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[Firenze] Per la ricomposizione di un fronte unitario di lotta!

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Novembre 22, 2021
in In breve, In breve 2016
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Giovedì 1 settembre si è svolto a Firenze, nell’ambito della “Terza festa dell’unità di classe” organizzata dal Partito Comunista dei Lavoratori (PCL), il dibattito “Per la ricomposizione di un fronte unitario di lotta”.

L’iniziativa ha messo insieme diverse avanguardie di lotta sindacale nazionali e locali: dai compagni del SGB (Sindacato Generale di Base) a esponenti del SAC (Sindacato è un’altra cosa), della CUB (Confederazione Unitaria di Base), dei COBAS (Confederazione Comitati di Base) fino agli operai della GKN.

Al centro del dibattito si è posta la questione dell’unità dei lavoratori e delle avanguardie di lotta.

Quali sono gli ostacoli a tale unità? Da quanto emerso dalla discussione, la difficoltà principale a ricomporre l’unità di classe sta nella mancanza di coscienza da parte dei lavoratori, di una coscienza che vada oltre la “logica del proprio orticello”, si afferma che le lotte ci sono, negli stabilimenti, ma sono piccole, isolate, frazionate.

Il compagno del PCL che introduce e dirige il dibattito spiega che: “La coscienza di classe si acquisisce nelle lotte ragion per cui compito delle avanguardie sindacali è organizzare i lavoratori, dal basso, in autonomia dalle burocrazie sindacali (CGIL-CISL-UIL, ndr) che impongono una politica di aperta collaborazione con il padronato mercanteggiando le condizioni di lavoro (welfare, orario, turni, ecc.) con il mantenimento di livelli sempre più minimi di salario”.

Continua un compagno della CUB dicendo che: “Veniamo da decenni di distruzione dei diritti dei lavoratori a causa del rapporto criminoso tra sindacati e padronato. E’ prevalsa la logica e la prassi della tutela della struttura a discapito di quella dei lavoratori. Il sindacalismo di base nasce per combattere questo”.

Da quanto sin qui ricostruito emergono tre punti su cui vogliamo contribuire e sviluppare il dibattito:

  • il rapporto tra lotte rivendicative e coscienza di classe;

  • il ruolo delle lotte rivendicative e i sommovimenti nel campo sindacale nel nostro Paese

  • la relazione tra movimento sindacale e movimento comunista e, quindi, il perché da 30 anni a questa parte la borghesia sta riuscendo a smantellare tutte le conquiste del movimento operaio nel nostro Paese (e non solo).

Innanzitutto entriamo nel merito di una delle tesi principali promosse dagli organizzatori del dibattito quella, cioè, secondo cui le lotte rivendicative rappresentano l’unica o comunque la principale strada attraverso cui gli operai comprendono, spontaneamente, che devono lottare per cambiare i rapporti di produzione capitalisti e, quindi, che devono lottare per prendere il potere. I promotori di tale concezione (economicista) ritengono, nei fatti, sbagliato parlare agli operai di comunismo e di socialismo, reputano che è meglio parlare di salari, di condizioni di lavoro perché sono cose “concrete” che gli operai capiscono dato che le sperimentano direttamente.

Eppure, la relazione tra “lotta e coscienza” non è così automatica: abbiamo mille esempi di lavoratori che hanno condotto e conducono lotte rivendicative accanite senza arrivare a concepire che per risolvere i loro problemi devono instaurare il socialismo.

Compagni, l’aspetto determinante è l’azione di un Partito comunista all’altezza dei propri compiti. In che senso all’altezza? “I comunisti si distinguono dagli altri rivoluzionari perché hanno una comprensione più avanzata delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe e su questa base la spingono sempre in avanti” (K. Marx e F. Engels – Manifesto del partito comunista, 1848 – Parafrasi). I temi su cui, come Carovana del (n) PCI reputiamo che ogni comunista debba sviluppare il dibattito e il confronto per raggiungere la comprensione necessaria a intervenire nella lotta di classe in corso sono sostanzialmente quattro:

  1. Il bilancio del movimento comunista (prima ondata della rivoluzione proletaria e primi paesi socialisti, crisi del movimento comunista e revisionismo moderno, rinascita del movimento comunista sulla base del marxismo-leninismo-maoismo, prospettive di organizzazione del Movimento Comunista Internazionale);

  2. La teoria della (prima e seconda) crisi generale del capitalismo nell’epoca imperialista e della connessa situazione rivoluzionaria in sviluppo;

  3. Il regime di controrivoluzione preventiva instaurato dalla borghesia nei paesi imperialisti

  4. La strategia per fare la rivoluzione socialista (guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata)1.

Laddove i comunisti non conducono un’azione specifica per promuovere coscienza e creare organizzazione, le lotte rivendicative non portano gli operai né alla coscienza né all’organizzazione necessarie a superare il capitalismo e a instaurare il socialismo.

Sostenere che è principalmente nella lotta rivendicativa che il lavoratore assume coscienza equivale a negare, o comunque a sottovalutare, il ruolo dell’elemento cosciente e organizzato, il ruolo del Partito.

Da questo punto di vista le parole dell’operaio della GKN di Campi Bisenzio (portavoce di un’organizzazione operaia che, indipendentemente dalle direttive della FIOM, riesce a difendere diritti e a contenere l’attacco padronale) sono emblematiche: “Il nostro modello di organizzazione mette al centro il protagonismo dei lavoratori e riusciamo ad ottenere molto, ma quello che manca è la presenza di un Partito che emancipi realmente e totalmente i lavoratori”.

Una seconda tesi che è stata affermata a più riprese nel corso del dibattito è quella secondo cui all’origine del peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori ci sarebbe il tradimento e il progressivo asservimento dei sindacati ai padroni. I relatori hanno denunciato il sostanziale passaggio dalla concertazione all’aperta complicità.

Tuttavia, quello che dobbiamo indagare non è “la caratura morale” di questo o quel dirigente sindacale poiché non sta lì il problema! Dobbiamo anzi chiederci: perché dopo la seconda Guerra Mondiale e fino agli anni ’70 non solo in Italia, ma in tutti i paesi imperialisti gli operai e le masse popolari erano riusciti a migliorare le loro condizioni in ogni campo e perché a partire dagli anni ’70, prima in Inghilterra con la Thatcher, poi negli USA con Reagan, poi via via negli altri paesi imperialisti, una dopo l’altra le conquiste fatte in ognuno di quei campi sono state rosicchiate e infine cancellate del tutto o sono in via di esserlo?

La risposta a questa domanda è che le conquiste erano l’effetto dell’azione del movimento comunista che avanzava nel mondo. Nei paesi imperialisti la borghesia timorosa di una rivoluzione socialista, cedeva alla pressione delle masse popolari. Accanto a quest’elemento soggettivo (forza del movimento comunista) ve n’è uno oggettivo e cioè la nuova fase di ripresa del sistema capitalista. Dopo le distruzioni delle due guerre mondiali, gli affari erano in ripresa e i profitti dei capitalisti elevati2. Negli anni ‘60 e ‘70 il movimento sindacale era forte e le lotte davano risultati perché il movimento comunista era ancora forte e in ascesa. Le vittorie sindacali, le conquiste, le riforme sono state un effetto della prima ondata della rivoluzione proletaria, l’abbandono dell’obiettivo di fare la rivoluzione socialista e la riduzione della lotta sindacale a contrattare salari e condizioni di lavoro hanno aperto la strada allo smantellamento delle conquiste e indebolito il movimento e la lotta sindacale stessa.

In definitiva, il catastrofico corso delle cose a cui l’umanità deve fare fronte è la conseguenza dell’azione combinata di due fattori: la mancata rivoluzione socialista nei paesi imperialisti (e il conseguente esaurimento dell’ondata rivoluzionaria in tutto il mondo) e la nuova crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale.

A che cosa ci serve sapere tutto questo oggi rispetto al tema del dibattito affrontato alla festa del PCL? “Innanzitutto a comprendere che per svolgere un’attività sindacale efficace nella nuova situazione creata dalla fase acuta e terminale della crisi del capitalismo, bisogna che le organizzazioni sindacali adoperino le loro forze, relazioni, il loro prestigio sul terreno politico. Non nel senso di crearsi una sponda politica nelle istituzioni borghesi: cercare un qualche partito che faccia da portavoce degli interessi dei lavoratori o mandare propri esponenti in Parlamento per condizionare in senso favorevole ai lavoratori l’azione del governo. E neanche diventare un “sindacato comunista”, cioè unificare nella stessa organizzazione la lotta sindacale e la lotta politica: sarebbe un cattivo sindacato (non unirebbe i lavoratori su grande scala e lascerebbe gli altri lavoratori nelle mani degli agenti della borghesia) e un cattivo partito rivoluzionario (ridurrebbe la sua azione a rivendicare miglioramenti delle condizioni di vita e di lavoro sempre sotto la direzione dei capitalisti). Significa contribuire con la forza e il prestigio dell’organizzazione sindacale alla riscossa generale dei lavoratori e delle masse popolari: promuovere la mobilitazione dei lavoratori a occuparsi della salvaguardia delle aziende, l’organizzazione dei precari, dei cassintegrati, dei disoccupati, la mobilitazione comune per dare al paese un governo deciso e in grado di attuare le misure d’emergenza che le organizzazioni sindacali stesse già indicano come necessarie” (dall’articolo del P-CARC: “Cosa succede nelle organizzazioni sindacali?”, reperibile al link: https://www.carc.it/2016/07/17/cosa-succede-nelle-organizzazioni-sindacali/).

In sintesi, promuovere la costruzione di organizzazioni operaie dentro le fabbriche, organizzazioni popolari nella aziende pubbliche, nei quartieri, sui territori, organizzazioni giovanili nelle scuole e nelle università che indichino i provvedimenti necessari alla tutela dei diritti e al miglioramento delle condizioni di vita: fabbrica per fabbrica, territorio per territorio: sarà un processo che dovrà estendersi come la tela di un ragno, sino ad abbracciare l’intero paese e a imporre un nuovo governo per le masse popolari.

Così facendo le masse popolari impareranno a governare il paese e a dirigersi, si renderanno capaci di far fronte vittoriosamente alla guerra civile se gli elementi più criminali della borghesia e del clero oseranno scatenarla, apriranno la strada alla rinascita su grande scala del movimento comunista e all’instaurazione del socialismo.

1Per approfondire vedi: “I quattro temi principali da discutere nel Movimento Comunista Internazionale” reperibile sul sito del (n) PCI al link: http://www.nuovopci.it/scritti/i4temi/index.html

2Per approfondire vedi qui: http://www.nuovopci.it/scritti/mpnpci/01_05_capitalismo_dal_volto_umano.html

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