Rilanciamo l’Avviso ai naviganti n.83 del (nuovo) Partito Comunista Italiano messo in circolazione il 16 settembre scorso. Ne diamo risalto principalmente perché:

  1. Traccia sinteticamente la sintesi della sconfitta dei primi paesi socialisti e la mette in relazione con la situazione attuale
  2. Indica tre testi utili per comprendere meglio l’epoca in cui viviamo e ragionare sulla lotta di classe in corso, sul presente gravido di rivoluzioni e sul futuro roseo che ci attende se siamo decisi a dare battaglia e vincere

Invitiamo per questo i nostri lettori a studiare questo contributo e soprattutto ad approfondire attraverso i testi che in esso vengono indicati.

Buona lettura

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Avviso ai naviganti 83

16 settembre 2018

(Scaricate il testo in versione Open Office o Word )

Uno sguardo lungimirante per capire l’epoca in cui viviamo, combattere la battaglia di questi mesi e vincere, marciare verso l’instaurazione del socialismo

“La scomparsa dell’Unione Sovietica piomberebbe per un lungo periodo la vita politica e sociale dei “paesi progrediti” nelle tenebre di una reazione nera e sfrenata”, Stalin 1927.

L’insofferenza delle masse popolari ha aperto in ogni paese imperialista e nel mondo una breccia nel sistema politico con il quale la borghesia imperialista ha imposto il catastrofico corso delle cose nel lungo periodo di reazione iniziato dopo l’esaurimento della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria.

Fare tesoro dell’esperienza della prima ondata per allargare la breccia e far avanzare la rivoluzione socialista fino a instaurare il socialismo: questo il compito dei comunisti in ogni paese imperialista.

Allargare la breccia che l’esito delle elezioni dello scorso 4 marzo ha aperto nel sistema politico della Repubblica Pontificia caratterizzato da circa 40 anni in qua (a partire dal “compromesso storico” di Enrico Berlinguer e Aldo Moro) dalle Larghe Intese: questa in sintesi la tattica dei comunisti italiani nei mesi a venire. Ma noi dobbiamo articolare la nostra linea generale in linee adeguate alle particolarità di ogni situazione in cui interveniamo.

Una premessa per darsi in questa fase tattiche particolari giuste e articolate, attuarle concretamente e cambiarle anche repentinamente e radicalmente ogni volta che è necessario, è aver chiaro il fine della nostra lotta. Questo è instaurare il socialismo in Italia e dare così il via (o contribuire, se altri incominceranno prima di noi) alla seconda ondata mondiale della rivoluzione proletaria, seconda rispetto alla prima che si è dispiegata nella prima parte del secolo scorso. Il ruolo internazionale della vittoria della Rivoluzione d’Ottobre in Russia e della creazione dell’Unione Sovietica è ben illustrato dal testo del compagno Stalin (articolo pubblicato nel novembre 1927 sulla Pravda), Il carattere internazionale della Rivoluzione d’Ottobre che proponiamo ai nostri lettori di studiare. Possono consultarlo sul sito http://www.nuovopci.it/classic/stalin/carintriv.html e registrarlo in open office e in word.

In questo scritto Stalin indica anche sinteticamente che se per qualche motivo l’Unione Sovietica fosse scomparsa, nel mondo sarebbe subentrato quello che chiamiamo il “catastrofico corso delle cose che i gruppi imperialisti impongono in tutto il mondo”, al quale non siamo riusciti ancora a porre fine. Il marasma in cui oggi ci troviamo era quindi un evento del tutto prevedibile alla luce della scienza marxista, non ha “sconvolto il marxismo”, ma lo conferma. In effetti l’Unione Sovietica, che fu per alcuni pochi decenni la base rossa mondiale della rivoluzione proletaria, è scomparsa e le classi fruttate e i popoli oppressi di tutto il mondo ne subiscono le conseguenze. Essa non è stata travolta dalle incessanti, furibonde e multiformi aggressioni lanciate dai gruppi imperialisti. Si è dissolta dopo che il XX Congresso del PCUS (febbraio 1956) e la linea impersonata da Kruscev e dai suoi successori hanno imposto una svolta radicale al corso delle cose. In Unione Sovietica per più di trenta anni, dal 1956 al 1991, la proprietà delle aziende è restata pubblica e tutti i dirigenti hanno continuato a inchinarsi e fare professione di fedeltà alla storia del movimento comunista cosciente e organizzato e al suo patrimonio dottrinale, il marxismo-leninismo. Ma di fatto

 – i dirigenti non erano più formati e selezionati in base alla capacità e dedizione di ognuno di essi a “servire il popolo” (cioè far avanzare la società verso l’estinzione della divisione in classi), ma in base alla capacità di ognuno di far fruttare gli investimenti fatti nell’azienda che dirigeva o far adempiere all’organismo che dirigeva i compiti fissati dagli organismi superiori;

– la direzione di ogni comunità aziendale, territoriale o d’altro genere sulla propria vita e il contributo di essa a dirigere l’intero paese dedicandovi i suoi migliori esponenti (la democrazia sovietica in cui si esprimeva la “dittatura del proletariato”) erano sostituiti dalla manipolazione delle masse popolari perché eleggessero i dirigenti che erano alla testa del paese, una scimmiottatura del sistema di manipolazione delle masse popolari in cui era già degenerata e sempre più degenerava la democrazia rappresentativa nei più avanzati paesi capitalisti;

– il sostegno al movimento rivoluzionario delle classi sfruttate e dei popoli oppressi di tutto il mondo era sostituito dalla confluenza dell’Unione Sovietica nel sistema imperialista mondiale e dalla collaborazione e competizione con i gruppi e gli Stati imperialisti.

Per elevare la comprensione dell’esperienza della fase in cui l’Unione Sovietica era avanzata verso il comunismo e distinguerla dalla seconda fase di decadenza e di corruzione delle conquiste e di ritorno graduale in seno al sistema imperialista, raccomandiamo lo studio dell’opuscolo I primi paesi socialisti di Marco Martinengo (opuscolo che compare con nuova impaginazione in http://www.nuovopci.it/scritti/varie/martipps.htm da dove è possibile registrarlo in open office e in word, oltre che consultarlo).

Ognuno di noi che ci proclamiamo comunisti ha il metro per misurare il livello sia della propria attuale comprensione di cosa è il socialismo e della natura e della storia dei primi paesi socialisti sia della propria capacità di ricavarne insegnamenti ai fini dell’opera che abbiamo in corso, da quanto gli è chiara la svolta intervenuta nel 1956 nel corso delle cose in Unione Sovietica.

A proposito di cosa si deve intendere per socialismo, dei primi paesi socialisti e della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria, anche tra gli esponenti avanzati delle masse popolari oggi predominano denigrazioni, deformazioni e stravolgimenti. Tra i pochi uomini politici che parlano con stima dell’esperienza della prima ondata, spesso il dogmatismo identitario (alla PC di Marco Rizzo e altri) rende il loro attaccamento sterile, cioè impedisce di trarre gli insegnamenti necessari a superare i limiti dei comunisti nella comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe che hanno portato all’esaurimento della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria, alla scomparsa di gran parte dei primi paesi socialisti e all’effetto frenante e demoralizzante che questo ha sul movimento rivoluzionario delle classi sfruttate e dei popoli oppressi.

Oggi anche molti dei migliori intellettuali che si professano comunisti fanno il bilancio dei primi paesi socialisti paragonandoli ai paesi borghesi, come se non fosse assurdo valutare le mosse, le reciproche relazioni, l’abbigliamento e l’attrezzatura di persone che stanno salendo una montagna da quanto assomigliano o differiscono dalle mosse, relazioni reciproche, abbigliamento e attrezzatura di persone che avanzano in una palude, anziché da quanto sono adatti all’opera in corso e quindi dai risultati che si raggiungono. Bisogna valutare l’esperienza dei primi paesi socialisti sulla base del compito storico che essi potevano e dovevano svolgere: il proletariato guidato dalla sua avanguardia comunista doveva in ogni paese far avanzare le classi già oppresse a partecipare in massa alla direzione e gestione della vita sociale eliminando i residui della società borghese e delle precedenti società divise in classi e doveva su questa base sostenere la rivoluzione proletaria in tutto il mondo. La lotta tra le classi nei paesi socialisti ha compiti e forme diversi da quelli che ha nei paesi ancora capitalisti. Anche nel socialismo, fase di transizione dal capitalismo al comunismo, di superamento per forza di cose graduale della divisione della società in classi, continua la lotta di classe: i limiti dei comunisti nella comprensione della natura e delle basi sociali della borghesia proprie dei paesi socialisti e dei riflessi che la divisione in classi e la lotta di classe inevitabilmente hanno in ogni partito comunista sono stati la causa della  lunga decadenza e della dissoluzione finale dell’Unione Sovietica e del cambiamenti di colore della gran parte dei primi paesi socialisti. Oggi la scienza delle attività con le quali gli uomini fanno la loro storia, la scienza che noi comunisti dobbiamo assimilare, usare applicandola e sviluppare imparando dall’esperienza, è il marxismo-leninismo-maoismo. Dirsi comunisti, dirsi marxisti, dirsi marxisti-leninisti e non dirsi marxisti-leninisti-maoisti è condannarsi a sprecare forze ed energie, a delusioni a cui segue o l’autocritica o la demoralizzazione.

Quanto alla natura del socialismo che dobbiamo e possiamo instaurare in Italia, rompendo le catene della globalizzazione imperialista dell’attività economica che la borghesia proclama irreversibile con la stessa mancanza di scienza con cui al momento della dissoluzione dell’Unione Sovietica proclamò la “fine della storia” e che anche molte persone di buone intenzioni a torto dicono e credono tale, raccomandiamo lo studio dell’opuscolo Un futuro possibile di Marco Martinengo e Elvira Mensi (consultabile in http://www.nuovopci.it/scritti/futuro/futur-in.htm, e registrabile in open office e in word). L’opuscolo offre un quadro di riferimento generale per affrontare, con scienza e coscienza e con una visione d’assieme ma sulla base della condizione particolare e nel concreto, ognuno dei compiti pratici della storica e graduale trasformazione generale che dobbiamo promuovere nel nostro paese.

Dove dobbiamo andare è dettato dalla logica della società che dobbiamo trasformare, ma noi dobbiamo mobilitare e guidare le masse popolari, in particolare i proletari a farlo. Dobbiamo quindi partire da come sono, frutto della storia che hanno alle spalle. Le classi dominanti hanno sempre escluso le classi oppresse dalle attività umane superiori, hanno sempre curato che non imparassero a ragionare e a organizzarsi. La borghesia imperialista lo fa con mezzi superiori a quelli usati dalle classi dominanti del passato. Il risultato è che le masse popolari imparano a fare la rivoluzione socialista solo facendola, imparano principalmente dalla propria esperienza. I comunisti che puntano su una adesione di massa ai valori e alle idee del comunismo, cioè su una egemonia culturale e morale dei comunisti che precede il corso pratico della rivoluzione socialista, sono destinati ad amare esperienze, sciupano risorse ed energie. L’egemonia culturale dei comunisti sulle masse popolari è impossibile, come insegna Antonio Gramsci (§34 del Quaderno 3, 1930): benché il vecchio mondo di valori (il vecchio mondo intellettuale e morale) comunque muoia anche a livello di massa, il nuovo mondo di valori non riesce ad affermarsi a livello di massa perché per nascere ha bisogno del suo sostrato pratico (economico, politico e di relazioni della società civile) e la nascita di questo è un processo pratico. Sta a chi vuole essere promotore della rinascita del movimento comunista e della rivoluzione socialista (cioè della creazione del potere delle masse popolari organizzate che giunto a un certo livello eliminerà il potere della borghesia imperialista e lo sostituirà con la “dittatura del proletariato”) assimilare e usare la scienza comunista, il marxismo-leninismo-maoismo e sulla base dell’esperienza svilupparlo.

I tre testi che abbiamo consigliato in questo Avviso ai naviganti sono manuali di questa scienza.

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