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Lotta per il contratto dei metalmeccanici – Aderire in massa allo sciopero del 9 giugno indetto da FIOM, FIM e UILM e partecipare alla manifestazione regionale a Milano

Compagno P by Compagno P
Luglio 7, 2016
in Federazione Lombardia
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  • Corteo regionale a Milano, P.ta Venezia h 9:30

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Le associazioni padronali (Federmeccanica e Assistal: migliaia di aziende associate sparse in ogni angolo del paese che complessivamente sfruttano più di 1.6 milioni di dipendenti) e i due sindacati dichiaratamente e organicamente concertativi e collaborativi (FIM e UILM) da una parte e la FIOM dall’altra sono arrivati alla conclusione di rinnovare assieme il CCNL della categoria. L’ultima volta era successo 8 anni fa. Da allora gli operai metalmeccanici sono quasi 400 mila in meno, ma sono comunque ancora la categoria politicamente più importante della classe operaia italiana. Quando la classe operaia scende in lotta sul terreno politico, tutte le masse popolari la seguono (ne sono esempio le mobilitazioni in Francia contro la loi travail) e gli operai metalmeccanici sono più del 20% dell’intera classe operaia e di gran lunga la categoria più organizzata, con un livello di coscienza e un prestigio superiori. Da qui la grande importanza della lotta contrattuale in corso. Certo, ufficialmente si tratta solo di una lotta contrattuale, ma una serie di circostanze le danno un’importanza che va ben oltre lo scontro contrattuale.

La posta in gioco è alta. Per governo e Confindustria (ma più in generale per vertici della Repubblica Pontificia) si tratta di far sancire contrattualmente dalla più importante categoria di operai la fine del contratto nazionale a favore dei contratti aziendali e corporativi, la fine del diritto di sciopero come era stato stabilito dalla Costituzione e imposto dalle lotte degli anni ’70 e la fine di vari altri diritti costituzionali e conquiste normative e salariali, che nel nostro paese non sono ancora completamente cancellate. La sottomissione dei metalmeccanici spianerebbe la via alla sottomissione delle altre categorie e al dilagare contro tutte le masse popolari (dai pensionati agli studenti, dalla sanità alle donne e alla casa) dell’eliminazione delle conquiste di civiltà e di benessere strappate quando la prima ondata della rivoluzione proletaria era forte nel mondo. Il progredire della crisi generale ha portato la classe dominante a caricare di questo ruolo la contrattazione in corso. Marchionne ha aperto la via al resto della borghesia imperialista. Fabio Storchi e Stefano Franchi, i capi di Federmeccanica, se ne sono fatti i portavoce.

Proprio l’importanza della posta in gioco mette la FIOM in una situazione imbarazzante.

La FIOM è il sindacato più importante del nostro paese: non per il numero di iscritti, ma per il ruolo che la categoria dei metalmeccanici ha nella lotta di classe. Qualcuno obietterà che ci sono sindacati ben più combattivi e sindacati capaci di portare i lavoratori della propria categoria a strappare risultati ben migliori anche in questa stagione in cui le proteste e le lotte rivendicative danno pochi o nessun risultato (e il pensiero corre al SiCobas e ai lavoratori della logistica). Ma noi comunisti guardiamo più lontano, alla lotta di classe che ha come posta il potere: qui l’obiettivo è l’instaurazione del socialismo e a questo fine la FIOM è il sindacato di gran lunga più importante appunto per il ruolo che ha la categoria dei metalmeccanici.

Senza la partecipazione della FIOM, la contrattazione in corso non avrebbe il ruolo che i padroni le hanno attribuito perché la FIOM è di gran lunga il più autorevole sindacato dei metalmeccanici. Perfino Marchionne ha dovuto ammetterlo. Landini ha riconosciuto che “Marchionne ha salvato la FIAT” (eliminando due terzi degli operai che aveva in Italia, ma su questo sorvola) e Marchionne ha riconosciuto che senza la FIOM i suoi collaboratori sindacali (FIM, UILM, FISMIC, UGL, AQ) gli servono a poco: Storchi e Franchi hanno quindi ammesso la FIOM al tavolo delle trattative e hanno posto apertamente in campo l’obiettivo che la FIOM doveva ingoiare.

Ma ingoiare l’obiettivo padronale non è facile perché si tratta di farlo ingoiare agli iscritti e al resto degli operai avanzati. Non che negli altri sindacati di regime, collaborativi e concertativi, non ci siano contestatori. Ma sono individui isolati, mosche bianche sostenute da un retroterra culturale e morale e inserite in una rete di relazioni di gran lunga più povera e arretrata di quella in cui si ritrovano la gran parte degli iscritti alla FIOM.

La vasta partecipazione dello sciopero del 20 aprile che hanno convocato solo dopo cinque mesi di inutili trattative con Federmeccanica e Assistal e con modalità che dovevano portare a una ridotta adesione. Se l’adesione fosse stata scarsa, Landini & C l’avrebbero usata per isolare i dissidenti: “vedete, hanno ragione Camusso e il suo amico Sacconi: le masse non ci seguono, gli operai non sono disposti a lottare; bisogna accontentarsi”. Ora sono invece costretti a far valere la vasta adesione contro i padroni e i loro collaboratori che vogliono la pace sociale nelle fabbriche: “noi potremmo pure ingoiare, ma gli operai non seguirebbero neanche noi”. La partecipazione allo sciopero del 20 aprile ha dimostrato che gli operai sono disposti a lottare per un Contratto Nazionale degno di questo nome: una mobilitazione con obiettivi chiari, decisa a raggiungerli , legata alla battaglia di quelle categorie di lavoratori anch’esse impegnate nella lotta per il rinnovo del CCNL e radicata alle altre mille mobilitazioni territoriali ha la base materiale per svilupparsi. La questione è che una simile mobilitazione non cade dal cielo, è necessario che a promuoverla siano i settori più avanzati, generosi, lungimiranti della classe operaia che, con la loro iniziativa, costringono la FIOM a prendere posizioni e ad assumere un ruolo adeguato allo scontro in atto, a livello contrattuale e a livello politico, nel paese.

Dobbiamo approfittare della batosta che ha preso Renzi con le elezioni amministrative, degli scioperi e delle manifestazioni per il rinnovo del CCNL (in particolare dei metalmeccanici) e della campagna referendaria per il No alla controriforma della Costituzione di Renzi-Napolitano per costruire la rete di organizzazioni operaie e popolari che prendano in mano il paese attraverso la costituzione di un loro governo di emergenza.

Che fare qui e ora? Costituire organizzazioni operaie nelle aziende private e organizzazioni popolari nelle aziende (ancora) pubbliche

– che si occupino sistematicamente della salvaguardia delle aziende. Questo è oggi il primo passo: lo chiamiamo “occupare l’azienda”.

– che stabiliscano collegamenti con organismi operai e popolari di altre aziende, mobilitino e organizzino le masse popolari, i disoccupati e i precari della zona circostante a svolgere i compiti che le istituzioni lasciano cadere, a gestire direttamente parti crescenti della vita sociale, a distribuire nella maniera più organizzata di cui sono capaci i beni e i servizi di cui la crisi priva la parte più oppressa della popolazione, a non accettare le imposizioni dei decreti governativi e a violare le regole e le direttive delle autorità. E’ il contrario che restare chiusi in azienda ed è il salto decisivo: lo chiamiamo “uscire dall’azienda”.

Le organizzazioni degli operai e degli altri lavoratori che fanno questo sono la base per costituire un governo d’emergenza popolare e farlo ingoiare ai padroni. Il P.CARC sostiene e organizza ogni lavoratore che si mette su questa strada, che decide di prendere in mano il proprio futuro!

 

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