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Arco Felice fa parte di Pozzuoli, vicino a Napoli. Qui si concentrano ville antiche e strutture alberghiere: la zona che va da Pozzuoli a Bacoli e al resto della costa flegrea è luogo di vacanza da millenni.1 Arco Felice2 è zona di industria e di storia. È qui che ha sede una fabbrica come la Prysmian, che produce cavi sottomarini impiegati per i più grandi collegamenti esistenti al mondo per le telecomunicazioni, e che sta proprio a pochi passi dall’Istituto Tecnico Commerciale e Geometra (ITCG) Vilfredo Pareto, dove il 4 marzo si terrà la conferenza promossa dall’Associazione Resistenza e dal Centro Studi Sandro Pertini dal titolo “Costituzione Italiana: applicarla per difenderla”. Una volta nell’area flegrea e soprattutto in quartieri come quello di Bagnoli era prassi normale il legame tra gli operai e i loro figli, che vivevano in quei quartieri e frequentavano le scuole di questi territori. Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, passando davanti alla Prysmian per recarsi all’ITGC Pareto, dove sarà relatore alla conferenza, avrà pensato al potenziale immenso che quei cento metri di strada racchiudono in termini di intelligenze, braccia, competenze e voglia di cambiamento. Di questo infatti ha parlato agli studenti dell’istituto durante la conferenza.

Davanti a un pubblico fatto di studenti ma anche di rappresentanti delle lotte di vari territori (il collettivo studentesco dell’Istituto Superiore d’Istruzione Secondaria (ISIS) di Quarto, il Sindacato Lavoratori in Lotta e associazioni di Bacoli, Pozzuoli e Scampia), Paolo Maddalena, è intervenuto insieme ad Antonio Amoretti (ANPI Napoli), Fabiola D’Aliesio (Associazione Resistenza) e Vincenzo Crosio (Centro Studi “Sandro Pertini”). Crosio è professore al Pareto, e molto del merito per l’organizzazione della conferenza è suo.

I relatori hanno parlato della Costituzione Italiana non come residuato bellico da far languire nelle librerie di casa ma come strumento di lotta per la trasformazione dell’esistente, come una guida che può indicare a quanti più elementi delle masse popolari del nostro paese come e quanto si possa rompere con l’oppressione e lo sfruttamento dei grandi gruppi finanziari, speculativi e dai loro facenti funzione politici, per affermare quella serie di valori e principi che con la Resistenza gli operai, i giovani e le donne delle masse popolari hanno conquistato.

Sono esattamente questi i punti principali dell’intervento di Paolo Maddalena:

  • la Costituzione come strumento di lotta contro i poteri forti;

  • l’unione tra studenti e lavoratori come fattore strategico per cambiare il corso delle cose;

  • la natura collettiva e non privata dei territori anche in termini giuridici;

  • la proprietà privata come cessione temporanea della collettività a un privato ma revocabile in caso di uso non sociale di quanto concesso. Intende che se un privato non usa quanto gli viene concesso in legame con gli interessi della collettività il bene gli viene tolto. Ha fatto l’esempio di tutta la zona industriale dismessa di Napoli Est, che va requisita e predisposta per uso sociale.

Le oltre centocinquanta persone presenti annuiscono, applaudono, si emozionano e si indignano durante la sua relazione. Chiude con una proposta che sembra convincere tutti: coordinare tutto quanto nella società si organizza in termini di associazioni, comitati e reti per la costruzione di un governo che dal basso mandi a casa l’attuale classe dirigente composta da quelli che chiama traditori della patria. Questo per Maddalena è un “governo rivoluzionario, di una rivoluzione non violenta”, che a suo giudizio si può costruire con gli strumenti della democrazia borghese.

Un governo di questo genere è quello che la Carovana del (nuovo)PCI promuove e si costruisce grazie alla forza dalle masse popolari, come una scuola di comunismo,3 come organizzazione e partecipazione cosciente, conquista crescente di forza e di scontro tra le classi, rottura della delega. In sostanza questo tipo di governo, che la Carovana del (n)PCI chiama Governo di Blocco Popolare, ha senso solo se inserito nella prospettiva di fare la rivoluzione socialista nel nostro paese, se inserito nella strategia della Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata. Diversamente non andrà lontano, come non sono andati lontano tutti i tentativi simili nel corso della storia: dai Fronti Popolari all’esperienza di Allende.

A quello di Maddalena fanno eco gli interventi di Vincenzo Crosio. Racconta del nonno partigiano e amico di Sandro Pertini, dell’importanza politico-giuridica che l’etica costituzionale ha e può avere nella costruzione di un’alternativa politica dal basso, citando anche esempi storici internazionali, tra cui l’importanza in termini di conquiste di civiltà per le masse popolari della Cina che ebbe la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese e la sua Costituzione promulgata nel 1954. Rispondeva in questo modo a obiezioni che di solito vengono avanzate da soggetti che si definiscono comunisti, secondo le quali le Costituzioni sono “invenzioni giuridiche del nemico di classe per mantenere l’oppressione”. Sono obiezioni sorte nelle varie assemblee di movimento a Napoli durante la campagna referendaria, da parte di tutti quei soggetti che denigrano l’esperienza dei primi paesi socialisti, e quindi anche le Costituzioni di quei paesi.

Antonio Amoretti racconta il pezzo di storia della Napoli in rivolta, quella delle Quattro Giornate, e lega tutto questo all’oggi, alla resistenza quotidiana che i lavoratori e i giovani delle masse popolari conducono. E’ la nuova resistenza che vive nelle pratiche condivise da ANPI Napoli e dall’Associazione Resistenza.

Per l’Associazione Resistenza interviene Fabiola D’Aliesio. Il suo intervento riprende parti di quanto Maddalena ha espresso nella sua relazione. L’intervento è molto apprezzato perché parte dall’organizzarsi e coordinarsi per costruire una nuova governabilità, dagli spunti emersi dal dibattito, trasformandoli in parole d’ordine che rivolge direttamente agli studenti, schiacciati e oppressi dalle riforme “lacrime e sangue” imposte dai governi degli ultimi anni. Non è più tempo di abbassare la testa davanti alla riforma della Buona Scuola, al Jobs Act e alla direzione privatistica dei beni comuni, dice. Bisogna organizzare una riscossa per l’intero paese, una riscossa in cui gli organismi operai, popolari, giovanili e di scopo si coordinino per liberare il paese dalle forze occupanti dei gruppi imperialisti, dei poteri forti e da una classe dirigente che va contro gli interessi delle masse popolari. Per fare questo il passo da compiere qui ed ora per questi giovani è organizzarsi in un collettivo e in un comitato interno a questa scuola, che si occupi della scuola insieme ai lavoratori dell’istituto, il personale ATA, i docenti e la dirigente scolastica, che nell’organizzazione di questa conferenza si è distinta per il suo progressismo, un comitato che via via cerchi collettivamente soluzioni e proposte per il quartiere in cui la scuola è inserita, dove c’è una fabbrica come la Prysmian, e per l’intero paese. Augura e spinge i giovani presenti ad essere i nuovi partigiani per la nuova resistenza da cui dipende il futuro di tutti.

Molte le domande da parte degli studenti che sembrano interessati soprattutto all’Euro (se uscire o meno dalla moneta unica) e alla parte più di proposta emerse dal dibattito. Laura, una giovane del Collettivo ISIS di Quarto, elogia la preside dell’ITCG Pareto e invita gli studenti a legarsi ai lavoratori della scuola, sottolineando la fortuna che questi hanno nel frequentare una scuola che permette l’organizzazione di giornate come questa. Invita gli studenti a organizzarsi in collettivo e a lottare per l’applicazione della Costituzione. Racconta l’esperienza di lotta che il Collettivo ISIS ha condotto in difesa e applicazione della Costituzione, riconquistando il diritto per gli studenti disabili a usufruire di un trasporto pubblico che loro era negato, lotta per cui la giovane stessa ha subito la repressione e le minacce sia della dirigente scolastica sia dei carabinieri, cosa che non l’ha fatta arretrare e non ha tolto potenza alla lotta.

Interviene in conclusione anche l’assessore ai Beni Comuni e al Territorio, Carmine Piscopo, che porta i saluti del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, ma soprattutto sottolinea l’importanza della tutela e dell’uso collettivo e sociale dei Beni Comuni come strada per applicare la Costituzione Italiana. Piscopo sottolinea di essere d’accordo quando si dice che “la Costituzione siamo noi” e aggiunge che anche l’acqua pubblica siamo noi, anche le strutture pubbliche ad uso sociale siamo noi, la scuola e tutto quanto la Costituzione sancisce siamo noi. Quanto si sperimenta a Napoli è un modo nuovo di intendere sia il rapporto tra cittadini e istituzioni ma anche tra pubblico e privato. Negli ultimi anni, il patrimonio pubblico è usato in maniera privatistica, clientelare, dice. Questa prospettiva e questo cambiamento sono, però, cose che le amministrazioni non possono portare avanti da sole, se non c’è una spinta molto forte da parte di quelle collettività che devono essere le protagoniste del proprio futuro. Per Piscopo, ad esempio, la scuola non può iniziare e finire con il suono della campanella ma deve costruirsi giorno dopo giorno nella formazione di una collettività che stia dentro la scuola ma che intessa relazioni con tutto quanto c’è fuori dalla scuola stessa.

L’assessore, in chiusura del suo intervento riprende quanto Vincenzo Crosio e anche Marco Coppola del Partito dei CARC gli hanno chiesto rispetto alla battaglia campale condotta a Bagnoli, la cui bonifica, dice, deve essere decisa dal basso. La battaglia a Bagnoli è stata condotta per contrastare la cessione del territorio da parte di Renzi ai privati (alla Cementir di Caltagirone, e di altre aziende). Il territorio appartiene e deve appartenere alle collettività che vivono nel quartiere e nell’intera area, dice. Senza quelle collettività, senza i comitati, le assemblee e i movimenti quella battaglia sarebbe stata persa in partenza, mentre oggi, diciamo noi, è sempre aperta e dei risultati si stanno cominciando a vedere, è su questi che bisogna continuare a lavorare, ponendo sempre al centro il protagonismo delle masse popolari.

Il saluto finale è del professor Vincenzo Crosio, che esalta i giovani presenti: “La battaglia che abbiamo davanti è lunga e affascinante, ma sull’onda della partecipazione popolare e del protagonismo nella difesa e applicazione della Costituzione, vinceremo”.

Iniziative come questa del 4 marzo denunciano apertamente il fatto che il corso disastroso delle cose ha origine dal sistema capitalista, e oggi dai gruppi imperialisti europei, americani e sionisti e dalla loro Comunità Internazionale, i quali agiscono come un esercito occupante nel paese: devastano l’ambiente e il territorio, distruggono aziende e interi settori produttivi, estorcono dalla popolazione tutte le ricchezze che possono, conducono guerre di aggressione e affamano interi popoli e interi continenti. Partendo da questo punto di vista è emerso sempre più che la questione decisiva in questa fase è la costruzione dal basso di una nuova governabilità del Paese, una governabilità che poggia sulla mobilitazione e sulla partecipazione attiva dei lavoratori e delle masse popolari che si organizzano in comitati, coordinamenti e reti per prendere in mano e gestire aspetti della vita economica, sociale e culturale.

Gli esponenti avanzati che godono della fiducia delle masse popolari, come Paolo Maddalena, Antonio Amoretti, Carmine Piscopo, Luigi De Magistris e tutti gli altri che sono attivi nel mondo sindacale, nella società civile, nella cultura progressista e nelle amministrazioni locali, devono mettersi all’opera per sostenere le organizzazioni operaie e popolari che prendono iniziative di attuazione della Costituzione nel campo della difesa dei posti di lavoro, dei diritti, dell’ambiente, della scuola, della sanità pubblica come strada per costruire la nuova governabilità dal basso per il paese.

Sono questi individui o gruppi che unendosi possono e devono agire da Comitato di Salvezza Nazionale (CSN) così come fu durante la Resistenza, periodo in cui il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) era l’organo capace e pronto ad attuare le misure necessarie per riprendere la “normale” vita nel paese appena liberato e avviare la ricostruzione: le loro disposizioni e iniziative, in virtù del sostegno popolare, divennero decreti legge, riconosciuti dalla stragrande maggioranza della popolazione, fatti osservare con l’ausilio dei corpi armati partigiani. Fu esercitando il potere al servizio delle masse popolari e mobilitandole a risolvere i propri problemi, che i CLN e i loro membri impararono a farlo e acquisirono la forza, cioè il consenso e il pubblico riconoscimento del proprio ruolo, agendo inizialmente per rispondere alle questioni contingenti sino a coordinarsi e muoversi all’interno di un piano organico per liberare il paese.

Questo paese non si libererà grazie alla buona volontà di pochi ma soprattutto per la mobilitazione delle masse popolari che si organizzano sui territori e che passano dallo sdegno, dalla denuncia, dalla rivendicazione e dalla protesta al concepirsi e agire come artefici e costruttori di una nuova governabilità, che poggia sul loro protagonismo e sulla loro azione. Non dobbiamo affidare più la “soluzione” dei problemi a partiti e istituzioni della Repubblica Pontificia (lo Stato italiano e il suo mandante occulto, il Vaticano) ma dobbiamo occuparci direttamente del futuro delle aziende e della società, sperimentando l’emanazione e l’attuazione delle misure d’emergenza (a partire da quella centrale: “un lavoro utile e dignitoso per ogni adulto”) per rimettere in sesto il paese. Le organizzazioni operaie devono occuparsi della gestione e del futuro della propria azienda: la parola d’ordine è “occupare le aziende e uscire dalle aziende”, come ha detto lo stesso Piscopo. Le organizzazioni popolari devono occuparsi del proprio territorio, cioè costringere le amministrazioni locali a mettere al centro sempre e comunque gli interessi delle masse popolari e dell’ambiente. Insieme, le organizzazioni operaie e popolari, devono occuparsi del paese. Sono loro le Nuove Autorità Pubbliche di questo paese che possono e devono prendere in mano il governo, costituendo un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare!

La costruzione di un governo in cui le masse popolari potranno avanzare in termini di scienza, coscienza e organizzazione, alimentando la rinascita del movimento comunista nel nostro paese e la strategia della Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata diretta dal Nuovo Partito Comunista Italiano, è l’unica via concreta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

 

1. La leggenda narra delle opere in questa terra di Virgilio, considerato non solo poeta, ma mago: “Fu Virgilio che in poche notti fece eseguire da esseri sovrannaturali la grotta di Pozzuoli, per facilitare il viaggio agli abitanti di quei villaggi che venivano in città; (…) fu Virgilio che, di notte incantò le acque sorgive della spiaggia Platamonia e della spiaggia di Pozzuoli, dando loro singolare potenza per guarire ogni specie di malattia (…). La cronaca soggiunge che Virgilio Mago fu amato, rispettato, idolatrato quasi come un Dio, poiché giammai rivolse la sua magia a scopo malvagio, sibbene sempre a vantaggio della città e dell’uomo.” Matilde Serao, “Leggende napoletane”.

2. Il luogo prende il nome dall’ Arco Felice, costruito lungo le mura, contemporaneamente alla realizzazione della via Domitiana (95 d.C.) che, unitasi all’Appia, diventava la strada più veloce per arrivare a Roma, oltre a prolungarsi fino a Pozzuoli e Napoli, mentre con una diramazione toccava Cuma e Miseno. L’arco venne progettato per essere contemporaneamente porta urbana ed arco trionfale, oltre che parte del sistema difensivo; 

3. “Scuola di comunismo” è quella dove le masse popolari imparano a unire la lotta particolare che stanno conducendo per difendere i loro interessi immediati con la lotta per la trasformazione generale della società. Gramsci la descrive in questo modo: “Perché la lotta sindacale diventi un fattore rivoluzionario occorre che il proletariato l’accompagni con la lotta politica, cioè che il proletariato abbia coscienza di essere il protagonista di una lotta generale che investe tutte le questioni più vitali dell’organizzazione sociale, cioè abbia coscienza di lottare per il socialismo.” (Antonio Gramsci, Per una preparazione ideologica di massa, introduzione al primo corso della scuola interna di partito, aprile-maggio 1925)

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