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Le organizzazioni operaie e le organizzazioni popolari sono la forza che cambia il paese, costruiamole insieme

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Aprile 5, 2018
in Primo piano, Resistenza n. 4/2018
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Agli operai delle aziende capitaliste, ai lavoratori delle aziende pubbliche

La mobilitazione della classe operaia e degli altri lavoratori avanzati è la forza materiale che trasforma la società. Quando la classe operaia si mobilita, trascina con sé il resto delle masse popolari e le sue parole d’ordine diventano immediatamente le parole d’ordine di tutto il movimento popolare.

La mobilitazione della classe operaia è l’aspetto decisivo nella lotta per impedire che l’esito del voto sia ribaltato dai vertici della Repubblica Pontificia (vedi l’articolo “Governi chi ha vinto le elezioni” a pag. 1); nella lotta per costruire la nuova governabilità del paese dal basso, per imporre ai vertici della Repubblica Pontificia il Governo di Blocco Popolare; ma più in generale nella rivoluzione socialista, dato che essa sarà la nuova classe dirigente della società socialista.

Oggettivamente, cioè per il ruolo che ricopre nel modo di produzione capitalista, la classe operaia ha un ruolo decisivo nel funzionamento della società a partire dal fatto che è lei a produrre i beni e i servizi che tutti usano, per assumere il ruolo decisivo nella lotta per la trasformazione della società è necessario che impari a far valere la sua forza, ad affrontare in autonomia dalle istituzioni e dalle autorità della classe dominante le contraddizioni e i problemi che le si pongono, prenda fiducia in se stessa e nella sua forza. A questo fine, le lotte rivendicative sono una scuola e per migliaia di operai rappresentano il primo approccio alla lotta di classe, in molti casi però con un esito deludente perché la crisi generale del capitalismo lascia sempre meno margini al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e, anzi, spinge padroni e governi a eliminare i diritti e le tutele esistenti e a chiudere le aziende.

Per questo molti operai sono sfiduciati e si concentrano sulle difficoltà: “non ci sono più le grandi fabbriche”, “non c’è un’organizzazione grande, forte e decisa a lottare fino alla fine”, “siamo rimasti in pochi a mobilitarci e siamo sparsi”; per molti parlare di organizzazioni operaie e di organizzazioni popolari (OO e OP) che si mettono alla testa della mobilitazione di tutte le masse è un’utopia. E in effetti rimane quello, se ci si ferma a contemplare la situazione per quella che è anziché considerare la situazione che può essere e a cui ognuno può contribuire; se ci si concentra sulle difficoltà anziché sulle possibilità e sugli appigli che oggettivamente esistono. Ad esempio:

– non ci sono più le grandi fabbriche da decine di migliaia di operai concentrati in un unico stabilimento, ma ci sono 250 aziende sopra i 1000 dipendenti, 670 fra i 500 e i 1000 dipendenti; 3200 fra i 200 e i 500 dipendenti e 82.148 fra i 20 e i 100 dipendenti (dati ISTAT 2011). Inoltre, quando parliamo di classe operaia, non parliamo solo dei metalmeccanici (che è vero ne sono stati e ancora sono lo zoccolo duro), ma di tutti i dipendenti di aziende private che con il loro lavoro producono plusvalore per il padrone nel commercio, nei servizi, anche nelle cooperative…

– Non è vero che la mobilitazione della classe operaia è efficace solo se parte e coinvolge gli operai delle grandi aziende. Certo, le grandi aziende sono decisive, ma anche a partire dalle piccole o piccolissime aziende la classe operaia può far valere il suo ruolo (vedi l’esempio della Rational a pag. 5), anzi, le piccole e piccolissime aziende sono la grande maggioranza, l’organizzazione e il coordinamento di quegli operai contribuisce a dare ampiezza e capillarità alla mobilitazione.

– In moltissime aziende di ogni dimensione ci sono embrioni di organizzazioni operaie (OO, nelle aziende private) e di organizzazioni popolari (OP, nelle aziende pubbliche): in alcuni casi hanno la forma dell’organizzazione di lotta, in altri si occupano di sicurezza, in altri ancora, invece, sono attive su iniziative culturali e ricreative; in alcuni casi sono raccolte attorno alle RSU, in altri no. Ma quello che è certo è che in ogni azienda esiste un embrione di OO o OP.

– Gli embrioni di OO e OP non sono nuclei già formati e coscienti del proprio ruolo: anche un singolo operaio è un embrione. La cosa importante non sono i numeri da cui si parte, ma il ruolo che anche un solo operaio assume e l’iniziativa che prende.

Da cosa si parte per costruire OO e OP?
Il primo passo, forse a questo punto è già chiaro, è individuare l’embrione. Più praticamente, ogni lettore può e deve domandarsi se non sia proprio lui o lei l’embrione da cui inizia tutto. Dove c’è l’embrione, con i tempi che ci vogliono e perseguendo le strade più appropriate, inizia la fase di costruzione della OO o della OP. E’ una fase che si sviluppa spontaneamente fino a un certo livello senza alcun particolare requisito che non sia la volontà di chi inizia.

La seconda fase è il consolidamento e il rafforzamento della OO o OP, si pone la questione di farsi conoscere ad altri operai e diventare punto di riferimento autorevole, di stringere relazioni con operai di altre aziende e con i movimenti popolari del territorio, si pone inoltre la questione di capire bene come funziona l’azienda e quale è il suo ruolo nel tessuto produttivo. Questa fase, generalmente, si intreccia e trae forza dalla mobilitazione su questioni rivendicative e sindacali, per svilupparsi, oltre che della volontà di chi inizia, necessita che chi dirige la OO o la OP abbia già, o sia disposto a formarsi, una esperienza, delle relazioni, dei legami politici e organizzativi, una visione del mondo più organica e ampia di quella richiesta per la fase precedente. Noi mettiamo a disposizione a ogni operaio e a ogni gruppo di operai l’esperienza che siamo andati accumulando, in modo da permettere a tutti di avvalersi di criteri e principi generali già sperimentati e trovare la loro traduzione particolare, in modo da non partire da zero e avanzare più velocemente.

La terza fase è caratterizzata dal fatto che la OO o OP è abbastanza solida ideologicamente e strutturata organizzativamente da prendere posizione, con sicurezza, sui principali problemi del territorio e del paese, ma soprattutto indicare le misure che servono per farvi fronte e mobilitare direttamente le masse popolari ad attuarle, senza aspettare che a muoversi siano le autorità e le istituzioni della classe dominante. Opera, diciamo noi, da nuova autorità pubblica, secondo il principio che “è legittimo tutto quello che è negli interessi delle masse popolari, anche se per la classe dominante è considerato illegale”. Questa terza fase, le sue contraddizioni, i suoi avanzamenti e il suo sviluppo, richiedono un superiore legame con il movimento comunista cosciente e organizzato perché riguarda direttamente la questione del governo del paese: la rete di nuove autorità pubbliche costituite dalle OO e OP, zona per zona, è la forza che impone ai vertici della Repubblica Pontificia un suo governo di emergenza delle masse popolari organizzate, è la forza che spinge avanti la rinascita del movimento comunista e la rivoluzione socialista.

Come si inizia a costruire OO e OP?
Ogni azienda ha una situazione particolare (è essa stessa particolare: numero di dipendenti, posizione e ruolo nel tessuto produttivo, ecc.), ma tutte sono unite dal modo di produzione e dal sistema sociale in cui sono sorte e operano. Questo significa che non bisogna inventarsi niente, ma il modo migliore per iniziare è partire da ciò che altri hanno fatto e fanno e modificarlo sulla base della situazione particolare. Alcuni esempi:

  1. procurarsi o costruirsi l’indirizzario di tutti gli operai che lavorano nell’azienda e di fornitori e clienti. L’indirizzario di tutti i lavoratori (quelli che arrivano e quelli che partono, quelli a tempo indeterminato e quelli precari) serve per poter comunicare e fare interventi che raggiungono tutti, cosa che trasmette idea di forza e decisione. L’indirizzario di fornitori e clienti serve a capire se il padrone ha in cantiere piani di riduzioni, delocalizzazioni, chiusure, manovre speculative e quindi ad agire tempestivamente per contrastarli; in più favorisce l’azione degli operai che eventualmente scendono in lotta per continuare la produzione in maniera autorganizzata, li aiuta a non dover cominciare da zero;
  2. se il padrone minaccia la chiusura dello stabilimento, allarmare la popolazione della zona sui danni che ciò provoca alle attività locali e alla popolazione;
  3. ogni volta che c’è in ballo una fabbrica inquinante o di armi e qualcuno dice che bisogna chiuderla, propagandare su scala più ampia possibile che le aziende non si chiudono, si riconvertono (“inquinante è il capitalismo, non la lavorazione!”: questo si lega alla lotta per cambiare il corso generale delle cose);
  4. la realizzazione di un notiziario dell’azienda (come i gruppi operai alla Electrolux): cosa succede nell’azienda, che prospettive ha nelle mani di un padrone che la usa come sua proprietà e strumento del suo arricchimento, dove invece possono portarla i lavoratori se si organizzano per farlo ecc.;
  5. la creazione di corrispondenti di reparto, che alimentano e fanno riferimento alla OO o alla OP presente in azienda ed eventualmente ne fanno parte;
  6. l’organizzazione di feste e assemblee aziendali, rivolte cioè agli operai dell’azienda e ai loro familiari. Il coinvolgimento dei familiari degli operai è parte integrante dell’azione di orientamento che una organizzazione di lavoratori esercita fuori dall’azienda e diventa fondamentale nei momenti di lotta aperta;
  7. la ramificazione in organizzazioni di reparto (per le grandi aziende);
  8. l’organizzazione di incontri periodici di organizzazioni di lavoratori di una data zona, di un comparto produttivo, ecc.

Dove siamo presenti, dove le nostre forze ci consentono di arrivare benché non ci siano Sezioni sul territorio, il nostro sostegno all’organizzazione e alla mobilitazione della classe operaia, alla formazione di OO e OP è incondizionato. Scriveteci osservazioni, commenti, scriveteci dei problemi che incontrate a promuovere OO e OP e delle iniziative che sentite alla vostra portata per iniziare a costituirle o per rafforzare quelle che già esistono. Ma soprattutto tenete a mente, diffondete e propagandate la verità: non sono i padroni a essere forti, è la classe operaia che deve imparare a far valere la sua forza!

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