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[Sardegna] Lettera aperta ai dirigenti e militanti di Unigcom

P. Carc Sardegna by P. Carc Sardegna
Luglio 20, 2026
in P. Carc Sardegna
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A proposito delle critiche sommerse e degli atteggiamenti malsani verso l’adesione al Partito dei CARC di alcuni militanti di Unigcom

Cari/e compagni/e di Unigcom,

con questa lettera aperta vogliamo affrontare alcune questioni che sono emerse nel corso delle scorse settimane riguardo alla richiesta di candidatura rivolta al P.CARC di alcuni militanti di Unigcom. Ci interessa quindi chiarire la nostra posizione.

Il Partito dei CARC è un partito nazionale, nel senso che opera in tutte le regioni dello Stato italiano e mira a costituire proprie strutture (sezioni, federazioni) in ogni città e regione. Questo può far “storcere il naso” a molti compagni/e che lottano per l’indipendenza della propria terra, della propria nazione non riconosciuta all’interno dei confini dello Stato italiano: può valere per i sardi, così come per i siciliani, i triestini, i sud tirolesi, ecc. L’Italia, per come è oggi, è nei fatti un’annessione di popoli che sono stati divisi per centinaia di anni in città stato, ducati, piccoli regni e ognuno di essi ha sviluppato nel corso dei secoli una propria identità e cultura. Per il P.CARC questo è un valore aggiunto e ne riconosciamo la validità: per noi ogni popolo ha realmente diritto all’autodeterminazione, quindi a costituire le proprie strutture politiche, economiche, amministrative indipendenti e ha diritto a lottare per questo obiettivo contro lo Stato dominante con ogni mezzo che ritiene opportuno. Per questo motivo il P.CARC ha sempre sostenuto, nei territori in cui interviene, ogni istanza indipendentista non reazionaria (ossia che favorisce l’unità tra le masse e la lotta contro la borghesia e le autorità statali). Allo stesso tempo, il P.CARC non interviene nelle varie regioni dello Stato italiano per raccogliere voti per le elezioni o per oscuri motivi non dichiarati, per “fare le scarpe” a questo o quel partito, per promuovere la concorrenza tra organizzazioni rivoluzionarie. Abbiamo sempre dichiarato apertamente che il nostro obiettivo strategico è quello di fare dell’Italia un nuovo paese socialista, ossia un paese in cui a dirigere la società c’è la classe operaia organizzata (non “il popolo italiano”) e il suo partito comunista, una società che riconosce la dignità e l’indipendenza di ogni popolo senza Stato che rivendica la propria autodeterminazione come fu l’URSS di Lenin e di Stalin. Il Partito dei CARC sostiene quindi le lotte per il diritto all’autodeterminazione nazionale dei popoli oppressi, anche nei confini di un paese imperialista quale è l’Italia, fino alla secessione e alla costituzione di uno Stato indipendente (dove questa secessione sarà voluta dal movimento popolare). Il Partito dei CARC è contro “l’unità nazionale”, tramite cui si intende la difesa del sistema economico-sociale sottoposto al sistema della borghesia imperialista, così come lo sono le altre attuali nazioni dell’Europa occidentale create fra il XII e il XIX secolo costruite tramite i processi di costruzione degli Stati nazione. Questo fu un processo di conquista, di sottomissione, d’annessione, d’assimilazione che ha insanguinato l’Europa e il mondo, fino a cancellare una buona parte delle reti di relazioni locali preesistenti, con identità, lingua, abitudini e costumi propri. A questo tipo di unità nazionale si richiamano i guerrafondai, i finti patrioti e i nostalgici del fascismo a cui opponiamo l’unità popolare e proletaria di tutti i popoli. L’unità di diverse entità nazionali è stata sperimentata durante la prima grande ondata della rivoluzione proletaria (nei primi settanta anni del ventesimo secolo) con la costruzione dei paesi socialisti, l’eliminazione del sistema coloniale, le rivoluzioni di nuova democrazia. Da qui dobbiamo ripartire.

Allo stesso tempo, affermiamo che, per raggiungere questo obiettivo, oggi dobbiamo lottare (nello Stato italiano) per costituire un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate, ossia un governo che risponde alle istanze e indicazioni delle (ed è sostenuto dalle) organizzazioni operaie e popolari (già esistenti o che nasceranno via via) e che rompe con il sistema politico delle Larghe Intese (lo stesso sistema politico che governa in Sardegna) per attuare il proprio programma: assegnare a ogni azienda compiti produttivi utili e secondo un piano pubblico nazionale, eliminare attività e produzioni inutili e dannose, lavoro socialmente utile e dignitoso per tutti/e, stabilire relazioni di scambio e solidarietà con quei paesi che sono disposti a stabilirli con noi, epurazione e democraticizzazione della struttura statale e delle forze armate e di polizia sono alcuni dei punti principali di questo programma.

Lottare per un simile governo e per difenderlo dai tentativi di destituzione sarà una scuola per le masse popolari per avanzare verso il socialismo (in nessuna parte del mondo e in nessuna epoca storica è mai esistito un “capitalismo puro” che si sia trasformato, di punto in bianco, in “socialismo”).

Qualcuno si chiederà il perché di questa lunga premessa.

Nelle scorse settimane, a seguito della richiesta di candidatura al P.CARC da parte di alcuni membri di Unigcom, sono emerse critiche e atteggiamenti malsani che intendiamo immediatamente affrontare e che hanno a che fare proprio con la comprensione sbagliata sia della linea del P.CARC che della sua concezione e, in generale, sono legati a problemi di natura politica, mascherati da questioni di carattere organizzativo. Le questioni sostanziali sono due.

“Il P.CARC non deve elemosinare militanti da Unigcom, stiamo costruendo un progetto politico serio [il Partito comunista sardo – ndr] e toglierci militanti depotenzia questo progetto”.

Questa posizione è la tipica posizione di chi concepisce la rivoluzione socialista e in generale la lotta rivoluzionaria principalmente in termini quantitativi e non qualitativi.

Il P.CARC, come detto, sostiene ogni istanza indipendentista che va nell’ottica di rafforzare il movimento popolare contro le autorità statali e quindi ogni organizzazione indipendentista che lavora in questa direzione. Allo stesso tempo, non ci tiriamo indietro dal raccogliere quei militanti che si mostrano più sensibili e recettivi verso la linea che il P.CARC promuove: la linea del Governo di Blocco Popolare non è la linea “del” P.CARC, ma la linea tattica di fase che il P.CARC promuove per avanzare nell’instaurazione del socialismo. Dovremmo forse dire loro di stare in organismi che non sono più confacenti alle proprie aspirazioni? Chi viene a noi non lo fa sotto coercizione, sotto ricatto o in qualche modo perché plagiato e non abbiamo mai manovrato per “rubare militanti” alle altre organizzazioni. Chi si candida al P.CARC lo fa perché ne riconosce la validità della linea, del metodo di lavoro, della concezione che c’è dietro a tutto ciò (e non potrebbe essere diversamente, così come la stessa cosa potrebbe valere al contrario…). Solo in termini matematici questo apparentemente indebolisce il progetto di partito comunista sardo cui Unigcom o parte di essa si sta dedicando: se il progetto è valido e coerente, se avrà presa tra le masse popolari sarde e diventerà punto di riferimento nella lotta per l’autodeterminazione del popolo sardo, sarà merito della linea politica di cui si doterà e non di una semplice sommatoria di militanti. Il P.CARC sostiene e sosterrà sempre ogni tentativo di costruzione di un Partito comunista sardo e non sarà mai in concorrenza con le altre forze del movimento comunista cosciente e organizzato con cui invece intende promuovere una politica il più possibile unitaria per favorire la costruzione della rivoluzione socialista.

Compagni, il nostro lavoro, da comunisti, consiste nel far assumere un ruolo da protagonisti nella lotta di classe agli organismi di giovani, lavoratori, disoccupati, nel mettere in campo tutto quanto possiamo per rafforzarli e coordinarli, perché in questi vediamo gli embrioni della rete del nuovo potere. Crediamo che sia chiaro – per il rapporto pregresso che intercorre fra le nostre organizzazioni – che il P.CARC ha interesse nel sostenere il processo per il quale gli organismi giovanili facciano una propria crescita politica, mentre non appartiene al nostro modus operandi il fatto di usarli come manovalanza, né come massa di manovra per campagne elettorali, né ci interessa “mettere il cappello”. Da qui i numerosi incontri per discutere del bilancio della prima ondata mondiale della rivoluzione socialista, di discussione ideologica sul maoismo e le iniziative comuni promosse.

Saremmo irresponsabili, però, se non portassimo avanti una campagna dispiegata per raccogliere le forze di giovani al Partito, questo perché la forma massima di mobilitazione e organizzazione alla quale un giovane proletario oggi può ambire è quella all’interno di un partito comunista: anche il bilancio delle ultime mobilitazioni ci dimostra che scioperi e manifestazioni, per quanto combattivi, senza il ruolo dei comunisti non possono svilupparsi oltre un certo livello.

Quella di trasformare i giovani che lo vogliono in comunisti è quindi una responsabilità storica che abbiamo e dalla quale non ci tiriamo indietro. Ad oggi in Italia la Carovana del (n)PCI, della quale il P.CARC fa parte, è l’organismo che si è dato i mezzi per promuovere la costruzione della rivoluzione socialista, nel senso che ha elaborato un bilancio dei limiti espressi dal vecchio PCI, ne ha ricavato gli insegnamenti e si è dotata di un piano, di una linea strategica e tattica – che stiamo verificando sperimentandola nella pratica – per raggiungere l’obbiettivo di fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

“I Carc se ne devono stare in Italia, noi lo avevamo detto, non devono operare in Sardegna. (…) E’ una mossa scorretta anche da parte loro perché le organizzazioni italiane non devono operare in Sardegna. Questa è la questione.”

Il P.CARC ha lavorato con Unigcom su molte iniziative e mai c’è stato sentore di ostilità verso il fatto che il P.CARC fosse un’organizzazione italiana intesa nel senso che “la Sardegna non è Italia”. In ultimo, la partecipazione alla conferenza internazionale sulla lotta di autodeterminazione dei popoli e la lotta per il socialismo promossa da Unigcom il 20 giugno scorso a Cagliari, a cui siamo stati invitati e a cui abbiamo volentieri partecipato con un nostro contributo.

Diversi inoltre sono stati gli interventi di Unigcom a iniziative e attività promosse dal P.CARC a livello nazionale (inteso come Stato italiano e non come “nazione Sardegna”, per chiarirlo a tutti i lettori).

Per quanto ci riguarda, la lotta per fare dell’Italia un paese socialista è una lotta che riguarda (inevitabilmente) anche il popolo sardo. È innegabile che “lotta per fare dell’Italia un paese socialista” significa lotta per farla finita con la borghesia italiana, statunitense, “europea”, con i sionisti, con il Vaticano, ossia la stessa classe dominante che affama lavoratori e lavoratrici italiane così come lavoratori e lavoratrici in Sardegna, con più o meno differenze nel grado di sfruttamento, degrado ambientale, spoliazione dei diritti, ecc.

È innegabile quindi che la lotta per fare dell’Italia un paese socialista significa inevitabilmente contribuire alla lotta per l’indipendenza del popolo sardo: spezzare le catene degli operai italiani significa indebolire il nemico e rafforzare la lotta del popolo sardo, spezzare le catene del popolo sardo a sua volta significa contribuire a spezzare le catene anche delle masse popolari italiane.

In Sardegna operano padroni e approfittatori di ogni razza e religione. Buona parte di questi sono sardi, alcuni si atteggiano anche come “sardi doc” e parlano persino il sardo per assomigliare il più possibile al popolo sardo che affamano e sfruttano: alcuni hanno un ruolo di rilievo nella “borghesia italiana”, altri sono semplici scendiletto e faccendieri di banchieri, degli imperialisti USA-NATO, dei sionisti, degli speculatori “green”, dei petrolieri. Solo perché sono sardi hanno forse questi più diritto di operare in Sardegna rispetto ai comunisti che portano parole d’ordine di organizzazione, lotta, riscossa tra i proletari sardi? Che li incitano ad organizzarsi autonomamente dai padroni, per lottare per la propria indipendenza, i propri diritti, per prendere in mano le proprie fabbriche e decidere cosa farne del proprio territorio e del proprio futuro? Non è forse un processo di autodeterminazione ed emancipazione quello che le parole d’ordine del P.CARC alimentano? O forse il P.CARC ha finora promosso parole d’ordine di sottomissione ai padroni, l’idea che il popolo sardo sia un popolo di pecoroni che non può ottenere la propria indipendenza, l’idea che ci sia bisogno delle classi dominanti “italiane” per poter vivere dignitosamente?

Al contrario, la linea del Governo di Blocco Popolare è la linea che promuove il protagonismo della classe operaia e delle masse popolari organizzate e che indica loro di formare un proprio governo composto dai propri dirigenti ed esponenti, non di formare un governo del P.CARC o un “governo italiano” sotto l’egida dell’articolo 5 della Costituzione italiana. Noi rivendichiamo il pieno diritto a operare in Sardegna perché a noi sta a cuore il futuro della classe operaia e delle masse popolari sarde, così come ci sta a cuore il futuro dei lavoratori dell’Ilva di Taranto, della Electorlux di Susegana (TV), dei porti di Livorno e Genova e di tutte le masse popolari che vivono nei confini dello Stato italiano, indipendentemente dalla loro razza, dal colore della pelle, dalla lingua che parlano e dalla religione che professano.

Su queste basi noi promuoveremo sempre e comunque politica da fronte con ogni organizzazione che ha a cuore i nostri stessi obiettivi che sono gli obiettivi storici del movimento comunista: alimentare la riscossa della classe operaia e delle masse popolari, avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista.

Con questa lettera aperta facciamo appello ai dirigenti e militanti di Unigcom a confrontarci sulle questioni esposte che, come detto, sono critiche sommerse che circolano dentro Unigcom. Queste idee e posizioni circolano in generale in Sardegna anche tra altri organismi e individui promotori delle lotte indipendentiste, ed è giusto e salutare che vengano affrontate con il dibattito franco e aperto. Ne va della rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato.

Saluti comunisti!

Gaia Zotta, responsabile per il P.CARC del lavoro in Sardegna

Chiara Pastacaldi, Responsabile Nazionale Lavoro Giovani del P.CARC

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