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[Pistoia] Sulla perquisizione e l’intimidazione a Cristian Boeri: fa paura il legame con la classe operaia

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Marzo 5, 2018
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Il compagno Cristian Boeri, responsabile del settore organizzazione della Federazione toscana del Partito dei CARC, come scritto da questa Agenzia Stampa (vedi in https://www.carc.it/2018/03/04/pistoia-perquisita-abusivamente-la-casa-di-un-compagno-del-p-carc-la-lotta-contro-la-repressione-rafforza-il-nuovo-potere/), rientrato da una assemblea a Firenze ha scoperto che qualcuno era entrato a casa sua, a Pistoia, e aveva messo le cose a soqquadro. Il modo è quello delle perquisizioni illegali poliziesche già sperimentato qualche mese fa dai compagni del Partito a Napoli. L’intrusione vuole essere una forma di minaccia da parte delle forze che governano la città e il paese, a fronte di un movimento comunista che si lega alla classe operaia, un movimento che non sanno come fermare, in una situazione rivoluzionaria che incrementa l’ingovernabilità a livello nazionale, come hanno mostrato i risultati delle elezioni del 4 marzo.

Il Partito a Pistoia è da tempo all’opera per intrecciare il legame con la classe operaia che ha il principale luogo di concentramento all’Hitachi. Il lavoro è iniziato già da tempo, nonostante le intimidazioni poliziesche contro i compagni che distribuivano volantini davanti alla fabbrica, e oggi si esprime come solidarietà contro la repressione e come studio in comune, cioè con il lavoro pratico e con il lavoro teorico.

Solidarietà contro la repressione è lotta per il reintegro degli operai licenziati perché hanno attuato le parti progressiste della Costituzione, che vieta la riorganizzazione dei fascisti: hanno dato una lezione alla canaglia fascista di Pistoia, famosa a livello nazionale per essere stata tana dell’assassino che uccise due senegalesi a Firenze, in piazza Dalmazia, nel 2011,  alimentata e foraggiata dai massimi dirigenti della Questura di Pistoia in modo eclatante nel 2009, sostenuta oggi dall’amministrazione comunale guidata dalla destra. È la solidarietà a cui chiamiamo con l’appello che pubblichiamo qui.

Studio in comune è il ciclo di letture collettive organizzato dalla casa editrice Rapporti Sociali e dal Circolo Aziendale Breda. I partecipanti leggeranno e discuteranno della storia della classe operaia del nostro paese raccontata negli scritti di Teresa Noce e di Giovanni Germanetto, dirigenti del primo movimento comunista del nostro paese. La locandina che pubblicizza il ciclo di letture riporta la poesia di Brecht Lode dell’imparare.

Questo legame che a Pistoia il Partito dei CARC intreccia con la classe operaia tramite la prima forma in cui si manifesta la lotta di classe, la lotta contro la repressione, e tramite la forma in cui si compie, tramite l’imparare, lo studio, la conoscenza della realtà, è veramente cosa che riempie di fiducia noi e che mette scompiglio nella classe nemica. L’intrusione poliziesca in casa del compagno Cristian è indicazione che siamo sulla strada giusta!

***

APPELLO IN SOLIDARIETA’ AI 3 OPERAI ALLONTANATI DAL PROPRIO POSTO DI LAVORO: REINTEGRO IMMEDIATO!!

Tre operai della principale azienda di Pistoia, Hitachi Rail (ex Ansaldo Breda), di cui due che lavoravano in aziende dell’indotto e uno tramite agenzia interinale, si trovano agli arresti domiciliari da quasi tre mesi.

Sono stati arrestati per una scazzottata avvenuta nella notte del 26 agosto nella centralissima piazza della Sala a Pistoia e derubricata rapidamente dalle autorità e dalla stampa locale come una banale rissa, scatenatasi per apprezzamenti ad una ragazza o vecchie ruggini fra gruppetti. In realtà quanto accaduto avrebbe come protagonisti un gruppo di operai appartenenti agli ultras della squadra locale e una squadraccia di neonazisti, che da anni imperversava nel centro di Pistoia con minacce e aggressioni a persone che risultavano sgradite ai loro occhi. Impedendo a questi promotori della mobilitazione reazionaria di agire indisturbati è stato di fatto attuato un principio di controllo popolare, costringendoli a battere in ritirata dopo aver assaggiato quanto fanno di solito loro ai malcapitati che aggrediscono.

L’episodio si inserisce in un contesto dove il clima di mobilitazione reazionaria viene continuamente alimentato dai gruppi scimmiottatori del fascismo, che da mesi attaccano perfino il prete di Vicofaro impegnato nell’accoglienza e sostegno degli immigrati (vedi https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/03/don-biancalani-nuove-minacce-al-prete-pro-migranti-niente-pieta-per-i-traditori-della-patria-vi-ammazzeremo-tutti/3891848/) e tacitamente avvallati da alcuni soggetti appartenenti alla questura pistoiese, ben noti per la loro particolare intraprendenza nel sopprimere ogni forma di protesta, come avvenuto a due uomini “vittime del salvabanche”, sottoposti al foglio di via per aver contestato Matteo Renzi in occasione dell’ultima visita fatta a Pistoia (vedi: http://iltirreno.gelocal.it/pistoia/cronaca/2017/12/06/news/renzi-contestato-rischiano-il-foglio-di-via-da-pistoia-1.16202617 ). Ricordiamo anche che dal covo di Casapound Pistoia veniva l’assassino Gianluca Casseri, che il 13 dicembre del 2011 uccise due senegalesi in piazza Dalmazia a Firenze e ne ferì gravemente un altro prima di “suicidarsi”.

Gli episodi di intolleranza sono aumentati dopo la recente elezione del nuovo sindaco di Fratelli d’Italia, Alessandro Tomasi, già implicato in scontri con gli antifascisti (https://www.carc.it/2017/10/03/prescritto-il-processo-contro-alessandro-della-malva-e-gli-antifascisti-toscani-per-lassalto-a-casa-pound/). Tra l’altro il sindaco conosce personalmente le persone arrestate, in quanto frequentatore della curva locale, ma su di loro non ha speso una sola parola come se non li avesse mai visti in vita sua.

In meno di un mese la Questura di Pistoia, sempre solerte ed efficiente nel correre in aiuto e schierarsi a difesa dell’estrema destra (vedi https://it.scribd.com/document/138227361/Comitato-Amici-e-Parenti-Livorno-Dossier-Questura), ha posto agli arresti domiciliari i presunti protagonisti degli scontri in piazza della Sala, mentre i nazisti se la sono ovviamente cavata con una denuncia.

Il fatto più grave però consiste nell’allontanamento dal lavoro dei 3 operai da parte dell’azienda Hitachi Rail, che li ha messi alla porta perché “non graditi”. Nonostante il giudice si sia espresso favorevolmente per il rientro in fabbrica di un operaio, l’azienda si è rifiutata di riattivargli il badge (cartellino), scavalcando l’autorità giudiziaria e di fatto stracciando uno dei principali articoli della costituzione; quello che garantisce a tutti un lavoro utile e dignitoso.

Tutta questa vicenda ci mostra chiaramente lo stato di difficoltà in cui versa il sistema sociale capitalista e il fatto che la borghesia non è più in grado di governare come faceva un tempo: concedendo benefici, elargendo concessioni economiche e privilegi al fine di soddisfare le richieste di miglioramento che le masse popolari avanzano e per dare ad ognuno la possibilità di avere una vita dignitosa.

Oggi più che mai è necessario opporsi a questo atto di repressione, per evitare che diventi un precedente con cui i padroni possano andare a colpire ogni lavoratore scomodo che non riescono ad attaccare direttamente. Si licenziano degli operai per fatti avvenuti all’esterno dell’azienda, per episodi che nulla hanno a che fare con la condotta sul posto di lavoro. Il carattere di classe dell’attacco è ancora più evidente se pensiamo al trattamento opposto riservato a  figuri come  Denis Verdini, condannato in primo grado a 11 anni di carcere per il crack di Banca Etruria che ha ridotto sul lastrico centinaia di famiglie, e che ancora siede in Parlamento insieme a decine di altri imputati in processi per reati contro le masse popolari, come la corruzione. Loro sì che dovrebbero stare in galera! E’ quindi necessario respingere al mittente un’operazione che in futuro può essere replicata contro ogni lavoratore, alla maniera in cui il metodo Marchionne è stato esportato da FCA nelle principali aziende del paese, alla faccia delle rassicurazioni di chi diceva che la cosa rappresentava un’eccezione diventata poi regola.

Oggi più che mai è necessario estendere la solidarietà di classe a questi lavoratori e sostenerli con iniziative di raccolta fondi per le spese legali.

Il passo da fare è allargare, consolidare e rilanciare questa solidarietà a partire dai lavoratori delle aziende capitaliste, i dipendenti pubblici, i delegati sindacali che ogni giorno fronteggiano le manovre repressive del padrone e che possono essere colpiti in questo modo. La solidarietà è un’arma potente nelle mani delle masse popolari e della classe operaia, organizziamoci per usarla al massimo della sua forza!

Invitiamo tutte le forze politiche e sindacali, i comitati e le associazioni, i singoli lavoratori, studenti, precari e disoccupati che ritengono propri patrimoni politici l’antifascismo, la vigilanza democratica e gli interessi della classe operaia a sottoscrivere l’appello in solidarietà ai 3 operai licenziati perché vengano immediatamente revocate le misure di custodia cautelare e siano reintegrati nel proprio posto di lavoro.

Per contatti e adesioni: [email protected],

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