È appena terminato il centesimo anno dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Procediamo sul cammino intrapreso nel 1917, costruendo la rivoluzione socialista nel nostro paese. Abbiamo a disposizione la scienza necessaria per portare a termine questo che è un compito nuovo, perché una rivoluzione in un paese imperialista non è stata ancora fatta.

Seguiamo l’esempio dei partiti comunisti che hanno fondato la loro azione sull’elaborazione di una scienza, la concezione comunista del mondo, sulla sua sperimentazione, sul suo insegnamento e sulla sua applicazione. Il partito diretto da Lenin scoprì che per fare diventare rivoluzionario un movimento delle masse popolari serve la teoria rivoluzionaria. Uguale importanza alla scienza fu data dal partito diretto da Mao.

Entrambi quei partiti, come è noto, hanno conquistato il potere: nell’arco di poco più di trent’anni sono stati creati paesi socialisti in una estensione che copriva un terzo del mondo. Il movimento comunista non riuscì, però, a conquistare il potere in alcun paese imperialista, né in Germania, né in Italia, né in USA, né altrove. Sta a noi comunisti dei paesi imperialisti farlo, e noi comunisti italiani abbiamo intrapreso l’opera, seguendo l’esempio di chi ci ha preceduto, fondando la nostra azione sulla scienza che, nel corso dei decenni, la Carovana del (nuovo) Partito Comunista Italiano, di cui il P.CARC è componente, ha elaborato, sperimenta, applica. Il P.CARC, in particolare, insegna anche questa scienza, la concezione comunista del mondo, con il suo Centro di Formazione, che a questa nota accompagna il richiamo a dare sostegno economico alla sua attività.

Per fare la rivoluzione socialista dobbiamo imparare a pensare. Il (nuovo)PCI scrisse tempo fa un documento intitolato Pensare non è come cagare, [1] e ci fu qualcuno che considerò questo modo di esprimersi offensivo e volgare. D’altro lato pensare che la rivoluzione ci sarà quando le masse popolari “non ne potranno più” e staranno tanto male da essere obbligate a ribellarsi è mettere in analogia la rivoluzione socialista, evento epocale nella storia dell’umanità, all’evento meccanico con cui gli esseri umani e altri animali scaricano all’esterno i residui del cibo, quando “non possono più” tenerseli dentro. La rivoluzione non è qualcosa che accade, che scoppia, ma qualcosa che si costruisce, e per costruire qualcosa ci vogliono scienza e volontà, entrambe cose che si manifestano in primo luogo nella coscienza come pensieri.

Bisogna quindi imparare a pensare, e per questo è utile capire cosa è il pensiero. Magari crediamo di saperlo, perché circola in testa a ciascuno di noi, ma anche il denaro circola nelle società da millenni, e solo nel secolo XIX, grazie a Marx, abbiamo compreso la sua natura e funzione in modo preciso. Facciamo quindi esercizio di umiltà, e ripartiamo dalla considerazione che dobbiamo ancora capire cosa sia il pensiero, e che possiamo farlo.

Allo scopo partiamo da quello che abbiamo sentito al Centro Popolare Autogestito Firenze Sud il 29 ottobre 2017.

In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre il Centro Popolare Autogestito, uno dei più antichi di Firenze, ha fatto una serie di iniziative che sono durate tutto il mese di novembre. Alla prima di queste iniziative è intervenuto come relatore Francesco Piccioni.

Francesco Piccioni ha iniziato a essere attivo nella lotta di classe a Roma negli anni ’70. Diventò quindi militante delle Brigate Rosse. Firmò assieme a Prospero Gallinari, Bruno Seghetti, Andrea Coi, il libro Politica e rivoluzione, edito nel 1983 da Giuseppe Maj editore. Fu un libro importante nella lotta contro dirigenti delle BR che stavano abbandonando la teoria rivoluzionaria, come Renato Curcio, e come Roberto Franceschini che di lì a poco avrebbe abbandonato anche ogni pratica rivoluzionaria e il campo della lotta di classe. Piccioni e gli altri, in questo libro, mostrarono il marxismo leninismo come pensiero che fondava la guerra rivoluzionaria. Mostravano la mancanza di fondamento e di valore scientifico delle trovate di Curcio e Franceschini, la mancanza di prospettiva della linea propagandata dal Partito Guerriglia di Giovanni Senzani. Mostravano il carattere reazionario e disfattista, nel senso di “consapevolmente praticato per favorire la disfatta della lotta di classe e della sua forma più avanzata, la guerra condotta dalle Brigate Rosse”, di Antonio Negri e dei suoi simili, in collaborazione con gli organi addetti alla repressione, la magistratura in primis.

Oggi Francesco Piccioni è membro di Rete dei Comunisti, e come tale è relatore nella campagna sulla Rivoluzione d’Ottobre che questa Rete ha condotto, dal titolo L’Ottobre sta arrivando. Sempre per questa campagna tenne una iniziativa a Napoli il 12 maggio del 2017.[2] Il titolo delle iniziative è L’attualità del pensiero leniniano nel XXI secolo. In queste iniziative Piccioni, a nome di Rete dei Comunisti, così come altri (Danilo Ruggieri, dell’organizzazione “Militant”) smentiscono quanto ho detto all’inizio, che per fare la rivoluzione socialista ci vuole la scienza, la teoria rivoluzionaria, e indicano come dogmatico e dottrinario chi lo afferma. Sia Piccioni come Ruggeri, infatti, insistono con una certa ossessività sul fatto che dobbiamo lasciare perdere gli “ismi”. In realtà ce l’hanno con un “ismo” particolare, e cioè il maoismo, che è la scienza di cui parlo sopra, quella che, applicata alla realtà del nostro paese, è arma per vincere. Si tratta di una linea di intervento. Prosegue, infatti con Ruggieri accompagnato questa volta da Marco Santopadre, sempre di Rete dei Comunisti, il 21 dicembre a Roma, alla Casa del Popolo Tanas:

per Santopadre e Ruggieri la concezione comunista del mondo non è la scienza delle attività con cui gli uomini hanno fatto e fanno la loro storia, la Rivoluzione d’Ottobre e i prodigi della prima ondata della rivoluzione proletaria non sono il risultato dell’applicazione di questa scienza e l’assimilazione e l’applicazione di questa scienza non è l’aspetto fondamentale della rinascita del movimento comunista. Ed è così che sull’onda del loro rifiuto della “manualistica” mandano a farsi benedire anche il “Che fare” di Lenin che dal 1902 spiega che è il Partito Comunista che eleva la coscienza e l’organizzazione della classe operaia e delle masse popolari. Per Santopadre e Ruggieri questa è una teoria che ieri funzionava mentre oggi sarebbe “tutto cambiato” (non dicono che al netto dei cambiamenti l’economia mondiale resta capitalista), la classe operaia e le masse popolari sono disgregate e non spingono verso il movimento comunista (non dicono che senza l’azione del movimento comunista cosciente e organizzato è ovvio che il “blocco sociale” sia disgregato). Secondo loro non resta che aspettare che si crei il “blocco sociale” che si formerebbe spontaneamente senza l’azione dei comunisti.[3]

Piccioni, con queste prese di posizione, mostra quindi di non condividere più quello che scrisse quando era militante delle BR e difendeva il marxismo leninismo (che è un “ismo”) contro le “novità” di Curcio e compagni. Sarà utile tornare sull’argomento, data l’importanza del bilancio dell’esperienza delle BR. Ora restiamo alla questione posta sopra, di cosa è il pensiero.

All’iniziativa fatta al CPA è intervenuto Paolo Babini, del Centro di Formazione del P.CARC, dicendo che era contraddittorio parlare di Lenin senza ricordare la base del suo pensiero: Lenin infatti dice che non c’è movimento rivoluzionario senza teoria rivoluzionaria. Piccioni ha temuto probabilmente che il compagno volesse tirare in ballo un “ismo” e perciò ha detto che il pensiero non è cosa su cui costruire cattedrali astratte, ma è una “scarica elettrica”.

Questa affermazione di Piccioni è molto preziosa. Serve a evitare di cadere nella metafisica, di pensare che il pensiero è una cosa e la materia un’altra, cosa che genera moltissime conseguenze negative su ogni piano della vita della società, a livello generale, particolare e individuale, e nella storia dell’umanità in generale. La separazione tra il pensiero e la materia è anzi uno degli aspetti che si presentano in tutte le concezioni delle società divise in classi, e quindi deve essere superata nella concezione comunista del mondo, la scienza rivoluzionaria di cui parliamo fino dalle prime righe di questo documento.

Un pensiero, quindi, è una scarica elettrica. Benissimo! Che differenza c’è, però, tra un pensiero giusto e uno sbagliato? Che differenza c’è tra il pensiero di Lenin e quello di Hitler, tra quello di Francesco Piccioni e quello di Donald Trump, eccetera? Che differenza c’è tra il pensiero di Piccioni del 1984, quando scrive Politica e Rivoluzione, e quello di oggi? Che differenza c’è tra il pensiero di chi, come noi, dice che la rivoluzione socialista non solo è possibile, ma è in corso, e chi dice che la rivoluzione oggi non è possibile, che magari un giorno ci sarà, tra il pensiero di chi, come noi, dice che la rivoluzione socialista si costruisce e dato che sappiamo come abbiamo iniziato a farlo, e il pensiero di chi dice che la rivoluzione si aspetta, e verrà quando verrà?

Piccioni ha ragione: il pensiero è elettricità. Usiamo quindi questa elettricità per fare le due cose che ci spianano il terreno, e cioè infondere tra le masse popolari luce e calore, fiducia in se stesse, nella propria intelligenza e forza. Chiarezza intellettuale e passione morale, ecco quanto coltiviamo e trasmettiamo, e quanto nel suo modo particolare, con l’insegnamento, il Centro di Formazione, trasmette in dettaglio e in estensione. Insistiamo ancora e continueremo a insistere per sostenere questa scuola, diversa da tutte le altre. Le altre insegnano un mestiere, nel migliore dei casi, questa insegna a cambiare la società.

Partito dei CARC – Centro di Formazione

[1] (Nuovo PCI) Avviso ai Naviganti n. 22, 4 agosto 2013, in http://www.nuovopci.it/dfa/avvnav22/avvnav22.html.

[2] Il (nuovo)PCI tratta dell’evento nel numero 56 della sua rivista La Voce. Vedi in http://www.nuovopci.it/voce/voce56/duelineemov.html.

[3] In http://www.carc.it/2018/01/07/italia-sullassemblea-dei-comunisti-romani-del-21-dicembre-presso-la-casa-del-popolo-giuseppe-tanas-di-roma/

 

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