[Italia] L’arte della guerra…quella di sterminio non dichiarata che conducono i vertici della Repubblica Pontificia!

Sul Manifesto di oggi Manlio Dinucci denuncia “l’arte della guerra” che il governo Renzi-Bergoglio conduce nei confronti delle masse popolari del nostro paese. L’articolo è utile per avere elementi concreti delle manovre che il governo Renzi-Bergoglio mette in campo tutti i giorni per promuovere questa guerra dentro e fuori i confini nazionali. Insieme all’articolo di Manlio Dinucci, proponiamo il Comunicato CC 16/2016 – 30 agosto 2016 del (n)PCI. La scelta di legare i due articoli non è casuale. E’ necessario che i comunisti insieme alla denuncia del corso catastrofico delle cose leghino la soluzione a esso e diano così alle masse popolari una prospettiva chiara, legata alla realtà.

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Le macerie della democrazia

Manlio Dinucci

06.09.2016

L’arte della guerra.

Perché nessuno ha proposto di usare per le zone terremotate il «jackpot» della spesa militare italiana? Un tesoretto che, secondo i dati ufficiali della Nato, ammonta a circa 20 miliardi di euro nel 2016, 2,3 miliardi più del 2015: in media 55 milioni di euro al giorno

«Solo macerie, come se ci fosse stato un bombardamento», ha detto la presidente della Camera Boldrini visitando i luoghi terremotati. Parole su cui riflettere al di là dell’immagine. Di fronte alle scene strazianti dei bambini morti sotto le macerie del terremoto, come non pensare a tutti quei bambini (che la tv non ci ha mai mostrato) morti sotto le macerie dei bombardamenti ai quali, dalla Jugoslavia alla Libia, ha partecipato anche l’Italia? «Sembra di essere in guerra», racconta uno dei tanti volontari. In guerra, quella vera, l’Italia in effetti c’è già, bruciando risorse vitali che dovrebbero essere destinate a proteggere la popolazione del nostro paese dai terremoti, dalle frane e alluvioni che provocano sempre più vittime e distruzioni.

Politici di aree diverse hanno proposto, in un impeto di generosità, di destinare alle zone terremotate il jackpot del Superenalotto, 130 milioni di euro. Nessuno ha proposto però di usare a tal fine il «jackpot» della spesa militare italiana ammontante, secondo i dati ufficiali della Nato, a circa 20 miliardi di euro nel 2016, 2,3 miliardi più del 2015: in media 55 milioni di euro al giorno, cifra in realtà più alta, includendo le spese extra budget della difesa addebitate ad altri ministeri. Stando comunque ai dati della Nato, l’Italia spende in un solo giorno per il militare più di quanto ha destinato il governo per l’emergenza terremoto (50 milioni di euro), cinque volte più di quanto è stato finora raccolto con gli sms solidali. Mentre mancano i fondi per la ricostruzione e la messa in sicurezza degli edifici con reali sistemi antisismici, per un piano a lungo termine contro i terremoti e il dissesto idrogeologico. Mentre i vigili del fuoco, di cui in queste occasioni si riconoscono formalmente i meriti, hanno organici, stipendi e mezzi del tutto inadeguati all’opera che svolgono, spesso a rischio della vita, non solo nelle emergenze quotidiane, ma nei sempre più frequenti disastri «naturali» (le cui catastrofiche conseguenze sono in gran parte dovute a responsabilità umane).

Non mancano invece i finanziamenti e i mezzi per le forze speciali italiane che operano nella nuova guerra in Libia. A Pisa, dove due anni fa è stato costituito il Comando delle forze speciali dell’esercito (Comfose), si sono intensificati da mesi i voli dei C-130J che partono per ignote destinazioni carichi di armi e rifornimenti. Tali operazioni sono segretamente autorizzate dal presidente Renzi scavalcando il parlamento.

L’articolo 7 bis della legge n. 198/2015 sulla proroga delle missioni militari all’estero conferisce al presidente del consiglio facoltà di adottare «misure di intelligence di contrasto, in situazioni di crisi, con la cooperazione di forze speciali della Difesa con i conseguenti assetti di supporto della Difesa stessa», col solo obbligo di riferirne formalmente al «Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica». In altre parole, il presidente del consiglio ha in mano forze speciali e servizi di intelligence da usare in operazioni segrete, con il supporto dell’intero apparato militare. Un potere personale anticostituzionale, potenzialmente pericoloso anche sul piano interno. Mentre ostenta commozione al funerale delle vittime del terremoto, elargendo promesse sulla ricostruzione, il presidente del consiglio Renzi, nel quadro della strategia Usa/Nato, porta l’Italia in altre guerre e a una crescente spesa militare a scapito delle esigenze vitali del paese. Spesa a cui si aggiunge quella segreta per le operazioni militari segrete da lui ordinate. Mentre, sulla promessa ricostruzione delle zone terremotate, Renzi assicura la «massima trasparenza».

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Comunicato CC 16/2016 – 30 agosto 2016

Con la rivoluzione socialista cacceremo il governo degli assassini! Boia in abiti da cerimonia e cappellani viaggiano in tandem. Amatrice: dopo le autorità dello Stato della criminalità organizzata, arriva il Papa! Per le misure antisismiche “non ci sono i soldi”: chi paga i viaggi del Papa in Italia e all’estero e le spese della Corte Pontificia?

Dopo aver avuto le visite di Mattarella, Renzi, Grasso e Boldrini, i sopravvissuti del terremoto di Amatrice avranno anche la visita del Papa: ha annunciato che appena il cerimoniale sarà pronto visiterà i terremotati e dopo Woityla e Ratzinger gli abitanti sopravvissuti di Amatrice e dintorni avranno anche la visione di Bergoglio. Poi incomincerà il grande affare della ricostruzione annunciato da Delrio e Vespa e diretto probabilmente da Vasco Errani e quanto alla corruzione protetto dall’Anticorruzione, come lo siamo stati dalla mafia che protetta dall’Antimafia di Grasso & C si è sviluppata come mai prima, fino a Mattarella al Quirinale, Alfano agli Interni e a Mafia Capitale. Alcuni dei destinatari del Comunicato CC 14/2016 ci hanno mosso una critica: lanciare la parola d’ordine “Cacciare il governo degli assassini!” è cadere nel vaniloquio della sinistra borghese, scendere allo stesso livello di Valentino Parlato, Guido Viale e simili che lanciano proposte di soluzioni senza occuparsi del processo necessario per arrivarci. E a prima vista hanno ragione, perché “cacciare il governo degli assassini” è giusto e necessario, ma non è il primo passo per le masse popolari che non saprebbero da dove incominciare anche se accogliessero con favore il nostro invito (il ché per ora avviene solo per una piccola parte), ma non è il primo passo neanche per noi comunisti che oggi non abbiamo ancora le forze per farlo. Indicare questo obiettivo è inutile e consolatorio se lo si indica come primo e immediato passo: resta un pio desiderio, un’aspirazione senza seguito. “Cacciare il governo degli assassini” è la conclusione della rivoluzione socialista. È un atto necessario ma non immediato: diventa reale solo con la mediazione della rivoluzione socialista. Con quella parola d’ordine siamo saltati alla fine del percorso che dobbiamo fare. Giustamente alla fine del Comunicato abbiamo ricordato che la rivoluzione socialista non è un atto unico, “l’assalto al Vaticano”, “l’assalto a Palazzo Chigi” o a qualche altro centro del potere della criminalità organizzata, del clero cattolico e della borghesia imperialista; non è una battaglia isolata su un solo fronte. È tutto un processo di acuti conflitti di classe, di crescita dell’organizzazione delle masse popolari e della loro coscienza, una serie di battaglie su tutti i fronti, cioè su tutte le questioni dell’economia, della politica e della cultura: una guerra popolare rivoluzionaria che terminerà con l’instaurazione del potere delle masse popolari organizzate intorno al partito comunista, l’eliminazione del potere della borghesia e del clero e l’espropriazione della borghesia imperialista e della Corte Pontificia. Effettivamente nel Comunicato CC 14/2016 ci siamo lasciati trasportare dall’indignazione per l’ultima strage compiuta dalla Repubblica Pontificia. Il governo e le autorità della sua Pubblica Amministrazione da anni giustificano le restrizioni agli ammortizzatori sociali, ai trasferimenti alle famiglie, alle pensioni e ai salari, agli investimenti in protezione civile e manutenzione del territorio, alla messa in sicurezza delle infrastrutture, delle scuole, degli ospedali e degli altri edifici pubblici e delle abitazioni private delle masse popolari, con il ritornello che “non ci sono i soldi”. È una menzogna vergognosa ed evidente perché da decenni il denaro che circola in Italia è tutta moneta fiduciaria, cioè moneta creata dalle banche facendo un prestito e aprendo un conto corrente al debitore: in una quantità che dipende solo dalla loro decisione. L’unico limite alla creazione di denaro fiduciario è il consenso della comunità nazionale e 1internazionale dei banchieri e degli uomini della finanza. Tanto più sfrontata è la menzogna in bocca alle autorità di uno Stato che non ha limite di soldi per la guerra (in violazione plateale dell’art. 11 della Costituzione del 1948) e per le “grandi opere” della speculazione finanziaria (TAV, attraversamenti, EXPO 2015, grandi cerimonie, celebrazioni, ecc.), per le cerimonie e i riti della Corte Pontificia, in un paese dove non vi è limite di spesa per i lussi e gli sprechi dei ricchi. A fronte del corso catastrofico delle cose che la borghesia imperialista impone a tutto il mondo, il (nuovo) Partito comunista italiano chiama ogni lavoratore, donna, giovane, immigrato e pensionato a diventare comunista, cioè ad assumersi la missione di mobilitare le masse popolari del nostro paese a fare la rivoluzione socialista e instaurare il socialismo. Con questo appello chiudevamo il Comunicato CC 14/2015, appello che abbiamo ripreso e sviluppato nel successivo Comunicato CC 15/2016.

È solo grazie a questo appello che la parola d’ordine “cacciare il governo degli assassini” non è una parola d’ordine retorica, l’espressione di un’aspirazione senza seguito. Al contrario parole vuote (se non imbrogli voluti) sono tutti i discorsi di chi esprime fiducia, accetta le promesse e gli impegni delle autorità della Repubblica Pontificia. Mario De Vito arriva fino a garantire (il manifesto 28 agosto) che le lacrime della signora Agnese Renzi erano “sincere”! Le misure antisismiche sono note da tempo. Con esse un terremoto di magnitudo 6 della scala Richter non avrebbe causato alcun crollo, quindi neanche morti, feriti e sfollati. Le autorità della Repubblica Pontificia sono quindi responsabili, assassini come li abbiamo qualificati, per l’incuria e lo sfruttamento da vecchio Stato Pontificio e da criminalità organizzata e la devastazione da borghesia imperialista con cui governano il nostro paese. Ma non si tratta di malvagità e ferocia delle singole persone né di comportamenti criminali circoscritti. È il marchio della classe dominante specifica del nostro paese. Essa si è formata poco più di 150 anni fa con l’unificazione del paese per iniziativa di una borghesia mortificata dalla vittoria della Controriforma papalina, che quindi non ha osato mobilitare i contadini ad espropriare la terra a nobili, chiese, conventi e corti. Una borghesia che si è combinata con la Corte Pontificia e con le organizzazioni criminali a formare la nuova classe dominante che ha raddoppiato i tributi che i contadini dovevano versare per mantenere due Corti e il nuovo Stato che si era addossato anche i debiti e gli obblighi dei vecchi. È questa malattia ereditaria che qualifica l’attuale classe dominante e la distingue dalle classi dominanti degli altri paesi dell’Europa occidentale. Il declino della borghesia a livello mondiale, il parassitismo proprio della fase imperialista in cui essa è entrata, il ruolo reazionario che essa ha assunto mondialmente di fronte al movimento comunista hanno aggravato la tara ereditaria della classe dominante del nostro paese. Mafia Capitale è la cima dell’iceberg: non è un incidente, è l’espressione esemplare delle sue caratteristiche. Per questo diciamo anche che il proposito generoso del M5S di Beppe Grillo e del defunto Casaleggio (e della giunta Raggi di Roma) e delle “giunte arancione” alla Luigi De Magistris avrà un ruolo storico (e non sarà velleitarismo senza traccia) solo se diventa contributo alla mobilitazione e organizzazione delle masse popolari perché costituiscano un loro governo d’emergenza e lo facciano ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia. È anche l’unica via per dare al nostro paese quella indipendenza nazionale e al popolo italiano quella sovranità che quella classe dominante ha ceduto prima alle Corti dei Savoia e del Papa, poi alla Germania nazista col Patto d’acciaio (Mussolini, 1939) e infine alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti con la NATO (De Gasperi, 1949) e col Patto di Maastricht e il Pareggio di bilancio in Costituzione (Craxi, Ciampi, Prodi, Berlusconi). Solo eliminando questa classe dominante, le masse popolari del nostro paese potranno dispiegare le grandi potenzialità della nostra storia e delle nuove acquisizioni materiali e spirituali raggiunte dall’umanità intera. Per questo il nostro omaggio e la nostra solidarietà con le vittime di tanta incuria nell’ultimo disastro prodotto da questa classe dominante si riassumono nell’appello a partecipare alla rivoluzione socialista che abbiamo lanciato con il Comunicato CC 15/2016 dello scorso venerdì 26 agosto a cui rimandiamo.

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