16 anni fa non ero quello di oggi. Per me la politica era quella della cabina elettorale, la filosofia era quella legata ai dogmi della chiesa, e il mio attivismo in questa società era legato all’assistenzialismo clericale.

Quando Carlo morì pensai che si doveva essere folli nello sfidare la sorte per manifestare il proprio dissenso, pensai che un giovane doveva fare sacrifici per meritarsi una vita dignitosa e non solo lamentarsi. Ma poi ogni anno si trasformava il pensiero che avevo su di lui, un processo ancora in corso ma che mi rende consapevole che niente è scontato e che alcune cose per essere capite hanno bisogno di tempo, di spinta, di una pratica e di una messa in discussione della propria concezione del mondo.

Carlo il mio pensiero su di te è passato dall’indifferenza, al disgusto per quanto ti fosse accaduto, è passato dall’odio per la polizia all’odio per il capitale, oggi Carlo il mio pensiero su di te è fatto di amore per la lotta di classe., in quanto non dimentico il rosso del sangue sull’asfalto ma son certo che la tua morte non sarà vana anzi è uno stimolo per continuare nel compito che da comunisti abbiamo, ovvero essere di spinta al processo rivoluzionario in corso in quanto solo così non sarai mai più il ragazzo con l’estintore o il violento incappucciato, ma sarai una di quelle spinte o rotture che sono servite alla storia per sviluppare un uomo nuovo con una coscienza superiore e quindi un mondo migliore e necessario.

Un processo in corso, in continua trasformazione, che ora però ci obbliga a scegliere quale deve essere il risultato di questa trasformazione.

CARLO VIVE

Roberto De Gregorio, segretario della sezione Napoli Centro del Partito dei CARC

 

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