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[Sardegna] Un contributo a seguito dell’assemblea generale di A Foras del 16 settembre a Tertenia

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Settembre 24, 2018
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Una delegazione del P.CARC ha partecipato, il 16 Settembre a Tertenia (Ogliastra) all’assemblea generale di A Foras, il movimento antimilitarista sardo. La partecipazione di una nostra delegazione all’assemblea di A Foras è stata annunciata con un saluto pubblico all’iniziativa (che potete leggere qui).

L’assemblea è stata partecipata da circa 40-50 compagne e compagni tra cui c’erano anche esponenti di altre organizzazioni, da Caminera Noa a comitati in difesa della sanità pubblica e ambientale in Sardegna. E’ stata caratterizzata da un ricco dibattitito, stimolato dal fatto che A Foras, dopo un periodo di reflusso, sta riprendendo la marcia nella sua lotta contro la presenza militare italiana e NATO in Sardegna e per la smilitarizzazione dei poligoni di tiro e delle basi di addestramento. Lo sta facendo ramificando la sua struttura territoriale.

Il dibattito assembleare si è distinto principalmente per due linee contrapposte, ossia:

  1. La tendenza a vedere A Foras come “debole” e quindi la linea di recuperare forze principalmente facendo “quadrato”, occuparsi dei propri temi specifici, fare attività inerenti principalmente alle basi e ai poligoni e solo occasionalmente occuparsi del resto delle mobilitazioni
  2. La tendenza a vedere la necessità, per crescere e rafforzarsi, del legame con altri organismi in lotta, attraverso il sostegno alle battaglie per la sanità pubblica e per l’ambiente, per un lavoro dignitoso ecc.

Prima di entrare nel merito delle posizioni, intendiamo portare un contributo più generale che crediamo sia utile a inquadrare “dall’alto” la lotta dei movimenti antimilitaristi che in Italia e in Sardegna sono nati nel corso degli ultimi anni.

La seconda crisi generale del capitalismo per sovrapproduzione assoluta di capitale è nella sua fase acuta e terminale e dalla crisi, storicamente, si può uscire solo con il socialismo: la mobilitazione rivoluzionaria storicamente o precede la guerra imperialista (sviluppandosi durante il periodo di crisi che porta alla guerra) o si sviuppa durante la guerra imperialista. L’esempio ci viene dalla prima ondata della rivoluzione proletaria dove i bolscevichi nel solco della guerra rafforzarono la propria rete di nuovo potere fino ad instaurare il socialismo.

La tendenza alla guerra è una caratteristica predominante della crisi generale del capitalismo.  La direzione imposta dalla crisi e dalla tendenza alla guerra (corsa al riarmo, sperimentazione selvaggia di mezzi militari e armamenti, reclutamento e impiego più dispiegato di militari di leva e di mercenari, ecc) si ricalca in tutti gli aspetti della società. Ogni paese imperialista ne è coinvolto, lo stesso vale per l’Italia, a cui economicamente, amministrativamente e politicamente la Sardegna all’oggi è legata e, per condizioni specifiche e peculiarità che non affrontiamo ora, viene resa la più importante base di addestramento NATO dell’Europa con la connivenza dello Stato italiano e del governo della Regione Autonoma della Sardegna. Basti pensare che l’aumento delle spese militari comporta inevitabilmente, come ben sanno i comitati in difesa della sanità in Sardegna, la riduzione dei reparti ospedalieri e della capacità di assistenza sanitaria che lascia il campo alla privatizzazione, anche questo campo di speculazione per i guerrafondai che in Sardegna hanno interessi economici e militari (il tentativo di privatizzazione dell’ospedale Mater Olbia a favore di uno sceicco del Qatar lo dimostra, così come l’accordo con gli USA da parte di quest’ultimo per addestrare i propri ufficiali nella base de La Maddalena, e non a caso sempre lo stesso sceicco del Qatar ha acquistato di fatto l’aeroporto di Olbia acquistando la compagnia principale e controllando la società di gestione dell’aeroporto).

Il legame tra A Foras e la lotta contro l’occupazione militare e la lotta delle decine e decine di comitati ambientali e in difesa della sanità pubblica è un legame necessario, a causa dell’attacco della borghesia imperialista e dei suoi agenti alle masse popolari della Sardegna: i loro tentacoli sono ovunque. Al tempo stesso, ovunque nasce spontanea la resistenza delle masse popolari. In questo senso, crediamo che A Foras debba e possa legarsi alle tantissime mobilitazioni in corso in Sardegna nelle forme e modi che via via sperimenterà, come giustamente ha fatto con la partecipazione in difesa dell’ospedale de La Maddalena lo scorso 22 settembre (https://www.olbianotizie.it/articolo/45790-folla_di_gente_a_la_maddalena_per_difendere_l_ospedale_paolo_merlo_e_la_sanita_pubblica_sarda#.W6cBnd8WkVg.facebook) e farà.

Il Partito dei CARC sostiene e intende contribuire con il dibattito politico e con il sostegno pratico ogni qualvolta ne avrà le forze, la lotta per la liberazione della Sardegna dalle basi militari e dai poligoni, perchè si lega inevitabilmente alla lotta contro la sottomissione agli interessi USA e NATO in Italia, che hanno reso l’Italia e la Sardegna la propria portaerei nel Mediterraneo e il proprio campo di addestramento per i peggiori tagliagole e mercenari utili alla guerra nei paesi arabi e africani e per la sperimentazione di alcuni tra i più brutali, distruttivi e velenosi armamenti.

A questa lotta però intendiamo legare la lotta per la liberazione dal dominio della borghesia e dei padroni. Per questo motivo affermiamo che è fondamentale per ogni movimento di lotta, che sia contro la guerra e per la smilitarizzazione dei territori o per la difesa della salute pubblica, legarsi alla classe operaia e ai lavoratori. I principali fomentatori delle guerre e del mantenimento delle basi e dei poligoni militari non sono altro che quei gruppi economici e quelle multinazionali che con le guerre valorizzano a dismisura il proprio capitale attraverso la produzione di guerra: ad esempio tra il 1999 e il 2004 Sergio Marchionne (“buonanima”) era a capo della SGS società di controlli e monitoraggio delle nocività e delle tossicità nel Poligono Interforze di Salto di Quirra (PISQ), in Sardegna. Quel periodo è interessato dalle indagini che hanno portato al processo de “I Veleni di Quirra” (come i compagni sardi ben sanno) responsabili di migliaia di malati e centinaia di morti di tumore tra civili e militari a causa dei test missilistici e delle conseguenti sostanze nocive liberate nell’aria e sul suolo a seguito dei brillamenti, dei lanci, delle esplosioni di munizionamenti e missili.

La SGS è controllata in gran parte dal gruppo Exor, di proprietà della famiglia Agnelli, che allo stesso tempo tiene in mano i conti di FCA e di tutte le altre aziende di proprietà degli Agnelli. FCA e Iveco hanno avuto e hanno interessi nei poligoni di tiro, in quanto producono armi e veicoli per l’esercito italiano e per eserciti NATO. Per aver fatto “buoni controlli” che hanno garantito il proseguo dei lavori nel PISQ senza intoppi e alla faccia del conflitto di interessi, Marchionne venne promosso da connivente avvelenatore di civili e militari a spolpatore di operai, diventando amministratore delegato della FIAT. Una brillante carriera, insomma. Ad oggi il piano Marchionne presentato il 1 giugno scorso sembra non aver intaccato la produzione militare (la ex FIAT spa, ora FCA, al netto del cambio nome possiede il 100% dell’Alfa Romeo Avio SpA (motori aerei), il 100% della Fiat Avio SpA (motori aerei), il 100% della BPD Difesa e Spazio (munizioni), il 100% dell’Iveco SpA (ora CNH, veicoli armati leggeri e pesanti), il 75% dell’Aermacchi (aerei militari e civili). Nello sfruttamento del Poligono Interforze del Salto di Quirra e degli altri poligoni sardi se la intendono (si spartiscono gli affari) con la RWM e con Finmeccanica, che possiede OtoMelara, Alenia, Augusta, Ansaldo, NMBD (missilistica), Elsag. In definitiva quindi la lotta per la liberazione della Sardegna dalle basi militari passa attraverso il legame con la classe operaia che oggi deve lottare per riprendersi in mano le aziende e toglierle  dalle mani dei padroni e dei gruppi finanziari, per un lavoro utile e dignitoso per ogni adulto, per la riconversione delle aziende inquinanti e dannose (come le produttrici di guerra e morte) e per l’utilizzo della spesa pubblica in favore della creazione di posti di lavoro che servono realmente (sanità, istruzione, dissesto idrogeologico, servizi pubblici) e non per ingrassare i gruppi produttrici di armi e i gruppi finanziari che li sostengono. E’ giusto che il movimento antimilitarista si leghi alle altre lotte, sta a tutti noi imparare a vedere i legami che ci sono tra la lotta contro le basi militari e il resto delle battaglie che spontaneamente sorgono per via della resistenza che le masse popolari oppongono alla crisi e agli attacchi della borghesia. Un legame che deve tradursi, crescendo qualitativamente e quantitativamente,  nella formazione di un vero e proprio governo d’emergenza che attui tutte le misure che gli organismi di lotta indicano come necessarie per far fronte agli effetti della crisi, attuare quei “cambiamenti” che realmente servono alle masse popolari: in questo senso bisogna incalzare il governo M5S-Lega e fargli fare la fine dei vecchi governi delle larghe intese se non intendono farlo, sostuirlo con un nostro governo d’emergenza.

Accogliamo quindi positivamente la lotta antimilitarista in Sardegna e facciamo i nostri auguri ad A Foras per le battaglie che verranno: ogni vittoria contro il nemico comune (imperialisti USA e UE, padroni e capitalisti di ogni sorta) rafforza la mobilitazione per invertire il corso catastrofico delle cose.

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