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[Sardegna] Il saluto del P. Carc all’assemblea sulla repressione a Nuoro

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Marzo 30, 2017
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Diffondiamo il saluto che una nostra simpatizzante ha letto, a nome del Partito dei Carc, all’assemblea sulla repressione a Nuoro.

***

Il saluto del Partito dei Carc alle iniziative sulla repressione in Sardegna

Intendiamo con questo saluto portare la nostra piena solidarietà alle compagne e ai compagni del movimento antimilitarista sardo, che sono stati protagonisti negli ultimi mesi di un duro attacco repressivo da parte della magistratura. La lotta che tutto il movimento sta promuovendo è giusta, così come è giusta ogni forma di lotta che si reputa necessaria per resistere agli attacchi della classe dominante e al procedere della crisi in corso. E’ giusto occupare le fabbriche per tenerle aperte, è giusto boicottare le operazioni di guerra, l’occupazione militare e fermare l’inquinamento ambientale, è giusto requisire le case sfitte e i palazzi abbandonati per renderli case e spazi popolari.

Il clima di repressione che si respira in Sardegna è il clima che si respira ovunque: forti sommovimenti nel campo delle masse popolari, per difendere e ampliare i propri diritti a cui la classe dominante risponde con manganello e denunce in maniera sempre crescente. Misure preventive, denunce e fogli di via sono la risposta della classe dominante a chi alza la testa di fronte alle misure di lacrime e sangue che essa stessa propina alla classe operaia ed alle masse popolari di tutto il paese e a chi, attraverso la propria mobilitazione, lotta per un lavoro e per una vita dignitosa applicando direttamente le parti progressiste della Costituzione antifascista nata dalla Resistenza.

Ma la repressione, per quanto dura, è sintomo di debolezza della classe dominante: a causa della crisi e delle lotte al suo interno, non riesce più a gestire e a governare il paese come faceva prima. Se da una parte è costretta a prendere misure d’emergenza e a violare le sue stesse leggi per tutelare i propri interessi, dall’altra conduce una vera e propria guerra di sterminio non dichiarata contro le masse popolari (morti per inquinamento, attacchi ai diritti conquistati, sanità sempre meno accessibile, morti sul lavoro con numeri da guerra civile, ecc.) cercando di orientare i diversi strati delle masse popolari a farsi la guerra tra loro mettendo italiani contro immigrati, disoccupati contro lavoratori, giovani contro adulti, lavoratori pubblici contro lavoratori delle aziende capitaliste. La risposta delle masse popolari a questo stato di cose sono le mille mobilitazioni per far fronte agli effetti più gravi della crisi, alle privatizzazioni ed allo smantellamento della sanità, del diritto allo studio, dei posti di lavoro, all’occupazione dei territori: quotidianamente assistiamo a presidi, picchetti, iniziative culturali, manifestazioni e cortei sempre più repressi dalla classe dominante poiché non ha alcuna soluzione positiva per fare fronte agli effetti della crisi stessa.

A chiare lettere quindi, l’escalation della repressione poliziesca è segno evidente che le classi dominanti non riescono più a tenere a bada la mobilitazione popolare e sono quindi costrette a ricorrere a misure sempre più dure per limitarne l’agibilità. Quando il nemico colpisce duro è perché ha il bisogno di farlo, ha paura, è in una situazione di debolezza e gioca sporco. E’ segno che i compagni e le compagne del movimento antimilitarista promuovono una lotta giusta e che tocca gli interessi del nemico!

Solo così si inquadrano nella lotta di classe in corso le misure repressive verso gli antimilitaristi, così come le cariche dentro la biblioteca bolognese e contro i facchini del SI Cobas a Modena, i fogli di via al movimento No Tav ecc.

Ma la repressione è un’arma a doppio taglio perché alimenta l’odio di classe, mostra il vero volto della classe dominante e in questo modo unisce il fronte di chi vuole farla finita con la crisi e lo sfruttamento. E’ un occasione per elevare la lotta!

La lotta contro la repressione è quindi un campo fondamentale per il nostro presente e per il nostro futuro, che ha però la necessità di andare oltre la semplice resistenza. Ad esempio, decidere di violare apertamente come in Val di Susa le restrizioni dei tribunali significa mettersi nell’ottica di passare dalla difesa all’attacco legandosi strettamente al territorio! La lotta della compagna Nicoletta Dosio ha aperto un precedente che ha messo in crisi Spataro e i suoi lacchè: di fronte alle sue violazioni, reprimere col carcere voleva dire alimentare ancora di più il processo di solidarietà in atto, avere ancora più problemi di ordine pubblico; lasciar cadere ogni accusa voleva dire dimostrare debolezza e incapacità! E’ per questo che Nicoletta e il Movimento No Tav hanno ottenuto una grande vittoria, e che non può e non deve restare isolata e deve essere di esempio per tutti quanti oggi lottano contro le misure repressive.

In sostanza, fare fronte alla repressione è possibile nella misura in cui si concepisce la lotta alla repressione come campo di lotta di classe, della lotta per vincere e imporsi al nemico, nella lotta per la creazione delle condizioni per una nuova gestione della società. A questi fini è quindi essenziale promuovere la massima solidarietà di classe e l’organizzazione delle masse popolari: lotte, scioperi, manifestazioni, proteste, occupazioni sono tutte componenti essenziali della lotta di classe, ma il loro sviluppo complessivo ha come limite il fatto che si rivolgono sempre all’ottenimento di concessioni da parte della classe dominante. Il salto di qualità è quando il movimento delle masse popolari impone, come i NO TAV insegnano, le proprie misure alla classe dominante. E’ necessario oggi costruire al tempo stesso una rete di organismi popolari ed operai che si occupa di governo del territorio, di lavoro, di casa, sanità, scuola, e inizia da subito a prendere le misure necessarie a far fronte al saccheggio che borghesia promuove nei nostri territori, iniziare a gestire parti crescenti dei territori stessi. Arrivare a costituire delle Amministrazioni Locali di Emergenza e un Governo d’Emergenza Popolare, che mettano al centro quindi gli interessi delle masse popolari. E’ l’unico modo per far rinascere il movimento comunista, avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista, unica soluzione reale per spazzare via la borghesia e i suoi organi repressivi.

Ovunque qualcuno, anche un piccolo gruppo, vuole promuovere la resistenza e si organizza per farlo, la resistenza si sviluppa: come gli operai FCA di Pomigliano che resistono alla deportazione a Cassino, il movimento NOTAV con la sua ormai trentennale lotta e con l’inedita violazione degli arresti domiciliari di Nicoletta Dosio, il comitato in difesa dell’ ospedale San Gennaro Occupato di Napoli, oltre alle mille altre mobilitazioni in corso. Tutto ciò conferma che non sono i padroni ad essere forti ma sono le masse popolari che devono ancora far valere tutta la loro forza!

Con abbraccio fraterno e rosso, salutiamo i compagni e le compagne del movimento antimilitarista sardo convinti che anche la battaglia contro l’occupazione militare e la lotta alle misure repressive sarà d’esempio per tutti!


Partito dei Carc

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