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[Italia] Aquarius: altro “che muoiano in mare” o “accogliamoli tutti”: la risposta è la lotta di classe per cambiare il mondo!

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Giugno 14, 2018
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Negli ultimi giorni tutti gli organi di propaganda della borghesia e della sinistra borghese si sono buttati sul tema dell’immigrazione e delle politiche di accoglienza o rimpatrio: il bersaglio comune è la breccia dal voto del 4 marzo nel sistema delle Larghe Intese al servizio del sistema imperialista incarnato da UE e NATO. Il fatto di cronaca che ha scatenato la discussione è la chiusura dei porti italiani decretata dal ministro degli interni Salvini (Lega) e dal ministro delle infrastrutture Toninelli (M5S) per le navi delle ONG (Organizzazioni Non Governative). La discussione che alimenta gli organi di intossicazione di massa contrappone due linee che in realtà sono speculari: figlie della stessa  matrice ideologica e della stessa classe, la borghesia. Il falso scontro sui media della borghesia è quello tra “razzisti” e “accoglienti”.

Nella sinistra dei succubi di questa campagna di intossicazione si oscilla tra posizioni come quelle di Potere al Popolo (PaP) che parla di “aprire i porti contro i razzisti del governo 5 Stelle-Lega” (posizione che allinea PaP a Macron e al PD) e quella di vari elementi della base rossa che faticano a orientarsi  in questa campagna di intossicazione e finiscono per oscillare tra dire che il governo si è mosso bene sulla questione “Acquarius” e dire che utilizzare gli immigrati bloccati in mezzo al mare come strumento di pressione per una trattativa ai tavoli europei è comunque deprecabile.

Sia la linea di “accogliamo tutti” contro Salvini il ministro razzista o contro il “governo più a destra della storia”, sia la linea che avalla l’azione del governo sono linee sbagliate. Si limitano alla superficie delle cose, agli schieramenti politici, non tengono conto della lotta di classe in corso. Infatti entrambe rispondono alla domanda comune: quale è la pezza migliore da mettere lasciando il mondo com’è, cioè in mano alla borghesia imperialista? La questione immigrazione non è né un problema di ordine pubblico, né una questione umanitaria. È una questione di classe. È una questione della gestione criminale dei paesi e del pianeta da parte della borghesia imperialista (guerre di saccheggio dei paesi oppressi dall’imperialismo, sfruttamento senza  limiti dei lavoratori e delle masse popolari nei paesi imperialisti). La creazione nel nostro paese di un sistema di relazioni economiche, politiche e sociali adeguato alla vita dignitosa delle masse popolari italiane è la stessa cosa che l’integrazione dignitosa degli immigrati combinata, a livello internazionale, con la lotta contro la devastazione economica e sociale e la guerra portate dai gruppi imperialisti (USA, europei e sionisti) e e dalle loro istituzioni (NATO e UE) nei paesi dell’Africa e del Medio Oriente, la causa dell’emigrazione. Che forse c’era emigrazione quando in questi paesi cresceva l’ondata delle lotte antimperialiste per la liberazione nazionale e anche da noi il movimento comunista era forte?

Indicare la cattiveria individuale e il razzismo di Salvini, Minniti e compari come causa della guerra di sterminio non dichiarata che i padroni muovono contro le masse popolari (e in particolare contro le parti più deboli di esse), è vivere in un mondo fantastico, a tratti fiabesco. Un mondo dove un “cattivo” è responsabile di ogni male e, una volta eliminato il cattivo, pace, armonia e amore trionferebbero. Ma, peggio ancora, significa nascondere il sistema sociale capitalista e i suoi difensori, i veri responsabili e i loro complici dell’attuale situazione e aiutarli a continuare la loro sporca opera. Significa fare, al pari della Lega di Salvini, il gioco dei responsabili del corso miserabile delle cose nel nostro paese e nel resto del mondo: deviare le masse popolari dalla lotta di classe. Salvini evoca e promuove la lotta contro gli immigrati; la sinistra borghese si indigna contro i Salvini di turno. Bisogna guardare in profondità la realtà e non seguire le suggestioni della propaganda con la quale il regime intossica le menti e i cuori.

L’assassinio, il maltrattamento e lo sfruttamento di immigrati vanno avanti da ben prima che Salvini fosse Ministro dell’Interno: per mano dei caporali, delle organizzazioni criminali, delle forze dell’ordine borghese, degli autori della legge Turco-Napolitano, della Bossi-Fini e della Orlando-Minniti. Il nemico principale con cui la classe operaia (italiana e immigrata) ha a che fare non è un cialtrone come Salvini che fa leva sull’insicurezza e sulla paura delle masse popolari per trasformare la lotta di classe in guerra tra poveri per accaparrarsi un posto al banchetto della borghesia imperialista. Sono il Vaticano, la Confindustria e le altre organizzazioni padronali, la organizzazioni criminali, gli imperialisti USA, europei e sionisti con i loro governi delle Larghe Intese, le loro istituzioni e leggi, le loro forze armate e i loro sindacati di regime, il loro sistema di informazione, intossicazione, corruzione, lusinghe e ricatti, la loro comunità internazionale di speculatori e guerrafondai che devasta mezzo mondo e costringe all’esodo di massa di interi paesi e alla disoccupazione di massa: in Italia ci sono più di 3 milioni di disoccupati ufficiali e altrettanti che non sono conteggiati, ci sono 12 milioni di poveri, italiani e stranieri. Questi sono i frutti e i numeri della gestione della società da parte della borghesia.

Trattare la questione dell’approdo dell’Aquarius come questione di obbligo morale, emergenza umanitaria o come deriva razzista è pienamente in linea con la narrazione confezionata dalla propaganda di regime quale modo migliore per alimentare il distacco e la contrapposizione fra la classe operaia italiana e la classe operaia proveniente da altri paesi. Il colore della pelle non è l’aspetto principale. “Ma era un fratello immigrato” gridano i papa boys della sinistra, alimentando quella nefasta concezione per cui esistono fratelli e sorelle al posto di compagni e compagne, operai e operaie, lavoratori e lavoratrici. Il movimento operaio si è emancipato dal socialismo utopistico dei “fratelli e sorelle” grazie al socialismo scientifico (il marxismo) già a metà dell’Ottocento. E con il suo impetuoso grido “proletari di tutto il mondo uniamoci” per farla finita con il capitalismo e costruire il socialismo, con il suo movimento teorico e pratico dell’ultimo secolo, fino alle grandi mobilitazioni che nel nostro paese hanno permesso alle masse popolari di strappare le conquiste di civiltà e benessere e i diritti che oggi i padroni stanno eliminando (mai sentito dire a Mirafiori o alla Breda di Sesto San Giovanni negli anni ‘60 e ‘70 “solidarietà ai fratelli terroni”…). Il socialismo utopistico dei “fratelli e sorelle” è stato ripescato ed è diventato oggi un armamentario del “pensiero debole” che la sinistra borghese ha mutuato dalla metafisica cattolica: la Chiesa induce ad accettare il male presente del capitalismo con la fede nella giustizia dell’aldilà, la sinistra borghese con illusioni di riforme e conciliazione tra le classi.

La riposta più efficace, l’unica che combina la lotta contro gli omicidi e le stragi in corso con la prospettiva di una umanità nuova, è la mobilitazione della classe operaia e del resto delle masse popolari (italiani e stranieri) contro il degrado generale delle condizioni di vita e di lavoro della popolazione tutta. Nel nostro paese per la classe dominante non sono esuberi solo gli immigrati. Sono esuberi anche milioni di lavoratori, di giovani, di donne e di anziani italiani d’origine. Questo è il vero problema. La produzione di beni e servizi è subordinata all’andamento degli affari dei grandi capitalisti e al gioco d’azzardo del mercato finanziario. Tutto quello che non produce profitti viene “tagliato”, chiuso, smantellato, distrutto. Quello che produce profitto cresce continuamente, anche se si tratta di veleni, droga, traffici di esseri umani e pornografia e produce abbrutimento e delinquenza. È questo che non consente una vita dignitosa neanche per le masse popolari italiane d’origine. È qui la fonte della miseria, della disoccupazione, della disgregazione sociale. Solo l’organizzazione e la lotta comune dei lavoratori e delle masse popolari italiane e immigrate porranno fine a questo sterminio. Il degrado e il razzismo si combatte mettendo al centro la lotta per un lavoro utile e dignitoso per ogni adulto (italiano e straniero) e per condizioni di vita e di abitazione dignitose per ogni persona. Queste sono le parole d’ordine che uniscono italiani e immigrati che si organizzano e si mobilitano per imporre un governo di urgenza delle masse popolari organizzate (il Governo di Blocco Popolare). L’unico governo che può attuarle perché, grazie alla mobilitazione popolare, sarà in grado di rompere con gli interessi dei capitalisti e speculatori e della loro Comunità internazionale.

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