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[Internazionale] La guerra in Siria e la rivoluzione socialista in Italia

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Aprile 19, 2018
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L’attacco USA, in collaborazione con Francia e Gran Bretagna, alla Siria (a cui alla chetichella ha partecipato anche l’Italia dando “sostegno logistico”, mettendo a disposizione le basi militari su suolo italiano: il dimissionario governo Gentiloni continua ad agire come se fosse nel pieno dei poteri e conducendo operazioni di guerra in violazione dell’articolo 11 della Costituzione, con il sostanziale avallo dei vincitori delle elezioni: M5S e Lega) è un salto di qualità dei contrasti economici, politici e militari che genera l’avanzare della fase terminale della seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale, di cui la guerra è un ingrediente e allo stesso tempo un metro di misura. Questo attacco si aggiunge agli attacchi che la Comunità Internazionale ha promosso e promuove contro quegli Stati (che definiscono “Stati canaglia”) che si oppongono, in varie forme, alle scorrerie e alle “guerre umanitarie” dei gruppi imperialisti USA, UE e sionisti (con la benedizione di Bergoglio e del Vaticano) impedendo loro di avere mano libera nel saccheggio e nella devastazione del mondo. Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, a cui si aggiungono le guerre politiche e commerciali contro Cuba, Venezuela, Corea del Nord, Federazione Russa, Cina e Brasile, sono manifestazione del fatto che la crisi spinge sempre di più i gruppi imperialisti a far fuori i governi di quei paesi che contrastano o ostacolano la loro espansione economica, politica e militare. L’attacco alla Siria quindi non è “l’avvento della Terza Guerra Mondiale” (anche se una “terza guerra mondiale” a pezzi c’è già, ed è in corso dalla metà degli anni ’70, da quando è iniziata la seconda crisi generale del sistema capitalista) ma il “normale” decorso del sistema capitalista in crisi. Per questo per porre fine alla guerra e alle barbarie bisogna farla finita con il sistema capitalista e instaurare il socialismo, non esiste una terza via..

Sostenere il NO alla guerra imperialista è necessario, ma non è più sufficiente, da solo non basta ad invertire la rotta. Questo NO, unito alla solidarietà e al sostegno dei popoli in lotta in tutto il mondo, alla solidarietà e al sostegno ai paesi e agli Stati che lottano contro la Comunità Internazionale, sono elementi importanti della lotta di classe ma vanno uniti a un “PER” che metta al centro la costruzione di un nuovo ordinamento economico e sociale, il socialismo. Alla guerra imperialista bisogna opporre un piano per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Da questo punto di vista la prima ondata della rivoluzione proletaria del secolo scorso ci ha lasciato un grande insegnamento: o la rivoluzione socialista precede e sventa la guerra imperialista o la guerra imperialista alimenterà ulteriormente la costruzione della rivoluzione socialista. Legare strettamente la lotta alla guerre imperialista alla lotta per il socialismo è anche la forma più alta e più efficace di sostegno e solidarietà con i paesi e i popoli che lottano contro l’imperialismo: il primo paese che romperà le catene della Comunità Internazionale, mostrerà la strada e aprirà la via anche alle masse popolari degli altri paesi.

A far avanzare la rivoluzione socialista sono chiamati i comunisti, gli operai e le masse popolari che vivono in Italia. Questa impresa oggi passa per l’instaurazione del Governo di Blocco Popolare, un governo che deve essere imposto ai vertici della Repubblica Pontificia attraverso la mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari. Un governo che ha la sua forza nella miriade di organizzazioni operaie e popolari già esistenti nelle aziende e nei territori e nelle altre che dobbiamo promuovere, organizzare e coordinare. Organizzazioni operaie e popolari che devono diventare nuove pubbliche autorità in alternativa alle già screditate autorità della Repubblica Pontificia. Il Governo di Blocco Popolare romperà gli equilibri (già precari) della Comunità Internazionale, farà saltare i piani dei caporioni della borghesia imperialista e sarà chiamato a mettere al centro gli interessi delle masse popolari che vivono in Italia contro l’appoggio alle guerre imperialiste e contro la corsa agli armamenti, contro lo sperpero di denaro pubblico per mantenere i carrozzoni dell’esercito, per l’acquisto di armi inutili (vedi l’acquisto in corso  di droni per 760 milioni, in discussione nella commissione parlamentare speciale, a conferma che per le misure di servitù alla Nato e alla guerra il parlamento è già operativo, mentre non c’è traccia di misure per sostegno alle masse popolari: Jobs Act, riforma Fornero, lavoro e sostegno ai poveri) e per le operazioni militari in corso (Niger, Iraq, Afghanistan, Libia ecc.), per dirottarle nella creazione di posti di lavoro utili e dignitosi. Il governo di blocco popolare creerà superiori e maggiori condizioni per lo sviluppo della rivoluzione socialista in Italia. In campo internazionale, il disaccordo e la guerra tra bande nei gruppi imperialisti aumenterà, e queste contraddizioni alimenteranno lo sviluppo del movimento comunista su scala internazionale. A livello nazionale, decine di migliaia, centinaia di migliaia sono gli elementi delle masse popolari chiamati a mobilitarsi per l’instaurazione di un simile governo, attraverso cui faranno una scuola pratica di lotta di classe che gioverà alla rinascita del movimento comunista. Il miglior modo per contribuire alla lotta per fermare la guerra imperialista, è opporre a questa un’opera mai fatta prima nella storia: fare dell’Italia, paese imperialista, un paese socialista.

La lotta contro la guerra è strettamente connessa alla lotta per la costituzione del Governo di Blocco Popolare (l’unico governo in grado di tenere testa alla comunità Internazionale, grazie all’appoggio delle masse popolari organizzate).

La lotta per creare le condizioni per il Governo di Blocco Popolare in questa fase è strettamente connessa  alla mobilitazione da mettere in campo contro le consultazioni/farsa che i vertici della Repubblica Pontifica stanno portando avanti dal 4 marzo scorso per installare un “nuovo” governo delle Larghe Intese e ribaltare così l’esito del voto.

Noi comunisti dobbiamo mettere in campo tutte le nostre forze e mobilitare i lavoratori, i giovani e le masse popolari a scendere in campo per far rispettare il risultato delle elezioni e combattere le manovre di palazzo.

Questo vorrà dire sia contrastare le azioni del governo dal “pilota automatico” presieduto da Gentiloni (che, come visto, agisce in realtà da governo a tutti gli effetti) ma anche mobilitarsi contro l’installazione di un nuovo governo delle Larghe Intese asservito ai poter forti internazionali e nazionali e alla loro istituzioni: UE, BCE, NATO e FMI.  Tale mobilitazione deve puntare e imporre la formazione di un governo del Movimento 5 Stelle in rottura con i governi delle Larghe Intese, che applichi le misure che Di Maio ha promesso in campagna elettorale (abolizione Jobs Act, riforma Fornero, sostegno al lavoro e reddito per disoccupati). Decisiva per imporre il rispetto del voto del 4 marzo e l’instaurazione di un governo del Movimento 5 Stelle sarà la mobilitazione di tutti i lavoratori avanzati e delle masse popolari organizzati nei comitati popolari, quella stessa mobilitazione che contrasterà e combatterà un governo a guida 5 Stelle che non dovesse applicare le misure promesse in campagna elettorale.

L’azione e l’opera di questo fronte contro le Larghe Intese favorirà la costruzione delle migliori condizioni per imporre un Governo di Blocco Popolare, l’unico governo capace di rompere effettivamente con i poteri forti del nostro paese e con la Comunità Internazionale e imposto dalla mobilitazione e organizzazione delle masse popolari contro gli effetti più gravi della crisi che i padroni hanno generato e che vorrebbero far pagare alle masse popolari.

Non sono i padroni ad essere forti, sono le masse popolari che devono far valere la loro forza!

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