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[Italia] La lettera di alcuni lavoratori della GDO di Milano agli eletti di M5S e Lega

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Novembre 20, 2018
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Al gruppo consigliare del M5S in Regione Lombardia

ai parlamentari della Commissione lavoro della Camera

ai senatori della Commissione lavoro del Senato

Milano, 15 novembre 2018

vi scriviamo per richiedervi espressamente di prendere iniziativa rispetto alla necessità di centinaia di migliaia di lavoratori del commercio e della grande distribuzione di avere informazioni realistiche e veritiere rispetto all’iter legislativo riguardo la regolamentazione delle aperture domenicali e nei giorni festivi di esercizi commerciali e supermercati.

Abbiamo appreso prima con soddisfazione le esternazioni di Luigi Di Maio del 9 settmbre (“entro la fine del 2018 le aperture saranno regolamentate”) e poi con apprensione le reazioni di Matteo Salvini (che è sostanzialmente contrario alla regolamentazione) e le conseguenti speculazioni a mezzo stampa rispetto al fatto che “il paese è contrario a tornare indietro”.

Quello che viene comunemente e superficialmente definito “tornare indietro”, cioè tornare alla regolamentazione delle aperture degli esercizi commerciali, è per noi e per centinaia di migliaia di lavoratori un tornare a disporre di condizioni di lavoro dignitose. Molti di noi sono stai assunti senza che lavorare nei giorni festivi o la domenica fosse un obbligo (in verità, molti sono stati assunti quando neppure c’era l’idea delle aperture nei festivi e la domenica) e la liberalizzazione selvaggia delle aperture ha evidentemente leso il diritto e le tutele sancite nei contratti di lavoro che abbiamo firmato al momento dell’assunzione; la volontarietà della disponibilità del lavoro domenicale e nei festivi si è presto tramutata in ricatti, dove a viso aperto e dove dissimulati, in pressioni, in valutazione ingiusta, in illegittimo metro di misura della “fedeltà aziendale” che lega ognuno di noi al proprio posto di lavoro, tanto che rifiutarsi di lavorare la domenica costa lettere di richiamo e contestazioni.

In molti, in moltissimi, abbandonati da sindacati complici e succubi dei partiti che hanno governato il paese negli ultimi 30 anni (è noto il legame di CGIL, CISL e UIL con il PD, come è noto il beneplacito che hanno accordato al governo Monti), frustrati e umiliati dal governo Renzi, abbiamo votato in massa M5S perché era l’unica forza politica chiara su questo punto: regolamentare le aperture degli esercizi commerciali.

Oggi che il M5S governa con la Lega, ci troviamo al paradosso per cui Salvini usa per fini squisitamente strumentali e propagandistici la liberalizzazione degli orari, promuovendo l’obbligo di chiusura alle 21 “per i negozi etnici”!

Amici, amiche… ci state prendendo in giro? Carrefour è aperto 24 h su 24 e attua una spietata politica di repressione verso chiunque, fra i lavoratori, osi soltanto alzare la testa (licenziamenti pretestuosi e “dimostrativi” di delegati sindacali, a Milano, ne sono un esempio): voi davvero credete che quei punti vendita non creino disturbo, disagio, non siano ricettacolo di degrado e malcostume? Non si contano le risse nei parcheggi, gli schiamazzi, le aggressioni, la baldoria sotto i palazzi popolari… e il problema sono “i negozietti etnici che vendono birre?”. I cui proprietari, peraltro, sono costretti a sopravvivere a una concorrenza sleale e impari dei colossi della Grande Distribuzione, una concorrenza che ha già costretto alla chiusura migliaia di botteghe, negozi, alimentari, italiani e non. E chi non ha chiuso si sfianca con tutte le forze per cercare di reggere il passo.

Noi non ci siamo arresi al fatto che, davvero, vogliate prenderci in giro. Se così fosse, noi avremmo soltanto preso una ulteriore fregatura, ma voi avreste perso per sempre la vostra occasione.

Fra di noi ci sono lavoratori vessati, mobbizzati, che hanno contratto malattie professionali (e il loro riconoscimento è già questo una battaglia impari) e licenziati per non essersi mai piegati di fronte al profitto posto prima dei diritti dei lavoratori, prima delle norme igienico-sanitarie, prima del diritto dei clienti ad acquistare in sicurezza e trasparenza.

Per questo vi chiediamo con decisione la disponibilità a organizzare una conferenza/assemblea pubblica, a Milano ed entro la fine del prossimo dicembre, indetta e promossa come gruppi alla Camera, al Senato e in Regione Lombardia per discutere della situazione, per illustrarci i passi avanti e le difficoltà, per ragionare insieme sui passi da compiere per sostenere, e infine conquistare, un importante traguardo di civiltà.

Vi chiediamo inoltre di invitare anche le altre forze politiche interessate, in particolare gli esponenti della Lega, che condivide con voi il governo del paese nel nome del “cambiamento”, in modo da rendere il ragionamento il più trasparente e organico possibile. Dal canto nostro annunciamo la piena disponibilità a dare ampia diffusione dell’evento e a invitare i colleghi e le colleghe che, come noi, sono direttamente interessati alla questione.

Alcuni di noi sono alle prese con i ricorsi contro gli ingiusti licenziamenti punitivi di cui sono stati vittima: è un discorso che solo a uno sguardo superficiale sembra staccato da quello della regolamentazione delle aperture degli esercizi commerciali nei giorni festivi e domenicali: i colossi della Grande distribuzione hanno dichiarato guerra ai lavoratori, e i primi ad essere colpiti sono i delegati sindacali scomodi, ai clienti (per i quali l’attività dei delegati sindacali è garanzia di rispetto delle norme igienico-sanitarie) e ai piccoli esercenti.

Dobbiamo purtroppo registrare che anche fra le vostre file c’è scetticismo nel prendere atto di questo e abbondano, malcelate, le convinzioni che non si tratti di licenziamenti illegittimi e politici. Quando sentiamo affermare che “sarà un giudice a stabilire se davvero avete diritto al reintegro”, subito il pensiero va al fatto che a causa delle riforme sul lavoro (in particolare legge Fornero e Jobs Act) il giudice si limita ad applicare una legge che già in partenza penalizza il lavoratore e premia il datore di lavoro. Leggi fatte da governi che vi hanno preceduto, da partiti che hanno composto quei governi, da partiti e politicanti che sono stati puniti, abbiamo punito, il 4 marzo scorso. Confidiamo che anche per parlare di questo vi sia spazio e modo nell’incontro pubblico che vi chiediamo di organizzare.

In attesa di riscontri al seguente recapito mail

 

[email protected]

 

Angela Viscione

Antonio D’Amore

Erica Irco

Cristian Martino

Anna Ciccarello

Mattia Bertolle

Rita Colombi

Christian Luna

Christian Paniccia

Vincenzo Francese

Flavio Pagani

Tiziana Cristiano

Luciano Luca Pasetti

Luca Marchi

Savino Di Cosimo

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