Il 13 maggio la TIM a Firenze ha licenziato in tronco Simone Vivoli, delegato sindacale storico della CUB che ha vinto diverse vertenze contro l’azienda, è sempre intervenuto a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, ha lottato contro lo smembramento della ennesima “eccellenza italiana” che il governo Meloni ha svenduto al miglior offerente, in continuità con i governi delle larghe intese che lo hanno preceduto.
Questi sono i motivi reali che si celano dietro il licenziamento.
Ad aggravare il tutto, la TIM cita la “rottura del vincolo fiduciario” perché Simone avrebbe usato la mail aziendale per delle comunicazioni sindacali. E’ evidente come questi padroni ritengano sempre meno tollerabile questa attività e il mantenimento di agibilità strappate a caro prezzo dalla classe operaia e dai sindacati in passato. La storia di Telecom è piena di buchi miliardari di gestione, torbidi casi di spionaggio, intercettazioni illegali e intrallazzi con i servizi che intanto devono immediatamente tappare la bocca a questi “dirigenti”, a proposito di fiducia e correttezza. Il nuovo corso di Poste sembra instradato nella medesima direzione.
La questione è che i padroni delle aziende capitaliste, e sempre più anche i dirigenti di quelle pubbliche, manovrano per cacciare le avanguardie di lotta e sindacali per avere mano libera con ristrutturazioni e licenziamenti e nella violazione di ogni legge e regola che li intralcia, per tagliare su “costi” come la sicurezza e spremere sempre più lavoratori e impianti come limoni: chi non ci sta, chi non china la testa, deve essere sbattuto fuori.
Questo punto di caduta è dettato dalla fase, acuta e terminale, della crisi del sistema capitalista, i padroni sono costretti a fare così per reggere la concorrenza di qualcuno più bandito di loro ed è una questione con cui ognuno (lavoratore, delegato sindacale, avanguardia di lotta, sindacati) deve fare i conti. Sono aspetti della guerra interna a cui è necessario rispondere con sempre maggiore organizzazione, coordinamento e fermezza contrastando il settarismo, serve portare solidarietà incondizionata e combattere senza tregua per il reintegro di Simone, di tanti altri delegati e lavoratori cacciati e fare convergere questa mobilitazione in quella più generale per cacciare il governo Meloni, che di questo sistema è l’attuale cane da guardia.
Questi attacchi repressivi infatti sono strettamente legati alle centinaia di multe, denunce e DASPO comminati con i Decreti Sicurezza a militanti sindacali, compagni e compagne che si oppongono al disastroso corso delle cose; sono legati alla repressione nelle piazze per la Palestina e contro l’apertura delle sedi fasciste come quelle di Vannacci, ai tagli alla Sanità e ai servizi essenziali che dobbiamo ingoiare, agli attacchi agli studenti che vorrebbero solo buoni e addomesticati a farsi sfruttare, e anche morire, nell’alternanza scuola lavoro.
Per questi motivi è necessario non fare un passo indietro e contrattaccare insieme al resto dei lavoratori e alle masse popolari per salvaguardare i nostri delegati e colleghi; è necessario farlo per preservare le aziende dalle chiusure come ora sta accadendo per Electrolux, per arrestare il crescente sfruttamento e il ricatto fra disoccupazione e riconversione bellica, per il Lavoro utile e dignitoso invece del profitto a tutti costi per pochi in cambio di salari di merda, contro la guerra fra poveri che dispiegano quotidianamente.
Serve cacciare il governo Meloni per imporne uno di emergenza che metta mano a questa piaga dei licenziamenti selettivi e di massa, che abolisca i vincoli di fedeltà aziendale e le norme antioperaie come la legge 146/90, che cominci a dare una gran regolata a questi padroni e ai loro servi.
Con Simone, la CUB e tutti coloro che si mobilitano in sua solidarietà fino al reintegro!
Cacciamo i padroni e i loro servi, imponiamo la nuova governabilità dal basso nelle aziende e nel paese!
Rispediamo al mittente la repressione politico-sindacale!
Commissione Lavoro Operaio e sindacale – Federazione Toscana P.CARC


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