Nel mese di agosto su molti quotidiani sono stati pubblicati articoli che hanno parlato della Grecia, parecchi esaltando la capacità del governo Tsipras di avere saputo combinare direttive dell’Unione Europea con le esigenze delle masse popolari greche (cioè con il minor danno possibile per le masse popolari greche, e quindi dando per scontato che dovessero subire danno). Il Sole 24 Ore e La Repubblica danno voce a uno Tsipras in festa per la “fine della loro Odissea” e per il fatto che la Grecia è salva.

La concezione che sta dietro a questi discorsi è ben nota ai lavoratori e alle lavoratrici che da quaranta anni a questa parte si sentono dire da sindacati che li rappresentano che “il padrone voleva togliere 100 e gli abbiamo fatto togliere solo 70”. Sono discorsi e pensieri della concezione borghese, secondo il quale le masse popolari e i popoli del mondo si devono piegare alle leggi del modo di produzione capitalista, anche se questo costa sterminio, e della concezione clericale, secondo la quale siamo al mondo per soffrire. Questi discorsi e pensieri trovano ampio spazio sulle colonne di un quotidiano come Il Manifesto che insiste a dichiararsi comunista (il suo scopo è diffondere tra le masse popolari sfiducia in sé stesse, alimentare confusione e depressione, denigrare l’esperienza del primo movimento comunista, combattere il nuovo movimento comunista). In questo quotidiano scrive Marco Revelli. Rispondono a Revelli Sergio Cesaratto e Stavros Mavroudeas. La loro risposta è utile per chiarire come stanno effettivamente le cose in Grecia dietro il velo di menzogne della stampa borghese (inclusa quella che si spaccia per comunista).

La conoscenza di cosa è accaduto in Grecia è utile per capire come ogni governo che si piega ai voleri delle istituzioni della Unione Europea condanna alla rovina le masse popolari del proprio paese. Solo un governo che fa appello alla partecipazione e alla mobilitazione delle masse popolari del proprio paese può sconfiggere le istituzioni dell’Unione Europea, cosa che a oggi non mostrano di volere fare i dirigenti dei partiti che hanno vinto le elezioni: di Maio dice all’Unione Europea che “se ci aiuta ci ravvederemo”, come se dovessimo pentirci di qualcosa, mentre Salvini sbraita contro gli immigrati, vittime della guerra di sterminio della borghesia imperialista, mentre gli imperialisti stranieri invadono il paese, si appropriano delle aziende e le chiudono, come fa Bekaert con la ex Pirelli in Valdarno, e mentre il paese si frantuma e si sfascia.

Consigliamo quindi di leggere l’articolo di Cesaratto e Mavroudeas, perché

  1. descrive la situazione reale, e dichiara Tsipras traditore e non salvatore della patria;
  2. è un ulteriore stimolo a non seguire la strada che il governo Tsipras ha seguito, e che l’Italia non può seguire per le sue differenze sul piano politico ed economico rispetto alla Grecia;
  3. mostra il fallimento di chi fa anticapitalismo in modo astratto, e cioè soprattutto a quelle forze che si dichiarano comuniste e che a differenza di quelli del Manifesto auspicano la rivoluzione socialista, ma si limitano a proclamarla e a indire manifestazioni di piazza, senza curarsi dei passi concreti da fare per la trasformazione rivoluzionaria del paese.

In Italia il (nuovo)Partito comunista italiano si cura dei passi concreti per fare dell’Italia un nuovo paese socialista e li fa. Il Partito dei CARC è al suo fianco. È un’opera quantitativamente ridotta e non visibile, ma non c’è quercia secolare o spiga di grano che non sia stata seme e che sia stata vista germogliare quando era sotto terra. I due partiti confidano nella classe operaia e nelle altre classi delle masse popolari del nostro paese, nella loro forza e nella loro intelligenza, e le chiamano ad avere fiducia in se stesse, a farsi coscienti che sta a loro fare la storia.

 

***

 

REVELLI, SYRIZA E DARE A CESARE QUEL CHE È DI CESARE …

5 agosto 2018

Sergio Cesaratto e Stavros Mavroudeas

Mentre UE, FMI e SYRIZA cercano di spacciare la favola di una ripresa in corso in Grecia, i fatti mostrano un’altra storia

In un recente articolo pubblicato in greco e in italiano [il manifesto 31 luglio 2018, ndr], Marco Revelli – ospite abituale in Grecia di SYRIZA e del suo governo – polemizza contro quella che lui chiama pseudo-sinistra, cioè quella che considera Tsipras un traditore e la politica economica di SYRIZA un fallimento. Si tratta di una polemica gratuita (rivolta anche contro uno dei firmatari di questa replica, vedi in New Brave Europe in https://braveneweurope.com/sergio-cesaratto-tsiprass-tie-what-moral-can-we-draw-from-the-greek-crisis) in cui Revelli accusa questa “pseudo-sinistra” di essere nazionalista e di aiutare i nazionalisti e populisti della destra di Nuova Democrazia (ND) in Grecia. Revelli, senza alcun fondamento, mette alla pari ogni critica da sinistra della politica di SYRIZA e quella neoliberale di Nuova Democrazia.

Revelli usa come titolo del suo pezzo (in greco) il detto evangelico Dai a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Vediamo se il dovuto che offre al suo Cesare o Dio (SYRIZA, in questo caso) è giusto o no.

Revelli incomincia esaltando l’abilità di SYRIZA nell’avere gestito al meglio il programma di austerità della Troika, in modo tale da evitare un maggior danno sociale. La prova che dà è come minimo inconsistente o semplicemente sbagliata. I servizi sanitari sono privi dei finanziamenti necessari e con una grave carenza di personale. Per di più SYRIZA nel 3° Memorandum che ha firmato recentemente [23 giugno 2018, ndr] acconsente a tagli profondi sia nel campo della prestazioni sociali che in quello delle pensioni (notare che per il 51 % dei nuclei familiari greci le pensioni costituiscono una parte essenziale del reddito familiare) e sta mettendo tutto questo in atto. In particolare un nuovo taglio importante è in calendario per gennaio 2019. Questi tagli hanno incrementato il livello di povertà in Grecia ancora più di quanto hanno fatto i governi precedenti (approssimativamente il 37 % della popolazione è già a rischio di povertà o di esclusione sociale). In accordo con il Memorandum firmato da SYRIZA è abolita l’esclusione delle prime case [delle case d’abitazione dei proprietari stessi, escluse quindi quelle date in affitto o per vacanze, ndr] dalla messa in vendita all’asta. Le messe all’asta delle case procedono a passo più veloce, favorite dal fatto che si fanno via internet, secondo una legislazione introdotta da SYRIZA per evitare resistenze e proteste pubbliche. Tutto questo è cosa che i precedenti governi non avrebbero nemmeno osato intraprendere. La classe operaia e le classi medie sono vessate da nuove tasse che peggiorano ulteriormente la distribuzione del reddito. D’altro lato, il fiore all’occhiello del capitalismo greco, gli armatori, rimangono scandalosamente esentati da tasse. Così come facevamo i governi precedenti, SYRIZA li protegge con calore e conserva i loro privilegi. Infine, ma non ultimo per importanza, Revelli, invece di dire sciocchezze riguardo al settore della sanità, dovrebbe guardare meglio a quello che si vede a occhio nudo: SYRIZA ha imposto nuovi tagli e la spesa sanitaria è stata decurtata in modo così pesante da rendere impossibile il funzionamento del servizio sanitario.

Revelli usa sofismi per mascherare questa vergogna. Dà per scontato che dobbiamo misurare lo stato dell’economia greca non dall’inizio della crisi ma da quando SYRIZA è andata al governo. Ne tira la conclusione che possiamo constatare che l’economia è in ripresa e che la disoccupazione scende. Revelli e i portavoce di SIRYZA in  Grecia dimenticano che la politica economica applicata nel paese è stata una sola e sempre la stessa già prima del governo SIRYZA: è la politica di austerità della Troika. Questo vale a prescindere da differenze di gestione di ordine secondario dei tre successivi governi (PASOK, ND-PASOK, SYRIZA-ANELL), differenze che sono di ordine meramente cosmetico. Il grosso del consolidamento fiscale [pareggio nel bilancio statale tra entrate fiscali e spese, ndr] incluso nel programma di austerità della Troika è stato attuato dai governi precedenti quello SYRIZA-ANELL. La parte lasciata a SYRIZA era poca cosa, sebbene le sue cantonate politiche abbiano peggiorato la situazione. Quando è stato costituito il governo SYRIZA-ANELL l’attività economica rispetto agli anni precedenti rallentava ancora ma a ritmi decrescenti e dati di crescita positivi si approssimavano. Tutto questo non è cosa inaspettata. Le economie capitaliste procedono per cicli. La cosa anormale erano la lunghezza e la gravità della depressione greca. In ogni caso il ritorno di dati positivi di crescita non garantisce né la loro portata né la loro durata.

Comunque, l’argomentazione di Revelli a proposito di una crescita sotto il governo di SYRIZA è sbagliata anche secondo i suoi propri termini. Il ritmo della crescita è debole e continuamente inferiore alle previsioni ufficiali. La differenza tra il prodotto nazionale pre-crisi e l’attuale resta molto alta (25 % in meno rispetto al livello precedente all’inizio della crisi). L’avanzo primario [la differenza tra entrate fiscali e spese statali, ndr] migliore del previsto è dovuto all’incremento delle tasse e alle pesanti restrizioni della spesa pubblica. Entrambi questi fattori posti in essere da SYRIZA frenano la crescita potenziale dato che la Grecia resta un economia trainata dal consumo [invece che dalle esportazioni, come ad esempio l’economia della Germania, ndr]. Inoltre, quello che SYRIZA ha pubblicizzato come “successo sui mercati internazionali privati dei prestiti” è, come accadeva già per i governi precedenti, una truffa. Riguarda principalmente il servizio del debito, comporta costi molto alti (l’interesse è al 4%) e non va oltre il periodo di supervisione della Troika sulla Grecia. Tutto questo poi è terminato una volta che sono comparsi i problemi della UE con il nuovo governo italiano e con la guerra commerciale con gli Stati Uniti.

SYRIZA proclama anche di avere ridotto la disoccupazione. È un altro argomento bidone. La disoccupazione resta alta (più del 20 % con il 40 % di disoccupazione giovanile). Ha avuto una lieve riduzione parchè c’è una diminuzione della manodopera data la diminuzione della popolazione e l’emigrazione all’estero (uno studio recente della Commissione Europea prevede che la manodopera in Grecia si ridurrà del 35 % tra il 2020 e il 2060; secondo dati ufficiali tra il 2010 e il 2016 sono emigrati più di 710.000 cittadini greci). Inoltre, i nuovi lavori sono cattivi lavori: pochi mesi di lavoro bastano però per tenerti fuori dalle liste dei disoccupati (i lavori a tempo pieno sono in riduzione dal 2017 a oggi e 3 disoccupati su 4 sono disoccupati di lungo termine), i salari sono miseri e le condizioni di lavoro barbariche.

Revelli usa altri sofismi. Mentre si lamenta del fatto che la UE non vuole adottare un taglio del debito della Grecia, sostiene d’altro lato che la revisione del debito offerta (in termini di estensione delle scadenze per il pagamento e di smussatura dei tassi di interesse) equivale a un taglio del debito stesso. È l’argomentazione che usano la Germania e l’UE e Revelli (e SYRIZA) la fanno propria di tutto cuore. Tuttavia, come mostra uno studio recente del FMI (1° agosto 2018), i suoi effetti sono ambigui (la Grecia avrà una riduzione del debito solo se applica nuove riforme neoliberali e se le riesce di osservare il programma di austerità: cose che di fatto eliminerebbero la necessità di una riduzione del debito) e il suo impatto immediato è sostanzialmente nullo. È per questa ragione che ogni seria Analisi della Sostenibilità del Debito fatta sul debito greco (inclusa questa del FMI del 2018) conclude che il debito è insostenibile. Significativamente, il rapporto debito/PIL rimane al di sopra del 180 % (di fatto è aumentato negli ultimi mesi per i nuovi prestiti) e crescerà dopo la fine del rinvio decennale del pagamento del debito (secondo le stime dello stesso FMI). Nel caso possibile di uno scenario peggiore (crescita inferiore alle previsioni, tassi di interesse superiori, avanzi primari inferiori) il FMI prevede che nel 2023 il rapporto debito/PIL salirà oltre il 198 %.

Per di più, l’UE e il governo SYRIZA dichiarano che il debito greco è sostenibile perché la Grecia raggiungerà tassi di sviluppo spettacolari (una media del 2 % all’anno per un periodo di tempo considerevole, per quanto non definito in modo preciso) e spettacolari avanzi primari (3,5 % all’anno fino al 2022 e 2,2 % fino al 2060) per un periodo di tempo prolungato. È cosa ben nota nella letteratura economica (e lo dice pure il FMI) che tutto questo è completamente fuori dalla realtà. Solo molto poche economie fondate sulla produzione di petrolio sono riuscite a raggiungere obiettivi simili. Notare inoltre che il mancato raggiungimento di questi obiettivi comporterà automaticamente tagli ai salari, alle pensioni e alla spesa fiscale e che su questi tagli SYRIZA si è già detta d’accordo (fin dai tempi in cui era ministro Varoufakis).

Quello che è successo nei recenti negoziati sul debito è che il governo SYRIZA si è completamente conformato al dettato dell’UE che non ci sarà taglio del debito né si tenterà di fare qualcosa del genere.

I sostenitori di SYRIZA avanzano un altro argomento. Nell’agosto del 2018 la Grecia uscirà dalla supervisione della Troika e questo permetterà a SYRIZA di applicare politiche fiscali più attive nel favorire la crescita. Questo è totalmente falso. Come ha detto persino E. Tsalakos, la supervisione di una nuova Troika (con il MES [Meccanismo Europeo di Stabilità, ndr] al posto del FMI) continuerà per parecchi anni. Per di più, dati gli obiettivi così alti di avanzi primari programmati, lo spazio per una politica fiscale più attiva non esiste.

Come ultimo punto di difesa i sostenitori di SYRIZA dicono che non c’era altra alternativa che adeguarsi a quello che imponeva l’UE. Anche questa è una menzogna. Un vero governo di sinistra avrebbe dovuto andare allo scontro e sganciarsi dall’UE. La crisi greca è, in larga misura, il prodotto della ristrutturazione subita dall’economia greca da quando la Grecia è entrata nel Mercato Comune Europeo. Questo ha portato la Grecia alla deindustrializzazione, alla contrazione e deformazione del settore primario e a un settore dei servizi gonfiato oltre misura e fragile. Questo modello produttivo è fallito completamente, ha generato la crisi del debito e restando nell’UE non può essere rettificato. È stato ulteriormente aggravato dalla partecipazione della Grecia all’Unione Monetaria Europea e dal cedimento all’UE della gestione di politiche economiche cruciali (ad esempio la politica monetaria e poi anche la politica fiscale) che ne è seguito.

Un corso alternativo è perfettamente praticabile ma richiede un cambiamento profondo nella società greca e uno scontro con gli interessi dominanti del capitale greco che è legato inestricabilmente all’integrazione europea. SYRIZA – lasciando da parte le sue molte e inconsistenti spacconate preelettorali – non ha mai avuto intenzione di seguire questo corso. Era un corso considerato troppo pericoloso per SYRIZA. Inoltre, SYRIZA ha legami ben noti con settori significativi del capitale greco; in particolare con le frazioni del capitale marittimo che ha dominato il capitalismo greco negli anni ’70 e ’80 (quelli che in Grecia si chiamano “le vecchie canne fumarie”). Queste “vecchie canne fumarie” hanno favorito l’ascesa di SYRIZA al governo e con ciò si sono prese la loro vendetta contro le “nuove canne fumarie” che le avevano sorpassate negli anni ’90.

Sfortuna ha voluto, nel caso greco, che la sinistra greca (in tutti i suoi settori) ha evitato di proporre in termini concreti il programma alternativo sopraddetto e si è limitata a promuovere mobilitazioni popolari (di resistenza alla Troika ma senza offrire un’alternativa) e un anticapitalismo astratto (che al di là del chiasso, non è riuscito a porre sfide concrete al capitalismo). Questo ha facilitato SYRIZA nel rubare il consenso del popolo e naturalmente, di seguito, a tradire il popolo.

La sfida presente per la sinistra greca sta nel fare rinascere questa alternativa e, in questo modo, bloccare l’ascesa della destra estrema che ha il vento in poppa a seguito dello spettacolare fallimento di SYRIZA.

In conclusione, la diatriba di Revelli poggia su argomenti del tutto privi di sostanza. SYRIZA predica, come facevano i governi precedenti, che sta scrivendo una “storia di successo”. Le sue “storie di successo” sono bidoni allo stesso modo in cui lo erano quelle dei governi precedenti. La Grecia e il suo popolo sono condannati fin che restano incatenati all’UE.

Una nota ultima sulla sinistra vera e su quella pseudo. È consigliabile che M. Revelli la prossima volta, prima di accusare altri di essere pseudo-sinistra, si guardi allo specchio.

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