatto, e sentire quella spinta verso il nuovo che entusiasma e appassiona, ma mette anche timore perchè appunto “sconosciuto” per molti aspetti. E’ una continua lotta tra il pensare di essere accettati nel proprio contesto, nella propria famiglia, oppure rompere con il senso di inadeguatezza e scommettere su se stessi e sul Partito, una scommessa che si basa sulla prova che il Partito saprà dare risposte (e noi stessi ne siamo artefici) ai dubbi e alle difficoltà che abbiamo. E’ una continua lotta tra il vedere lo sfacelo della società e sentire sempre di fare “troppo poco” e la spinta a “tuffarsi” nell’imparare a fare quello che serve per spingere in avanti la rivoluzione socialista. In questa scelta, compagna, io ti sostengo e ti chiedo di affidarti al partito. Una fiducia che non si deve basare sulla fede clericale o identitaria, che tu non hai, ma sulla certezza che hai riscontrato nella tua esperienza di lavoro con il Partito. Ti sostengo volendo essere parte del progetto che stai scegliendo per la tua vita, di cui un passo è l’emancipazione dal tuo contesto familiare attraverso il distacco e il tuo trasferimento a Milano. Mi hai detto che all’inizio non capivi bene come spiegare ai tuoi genitori la scelta di fare attività politica a tempo pieno per il partito: questo aspetto non è principale, compagna, anche perchè il contenuto della tua attività e il rapporto con il partito saranno successivi alla tua scelta. Se sarà un lavoro part-time, o a tempo pieno, o le tante altre forme che può assumere, attiene al contenuto che sarà definito anche sulla base della tua scelta e concordata con il partito. L’aspetto importante che tu metta al centro con i tuoi genitori è la scelta di andare via di casa per costruirti un futuro. Questo futuro mi hai detto che vuoi costruirlo a Milano secondo anche la proposta fatta dal partito, città in cui ci sono anche io (quindi la volontà del ricongiungimento con me per iniziare a investire di più sulla coppia, cosa su cui entrambi conveniamo – l’esistenza di un progetto di coppia rafforza anche la convinzione dei tuoi genitori ad accettare, in qualche modo, la tua scelta) e che offre più possibilità. Un trasferimento in cui io ti sosterrò per ogni passo che farai. Sai bene che devi mostrarti decisa e con l’atteggiamento di chi non chiede loro il permesso per farlo. Forse i tuoi genitori inizialmente non capiranno, ma la leva principale per l’emancipazione dalla tua famiglia è proprio (per paradosso!) quella che ti tiene più legata a quel contesto: l’essere la loro unica figlia, per la quale vogliono solo il meglio, nella quale ripongono fiducia e di cui sono orgogliosi. Se loro vedranno che hai le idee chiare e sei convinta, ti sosteranno. Abbi fiducia e inizia a parlarne, sarà l’inizio di un processo contraddittorio ma in cui hai me come alleato e l’intero partito a guidarti.

Compagna, il mondo e il nostro paese soffrono di una malattia che sembra incurabile e sconosciuta ai più, che noi conosciamo bene, ed è il dominio della borghesia: ti chiedo, anche nella prospettiva di rafforzare la nostra unione come coppia, di “gettare il cuore oltre l’ostacolo”, trasferirti a Milano, dedicare la tua intelligenza e le tue capacità ad un livello superiore alla lotta di classe per farla finita con la borghesia. Puoi farlo, e le tue esperienze degli ultimi mesi lo confermano alla grande. E’ ciò che serve per alimentare la riscossa delle masse popolari, guidarle nella lotta contro la borghesia e il suo clero, curare (ognuno a partire dalle sue capacità e migliorandosi via via) ad un livello superiore la società da questa malattia insieme al Partito dei CARC e alla Carovana del (n)PCI.

Con amore e con spirito rivoluzionario,

E.

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