Il 4 marzo si svolgeranno le elezioni politiche. Le ultime settimane sono state contraddistinte dal grosso sommovimento che la campagna elettorale sempre genera tra le masse popolari (sia in chi va a votare che in chi propende per l’astensione). Questo sommovimento ha attraversato tutto il paese ed ha avuto un suo sviluppo specifico nella Regione Campania e nella città di Napoli. In questo comunicato, in cui daremo indicazioni di voto per Campania, Puglia e Basilicata, vogliamo concentrarci sull’analisi di tutto questo sommovimento sia nel campo della classe dominante, la borghesia, che in quello delle masse popolari.

LA LOTTA TRA BANDE TRA I POTERI FORTI – In Campania la campagna elettorale è stata animata dalla lotta tra gruppi di interesse per la gestione di affari quali lo smantellamento della Sanità pubblica, la privatizzazione dell’acqua o la speculazione sullo smaltimento dei rifiuti (questi sono solo alcuni esempi).

Da questa lotta è emerso con più chiarezza il ruolo del governatore De Luca quale garante, per conto dei poteri forti, della guerra di sterminio non dichiarata contro le masse popolari campane. Già in occasione della disfatta del referendum sulla Costituzione, era emerso dalle intercettazioni il livello di corruzione (promesse di fritture di pesce in cambio di voti) e i favori nei confronti delle cliniche private a danno del servizio sanitario pubblico. Da quel momento è stato chiaro come la posizione di De Luca scricchiolasse.

Le elezioni politiche hanno confermato questa tendenza e i titoli dei giornali sulle ruberie fatte da suo figlio nell’ambito del trattamento dei rifiuti sono messaggi chiari da parte di fette dell’imprenditoria (locale, nazionale e internazionale), dei gruppi criminali e di frange di potere del Vaticano che hanno sostenuto la banda De Luca e oggi chiedono conto.

Fronti di questa lotta sono state inoltre le aziende partecipate della Regione Campania e dal Comune di Napoli: aziende quasi tutte sull’orlo del fallimento per debiti (vedi caso ANM, SMA Campania, Campania Ambiente, ARPAC Multiservizi, EAV ecc.) finite ad essere utilizzate come arena di scontro d’interessi economici e bacini di voti.

La mancanza al momento di un altro uomo che si faccia garante degli interessi delle Larghe Intese sembra spingere perché la direzione della Regione non subisca particolari stravolgimenti. In questo senso va intesa la richiesta fatta da Bergoglio al cardinale Crescenzo Sepe di restare in carica altri due anni (guarda caso un mese prima dello scoppio del “sexy gate” presso la Curia di Napoli). Tale tendenza va letta innanzitutto per la minaccia rappresentata dal M5S (nemico numero uno di De Luca in Consiglio Regionale) e l’esperienza DEMA a Napoli.

In questo quadro l’amministratore delegato Marchionne della FCA sta infine sviluppando la sua campagna elettorale sospendendo la produzione per una settimana, quale chiara minaccia di chiudere definitivamente la produzione in Italia se non verranno rinnovati i finanziamenti pubblici al gruppo FCA.

L’ESPERIENZA DE MAGISTRIS A NAPOLI –De Magistris ha condotto una vera e propria irruzione nella campagna elettorale imponendo all’ordine del giorno l’opera del governo centrale di strangolamento economico dei comuni e la denuncia delle politiche di austerità portate avanti dai governi delle larghe intese, garanti degli equilibri tra i poteri forti. L’esperienza napoletana rappresenta un esempio molto avanzato di amministrazione di rottura con i governi delle Larghe Intese ma per svilupparsi e diventare l’amministrazione comunale di cui le masse popolari hanno bisogno deve rompere definitivamente con il governo centrale e con i poteri forti. Questo significa che l’AC De Magistris deve mettersi a servizio delle organizzazioni operaie e popolari favorendone l’azione e il coordinamento, infrangere il patto di stabilità e i vincoli imposti dalla banche e dal governo che non solo strozzano le casse comunali ma affogano la classe operaia e il resto delle masse popolari della città.

Durante la campagna elettorale è stato evidente questo scontro interno all’amministrazione, che da un lato mobilitava la città contro i debiti ingiusti ma dall’altro contestava i lavoratori ANM per lo sciopero di Capodanno; da un lato approvava delibere imposte dal basso da organizzazioni popolari come il Comitato Vele di Scampia, dall’altro accusa i lavoratori della SAMIR in sciopero per il salario di essere burattini della Camorra, ecc.

Mettersi al servizio delle organizzazioni operaie e popolari, dare forza e forma di legge a quanto esse indicheranno di fare al Comune di Napoli e in definitiva fare di Napoli la prima Amministrazione Locale d’Emergenza d’Italia, è lo sbocco più alto che l’esperienza di De Magistris possa avere. Diversamente, se deciderà di non schierarsi fino in fondo con una o l’altra parte della barricata sarà travolta dai poteri forti o dalla mobilitazione delle masse popolari.

LA MOBILITAZIONE DELLE MASSE POPOLARI – La campagna elettorale, oltre alla lotta per bande interna alla borghesia imperialista e allo scontro tra istanze locali e governo centrale è stata animata dalla mobilitazione delle masse popolari organizzate. La pratica delle organizzazioni operaie e popolari si è sviluppata in particolar modo sui seguenti ambiti: lotta per la casa, difesa dei servizi pubblici (sanità, istruzione, trasporto ecc.), lotte della classe operaia e lotta per il lavoro. Di queste esperienze segnaliamo le principali per ricavare insegnamenti e indicazioni generali.

Sono stati questi i mesi in cui il Comitato Vele di Scampia, una vera e propria autorità pubblica, ha imposto al Comune di Napoli una delibera popolare che sancisce l’abbattimento delle Vele e l’assegnazione di alloggi alle famiglie. È questo il risultato di una lotta fatta di occupazioni di uffici comunali, manifestazioni e scioperi al contrario. Tale risultato ora apre una nuova fase della vita del Comitato: il Controllo Popolare sui lavori che inizieranno nel quartiere. Questa esperienza rappresenta un esempio unico di come agisce una Nuova Autorità Pubblica, un’autorità che nasce dal basso e che impone senza se e senza ma la volontà delle masse popolari alle autorità ufficiali. Un’autorità popolare che è capace anche di alimentare altra partecipazione e protagonismo sul territorio, promuovendo la nascita di altre organizzazioni operaie e popolari: vedi il ruolo di promozione del Cantiere 167 e del comitato dei Disoccupati Organizzati di Scampia.

Esperienze come quelle del Coordinamento Campano per la Salute, sono tra le espressioni più significative della mobilitazione delle masse popolari in Campania, dove la distruzione del Sistema Nazionale Sanitario, l’inquinamento ambientale e l’annientamento della dignità e della sicurezza sul lavoro sono crescenti. Al coordinamento partecipano comitati come quelli in difesa dell’Ospedale San Gennaro (da cui tutto ha avuto inizio), dell’Acalesi, del Pellegrini, del San Giovanni Bosco e di altri ospedali della regione, insieme agli ambulatori popolari diffusi nel territorio (tra questi significativa è l’attività dell’ambulatorio popolare dell’ex OPG). Il coordinamento è riuscito in questi mesi a ottenere l’impegno del sindaco di Napoli a costituire la Consulta Popolare per la Salute e a far schierare candidati alle elezioni politiche (in particolare il comitato in difesa del San Giovanni Bosco ha portato Flavia Brescia a dar visibilità alla lotta in corso negli ospedali).

Sono stati mesi in cui il movimento dei disoccupati organizzati della città di Napoli ha trovato nuove spinte unitarie, superando la vecchia logica delle nicchie, nella lotta per il lavoro, lotta che si riorganizza attorno alla pratica dello sciopero alla rovescia che più di tutti il Comitato Disoccupati Organizzati del Cantiere 167 di Scampia sta promuovendo. Questa pratica si compone di tre passaggi: individuazione dei lavori che servono nel quartiere, apertura di cantieri popolari da parte dei disoccupati e richiesta di pagamento (nelle forme più varie) per la prestazione lavorativa data alla collettività. Questo tipo di pratica di lotta mostra chiaramente come di lavoro da fare ce ne sia e che è solo per volontà politica se le istituzioni lasciano che i territori vadano in malora. In particolare lo sciopero alla rovescia del 7 febbraio ha visto la partecipazione dei disoccupati di Scampia, di una delegazione del Movimento “7 novembre” e del Movimento Meridionale per il Lavoro. Anche in quell’occasione candidati di Potere al Popolo e del Movimento 5 Stelle, hanno partecipato invitati dai disoccupati per sostenere l’iniziativa e darle visibilità.

La campagna elettorale è stata anche terreno di lotta per i lavoratori delle Società Partecipate e in particolare per quelli di ANM. All’interno dell’azienda si è formato un comitato di lavoratori che ha cominciato a diffondere una serie di prese di posizione pubbliche contro le politiche di affossamento dell’azienda che le varie amministrazioni della città di Napoli hanno prodotto. In particolare i lavoratori hanno denunciato le ambiguità della giunta De Magistris a non schierarsi dalla parte dei lavoratori e della difesa della natura pubblica di ANM ma anzi di scagliarsi a più riprese contro i lavoratori e le mobilitazioni che questi hanno messo in campo. Rilevante è stato il comunicato diffuso alla vigilia della mobilitazione voluta da De Magistris a Roma contro il debito della città di Napoli, comunicato in cui i lavoratori chiedevano al sindaco di confrontarsi pubblicamente con i lavoratori prima del presidio sotto Montecitorio. A questo appello, cui non c’è stata risposta da parte dell’amministrazione napoletana (cosa grave!), hanno risposto diversi comitati popolari della città, che il 20 febbraio presso il Cantiere 167 si sono confrontati sul futuro della città e di ANM e su quale fosse il contributo che ciascuno di essi potesse dare per alimentare una nuova governabilità dal basso di tutta la città.

Importante è stato il ruolo assunto dalla classe operaia in questa campagna elettorale in Campania. Nei concentramenti operai del porto di Napoli il comitato dei portuali e del SI COBAS hanno organizzato una serie di gazebo e diffusioni contro i licenziamenti in CONATECO e la battaglia legale per il reintegro dei 7 operai licenziati; una grande mobilitazione-comizio a Torre del Greco (organizzata dai candidati del Movimento 5 Stelle e l’associazione Marittimi per il futuro, operai colpiti dal fallimento di Deiulemar); dalla grande mobilitazione nazionale del 24 febbraio a Roma e dall’assemblea operaia che si terrà il 3 marzo a Napoli in vista del pronunciamento di cassazione sulla vicenda del reintegro dei 5 licenziati FCA di Pomigliano. Tutto questo conferma il peso della mobilitazione operaia, capace di cambiare interi equilibri e di generare grosse mobilitazioni (come nel caso di Torre del Greco).

Un ambito che ha visto ulteriore sviluppo è inoltre quello del rafforzamento del coordinamento tra le principali avanguardie operaie degli stabilimenti FCA nel centro sud (Melfi, Pomigliano e Cassino) che ha avuto come centro promotore proprio i cinque operai licenziati di Pomigliano.

LE LISTE E I CANDIDATI – Abbiamo tenuto conto nello sviluppo della campagna elettorale dei partiti, i movimenti e liste che per caratteristiche proprie, per legame con le masse popolari, per convinzione o per convenienza si sono poste in rottura con i governi delle larghe intese. Pensiamo sia utile, quindi, votare e dare indicazione di voto in ogni circoscrizione a quei candidati che danno maggiore affidabilità di applicare forze, relazioni e risorse per

1. promuovere la moltiplicazione del numero di organizzazioni operaie e popolari,

2. favorire la loro attività come Nuove Autorità Pubbliche che indicano e applicano le misure, sia pure parziali e precarie che è possibile mettere in opera a livello locale contro gli effetti della crisi,

3. sostenere l’opera per coordinarsi in tutto il paese fino a costituire un proprio governo d’emergenza e farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia.

In Campania la lista protagonista della mobilitazione delle organizzazioni operaie e popolari e di chi ha la falce e martello nel cuore è stata Potere al Popolo. Il dato è certamente favorito dal fatto che in Campania e soprattutto a Napoli, essa avesse il suo cuore pulsante e la sua testa nell’ex-OPG. La lista Potere al Popolo ha avuto il pregio di ridare fiato a tanti compagni della base rossa delusi dallo stato di cose presenti e di riunire esperienze di lotta, organizzazione e coordinamento che prima marciavano divise. L’organizzazione di iniziative contro il 41-bis e la repressione, la posizione assunta contro le manifestazioni neofasciste, la promozione di azioni di lotta quali occupazione di una chiesa abbandonata contro il Decreto Minniti, il protagonismo promosso tra i lavoratori precari e a nero della città, sono certamente gli aspetti più positivi di questa esperienza.

Il limite principale che questa lista ha presentato è stato, invece, la tendenza elettoralista di concepire i banchetti, i volantinaggi, le azioni di lotta e le conferenze non come ambiti di organizzazione delle masse popolari ma più come segmenti della propaganda elettorale della lista. Non è chiaro, tutt’oggi, cosa i compagni di Potere al Popolo intendono fare per “andare oltre il 4 marzo” (formula che usano spesso ma a cui non danno un contenuto reale).

Quest’ambiguità e la fiducia nelle istituzioni del nemico che l’elettoralismo necessariamente produce finirà, al di là dei risultati elettorali, per diffondere nuovamente sfiducia tra tutti quelli che in questi mesi si sono attivati e che dopo il 4 marzo non vedranno conseguita alcuna rivoluzione (anche con un eventuale ingresso in parlamento). Del resto non è la prima volta che si formano presentano alle elezioni liste costruite dal basso o composte da avanguardie di lotta. Potere al Popolo se vuole continuare a svolgere un ruolo positivo oltre il 4 marzo può e deve promuovere un fronte anti larghe superando concorrenze e settarismo verso altre formazioni fuori e dentro dal Parlamento.

Altrettanto positiva è stata la mobilitazione di attivisti e candidati del Movimento 5 Stelle nella lotta a sostegno degli immigrati (in particolare in sostegno della lotta degli immigrati del CAS di Quarto) nonostante Di Maio&Co teorizzassero la formula “Sbarchi Zero”; così come il sostegno dato alla lotta degli operai di Torre del Greco o dello sciopero al contrario organizzato dai disoccupati di Scampia (esperienze citate nel paragrafo precedente); altrettanto importanti sono inoltre l’iniziativa a sostegno del Venezuela bolivariano, la conferenza sul diritto alla casa e la partecipazione al presidio antifascista promosse da alcuni attivisti del Meetup di Caserta. Positiva è stata la presa di posizione del MeetUp di Napoli est a sostegno della campagna contro la repressione del sito Vigilanza Democratica.

Queste esperienze testimoniano come la visione del Movimento 5 Stelle come monoblocco diretto da Di Maio su una linea arrivista, politicante e a tratti reazionaria porti fuori strada. È questa una visione alimentata dalla borghesia per delegittimare la sinistra interna al Movimento 5 Stelle, una sinistra che fa paura visto il largo seguito che questo movimento riscuote nel paese. È innegabile, al contempo, che la guida di Di Maio abbia anche in Campania spostato a destra la testa del Movimento 5 Stelle, in cui si sono verificati non pochi brogli e designazioni teleguidate dei candidati.

Pur tuttavia il M5S rappresenta una forza anti larghe intese a livello nazionale come a livello locale, cosa testimoniata ad esempio dal fatto di essere stata l’unica formazione politica ad aver organizzato un presidio sotto il palazzo della Regione contro il governatore De Luca durante la campagna elettorale. Sarà piuttosto la mobilitazione delle masse popolari che potrà cambiare le sorti della regione, per cui saranno le forze che si cimenteranno nella costruzione di un fronte anti Larghe Intese dopo il 4 marzo che potranno sovvertire le sorti del nostro territorio e dell’intero paese.

***

LE INDICAZIONI DI VOTO DELLA SEGRETERIA FEDERALE CAMPANIA

Quanto segue sono le indicazioni di voto della Segreteria Federale Campania per le elezioni politiche del 4 marzo 2018.

 

CAMPANIA

INDICAZIONI DI VOTO PER LA CAMERA

  1. Collegi plurinominali Campania

Per i collegi plurinominali le indicazioni sono di sbarrare il simbolo delle seguenti liste:

Campania 1 – 01: Giugliano, Acerra, Casoria e Pozzuoli – Potere al Popolo

Campania 1 – 02: San Carlo all’Arena, Ponticelli, San Lorenzo e Fuorigrotta – Potere al Popolo

Campania 1 – 03: Nola, Portici, Torre del Greco e Castellammare di Stabia – Movimento 5 Stelle

Campania 2 – 01: Benevento, Ariano Irpino e Avellino – Potere al Popolo

Campania 2 – 02: Caserta, Santa Maria Capua Vetere e Aversa – Movimento 5 Stelle

Campania 2 – 03: Scafati, Salerno, Battipaglia e Agropoli – Potere al Popolo

  1. Collegi Uninominali Campania

Oltre al voto della lista indicata per i collegi plurinominali indichiamo di spuntare i seguenti candidati uninominali:

Campania 1 – Collegio 4: Afragola, Arzano, Casavatore, Frattamaggiore, Casoria – Oriana Cerbone (PaP)

Campania 1 – Collegio 5: Vomero, Arenella, Piscinola e Miano – Giuseppe Aragno (PaP)

Campania 1 – Collegio 6: Ponticelli, Barra, Secondigliano, Scampia – Barbara Pierro (PaP)

Campania 1 – Collegio 7: Quartieri del centro di Napoli – Chiara Capretti (PaP)

Campania 1 – Collegio 8: Fuorigrotta, Bagnoli, Soccavo, Pianura e Chiaiano – Salvatore Cosentino (PaP)

Campania 1 – Collegio 9: Bacoli, Ischia, Marano, Pozzuoli, Procida e Quarto – Aniello Nasti (PaP)

Campania 1 – Collegio 11: Ercolano, Pompei, Torre Annunziata, Torre del Greco e Trecase – Luigi Gallo (M5S)

INDICAZIONI DI VOTO PER IL SENATO

  1. Collegi plurinominali Campania

Per i collegi plurinominali le indicazioni sono di sbarrare il simbolo delle seguenti liste:

Campania 1: Benevento, Caserta e Avellino – Movimento 5 Stelle

Campania 2: Casoria, Giugliano, Fuorigrotta e San Carlo all’Arena – Potere al Popolo

Campania 3: Torre del Greco, Portici, Battipaglia e Salerno – Movimento 5 Stelle

  1. Collegi Uninominali Campania

Oltre al voto della lista indicata per i collegi plurinominali indichiamo di spuntare i seguenti candidati uninominali:

Campania 1 – Collegio 04: Pozzuoli/Giugliano – Antonio Rega (PaP)

Campania 1 – Collegio 09: Torre Del Greco – Virginia La Mura (M5S)

PUGLIA

Indichiamo agli elettori del Collegio plurinominale Puglia 2 (Lecce, Nardò, Casarano, Francavilla Fontana) di votare alla Camera dei Deputati per Potere al Popolo e di indicare come voto uninominale presso il Collegio Puglia 7 Fabio De Nardis.

Indichiamo invece di votare per Potere al Popolo al Senato presso il Collegio plurinominale Puglia sud.

BASILICATA

Alla Camera presso il collegio Potenza-Lauria al plurinominale indichiamo di votare il Movimento 5 Stelle.

Per quanto riguarda il collegio Melfi-Matera alla Camera dei Deputati indichiamo di votare al plurinominale il Movimento 5 Stelle.

Al Senato presso il collegio Potenza-Lauria indichiamo di votare al plurinominale Potere al Popolo e di sbarrare ili nome di Gerardo Melchionda come preferenza uninominale.

Al Senato per quanto riguarda il collegio di Melfi-Matera indichiamo di votare al plurinominale il Movimento 5 Stelle.

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