Un nostro lettore ci invia un commento ad alcuni articoli pubblicati sulla stampa nazionale nei giorni scorsi, riguardo gli scandali della curia di Padova. Buona lettura.

Donne, filmini hard, soldi, ristoranti di lusso, hotel costosi, giocattoli erotici. E’ solo una parte dei vizi di don Andrea Contin, il parroco padovano della parrocchia di San Lazzaro che, come si può vedere, non si faceva mancare nulla.

Don Contin aveva il vizietto delle orge e la perversione di filmare le sue amanti mentre intrattenevano rapporti in canonica con altri preti, uomini di colore e giovani. Con lui in queste “manifestazioni di affetto” era spesso presente don Roberto Cavazzana, parroco della parrocchia di Rovolon.

Di tutta risposta il vescovo della diocesi di Padova si scaglia contro i giornali per “l’eccessiva montatura mediatica”, inneggia alla protezione della privacy per tutelare le donne coinvolte (nascondendosi quindi dietro le vittime) come se fosse cosa di poco conto quanto accaduto. Io invece dico che tutto ciò si deve sapere! Le masse popolari devono sapere quando i moralizzatori della Repubblica Pontificia manifestano la doppia morale del Vaticano.

Il Vescovo ha inoltre detto che “Dalla comunità di San Lazzaro ci erano arrivate segnalazioni, avevamo anche aperto un’inchiesta interna, ma l’intervento della magistratura è arrivato prima della nostre conclusioni” che nella nostra lingua vuol dire “stavamo cercando di coprire tutto ma siamo stati scoperti prima” e che “Da parte dell’autorità ecclesiastica non è stato consegnato alcun fascicolo alla magistratura ordinaria, perché, come prevedono i Patti Lateranensi, mancava il previo consenso delle persone coinvolte”, come dire “per colpa della legge non abbiamo potuto denunciare l’accaduto alla magistratura”.

Don Contin dal canto suo ammette tutto: la relazione con 9 donne (per la magistratura 18), i filmati hard, le orge in canonica, di aver spiato con le sue amanti le coppiette che si appartavano, di farsi chiamare “l’avvocato” nei ristoranti che contano del padovano e tanto altro.

L’altro prete, Don Cavazzana, chiede ai fedeli di pregare per lui perché “ne ha bisogno”. Lui ne avrà pure bisogno, ma le masse popolari hanno ancora più bisogno che queste cose si sappiano, che venga fuori il volto contraddittorio di chi predica castità e si scaglia contro gli omosessuali mentre sotto la maschera fa tutt’altro, e ancora di più di cacciare via la Corte Pontificia. Tra l’altro lo stesso Cavazzana ha rifiutato di sposare Belen Rodriguez per evitare (parole sue) un “carnevale mediatico”.

Ma don Contin oltre a far si che le sue amanti si prostituissero con altri uomini, per poi esserne geloso e picchiarle, gestiva la casa di ritrovo per anziani “Casetta Michelino”, una onlus fondata da lui stesso, che oggi è sotto inchiesta per un buco di 3 milioni di euro. Attraverso l’associazione Progetto Senes, creata appositamente per la gestione del centro diurno, l’ex parroco ha beneficiato negli anni di contributi pubblici, sia regionali che comunali e di notevoli fidi bancari.

ECCO QUANTO COSTA alle masse popolari mantenere il lusso di questi parassiti!

Mentre la Repubblica Pontificia da un lato non riesce più a garantire i servizi minimi di assistenza alle masse popolari, dall’altro insabbia la sua natura parassitaria, intossica i cuori e le menti di milioni di proletari per evitare che questi, organizzandosi, possano sovvertire il suo sistema di potere in putrefazione!

Nello stesso momento il “Papa dei poveri” prega per le centinaia di migliaia di sfollati del Centro Italia, predica accoglienza per i migranti e assistenza per i poveri senza muovendo poche briciole di carità e facciata mediatica rispetto ai capitali miliardari che ha a sua disposizione per l’acquisto di mezzi e strutture per una concreta assistenza, recuperando anche quei pochi spiccioli salassando il nostro paese con l’8×1000 e altre decine e decine di furti. Questo è il volto criminale della Repubblica Pontificia che resta guardare il disastro in cui ha condotto le masse popolari!

Solo la creazione di organismi operai e popolari (OO e OP) in ogni azienda privata e pubblica, in ogni quartiere e in ogni città, che si danno i mezzi per garantire alle masse popolari ciò di cui hanno bisogno può porre fine al catastrofico corso delle cose verso cui la borghesia e il suo clero conducono milioni di uomini e donne!

Avanti verso la costruzione di un Governo d’Emergenza che sia reale e concreta espressione dei bisogni delle masse popolari! Avanti verso la costituzione del Governo di Blocco Popolare per fare dell’Italia un nuovo paese socialista e spazzare via la Corte Pontificia e il suo corredo di parassiti!”

Salvio Renna

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Don Andrea Contin, l’amante: “Mi faceva adescare ragazzi e poi filmava. Aveva sempre con sé valigia con vibratori”

A denunciare l’ex parroco è una parrocchiana 49enne, che in otto pagine di verbale racconta nel dettaglio la sua relazione con il sacerdote. “Mi portò spesso nei parcheggi autostradali nella zona di Vicenza per farmi guardare uomini e donne che facevano sesso fuori dall’auto”, è una dei passaggi del racconto della donna

di F. Q. | 21 gennaio 2017

Una nuova rivelazione a luci rosse praticamente ogni giorno. Potrebbe essere questo il sottotitolo del’inchiesta su don Andrea Contin, il sacerdote della parrocchia di San Lazzaro, in provincia di Padova, attualmente sospeso dal servizio. L’ex parroco è finito al centro di un’inchiesta della procura di Padova per violenza privata e sfruttamento della prostituzione. Da quell’indagine è emerso che don Contin avrebbe avuto un’attività sessuale sfrenata con almeno nove donne. A denunciare l’ex parroco è una parrocchiana 49enne, “l’amante preferita” che in otto pagine di verbale – pubblicate dal Messaggero Veneto – racconta nel dettaglio le accuse al sacerdote. Si tratta della stessa donna con la quale il sacerdote ha subito ammesso le relazioni. “In riferimento alla perquisizione che mi è stata fatta dichiaro di avere conosciuto in parrocchia cinque donne, con le quali, dopo una lunga conoscenza, ho avuto una relazione sentimentale sfociata in rapporti sessuali. I rapporti si consumavano solitamente in canonica anche con la partecipazione di altri uomini, anche di colore. Quest’ultima circostanza si è verificata sempre e solo con una donna…”, ha detto il sacerdote davanti agli investigatori.

L’inizio della relazione e la doppia vita del sacerdote – Il riferimento è proprio per la 49enne che per prima ha formalizzato le accuse nei suoi confronti. “Iniziai a frequentare nel 2001 la parrocchia di San Lazzaro.Nel 2006 arrivò a capo della parrocchia don Andrea Contin. Un giorno, invitandomi in canonica, dopo una breve conversazione, mi abbracciò e mi baciò sulla bocca. Rimasi impietrita, me ne andai sconvolta”, racconta la donna, aggiungendo che “nel febbraio/marzo 2011 ci fu il primo rapporto sessuale in canonica che non fu dolce ma marcatamente aggressivo. Nonostante ciò mi sentivo sempre più innamorata e felice per le sue tante attenzioni”.

Da quel momento nasce la relazione tra don Contin e la parrocchiana. “Ero realmente felice di ricevere tante attenzioni, fin quando mi fece leggere alcuni sms molto spinti provenienti da altre ammiratrici. Mi faceva vedere anche foto di donne nude durante atti sessuali con altri uomini. Alcune erano parrocchiane che io avevo visto frequentare la chiesa. Mi portò spesso nei parcheggi autostradali nella zona di Vicenza per farmi guardare uomini e donne che facevano sesso fuori dall’auto. In quel periodo mi diede anche le chiavi della canonica e mi aiutò economicamente nell’acquisto di un’auto di cui ero sprovvista”. Secondo la donna, il prete aveva una sorta di doppia vita dato che “nei ristoranti di lusso era conosciuto come l’avvocato. Mi chiese di confermare tale ruolo. Sceglieva sempre hotel molto costosi. Quando prenotavamo mi faceva pagare mediante bonifico dal mio conto corrente per consegnarmi i soldi contanti solo in seguito”.

La valigetta con i vibratori – Ad un certo punto i rapporti sessuali diventano sempre più spinti. “Lui – ha detto la donna – aveva sempre con sé una valigetta con all’interno vibratori, maschere, capi in pelle già visibilmente usati da altre donne e un giorno mi portò in un sexy shop  dove acquistò specifici prodotti erotici”. Poi nella storia spunta anche un altro sacerdote. “Un giorno – racconta la parrocchiana- mi portò da don Roberto Cavazzana a Carbonara di Rovolon perché mi disse che doveva salutarlo. A un certo punto mi prese la testa e me la abbassò dicendo che dovevo avere un rapporto orale. Obbedii. La stessa cosa avvenne una seconda volta, quando don Andrea mi portò a cena con don Roberto in un ristorante dei colli. Successivamente ci recammo in canonica a Carbonara di Rovolon dove abbiamo avuto un rapporto sessuale a tre“. Ma non solo. Perché la donna mette a verbale anche che il sacerdote “iniziò a chiedermi di andare dietro la canonica per attirare i ragazzi che giocavano nel campo di calcio e, una volta adescati, mi costringeva ad avere rapporti con loro vicino al garage. Lui, nascosto, mi filmava”.

La gelosia e le botte – La relazione tra la donna e il sacerdote diventa addirittura violenta. Don Contin infatti è geloso. “A maggio del 2011 – dice la donna – durante la sagra di San Lazzaro, mentre facevo volontariato, lui si accorse di un uomo che mi aveva guardata senza che io me ne accorgessi. Una volta entrata in canonica mi scaraventò a terra e iniziò a picchiarmi. Nei giorni successivi indossai una maglietta lunga per nascondere i lividi”. La donna poi si accorge che il sacerdote ha rapporti con altre donne. “Pochi giorni dopo l’Epifania, nel 2012, una sera mi disse di avere un impegno a Casetta Michelino. Io, già insospettita, andai a verificare e trovai nelle vicinanze dell’albergo Net Center l’auto di una parrocchiana. Verso le 2 di notte la vidi uscire dal bar collegato alla canonica. Fu così che scoprii la loro relazione. A quel punto andai in canonica, lui negò ogni mia accusa e mi picchiò con calci e pugni”. Da qui l’accusa di violenza.

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Don Contin, “altri due preti partecipavano alle orge in canonica”. Carabinieri al lavoro per identificarli

A raccontarlo è una delle amanti del parroco di San Lazzaro. L’interrogatorio di uno dei due, che avrebbe filmato gli incontri, servirebbe per aggiungere un tassello all’ipotesi che quelle orge non fossero altro che induzione alla prostituzione. Lo scandalo ha così raggiunto livelli tali da indurre il vescovo Claudio Cipolla, in visita alle missioni del Sud America.

Non c’è pace nella diocesi di Padova dopo la scoperta di orge in canonica che hanno visto coinvolti almeno quattro sacerdoti. Ogni giorno la cronaca registra novità. Dai verbali, ad esempio, emerge che oltre a don Andrea Contin, parroco di San Lazzaro, e a don Roberto Cavazzana, parroco di Carbonara di Rovolon, altri due preti avrebbero frequentato la canonica alla periferia della città con lo scopo di avere incontri sessuali. Addirittura uno di questi ultimi avrebbe filmato le orge, come aveva fatto anche don Contin in altre situazioni.

Lo scandalo ha così raggiunto livelli tali da indurre il vescovo Claudio Cipolla, in visita alle missioni del Sud America, a far ritorno in fretta in Italia per controllare la situazione e dare quel giro di vite che ha annunciato anche in una lettera scritta a tutti i sacerdoti, dove li invita a troncare eventuali relazioni amorose.

Ma torniamo alla cronaca. I carabinieri stanno cercando di indentificare gli altri due preti che, secondo una delle amanti di Contin, avrebbero partecipato ai festini. Uno di questi è stato descritto in modo specifico, si tratta di una persona molto appassionata di fotografia che portava con sé apparecchi per riprendere le scene più piccanti. Il suo interrogatorio servirebbe per aggiungere un tassello all’ipotesi che quelle orge non fossero altro che induzione alla prostituzione e non soltanto lo sfogo di voglie inconfessate e inconfessabili da parte di religiosi votati alla castità e al celibato.

Intanto domenica nella chiesa di Carbonara il celebrante ha portato un messaggio di don Cavazzana ai suoi ormai ex parrocchiani: “Mi raccomando a voi, pregate per me, ne ho bisogno” ha mandato a dire dal luogo segreto dove si trova per riflettere su quanto ha fatto e ha messo a verbale durante sei ore di interrogatorio in procura, ammettendo di aver seguito le orme di don Contin e di aver avuto rapporti sessuali con almeno una quindicina di donne diverse.

Intanto il vescovo, dopo la prima lettera pubblica scritta dall’Ecuador in cui si inginocchiava e chiedeva perdono per quanto accaduto e criticava i mezzi di informazione per il clamore dato alla vicenda, ha indirizzato un’altra missiva a tutti i sacerdoti. Si tratta di una severa reprimenda contro i costumi lassisti del clero padovano. Ai suoi sacerdoti chiede conto dei comportamenti morali. Li invita a troncare qualsiasi relazione affettuosa o perlomeno ambigua. “Cogli l’occasione, alla luce del momento che stiamo vivendo a Padova come una opportunità per verificare i tuoi comportamenti, la coerenza con gli impegni che ti sei assunto il giorno della tua ordinazione, soprattutto nel campo della tua vita affettiva, sessuale, della gestione dei soldi. In questi campi nessuno ha il diritto di sindacare più di tanto, perché riguardo alla tua vita privata sei tu stesso responsabile adulto. Però moralmente ricordati che ti sei assunto degli impegni ben precisi di fronte a Dio e di fronte alla chiesa. Di fatto il nostro ministero ci rende persone pubbliche, rappresentati delle comunità dei credenti di fronte al mondo”.

Il vescovo ha anche invitato i sacerdoti a osservare chi tra di loro si estranea dalla vita del clero, perché l’isolamento potrebbe essere segno di malessere, se non di peggio. “Mi permetto di considerare il caso in cui un presbitero arrivasse ad intrattenere relazioni affettive stabili o abitudini morali non consone al suo stato clericale: lo invito calorosamente a mettere in atto quanto ritiene opportuno per uscire da una situazione non rispettosa di sé, delle persone coinvolte, degli altri preti e della Chiesa”.

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