Il P.CARC invita le organizzazioni operaie e popolari, i singoli lavoratori, le organizzazioni sindacali di base e tutti i sinceri democratici a prendere una posizione pubblica di solidarietà al SI COBAS e per la liberazione del suo dirigente, Aldo Milani

Il 26 gennaio è stato arrestato a Modena, nel corso di una trattativa sindacale, Aldo Milani, dirigente del SI COBAS. L’accusa (secondo i giornali e la Questura) è di aver intascato tangenti per allentare le mobilitazioni di cui gli operai sono protagonisti da mesi nel settore della macellazione.

Per prima cosa, esprimiamo ai lavoratori, agli operai, ai compagni e alle compagne del SI COBAS la solidarietà per questo attacco repressivo e ci uniamo a loro nel pretendere l’immediata liberazione di Aldo Milani.

Inviare e fare inviare lettere di protesta alla Questura di Modena, via Giovanni Palatucci, 15 – 41122 Modena- tel.: 059/410411, email: gab.quest.mo@pecps.poliziadistato.it

Inviare e far inviare lettere di solidarietà e per la liberazione di Aldo Milani c/o Casa circondariale, strada Sant’Anna n. 370 41122 Modena-tel.: 059450800, mail: cc.modena@giustizia.it

Secondariamente, è giusto fare alcune considerazioni.

Aldo Milani è stato arrestato con l’accusa di aver intascato tangenti per fermare la mobilitazione generosa dei lavoratori che nel settore della macellazione di Modena, come nella logistica in tutta Italia, stanno promuovendo una lotta per affermare i diritti sindacali che spicca per combattività, efficacia, solidarietà di classe. L’accusa rivolta ad Aldo Milani, indipendentemente dal fatto che Questura e Magistratura riescano a dimostrare “il reato”, è evidente dimostrazione di cos’è e come funziona la legalità borghese. Il governo ha appena stanziato 20 miliardi di euro, che di certo sarebbero stati necessari, a vedere dal numero di persone colpite, morti e sfollati, a fronteggiare le emergenze del terremoto e del maltempo, per salvare invece le banche, fra cui il MPS. Salvarle per un buco creato da “mancati rientri” di prestiti. Fatti a chi? Eccoli: De Benedetti, Zunino, Marcegaglia, Punzo e chissà quali e quanti altri fra i nomi noti e meno noti dei capitalisti italiani. Quei soldi che i ricchi hanno preso dalle banche e non hanno restituito, di cui MPS è solo un caso fra i tanti (Popolare di Vicenza, Popolare di Bari, Veneto Banca, Banca delle Marche, Unicredit…) sono un reato di gran lunga più grave di quello per cui è accusato Aldo Milani, eppure ognuno di coloro che li hanno rubati sta tranquillo, non è stato arrestato, non ha pagato, come sono tranquilli e non hanno pagato i criminali della Eternit o della Thyssenkrupp.

L’accusa rivolta ad Aldo Milani ha l’obiettivo reale di fare un danno ben più grave rispetto a quello legale: intimorire i lavoratori che si organizzano e lottano, attaccare i sindacati e i sindacalisti non asserviti ai padroni, sgretolare la fiducia dei lavoratori nella loro organizzazione e nel suo gruppo dirigente, facendolo apparire come un erede di quei criminali che hanno approfittato della fiducia di lavoratori e masse popolari per “sistemare” se stessi e la propria cerchia: ne è piena la storia del movimento operaio, sindacale e rivoluzionario di personaggi simili e la loro esistenza è uno dei motivi, non l’unico, per cui fra gli operai, i lavoratori e le masse popolari c’è tanta sfiducia nelle organizzazioni politiche e sindacali. Questura, Magistratura e padroni riusciranno, in tutto o in parte, nel loro intento? La risposta immediata all’arresto di Aldo Milani dimostra prima di tutto un’altra cosa: che i lavoratori sono e vogliono stare uniti, che non credono alle veline della Questura e non cedono al senso comune: in tutta Italia, a partire dalla sera del 26 gennaio e ancora per tutta la giornata, i compagni e le compagne del SI COBAS sono scesi in sciopero, bloccando tutte le aziende in cui sono presenti.

Per quanto riguarda le insinuazioni di Questura, Magistratura e padroni, abbiamo sufficiente esperienza di lotta alla repressione, alla criminalizzazione, alla denigrazione da sapere che quando il nemico colpisce duro, è perché ha il bisogno di farlo, ha paura, è in una situazione di debolezza e gioca sporco. Ma rimane un fatto, da chiarire anche questo per iniziare a trattare apertamente questioni che in genere “non si dicono”.

Estorcere ai padroni denaro, condizioni migliori, tutele, garanzie è diventata la frontiera delle lotte rivendicative (ma più in generale violare le leggi ingiuste è diventata la frontiera di tutto il movimento delle masse popolari in ogni ambito). Padroni, autorità e istituzioni vogliono costringere i lavoratori a “rispettare la legalità”, una legalità al servizio del loro profitto e dei loro affari e traffici, una legalità che serve a ostacolare, disarmare e colpire chi di organizza e lotta. Vorrebbero costringere i lavoratori, con le buone e con le cattive, ad accettare un sindacato che è ufficio risoluzione problemi dei padroni, che ratifica decisioni, che si accorda al ribasso, che collabora nel peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che si limita a compilare la dichiarazione dei redditi. Ma la lotta di classe non contempla la sottomissione degli interessi dei lavoratori alla legalità, alle prassi e ai costumi della classe dominante. Pertanto è bene ribadire un principio: è legittimo tutto quello che è conforme agli interessi dei lavoratori e delle masse popolari, anche se è considerato illegale dalle autorità e dalle istituzioni borghesi.

Per questi motivi, gli operai, i lavoratori, gli elementi più generosi delle masse popolari e tutti i sinceri democratici devono sostenere la mobilitazione per la liberazione di Aldo Milani e respingere la provocazione contro il SI COBAS.

In ballo non ci sono “i fatti delle singole persone”, “la condotta delle singole persone”, “gli affari di un singolo sindacato”, ma gli interessi di tutti i lavoratori e delle masse popolari.

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