La Sardegna ospita il 66 % del demanio militare Italiano. Si parla di 35 mila ettari suddivisi fra circa 170 installazioni militari, tra le quali spiccano i 3 poligoni più grandi d’Europa: Quirra, Teulada e CapoFrasca.

Dal 7 all’11 settembre si è svolto a Lanusei l’ “Aforascamp”, campeggio contro l’occupazione militare della Sardegna. Centinaia di attiviste e attivisti si sono ritrovati per discutere e programmare l’iniziativa contro la guerra e le industrie di armamenti, approfondendo temi come la propaganda militarista nelle scuole, la collaborazione tra università e guerra, le basi militari in Sardegna, la fabbrica di bombe di Domusnovas, i danni ambientali della presenza militare. A inizio ottobre si terrà un altro campeggio presso l’aeroporto militare di Decimomannu mentre a novembre un gruppo di compagni sardi girerà alcune città italiane per creare collegamenti e promuovere una grossa manifestazione sull’isola.

Pubblichiamo con piacere l’intervista a Nicolino Piras, studente e attivista del  Comitato Studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna.

Come P.CARC appoggiamo e sosteniamo la lotta del popolo sardo: la vostra lotta è la nostra lotta, contro le vessazioni di uno Stato emanazione degli interessi degli imperialisti USA e UE, del Vaticano e dei capitalisti.

L’unica via d’uscita è porre fine al sistema che origina tali vessazioni, che impone il servaggio dei nostri territori agli interessi delle Imprese e dei “signori della guerra”. Costruire una società nuova, una società socialista. Il primo passo è dare vita un governo nuovo, l’unico che potrà dare corpo all’autodeterminazione delle popolazioni: dalla Val di Susa a Capo Frasca!

 

Parlateci del vostro Comitato: come e quando nasce?

Il comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna nasce un mese dopo la grande manifestazione di Capo frasca del settembre 2014. Sulla spinta di quel successo e del protagonismo popolare dimostrato abbiamo voluto declinare questa lotta in un ambiente, quello studentesco, che per anni è stato “snobbato” dai gruppi organizzati che lottavano contro la presenza militare in Sardegna. La nostra azione si è svolta principalmente negli atenei e nelle scuole superiori di tutta l’isola, per poi concentrarci in tour di presentazione dei cortei che ci sono stati negli ultimi due anni. Dopo questo lavoro che ci ha portato a toccare tutti gli angoli della Sardegna abbiamo voluto mettere a frutto i contatti e la spinta dei territori proponendo la costruzione di un’assemblea sarda eterogenea, orizzontale e radicata in diversi territori. L’assemblea generale sarda contro l’occupazione militare ha l’obiettivo di costruire un movimento di massa che porti tutto il popolo sardo a praticare il blocco delle esercitazioni, pretendere la chiusura dei poligoni e riappropriarsi delle terre che da sessant’anni gli sono state sottratte.

 

Spiegateci le condizioni della militarizzazione del territorio sardo (se ne sa davvero poco!), quali effetti ha sul territorio (devastazione ambientale) e sulla salute delle persone?

La Sardegna è la regione più militarizzata in Europa, l’isola ospita servitù militari molto estese e diverse installazioni legate all’attività militare e all’economia di guerra oltre a essere interessata da esercitazioni militari e produzione di armi ormai da decenni. Quest’attività ha un impatto profondo sulle vite delle persone, sul loro diritto alla terra, sulla salute e l’ambiente. Le servitù militari occupano più di 35mila ettari, se consideriamo anche le servitù a mare la superficie totale è più grande di quella dell’isola intera, ci sono i tre poligoni più grandi d’Europa (Capo Frasca, Capo Teulada, Poligono Interforze del Salto di Quirra), un aeroporto militare (Decimomannu), una fabbrica di bombe (Domusnovas), altri poligoni destinati all’esercitazione di particolari brigate (S’Ena Ruggia, Lago Omodeo), più tutta una serie di installazioni militari che vanno dai Radar, caserme, depositi ecc. ecc. La diseconomia bellica ha causato spopolamento su tutta l’isola per via degli espropri dei terreni di fine anni ’50, a causa dell’arruolamento forzato, per concludere con gli indennizzi creati per comprare il silenzio delle popolazioni. L’occupazione militare porta anche con se ricadute ambientali e sanitarie: sessant’anni di bombardamenti, esperimenti chimici e residuati bellici fatti brillare hanno portato a un forte inquinamento, devastazioni ambientali, distruzione di siti archeologici e malattie mortali su popolazione e animali. Gli ultimi studi portati avanti dall’Università di Firenze riguardanti i territori confinanti la base di Teulada rappresentano un chiaro segnale di ciò che si è perpetuato negli anni in quei luoghi. Una serie di patologie rare e mali incurabili con un incidenza pari al 50% in più rispetto alla media nazionale. Già nel tempo i dati dell’altra costa dove è presente il Poligono di Quirra ci avevano dato alcuni dati su cui riflettere: aborti spontanei pari al 25% nei comuni limitrofi al poligono su una media europea dell’1%, casi di malformazioni sia su animali che neonati.

 

Che genere di iniziative state mettendo in campo per fronteggiare gli attacchi repressivi ?

In questo momento esiste una cassa delle spese legali per le azioni contro le attività militari che è portata avanti dal Comitato studentesco e dalla Rete no Basi ne qui ne altrove. Di seguito un link dove potete trovare tutte le info e gli estremi di pagamento: https://nobasi.noblogs.org/post/2015/12/09/cassa-per-le-spese-legali/.

 

L’AForasCamp a Lanusei ha avuto una buona partecipazione, quali prospettive per la lotta contro le basi militari? Come pensate di proseguire la lotta?

Il campeggio è stato un momento di costruzione, di confronto e discussione tra territori e collettivi che non avevano mai collaborato assieme. Il momento fondamentale è stata la plenaria, momento in cui tra organizzazioni politiche, singoli e collettivi si è scelta la strada del dialogo e della collaborazione in vista di un autunno di lotta. Il nostro auspicio è che il cambio di passo sia immediato, tutti i tavoli di lavoro abbiano il loro seguito nei territori e si possa cercare insieme quelle date che possano portare tutto il popolo sardo a praticare l’obiettivo dello stop delle esercitazioni tramite le invasioni dei poligoni dell’isola. Crediamo veramente che se si è decisi nelle intenzioni, ognuno con le proprie possibilità e capacità possa dare un contributo decisivo in questa enorme lotta che ci deve vedere tutte e tutti protagonisti. Ogni territorio, paese, città, gruppo di affinità, partito, individuo ha voce in capitolo nel movimento, ci sono momenti, mezzi e obiettivi di breve, media e lunga durata. Il campeggio penso abbia messo delle priorità rispetto alle proposte da portare avanti all’unisono con forza e decisione. Allo stesso tempo ogni iniziativa particolare o temporanea merita rispetto e condivisione; TANTI MODI UN’UNICA LOTTA! Tra le prossime tappe merita una citazione il campeggio antimilitarista proposto dalla Rete No basi ne qui ne altrove, che si terrà tra il 6 e il 10 ottobre vicino a Decimomannu. L’assemblea generale sarda contro l’occupazione militare si troverà invece in una zona del centro Sardegna il 16 ottobre per un ragionamento sui due campeggi, ma soprattutto per rilanciare la lotta e trovare delle date in cui organizzare cortei di massa che abbiano l’intenzione di interrompere le esercitazioni!

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