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[Italia] Sull’utilizzo che si fa del pensiero di Gramsci

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Novembre 17, 2017
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Trasmettiamo la lettera di Mariana, lettrice dell’Agenzia Stampa del P. CARC, su uno studio fatto in merito ad un articolo di LaVoce56 del (n)PCI: “Tre fasi del pensiero di Gramsci”.

“Cari compagni dell’Agenzia Stampa “Staffetta Rossa”, approfitto del vostro spazio per suggerire a quanti vi seguono la lettura e lo studio di un testo pubblicato sulla Voce 56 del (n) PCI: Tre fasi del pensiero di Gramsci.

Nel testo si spiega, innanzitutto che il pensiero di Gramsci non è un unicum indissolubile, vanno distinte tre fasi contestualizzandole a differenza di quanto hanno fatto i revisionisti moderni e di quanto fanno gli fanno esponenti e intellettuali della sinistra borghese che in questi anni hanno distorto, denigrato e deformato il pensiero e il  ruolo di massimo dirigente del PCI di Gramsci. Infine, sicuramente, studiare Gramsci ci serve per trarne insegnamenti utili per la nostra azione e per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

Dunque, questo articolo mi è stato particolarmente utile e di sprono, perché ammetto di conoscere ben poco del pensiero di Gramsci e ho letto solo qualcosa dei suoi scritti, più che altro brani sparsi e quindi parziali. Già la frase di apertura (“ci si impegna in un’impresa quando sappiamo che è possibile”) taglia ideologicamente le gambe a tutti i compagni disfattisti e gli attendisti che ci troviamo di fronte. Noi sappiamo che il socialismo è possibile e necessario, che non è un’utopia e che non siamo sognatori, né idealisti. Altrimenti certo che non avremmo proprio niente da fare! La nostra sicurezza in questo senso ci deriva dall’analisi storica e scientifica delle condizioni nelle quali ci troviamo e dal bilancio della prima ondata del movimento comunista, non facciamo parte della Carovana del (n)PCI solo perché ci piace la bandiera rossa; certo quella può essere la molla che avvicina a noi tanta base rossa, ma poi certamente non basta per proseguire nel percorso.

L’opera vergognosa che è stata fatta ai danni di Gramsci è stata quella di aver continuamente distorto, deformato, adattato malamente il suo pensiero, non a caso la sua figura è elogiata e pretenziosamente presa “da esempio” anche dalla sinistra borghese e da partiti come il PD. Quindi le sue parole di certo sono state o non comprese o volutamente storpiate. Ogni volta che si va ad analizzare un testo, che sia di Gramsci o di chiunque altro, esso va innanzitutto inserito nel contesto nel quale l’autore l’ha scritto, altrimenti la comprensione sarà traviata: per capirsi, uno spintone rimane uno spintone ma ti può buttare sotto una macchina o salvarti dalla macchina, dipende dal contesto. Nell’articolo si fa riferimento ai Quaderni del Carcere, testi simbolo dell’opera di Gramsci che vanno necessariamente contestualizzati e analizzati alla luce della situazione concreta in cui l’autore stava scrivendo. Non si può pretendere di studiare i Quaderni senza sapere ciò che c’era prima, come non si può studiare il primo Gramsci prescindendo da ciò che lui stesso ha scritto in seguito (riforma intellettuale e morale che porta talvolta a cambiamenti di idee e posizioni). Per esempio nel testo è citata la questione del Vaticano e di come Gramsci ritorni sui suoi passi nel corso della sua vita operando le dovute distinzioni tra religiosità delle masse e potere temporale della Chiesa. I riformisti e denigratori hanno scritto fior fiore di libri a partire da queste sue affermazioni (poi rettificate): in sede del PRC di Poggibonsi un terzo degli scritti della loro biblioteca è dedicato al rapporto di conciliazione tra comunisti, cattolici e Vaticano (basta vedere che fine ha fatto Bertinotti…). Sempre a proposito del PRC mi viene in mente un compagno che, davanti alla richiesta di iniziare un percorso di formazione teorica, gli è stato consigliato di partire dalle Opere di Mao, a mio avviso una cosa totalmente sbagliata. Credo che per la formazione di un compagno che ci si avvicina sia utile inserire lo studio del Manifesto Programma del (nuovo) PCI: per la mia esperienza, aver fatto quel corso mi ha dato una sorta di quadro generale, in cui poi andare a inserire tutti gli altri pezzi del puzzle, è come una bussola che ti aiuta ad orientarti storicamente e politicamente, oltre ad insegnarti a ragionare seguendo un filo logico (cosa che nelle scuole a ogni livello non è insegnata, studio nozionistico, materie studiate a compartimenti stagni).

Centrale nell’opera di Gramsci è la percezione del problema del potere: il proletariato deve necessariamente prendere il potere e instaurare una sua dittatura, che vuol dire quindi anche usare i metodi messi a punto dalla borghesia, come la costrizione. Questa cosa la sinistra borghese spesso la ignora, nel senso che non la vuol vedere (tara del riformismo), mentre invece è uno dei 3 pilastri fondamentali della società socialista. Spesso anche molti compagni della base rossa pensano al socialismo come uno sviluppo in positivo del capitalismo dal volto umano, oppure lo confondono col comunismo. Tanti altri esponenti delle masse popolari vedono invece la dittatura del proletariato come una dittatura al pari di quelle di Mussolini, Hitler, Franco e via dicendo, e questa idea è alimentata ad arte dalla classe dominante: “Stalin uguale a Hitler” è l’esempio più comune che periodicamente ritira fuori, specialmente adesso che siamo nel Centenario della Rivoluzione d’Ottobre.

Nel complesso quello che distingue lo studio che la Carovana fa delle opere di Gramsci, rispetto a tutti gli altri, è ancora una volta l’uso che ne facciamo. Usiamo i suoi insegnamenti per agire nel concreto, non per fare gli intellettuali illuminati che usano Gramsci per i loro seminari, salvo poi, usciti dalla sala, ricominciare a fare tutto esattamente come prima.

L’articolo, però, mi fa fare anche un’altra riflessione sulla necessità di un partito clandestino da costituirsi ben prima della dichiarazione di illegalità dei comunisti. La clandestinità non si improvvisa e non si fa quando le cose vanno male, è una misura strategica indispensabile. La storia del vecchio PCI e dell’incarcerazione di Gramsci ci insegnano a non ripetere gli stessi errori del passato e agire meglio nel presente e per il futuro.”

Mariana C.

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