[Sesto San Giovanni] Imparare a fare la rivoluzione da chi la fa, non da chi la dice

 

Commento sull’iniziativa con i compagni filippini.

Sesto San Giovanni (MI). Domenica 5 Febbraio si è tenuta nei locali dell’Unione Inquilini in via Marx 495, una iniziativa con i compagni filippini del NDFP (Fronte Democratico Nazionale delle Filippine), organizzazione diretta dal Partito Comunista delle Filippine (CPP – Comunist Philippine’s Party o PKP).

L’iniziativa aveva l’obiettivo di approfondire insieme al compagno Asterio Palima del NDFP e dei partecipanti, alcune questioni (non tutte, per la vastità e la ricchezza dell’argomento!) sul processo rivoluzionario in corso nelle Filippine, per avanzare nel dibattito tra comunisti (in Italia e a livello internazionale) e imparare dalla loro esperienza.

Il compagno Palima, nel nostro paese in ragione delle trattative di pace che il NDFP portava avanti con il governo Duterte, si presenta dicendo che gli fa molto piacere cogliere l’opportunità di conoscere e discutere con i compagni italiani. Ci spiega il difficile contesto delle trattative, saltate pochi giorni prima per decisione del governo, che avevano al centro tre aspetti importanti per le politiche socio-economiche delle Filippine: eliminare dal paese il controllo degli USA, la costruzione di un apparato industriale nazionale e la riforma agraria.

Ci spiega che la volontà di rottura era nell’aria: nonostante il cessate il fuoco dichiarato dal NPA (New People Army, l’esercito popolare) durante le trattative il governo non ha fatto nulla per impedire che l’esercito continuasse attacchi militari contro il NDFP e NPA. Ci spiega anche che, per volontà di Duterte o meno, gli accordi di pace avevano una loro complessità; nonostante la vittoria alle elezioni, Duterte ha il governo ma non il potere, soprattutto sulle forze armate, che da sempre sono sotto il controllo e la direzione degli USA, in collaborazione con una parte della borghesia nazionale.

A seguito del suo intervento introduttivo ci sono state molte domande sia durante l’iniziativa che a latere, da cui sono emersi due interessanti aspetti.

Il primo: la costruzione del nuovo potere nelle Filippine.

CPP, NDFP, e NPA hanno costruito basi rosse e centri di nuovo potere in 74 province su 84, dove di fatto esiste un doppio governo più o meno sviluppato a seconda della forza che il movimento comunista esprime. Per spiegare il processo che ha portato alla costruzione del nuovo potere, il compagno Asterio Palima parte dalla nascita del CPP: il 1968, anno in cui il Partito Comunista Cinese lanciò la lotta al revisionismo a livello internazionale e una componente del Partito Comunista Filippino si staccò per creare il CPP, assumendo il maoismo come terza tappa del pensiero comunista. Da qui, inquadra tutto nella strategia, la Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata, e alla luce di questa strategia spiega il ruolo della guerriglia (NPA) e dello sviluppo della costruzione del nuovo potere.
Ci racconta che nella prima fase della Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata (la resistenza alla repressione e l’accumulazione di forze rivoluzionarie) era necessario creare piccoli nuclei di compagni e guerriglieri che intervenissero tra le masse. Spiega che l’NPA si divide in due forme organizzative principali: i battaglioni, quelli più grandi e dediti principalmente ad attività militari, ovvero la difesa dei territori controllati (ma non solo, anche alla gestione in sinergia con il NDFP dei territori da un punto di vista politico) e le squadre. Queste squadre possono essere composte da pochi membri (2-3) e non fanno principalmente attività militare, tutt’altro. Innanzitutto operano in maniera indipendente in base ai territori in cui lavorano, a causa delle enormi differenze geografiche, sociali, economiche dell’arcipelago, e sono destinati a inserirsi nelle nuove aree dove sviluppare lavoro politico. Il loro metodo di intervento e direzione principale è la linea di massa: si integrano con le masse, ascoltano i loro problemi, lavorano con loro nelle piantagioni e nelle attività produttive. Si legano e cominciano a fare lavoro politico. Ogni squadra è specializzata su tematiche principali in base alle problematiche più lampanti e alle contraddizioni principali dei territori: lavoro nei campi, sanità, educazione, ecc. Iniziano ad organizzare quindi settori delle masse popolari su aspetti economici (diritti, miglioramento delle condizioni), ma anche politici (insieme a loro imparano a risolvere i problemi, a governare aspetti del loro territorio). Con un lavoro combinato e in sinergia tra varie squadre creano piano piano il fronte che controllerà il territorio insieme al NPA, e progressivamente il lavoro di direzione sulle masse diventa sempre meno intenso quanto più queste imparano a organizzarsi da sole. Ci dice che, in sostanza, attraverso la linea di massa dirigono le masse nell’autogestione partendo da piccole iniziative, ma mettendo al centro gli aspetti politici, di governo e potere. E’ così che in alcuni territori i braccianti delle piantagioni sono passati dal fornire al latifondista il 70% della produzione mensile al 30%, invertendo il rapporto. Ci dice che mano mano che si sviluppa questo lavoro di emancipazione, le masse decidono sempre di più chi e come deve gestire il territorio, ne assumono il controllo in sinergia con l’esercito popolare fino a costruire un governo democratico dei territori, in alternativa alle forze reazionarie, arrivando quindi a creare, all’oggi, una situazione di doppio potere in 74 province su 84.

E’ così che stanno avanzando nel superamento della prima fase e in questa ottica si inquadrano i dialoghi di pace: un aspetto tattico, e non strategico, in funzione della costruzione della rivoluzione di Nuova Democrazia nelle Filippine. Ci dice che a prescindere dalla concretizzazione o meno degli accordi di pace, il CPP e le organizzazioni ad esso legate continueranno la Guerra Popolare Rivoluzionaria.

Il secondo aspetto: la lotta ideologica all’interno del CPP che lo ha portato, dal ’68 ad oggi, alla testa del movimento rivoluzionario nelle Filippine.

Il compagno Palima ci spiega in maniera chiara le 4 lotte ideologiche principali che sono state affrontate nella costruzione del processo rivoluzionario. La prima è stata nel 1968, sulla costruzione del partito rivoluzionario e l’adesione al maoismo. Questa prima battaglia ha portato la scissione del CPP dal Partito Comunista Filippino, creando di fatto il CPP clandestino e iniziando così la costruzione della rivoluzione nelle Filippine. Ci spiega che è stata una piccola parte quella che si è scissa e che da subito ha iniziato ad operare nella clandestinità.

La seconda lotta ideologica è stata portata avanti contro gli avventuristi. Chiediamo ad Asterio cosa intende per avventuristi: si riferisce alla linea di destra di chi puntava a costruire principalmente l’esercito popolare rispetto alla costruzione delle basi rosse e del nuovo potere. In sostanza una deviazione militarista. Questa è avvenuta, comprensibilmente, sotto la dittatura di Marcos, e quindi con l’esigenza anche da parte del CPP di opporre una forte resistenza anche armata alle rappresaglie governative e alle operazioni militari su ampia scala che metteva in campo il governo. Ma ci dice che non bastava costruire l’esercito, era necessario il legame rivoluzionario con le masse. In questa lotta si affermò quindi la seconda linea, e gli avventuristi vennero espulsi. Un secondo passo verso la comprensione della Guerra Popolare Rivoluzionaria, ma soprattutto un passaggio utile ai comunisti italiani oggi riguardo al significato che si dà alla parola clandestinità e al ruolo strategico della clandestinità del partito comunista nel processo rivoluzionario.

La terza lotta ideologica è avvenuta nel 1986, dopo la caduta di Marcos. La linea di destra (opportunista) del Partito riteneva il governo successore, quello Aquino, realmente democratico e che si potesse passare a una collaborazione aperta. La lotta fu tra chi aveva fiducia o voleva accordarsi per via istituzionale con un governo borghese (in nome della “fine della dittatura e inizio dell’epoca democratica”) e chi invece continuare nel percorso di costruzione della rivoluzione.

Una quarta c’è stata lo scorso anno, il 2016, con l’elezione di Duterte e la sua proposta di concedere al CPP 4 Ministeri e l’apertura agli accordi di pace. La lotta è stata, come nell’86, tra chi volesse accordarsi con la borghesia avendo fiducia di poter tranquillamente affidarsi alle sue proposte e chi invece voleva proseguire sul terreno rivoluzionario non accettando apertamente le lusinghe della classe dominante, ma sfruttando questa “apertura” (l’offerta di 4 ministeri e l’avvio degli accordi di pace sono una dimostrazione non del carattere democratico del regime, ma della debolezza della classe dominante!) per portarla sul proprio terreno e alimentare il processo rivoluzionario. In sintesi, ci dice Asterio, utilizzare gli accordi di pace per fare il salto dalla prima fase (la difensiva strategica) alla seconda fase (l’equilibrio strategico) della Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata.

Il contributo del compagno Palima ci fa vedere:

1. Che la rivoluzione socialista è una guerra (politica, più e prima che militare) e che bisogna condurla come una guerra.

2. Che la rivoluzione non scoppia, è un processo di costruzione che ha inizio con la nascita di un partito comunista (aspetto decisivo) che si dà una strategia chiara, che impara attraverso le lotte ideologiche a dirigere il processo rivoluzionario.

3. La necessità della clandestinità del partito, come retroterra della mobilitazione delle masse popolari (è proprio grazie alla clandestinità del partito e delle sue strutture che gli imperialisti USA e la borghesia nazionale filippina non sono riusciti ad estirparlo negli ultimi 49 anni, che anzi si è rafforzato nonostante le persecuzioni, e a cascata, si sono rafforzati il NDFP e l’NPA).

4. Che un partito comunista che non si trasforma a seconda della fase storica e del processo in corso, è un partito destinato a scomparire e che la lotta ideologica nel movimento comunista è fondamentale, necessaria, per avanzare nel processo rivoluzionario.

  • Leggi anche Intervista al compagno Ulisse, Segretario Generale del (nuovo)PCI 12

Ringraziamo il compagno Palima perché con il suo ciclo di incontri (Firenze, Torino, Sesto San Giovanni) ci ha dato la possibilità di conoscere meglio e più in profondità cosa fa, come lo fa e quali caratteristiche ha il partito comunista di cui c’è bisogno per fare la rivoluzione socialista.

Le Filippine sono un paese profondamente diverso dall’Italia, oltre ad “essere lontano”, sono un paese oppresso dall’imperialismo e le condizioni, le forme e i risultati della lotta di classe non possiamo prenderli come paragone, nelle loro manifestazioni esteriori, per il che fare? qui e ora. Ma la Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata è la strategia universale per la rivoluzione socialista. Ai comunisti, al loro partito, il compito di tradurla paese per paese. In Italia, un paese imperialista, la Carovana del (nuovo)PCI ha compiuto quell’opera di traduzione e chiama oggi gli operai avanzati, i giovani, i disoccupati, i precari, i pensionati, le donne, gli immigrati, gli elementi più avanzati e generosi delle masse popolari tutte a partecipare alla rivoluzione socialista.

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