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[Italia] Vaticano e Sinistra Borghese: tra il dire e il fare c’è di mezzo il ruolo dei comunisti e delle masse popolari

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Novembre 16, 2017
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Diffondiamo una lettera di Lara, simpatizzante e collaboratrice della Carovana del (n)PCI.

 

“Cari compagni dell’Agenzia Stampa “Staffetta Rossa”, ho avuto modo di leggere l’articolo pubblicato su VO 56: Un articolo esemplare, commento dell’articolo uscito sulla rivista online Senza Tregua del FGC (organizzazione giovanile del PC di Marco Rizzo) Perchè la dottrina di Papa Francesco non ha niente di rivoluzionario. Vi scrivo, dunque, un piccolo contributo circa le cose che mia ha suscitato la lettura di questi articoli, sperando di fare un buon servizio all’opera di elaborazione scientifica che la Carovana del (n) PCI promuove nel nostro Paese e allo sviluppo del dibattito con altre organizzazioni di comunisti.

Nell’articolo del FGC si interviene a proposito  dell’opera di propaganda del Papa segnalando quanto, al di là delle parole, essa alimenti la mobilitazione reazionaria delle masse popolari e il fatto che il consenso accordato al Papa da molti esponenti della sinistra borghese (vedi in testa il Manifesto!) e sedicenti comunisti è sintomo del loro abbrutimento/confusione mentale, oltre che indicare la loro estraneità al marxismo e al movimento comunista. E questo è giusto. Tuttavia, entrando nel merito del ruolo del Vaticano, il FGC sostiene che la Chiesa è forte e in espansione grazie all’azione di Bergoglio, salvo poi contraddirsi dicendo che il Papa lancia il suo “grido disperato”. La cosa mi risulta molto contraddittoria. A mio avviso l’operazione Bergoglio è sintomo delle difficoltà sempre più grandi in cui si trova la Chiesa cattolica, invischiata nei contrasti sempre più laceranti tra i vari gruppi imperialisti internazionali. Che Ratzinger non si sia dimesso perché “vecchio e stanco”, lo capisce ormai anche un bambino. Per la mia esperienza personale, bene o male con chiunque mi sono ritrovata a parlare dell’argomento (perfino i turisti con cui ho lavorato quest’estate!) vedono benissimo che la sostituzione del Papa non è stata dovuta al caso. Il fatto che Bergoglio e i suoi sodali denuncino i mali del mondo e facciano da cassa di risonanza per le giuste lamentele delle masse popolari, senza però muovere un dito per mobilitarle a risolvere i loro problemi, sta erodendo la fiducia di tante persone nella Chiesa e nel suo capo spirituale. Negli ultimi anni la Chiesa è tutt’altro che in espansione e, in Italia soprattutto, vescovi e prelati del Vaticano fino ad arrivare al Papa hanno gettato la maschera, intromettendosi sempre più direttamente nelle decisioni politiche dello stato italiano (direi che il termine Repubblica Pontificia non poteva essere più azzeccato!).

Il FGC, giustamente, denuncia l’apologia che la sinistra borghese fa delle parole di Bergoglio ma  incappa nell’errore di considerare quella stessa sinistra borghese, solo dal punto di vista delle idee, di quello che dice, tralasciando il ruolo che ricopre nella nostra società, il FGC si scaglia duramente contro questo schieramento, non ragionando dialetticamente su come i comunisti possono utilizzarla a vantaggio della rivoluzione socialista.

Dunque, partiamo dal presupposto che la sinistra borghese è una sorta di “eredità” del capitalismo dal volto umano, frutto della forza che il movimento comunista ha espresso ma anche della sua degenerazione è, insomma, una specificità del nostro Paese che pullula di intellettuali, sindacalisti, esponenti della società civile non anticomunista e che, in questa fase di debolezza ma di rinascita del movimento comunista, godono di maggiore autorevolezza e prestigio dei comunisti (stante i limiti che esso ha espresso, ma su cui non mi soffermo adesso). Dunque che fare? Ignorare e limitarci a denunciare la sinistra borghese o comprendere il suo ruolo sociale, oggettivo e metterla a contributo della lotta di classe, cioè della lotta per avanzare nella rivoluzione socialista nel nostro Paese?

Lo sappiamo che gli esponenti della sinistra borghese di certo non collaboreranno alla costruzione del Governo di Blocco Popolare per loro volontà, spontaneamente, perché un giorno capiranno come fare ma è qui il ruolo dei comunisti che devono orientare il movimento delle masse popolari e costringere questi stessi soggetti a rincorrerlo (mentre oggi, nei fatti, è il contrario). È la stessa dialettica che dev’esserci tra gli operai e il sindacato: i primi devono mettersi alla testa e costringere il secondo a inseguirli, se il rapporto si rovescia (com’è rovesciato oggi, salvo poche e piccole esperienze di avanguardia) il risultato è quello che abbiamo oggi sotto gli occhi: ammortizzatori sociali, morte lenta delle fabbriche, ecc. Quello che ho capito dall’articolo del (n) PCI, insomma, è che le masse i comunisti (o i fautori del “sindacato di classe”) non le orientiamo principalmente denunciando i dirigenti delle loro associazioni (sono già al corrente delle loro malefatte, spesso…) ma elevando il protagonismo delle masse stesse, portando loro una linea alternativa, così arriveremo a dirigere, indirettamente, coloro che oggi hanno maggiore autorevolezza dei comunisti.

Mi rendo conto che voi del P.CARC appoggiate aggregati come quello di “Applicare la Costituzione” ed elementi come Paolo Maddalena, De Magistris e via dicendo, di certo non perché essi sono i paladini del socialismo (sono ben lungi dall’esserlo), ma perché godono ancora di stima e fiducia  tra le masse popolari e, in virtù del loro ruolo, sono proprio le masse guidate dai comunisti che possono spingerli a fare quello che non farebbero/vorrebbero fare. È il corso delle cose che determina la loro azione, non la coscienza che hanno.

L’articolo di Senza Tregua si scaglia a più riprese contro l’inettitudine e arretratezza della sinistra borghese e delle masse popolari, “non è il Papa ad essersi spostato sulle nostre posizioni, siete voi che siete diventati dei bravi cattolici!”, “Normale dunque che il Papa faccia il suo lavoro. Come sempre il problema sono quelli che gli vanno dietro”, senza però nessuna assunzione di responsabilità. La rivoluzione socialista in Italia non è ancora stata fatta a causa della debolezza del movimento comunista, è questa la causa fondamentale. Prendersela con le masse popolari perché sono arretrate, stupide, menefreghiste ecc. è un atteggiamento tipico di chi non ha capito qual è il compito storico dei comunisti.

Qualche giorno fa ho partecipato a un cineforum in cui ho visto “Novecento”; nel film si vedono masse contadine darsi da fare “per la rivoluzione”. Un compagno, in fase di dibattito, ha giustamente fatto notare che oggi siamo in una situazione certamente diversa ma per alcuni aspetti migliore di quella in cui si è trovata ad agire il movimento comunista 100 anni fa: almeno oggi bene o male tutti sanno leggere e scrivere! Pensiamo alle condizioni in cui Lenin e i bolscevichi hanno sovvertito il regime zarista: la servitù della gleba era stata abolita da pochi anni, allora quelle masse popolari potevano considerarsi meno “rozze e arretrate” di quelle di oggi? Io credo di no. In più oggi possiamo avvalerci anche degli insegnamenti derivati da quell’esperienza e da quella dei primi paesi socialisti. Ecco, è sugli insegnamenti e sul bilancio dell’esperienza del passato che auspico l’unità dei comunisti e lo sviluppo del dibattito tra le organizzazioni comuniste oggi esistenti nel nostro Paese.

Un saluto a tutti voi!”

Lara D.

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