Nella risoluzione n.3 del V Congresso del P.CARC, che si terrà a Firenze il 26 gennaio, viene trattato un tema molto importante per tutti quelli che hanno la falce e martello nel cuore o vogliono trovare una soluzione al marasma della crisi generale del sistema capitalista: la propaganda del socialismo. Detta in questi termini non sembra una gran novità che un partito che si definisce comunista faccia propaganda del socialismo e da un certo punto di vista è anche vero. Il punto, però, è innanzitutto intendersi su che cos’è il socialismo, perché oggi anche tra quelli che si dicono comunisti c’è molta confusione.

Dal 2016 a oggi, questa Agenzia Stampa si è più volte cimentata nella stesura di pezzi che trattassero di cos’è il socialismo, del bilancio della storia dei primi paesi socialisti e di come le condizioni per il socialismo siano già presenti nella società in cui viviamo, intrappolate nel sistema economico, il capitalismo, che le ha generate e che oggi richiede di essere superato per permetterne lo sviluppo.

Tanti di quelli che si dichiarano comunisti oggi non hanno ben chiari questi aspetti, confusi da anni di revisionismo e di teorie apparentemente legate al movimento comunista ma prodotte dalla borghesia e dalla sinistra borghese. È questa l’origine di teorie che parlano, ad esempio, di decrescita felice; di tutte quelle idee nostalgiche degli anni sessanta “quando lo Stato sociale era forte e le lotte operaie vincevano”, teorie che confondono il capitalismo dal volto umano con il socialismo; tutte quelle teorie che affermano che tanto più il capitalismo si svilupperà tanto più automaticamente ci troveremo nel comunismo, senza rivoluzione socialista e senza socialismo. Tante altre se ne potrebbero citare.

Il socialismo non è però un’idea o una suggestione su cui scrivere qualche libro da smentire dopo qualche mese con qualche altra stravagante trovata. Il socialismo è l’unica soluzione che le masse popolari hanno per farla finita con lo sfruttamento, l’oppressione e l’insicurezza che questa società, ormai distrutta, genera. È l’unica soluzione coerente con il percorso che l’umanità ha fatto dalla sua nascita a oggi, una storia che ha reso la vita pratica degli uomini via via sempre più collettiva e in una certa misura più libera. Il cuore della vita pratica degli uomini sta nel modo che hanno di produrre quanto gli occorre per vivere e far funzionare la società.

Con il capitalismo, l’attuale modo di produzione, gli uomini si sono resi capaci di produrre tutti i beni e i servizi necessari alla loro esistenza, in aziende collegate tra loro che formano reti nazionali in qualche modo connesse in una rete mondiale. Ognuno contribuisce a un meccanismo di produzione di beni e servizi che è collettivo e la sua produttività in teoria è infinita. Questo sviluppo collettivo è però in contrasto con il fatto che l’attività economica è ancora nelle mani dei capitalisti, ognuno dei quali gestisce l’azienda di cui è titolare come un suo affare privato e come uno strumento per accrescere il suo capitale. Questo modo di gestire la società è la causa della situazione disastrosa in cui ci troviamo: siamo in grado di produrre tutto quello che occorre agli uomini ma mentre la stragrande maggioranza del mondo non ha di che sfamarsi, un’altra parte è malata di obesità.

Lo sviluppo sempre più collettivo della vita pratica richiede una diversa gestione dei rapporti tra gli uomini, in particolare nel modo in cui producono ciò che serve a vivere e a far funzionare la società. Bisogna fare in modo che ogni azienda funzioni secondo un piano pubblicamente deciso e noto agli uomini che vi contribuiscono, mettendo ognuno in condizione di dare il proprio contributo per elaborarlo ed attuarlo nelle aziende, ricevendo a sua volta dalla società quanto gli occorre per vivere dignitosamente e in armonia con gli altri uomini e la natura. In un sistema del genere è possibile abbassare il numero di ore lavorative dando a tutti un lavoro dignitoso, assegnare a ciascuno una casa dignitosa, assicurare il diritto alla salute, all’istruzione, all’arte, eliminare tendenze malsane come l’oppressione di genere, il razzismo, lo sfruttamento di alcuni uomini sulla maggioranza, riuscire in definitiva a conquistarsi una vita diversa.

Tutto questo è possibile ma per essere realizzato richiede una trasformazione in senso rivoluzionario della società, una trasformazione che punti ad abbattere le classi sociali, eliminando quella minoranza di classi che opprimono la maggioranza della popolazione, per mettere il potere in mano agli operai, ai lavoratori, a quelli che oggi sono oppressi e che domani dirigeranno la nuova società. Per tale motivo il socialismo non è compatibile con il capitalismo, con la finta democrazia borghese promossa dai capitalisti e con tutte le classi che oggi dirigono la società. Chi afferma il contrario è un imbroglione o un illuso.

Dobbiamo dire con chiarezza che il socialismo è il potere in mano alle masse popolari e alla classe operaia stretta attorno al partito comunista, un potere che deve innanzitutto occuparsi di impedire ai vecchi sfruttatori di riprendersi in mano la società, questo s’intende con il termine “dittatura del proletariato”. Il socialismo è, poi, lo sviluppo di una pianificazione pubblica della produzione che dia tutti i beni e i servizi necessari ad avere una vita dignitosa. Il socialismo è, infine, la partecipazione e il protagonismo di tutta la popolazione alla gestione, alla direzione e alla progettazione della vita sociale in tutti i suoi aspetti.

L’umanità ha già sperimentato forme di socialismo nella sua storia. Di queste forme abbiamo trattato spesso in questa Agenzia Stampa, in particolare nell’anno in cui si è celebrato il Centenario delle Rivoluzione sovietica (1917-2017), il primo paese socialista della storia. Per questo motivo, in vista del V Congresso del P.CARC abbiamo deciso di rilanciare ai nostri lettori alcuni link in cui abbiamo trattato tali temi, con la promessa di proseguire in questo lavoro con più costanza e meglio di quanto fatto finora.

 

[Italia] Combattere o soccombere. I giovani sono il futuro. Il futuro è il comunismo

[Internazionale] Abbattere le classi sociali: i ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri

[Italia] A chi oggi aspira al comunismo, a chi vuole cambiare il corso delle cose

[Movimento Comunista] La rivoluzione d’Ottobre e la rivoluzione socialista in corso nel nostro paese

[Italia] I comunisti devono diventare la nuova classe dirigente delle masse popolari: considerazioni su un articolo de LaVoce n.56

[Internazionale] L’internazionalismo di Stalin: sostegno della rivoluzione proletaria in tutto il mondo e contro l’internazionalismo parolaio

Guardare a quello che nel 1917, 100 anni fa, hanno costruito gli operai russi guidati dal Partito Comunista Bolscevico di Lenin e Stalin per conoscere il futuro che dobbiamo costruire

[Internazionale] Storia del movimento comunista: come vivano le donne nell’URSS?

[Italia] Perché il socialismo è superiore al capitalismo? Come fare a costruirlo oggi in Italia?

[Italia] Su un articolo di Contropiano: tra fumo negli occhi il mito della “quarta rivoluzione industriale”

[Internazionale] Un operaio statunitense racconta la democrazia operaia nella Russia di Stalin

Invitiamo tutte e tutti il 26 gennaio a Firenze, presso la Casa del Popolo “il Campino” via Caccini 13B, ore 9.45, a partecipare al V Congresso del P.CARC.

Viva la rivoluzione socialista!

1 COMMENT

  1. Compagni,
    molto bello questo articolo. Vi pongo una domanda. Come mai tra i comunisti non c’è unità su questi temi? Cosa fate voi per promuoverla? Perchè tutti lo dicono (a parole) ma la situazione è sempre la stessa? Sono d’accordo quando in altri scritti dite che l’unità si basa su unità ideologica ma perchè non si promuove un sano dibattito anzichè fare mille piccole chiese che suonano ognuna la sua campana? Sono un vecchio compagno che vive all’estero e che ne ha viste tante, spero che prima o poi i comunisti del mio paese sappiano unirsi sotto un’unica bandiera e fare il socialismo per come l’avete descritto voi. Anche se oggi la situazione mi sembra molto complicata soggettivamente parlando.

    Aniello

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