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[Italia] Buona scuola (di classe) e l’alternanza scuola-lavoro a pagamento

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Giugno 2, 2017
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Da un’inchiesta svolta da UDS emerge come l’alternanza scuola-lavoro di Renzi sempre più assume le forme di una scuola di classe, in cui i crediti formativi e la sua “obbligatorietà” confermano di rendere la vita più semplice a chi ne facoltà economica, rendendola invece più difficile, di quanto già sia, la vita degli studenti di estrazione proletaria, operaia e meno abbiente. Dall’inchiesta emerge come siano necessarie anche svariate centinaia di euro per assicurarsi le ore necessarie a farsi promuovere a scuola. I giovani si ritrovano a pagare per il trasporto, per i pasti e tutto il resto dei costi accessori alla prestazione gratuita obbligatoria che devono offrire, per svolgere lavori principalmente da tappabuchi e a copertura di carenze di organico e per tamponare ai licenziamenti diffusi dovuti alla crisi. La Buona Scuola è una legge che in sostanza sancisce lo sfruttamento a pagamento per i giovani delle masse popolari.

Una generazione costretta in queste condizioni non ha più bisogno di credere alle false promesse di un sistema, quello capitalista, che va morire e cerca di trascinare con sé tutto e tutti. In tutto il paese cresce l’insubordinazione verso la borghesia imperialista e verso la guerra di sterminio non dichiarata che essa muove contro le masse popolari. L’esperienza pratica e le lotte crescenti dei giovani in tutto il paese devono dare alle nuove generazioni fiducia nel fatto che noi possiamo e dobbiamo essere agenti del nostro futuro, mai spettatori. Oggi più che mai per un giovane delle masse popolari partecipare alla costruzione della rivoluzione socialista è il modo migliore per emanciparsi ed emancipare al contempo tutta la sua classe.

Il Partito dei CARC è l’ambito in cui acquisire questa fiducia e dotarla di strumenti teorici, ideologici e pratici superiori con cui ogni giovane proletario può dare sbocco alla sua voglia di cambiare le cose contribuendo alla costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese!

***

Da Il Manifesto del 30.05.2017

 

Uno studente su tre paga per fare alternanza scuola-lavoro

La denuncia. Inchiesta nazionale dell’Unione degli studenti condotta su 15 mila studenti Il 38% arriva a pagare fino a 400 euro per portare a termine il programma obbligatorio. il 57% ha frequentato percorsi non inerenti al proprio percorso di studi. Il 40% sostiene di avere visto i propri diritti negati

Il 38% degli studenti che hanno risposto al questionario dell’Uds sulla prima esperienza di alternanza scuola lavoro sostiene di avere pagato per fare un’esperienza in azienda. L’inchiesta, presentata ieri alla Camera, ha coinvolto 15 mila studenti delle scuole superiori e rivela un aspetto significativo del programma reso obbligatorio dalla “Buona Scuola” di Renzi e diventato materia di esame. Uno dei casi, già segnalati da Il Manifesto, è quello di Avellino dove è stato chiesto agli studenti di versare 200 euro per coprire le spese dei trasporti. L’oggetto della formazione consiste in una serie di analisi dell’acqua. Al progetto hanno aderito gli studenti che non erano stati avvertiti di una contro-indicazione. Solo in corso d’opera, una volta attivato il percorso di alternanza, una circolare ha chiarito che devono versare dieci euro per gli incontri previsti. Per il sindacato studentesco queste spese dovrebbero coprire il costo del trasporto da Avellino a Napoli. Altri casi sono segnalati in Sardegna o in Molise. Non disponendo di un tessuto produttivo diffuso, gli studenti sono stati costretti a viaggiare e a pagare le spese pari a 300-400 euro.

Dall’inchiesta dell’Uds risulta, inoltre, che il 57% degli studenti ha frequentato percorsi non inerenti al proprio percorso di studi. Nei licei, ad esempio, gli studenti si sono ritrovati a fare fotocopie nei comuni o, nei migliori dei casi a catalogare libri nelle biblioteche. In questo caso, il rischio è quello di usare questa forza lavoro in formazione per sostituire i lavoratori mancanti a causa del blocco del turn over e del taglio delle risorse necessarie per assumere, anche part time, il personale specializzato. Nelle scuole tecniche e professionali, gli studenti sono stati mandati in aziende che inquinano i territori o per esempio hanno un gran numero di lavoratori assunti con un contratto precario.

Il Miur ha dato inoltre vita a ‘’I Campioni dell’Alternanza’’: un accordo con aziende come McDonald’s, Zara e Eni che mettono a disposizione fino a 27.000 posti in cui fare l’alternanza scuola-lavoro. L’accordo simbolo con la multinazionale delle patatine e degli hamburger è senz’altro quello più simbolico. Il progetto prevede un impiego di 50-100 ore per i licei e 120-170 ore per istituti tecnici e professionali, 4 ore al giorno per 6 giorni a settimana. Ai liceali si chiede un impegno di 2-4 settimane, ai tecnici e professionali 5-7. A entrambi si chiede di accogliere la clientela, l’assistenza in fase di ordine, il servizio al tavolo, l’interpretariato per clienti stranieri e le attività di animazione con i bambini. Il progetto ha fino ad oggi convinto appena 300 ragazzi. Diecimila sono i posti a disposizione.

Nella Legge di Stabilità approvata nel 2016 è stata inserita un’altra norma programmatica: gli studenti che hanno fatto il 30% del monte ore totale obbligatorio di alternanza scuola-lavoro nella stessa azienda possono essere assunti con il “contratto a tutele crescenti” del Jobs Act. Le aziende hanno la possibilità di usufruire di sgravi fiscali fino ad un massimo di 3.250 euro. Il contratto con cui lo studente viene assunto permette di licenziarlo al termine degli sgravi, entro tre anni, come sta già avvenendo a livello nazionale, una volta dimezzata la decontribuzione. Anche questa può essere considerata una “esperienza formativa”: al precariato. Il 40% degli studenti interpellati sostiene di avere visto i propri diritti negati.

Stando ai primi dati sull’alternanza scuola-lavoro, diffusi dal Miur, i risultati del primo anno di attuazione obbligatoria sono i seguenti: gli studenti coinvolti sono 652.641, contro i 273 mila del 2014-15, con una crescita del 139%. L’obiettivo per il secondo anno dell’obbligo è arrivare a 1.150.000 di studenti, 1,5 milioni a regime. L’anno scorso gli studenti delle classi terze coinvolti sono stati il 90,6%. Nei licei l’aumento è stato del 50%.

Un bilancio di questa esperienza è stato fornito da un monitoraggio promosso da Cgil, Flc Cgil e Rete degli Studenti Medi, realizzato dalla Fondazione Di Vittorio e presentato ieri a Roma. Gli elementi preoccupanti sono numerosi: l’alternanza ha ancora un carattere occasionale, manca un progetto complessivo. Un ragazzo su 4 è fuori da percorsi di qualità, il 10% ha partecipato solo ad attività propedeutiche, il 14% solo ad esperienze di lavoro. Nell’80% dei casi queste esperienze sono state fatte d’estate, quando l’attività didattica è sospesa. La stragrande maggioranza è nata in modo occasionale e non risponde a una progettazione pluriennale. Il 90% dei giovani è stato ospitato in piccole o microimprese: il 50% fino a 9 dipendenti e il 40% sotto i 50 lavoratori.

Questo non aiuta il controllo sul valore formativo dell’esperienza, come non aiuta il fatto che non siano stati definiti criteri e procedure di accreditamento delle capacità formative delle strutture ospitanti. Non è stato inoltre attivato il registro nazionale delle imprese dal quale le scuole sono obbligate a individuare il soggetto ospitante. Si conferma infine la separazione tra istituti tecnici e licei: i primi hanno convenzioni con le imprese, i secondi con gli enti pubblici.

Gli studenti dell’Uds chiedono l’adozione di uno “Statuto delle studentesse e degli studenti in alternanza scuola-lavoro”: “Garantisce la gratuità dei percorsi, l’inerenza al proprio percorso di studi, istituisce le Commissioni Paritetiche, organi in cui studenti e docenti possono organizzare insieme le esperienze di alternanza scuola-lavoro e vincola le aziende al rispetto del Codice Etico dichiarando l’estraneità ad infiltrazione mafiosa, inquinamento del territorio e sfruttamento dei lavoratori – sostiene Francesca Picci, coordinatrice Uds – Speriamo che il Miur lo prenda in considerazione nella scrittura della Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza. Fino ad allora la nostra campagna continua anche in estate con gli sportelli “Sos- alternanza estiva”.

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