Le vertenze in aziende capitaliste e pubbliche di ogni dimensione, dai grandi gruppi come FCA a quelle piccole come la Rational, continuano in tutto il paese. Sono la conferma della necessità che il prossimo governo attui da subito le misure per invertire il corso catastrofico delle cose, a cominciare dall’abolizione del Jobs Act e della legge Fornero, lo esigono quei milioni di lavoratori che hanno votato contro i partiti delle Larghe Intese.

La mobilitazione delle centinaia di migliaia di operai e lavoratori delle aziende che sono a rischio di chiusura o di ristrutturazione, il loro coordinamento e la spinta comune sul prossimo governo saranno determinanti per gli esiti di ogni singola lotta. Diamo una panoramica parziale sul “grande esercito” che si deve organizzare, coordinare e imparare a dispiegare la sua forza.

Telecom. Dopo i 6500 esuberi prospettati a gennaio per “favorire” l’ingresso di giovani (e meno costose) leve in azienda, si aggiungono altri 30mila posti di lavoro a rischio tra interni e indotto per la volontà di reinternalizzare il settore delle installazioni telefoniche. A questa è da aggiungere la pretesa di riformulare i capitolati di appalto abbattendoli subito del 10% (anche quelli in essere), rendendo i salari inferiori perfino al CCNL.

Alitalia. E’ ancora in alto mare la situazione di Alitalia e dei suoi circa 12mila addetti (che raddoppiano considerando quelli dell’immediato indotto), dopo la fuga degli ennesimi “capitani coraggiosi” arabi. Questo risultato è frutto anche del secco NO al referendum (68%) del 24 aprile del 2017 in cui si volevano imporre altri 2600 licenziamenti e peggioramenti normativi e salariali a chi rimaneva. Intanto continuano gli scioperi, alla media di uno al mese.

Italianonline. I padroni della ex Seat – Pagine Gialle hanno provato a licenziare oltre 400 lavoratori, di cui più della metà nella sola Torino; lo sciopero nazionale sostenuto dal Coordinamento delle RSU ha portato al congelamento degli esuberi per tre settimane, ma le mobilitazioni continuano per rispedire completamente l’attacco ai mittenti che lo scorso anno si sono messi in tasca 26,4 milioni di euro (+17% sul 2016).

Embraco. Si trascinerà fino a dicembre 2018 la vertenza dei 500 lavoratori della azienda di elettrodomestici di Torino, che i padroni della collegata di Whirlpool volevano chiudere già a marzo ma che l’intervento di Calenda ha fatto slittare a dopo le elezioni, spacciando il rinvio per una vittoria.

Ferrovie regionali. Il 21 marzo i ferrovieri lombardi di TreNord hanno aderito al 90% allo sciopero proclamato dall’ORSA, bloccando completamente la circolazione del traffico regionale, per protestare contro le croniche carenze di organico, gli straordinari continui, imposti e non concordati con i sindacati, una situazione generale di evidente sbando e totalmente scaricata sulle spalle dei lavoratori. Il 23 marzo c’è stata la replica in Piemonte per motivazioni identiche.

Siderurgia. Gli operai dell’associazione Camping CIG hanno inviato una lettera all’ex ministro Calenda chiedendogli dove siano finite le numerose “rassicurazioni” portate in piena campagna elettorale a Piombino per le sorti delle acciaierie, dato che entro fine anno scadranno gli ammortizzatori sociali e la fase di vendita ai nuovi padroni di Jindal è tutt’altro che definita. Va avanti da mesi anche la trattativa per il passaggio del gruppo Ilva ai nuovi padroni di Mittal, che da subito avevano chiesto 4mila licenziamenti su 12mila operai, a Taranto, e 600 a Cornigliano: il tutto mentre continuano a non venire minimamente applicate le misure per limitare l’inquinamento del territorio, alimentando la contraddizione fra diritto alla salute e lavoro.

Fincantieri. A Palermo si è arrivati alla cinquantesima settimana consecutiva di sciopero dei saldatori e carpentieri del reparto OSA, per protestare contro lo spostamento della pausa mensa a fine turno (un modello imposto prima di altri in FCA).

Istruzione. In occasione dell’insediamento delle Camere, venerdì 23 marzo hanno scioperato per la terza volta in un mese le maestre italiane contro i 40mila licenziamenti dalla, ormai tristemente famosa, sentenza del Consiglio di Stato dello scorso dicembre. Il Miur ha assicurato una “soluzione entro l’estate”, ma la sola risposta accettabile sono la riapertura delle graduatorie e il mantenimento del posto in ruolo di coloro che vi sono già inseriti, spesso da oltre dieci anni.

Sanità. La Regione Toscana ha messo a bilancio altri 45 milioni di euro di tagli al personale per i prossimi due anni, un attacco pesante in un settore di lavoro dove le ore di straordinario imposte e non pagatei non si contano più, al pari di episodi di burn out, dove il numero di infermieri, OSS e tecnici è già ridotto all’osso con la conseguenza di liste di attesa infinite: tutti elementi a favore del settore privato, sempre più in espansione.

Commercio. Fallisce la società Dps che detiene il marchio Trony e viene comunicato via WhatsApp ai 500 dipendenti dei 43 negozi italiani che non si devono più presentare al lavoro, dopo aver subito per due anni i tagli salariali dei contratti di solidarietà. La crisi, dovuta alla concorrenza del settore e-commerce, colpisce e mette a rischio altre grandi catene di vendita di prodotti dell’elettronica come Euronics e Mediaworld.

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