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In Italia non ci sono più i comunisti?

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Aprile 4, 2018
in Resistenza n. 4/2018
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Un’analisi in vista del V Congresso del P.CARC

 

Nel nostro paese ci sono centinaia di migliaia di persone che hanno la falce e il martello nel cuore, che riconoscono nel movimento comunista il principale artefice dei passi avanti che l’umanità ha compiuto nel ‘900, che riconoscono il comunismo come il futuro dell’umanità e hanno l’ambizione e la speranza di fare la rivoluzione socialista in Italia. Sono donne e uomini, giovani, adulti e anziani, uniti da un grande ideale, ma per lo più dispersi in tanti partiti, organismi, circoli e movimenti che non riescono a essere lo strumento per valorizzare il loro entusiasmo e la loro forza, la loro esperienza e la loro dedizione alla lotta di classe quanto le potenzialità consentirebbero e quanto la situazione richiede.

Queste centinaia di migliaia di persone, che sono lo zoccolo duro delle mobilitazioni, delle lotte, delle esperienze di autorganizzazione, sono la base rossa di questo paese, le loro aspirazioni ed esperienze sono il patrimonio da cui partire per rafforzare la rinascita del movimento comunista.

Sono reali, esistono: hanno promosso e partecipato alle numerose iniziative per le celebrazioni del Centenario della Rivoluzione d’Ottobre, alcuni hanno partecipato attivamente alla campagna elettorale (in varie liste, dal PC di Rizzo al M5S, passando per Potere al Popolo) e alcuni invece non vi hanno partecipato affatto. Ma la questione decisiva è che tutti oggi sono in fermento perché intuiscono la gravità della situazione (vedi l’Editoriale) e sanno, o almeno intuiscono, che la rivoluzione socialista e l’instaurazione del socialismo è l’unica alternativa realistica. Per tutti la domanda è una: come fare?

Ci sono tanti comunisti, ma non c’è un partito che li raccolga, li formi, li valorizzi, li organizzi per la lotta rivoluzionaria e permetta loro di darsi i mezzi (ideologici, politici e organizzativi) per fare la rivoluzione socialista.
In questo contesto di frammentazione della base rossa, gli appelli alla ricostruzione del partito comunista si susseguono, come anche aumenta la concorrenza fra chi li promuove “a chi lo costruisce prima”, “a chi lo costruisce grande e forte”, “a chi lo costruisce vero”. Noi non partecipiamo a questa competizione. Non facciamo la reclame al nostro Partito e non denigriamo le esperienze degli altri e i tentativi di iniziare oggi, ma comportandosi come se dovessero partire da zero, quel percorso che la Carovana del (nuovo)PCI ha iniziato più di 30 anni fa, grazie a un lavoro meticoloso di elaborazione per tirare il bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria, per comprendere la natura della crisi e individuare la via (la strategia, la linea) per fare la rivoluzione nel nostro paese e, al contempo, facendo fronte e resistendo a otto procedimenti giudiziari per “associazione sovversiva” che avevano l’obiettivo di disintegrarla sul nascere. E’ un percorso trentennale che ha portato la Carovana del (nuovo)PCI a essere ciò che è oggi: la combinazione degli insegnamenti dei comunisti che hanno diretto la prima ondata della rivoluzione proletaria (sintetizzati nella loro forma più alta e organica nel marxismo-leninismo-maoismo) con le scoperte che abbiamo fatto grazie alla nostra esperienza di costruzione della rivoluzione socialista in un paese imperialista.

Il principale contributo che possiamo dare all’unità della base rossa è lottare con decisione e scienza per la costruzione del Governo di Blocco Popolare (GBP) e quindi per la promozione della mobilitazione rivoluzionaria delle masse nel nostro paese. Questo è l’aspetto decisivo che farà avanzare con passo più spedito anche la rinascita del movimento comunista nel nostro paese.

Quanto più ci cimenteremo con decisione e scienza nella lotta per il GBP, tanto più saremo in grado di valorizzare ciò che di positivo hanno i compagni che ci circondano, che ci osservano, che sono alla ricerca, che ritroviamo al nostro fianco nelle lotte, nelle manifestazioni, nelle attività nei quartieri, nelle attività culturali, ecc. al di la della sigla di appartenenza!

Lo sviluppo del dibattito sul bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria, sulla natura della crisi, sulla strategia, tattica e linea da seguire per fare la rivoluzione socialista nel nostro paese sono un ingrediente fondamentale per avanzare nella rinascita del movimento comunista. Tanta è la confusione sotto al cielo, tanta la necessità di chiarezza tra la base rossa. La sinistra borghese (i Ferrero, gli Acerbo, le Forenza, i Vasapollo e i Cremaschi, le Castellina) con le sue concezioni disfattiste soffoca invece questi compagni, li fa sentire sostanzialmente inutili, degli sconfitti, prospetta loro un futuro nero, nerissimo, senza alcuna speranza se non “tra duecento anni”. Ora, ad esempio, dopo la campagna elettorale affermano che “il paese si è spostato a destra”, che “siamo davanti al fascio-grillismo”, ecc. semplicemente perché le masse popolari non li hanno mandati in Parlamento, non credendo più alle loro promesse. E’ questa lettura errata della realtà (per un’analisi corretta della situazione nel paese rimandiamo agli altri articoli pubblicati su questo numero) che produce demoralizzazione, sfiducia, disfattismo. Occorre una lotta serrata per affermare le idee giuste su quelle sbagliate, per affermare le idee che permettono di sviluppare la mobilitazione rivoluzionaria su quelle che invece la ostacolano: la sinistra borghese non costruisce la rinascita del movimento comunista ma anzi con la sua concezione la ostacola e disperde le forze.

Per questo è importante sviluppare, nel modo più articolato possibile, una pratica comune, al di là dell’appartenenza a questo o quel partito o organismo, con i compagni che hanno la falce e il martello nel cuore. E’ ciò che abbiamo iniziato a promuovere più coscientemente negli ultimi mesi: un volantinaggio fatto assieme davanti a una fabbrica fa toccare con mano che non è vero che la classe operaia non esiste; un volantinaggio sul socialismo fatto davanti a una scuola superiore suscita interesse e dibattito con alcuni studenti e dimostra che non è vero che i giovani sono un “branco di smidollati”; un banchetto o un presidio contro la repressione fa riscontrare come molti lavoratori, studenti, pensionati esprimono solidarietà con i compagni colpiti dallo Stato borghese e che le masse popolari non sono un “blocco di indifferenti”, un’iniziativa sulla Corea del Nord o il Venezuela aiuta a contrastare le menzogne e le mistificazioni dei media di regime e suscita interesse e stupore tra i partecipanti, alimentando la solidarietà internazionalista; l’organizzazione di uno sciopero al contrario fa vedere che anche se si parte in pochi “si può fare!”; un’iniziativa di dibattito sui primi paesi socialisti o sugli anni ‘70 (tema “tabù” per la sinistra borghese e “attenzionato” dagli sbirri… e che invece suscita grande interesse in particolare tra i “giovani ribelli”) o un corso di formazione sul Manifesto Programma del (n)PCI danno gli strumenti ideologici per capire che la rivoluzione socialista non è un “sogno nel cassetto”… Ebbene sono tutte esperienze formative e stimolanti e che fanno toccare con mano che la rivoluzione socialista cammina giorno dopo giorno sulle gambe della base rossa, lungo la strada tracciata dal Partito.

Il P.CARC sta ragionando e sperimentando su come migliorare l’intervento sulla base rossa per legarla a sé, organizzarla, mobilitarla e renderla protagonista della lotta per il GBP e il socialismo: ognuno può dare il suo contributo, ed è importante che lo dia, il P.CARC cerca di formare il maggior numero di compagni, istruendo coloro che di mettono alla scuola di Partito, ad apprendere la concezione comunista del mondo e a sperimentarla nell’intervento nella lotta di classe. E, allo stesso tempo, valorizza tutti i compagni che, per mille motivi, vogliono contribuire anche se ora non sono disponibili ad affrontare “scuole quadri”, ma intendono dedicare solo una parte del loro tempo alla lotta. Questi compagni sono preziosi per costruire una rete vasta di legami tra il Partito, la classe operaia e il resto delle masse popolari, per “portare alle masse” il nostro orientamento e allo stesso tempo per “raccogliere dalle masse” in termini di nuove forze, sostegno economico e logistico, ma anche informazioni, proposte, critiche, “stato d’animo” e visioni delle cose utili per migliorare la nostra azione, la nostra propaganda, la nostra attività di orientamento.

La trasformazione del P.CARC nel Partito del GBP si traduce sul piano organizzativo nel diventare un “Partito di quadri e di massa” in grado di organizzare, formare, mobilitare tutti i compagni e le compagne che vogliono contribuire a fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Un tipo di Partito quindi per molti versi inedito nei paesi imperialisti, così come inedito è un Partito che opera per il GBP.

Questo è il centro del discorso delle Conferenze di organizzazione che abbiamo tenuto tra la fine di gennaio e l’inizio di marzo in ogni Federazione, questo è il punto di avvio dei lavori congressuali del V Congresso che il P.CARC terrà nel prossimo autunno, questo è il lavoro in cui ci stiamo cimentando per quanto concerne la costruzione del Partito. Queste sono le (alcune delle) questioni su cui chiamiamo ogni compagno e ogni compagna del Partito (ma non solo) a esprimersi, ad approfondire e a sperimentare con noi.

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