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Il nuovo Partito di cui parla Gramsci un secolo dopo, un nuovo governo per le masse popolari italiane, un nuovo CLN!

compagno PB by compagno PB
Maggio 25, 2018
in Rinascita di Gramsci
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Il nuovo Partito di cui parla Gramsci un secolo dopo, un nuovo governo per le masse popolari italiane, un nuovo CLN!

 

(per la serie Anniversari della vita di Gramsci – Maggio)

 

Il 13 maggio Pietro Vangeli, segretario del Partito dei CARC ha scritto

la pratica dimostrerà che per invertire il catastrofico corso delle cose, i lavoratori e le masse popolari devono darsi i mezzi (la forza) per farla finita con i promotori del catastrofico corso delle cose (la borghesia e le sue istituzioni nazionali e internazionali). Che lor signori per mantenere in vita il loro sistema di profitti, privilegi, corruzione, sopraffazione dei lavoratori (uomini e peggio ancora per le donne), degli italiani (e peggio ancora per gli immigrati) ricorrono e sono disposti a ricorrere ad ogni genere di crimine.

Il nostro paese è sempre più spinto a un bivio.

O avanza la mobilitazione reazionaria promossa dai vertici della Repubblica Pontificia oppure avanza la mobilitazione rivoluzionaria per fare dell’Italia il primo paese che rompe le catene della comunità internazionale degli imperialisti e apre la via alle masse popolari degli altri paesi verso la seconda ondata della rivoluzione proletaria.

Questa seconda è la strada che noi comunisti dobbiamo imboccare con coraggio e determinazione, con scienza e responsabilità.

Bando all’attendismo e al disfattismo! Costruire il nostro futuro e il futuro del nostro paese dipende da ognuno di noi![1]

 

Antonio Gramsci nel maggio quasi cento anni fa con altre parole diceva lo stesso:

La fase attuale della lotta di classe in Italia è la fase che precede: o la conquista del potere politico da parte del proletariato rivoluzionario per il passaggio a nuovi modi di produzione e di distribuzione che permettano una ripresa della produttività; o una tremenda reazione da parte della classe proprietaria e della casta governativa.[2]

 

Per la prima strada, diceva Gramsci, ci voleva un rinnovamento del Partito socialista, e spiega perché.

Le forze operaie e contadine mancano di coordinamento e di concentrazione rivoluzionaria perché gli organismi direttivi del Partito socialista hanno rivelato di non comprendere assolutamente nulla della fase di sviluppo che la storia nazionale e internazionale attraversa nell’attuale periodo, e di non comprendere nulla della missione che incombe agli organismi di lotta del proletariato rivoluzionario. Il Partito socialista assiste da spettatore allo svolgersi degli eventi, non ha mai una opinione sua da esprimere, che sia in dipendenza delle tesi rivoluzionarie del marxismo e della Internazionale comunista, non lancia parole d’ordine che possano essere raccolte dalle masse, dare un indirizzo generale, unificare e concentrare l’azione rivoluzionaria. Il Partito socialista, come organizzazione politica della parte d’avanguardia della classe operaia, dovrebbe sviluppare un’azione d’insieme atta a porre tutta la classe operaia in grado di vincere la rivoluzione e di vincere in modo duraturo. Il Partito socialista, essendo costituito da quella parte di classe proletaria che non si è lasciata avvilire e prostrare dall’oppressione fisica e spirituale del sistema capitalistico, ma è riuscita a salvare la propria autonomia e lo spirito di iniziativa cosciente e disciplinata, dovrebbe incarnare la vigile coscienza rivoluzionaria di tutta la classe sfruttata. Il suo compito è quello di accentrare in sé l’attenzione di tutta la massa, di ottenere che le sue direttive diventino le direttive di tutta la massa, di conquistare la fiducia permanente di tutta la massa in modo di diventarne la guida e la testa pensante.[3]

 

Le parole di Gramsci chiamavano il Partito socialista a trasformarsi, per guidare il paese verso la strada aperta dalla Rivoluzione d’Ottobre. Il Partito socialista non si trasformò, e avanzò il fascismo, “tremenda reazione della classe proprietaria e della casta governativa”. Quello che diceva è vero anche oggi? Anche oggi abbiamo bisogno di un partito capace di promuovere e dirigere la mobilitazione delle masse popolari in senso rivoluzionario? Cosa c’è oggi di uguale rispetto al maggio 1920 e cosa c’è di differente?

Uguale è il bivio tra mobilitazione rivoluzionaria e mobilitazione reazionaria. La situazione deve cambiare e sta cambiando, perché non può restare come è stata in passato. Sbaglia chi pensa che si possa tornare indietro a forme di governo del paese come quelle che ci sono state negli ultimi sessanta anni: se lo pensi, non riesci a comprendere nulla di quello che sta accadendo, e facilmente sei vittima dello sconforto.

Uguale è la necessità di un partito adeguato a promuovere la mobilitazione rivoluzionaria.

Differente è che nel maggio 1920 quel partito non c’era, mentre oggi c’è. E’ il (nuovo)Partito comunista italiano, fondato nel 2004. Il (nuovo)PCI è in grado di fare, e fa, ciò che secondo Gramsci il partito deve fare.

comprendere le diverse fasi, i diversi episodi, le molteplici manifestazioni, per trarre l’unità dalla diversità molteplice, per essere in grado di dare una direttiva reale all’insieme dei movimenti e infondere la persuasione nelle folle che un ordine è imminente nello spaventoso attuale disordine, un ordine che, sistemandosi, rigenererà la società degli uomini e renderà lo strumento di lavoro idoneo a soddisfare le esigenze della vita elementare e del progresso civile.[4]

 

Il (nuovo)PCI è stato ricostruito sulla base della comprensione della situazione economica e politica a livello mondiale e nazionale, e con un esame scientifico di fasi, episodi e manifestazioni della storia a partire da quella degli ultimi secoli, con particolare attenzione alla storia del movimento comunista internazionale, sperimentando quanto apprendevamo nella lotta di classe, fino da quando la carovana che  ha ricostruito il partito nel 2004 iniziava il suo percorso con il sostegno ai rivoluzionari prigionieri delle Organizzazioni Comuniste Combattenti e in particolare delle Brigate Rosse negli anni ’80 dello scorso secolo. Da tutto questo materiale cosi vasto e molteplice ha tratto una visione unitaria, e si è dato gli strumenti per portare indirizzo e fiducia alla masse popolari del nostro paese, per fare loro vedere che nello “spaventoso attuale disordine” l’ordine è imminente. È l’ordine che la classe operaia e il suo partito comunista costruiscono.

Non solo c’è un partito, ma ce ne sono due. C’è il Partito dei CARC, di cui la Commissione Gramsci è organo. Sono due partiti differenti. Il (nuovo)PCI è un partito clandestino, libero di pensare e di agire per rigenerare la società, per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, mentre il Partito dei CARC è un partito che opera entro i limiti della libertà per i comunisti che la borghesia è stata costretta a consentire dopo la sconfitta del fascismo, limiti ristretti, che il Partito dei CARC ha saputo mantenere ed estendere nonostante gli attacchi repressivi che lo Stato ha condotto contro di loro per decenni, e che ancora conduce.

Sono due partiti differenti, ma condividono concezione del mondo, linea e strategia. Anche il Partito dei CARC, quindi, lavora per unire le molte forme in cui le masse popolari reagiscono all’avanzare della crisi economica, politica, culturale ed ambientale che si acuisce e ci impone di comprendere che vivere secondo le leggi del modo di produzione capitalista significa devastazione e morte, miseria e guerra. Anche il Partito dei CARC lavora per infondere alle masse popolari fiducia nella propria forza, perché prendano coscienza che il rinnovamento della società dipende da loro. Il Partito dei CARC opera perché la classe operaia e le masse popolari scoprano di essere forti, e si organizzino in molteplici organizzazioni operaie e popolari, e che queste organizzazioni si coordinino, cioè si uniscano, e operino per la costituzione di un governo di emergenza, che sancisca il valore di legge delle azioni che queste organizzazioni svolgono per la difesa dei propri interessi e per la fondazione del nuovo potere.

Uniamoci, e bando allo sconforto! Il 4 marzo elettori ed elettrici hanno decretato che non vogliono al governo del paese le forze che negli ultimi anni e decenni si sono messe d’accordo per attaccare le masse popolari su tutti i terreni, quello del lavoro, quello della scuola, quello dell’ambiente, e ogni altro terreno dove viviamo e operiamo. Promuoviamo la mobilitazione delle masse popolari per un governo che ponga come primi obiettivi l’abolizione del Job’s Act, della legge Fornero, per sostenere ogni governo che attua queste misure, per attaccare ogni governo che seguirà la linea dei governi delle Larghe Intese che lo hanno preceduto.

Oggi, a un secolo dal maggio 1920, quando Gramsci chiedeva il rinnovamento del PSI, la classe operaia e il suo Partito comunista hanno accumulato una esperienza sufficiente per portare a termine l’opera iniziata da Gramsci e dalle centinaia di migliaia di militanti del primo PCI che con lui hanno mantenuto la convinzione che si può fare dell’Italia un paese socialista, un nuovo paese socialista.

 

Partito dei CARC – Commissione Gramsci

24 maggio 2018

 

[1]In https://www.carc.it/2018/05/13/italia-sul-governo-m5s-lega-la-posizione-del-segretario-nazionale-del-p-carc/

[2]Per un rinnovamento del Partito socialista, inL’Ordine nuovo, 8 maggio 1920, in https://www.marxists.org/italiano/gramsci/20/rinnovamento.htm

[3]Ivi.

 

 

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