La confusione come arma, la solidarietà come risposta
Viviamo in un tempo segnato dalla violenza e dalla confusione, dove la ragione viene messa ai margini e il dissenso viene colpito. Le perquisizioni e le accuse rivolte ai compagni del Partito dei CARC non sono un fatto isolato.
Sono il segno di un sistema che teme il pensiero critico e tenta di reprimerlo.
In questi giorni una frase, riportata anche da ANSA e attribuita a Trump nel contesto delle tensioni con l’Iran, ha attraversato il mondo: “Una intera civiltà morirà stanotte per non essere mai più riportata in vita.”
Non è un episodio isolato. È parte di un sistema.
Lo stesso sistema che da decenni mantiene l’embargo contro Cuba, strangolando un intero popolo. Che ha reso possibile la devastazione di Gaza, dove città, ospedali e vite umane vengono cancellate sotto gli occhi del mondo.
che è arrivato fino alla cattura e al trasferimento negli Stati Uniti del presidente venezuelano Nicolás Maduro.
Che interviene, destabilizza, rovescia governi, limita la sovranità e colpisce chi non si piega.
È questa la violenza che dovrebbe essere riconosciuta come terrorismo. Eppure, accade il contrario. Chi denuncia la guerra, chi si oppone, chi difende la pace viene accusato, perquisito, trattato come un terrorista.
Chi la promuove, chi sottomette popoli, chi la utilizza per appropriarsi delle ricchezze altrui viene legittimato.
È questa la confusione. Una confusione costruita, alimentata, usata come arma.
Non basta più l’appello morale. Serve coraggio, consapevolezza, partecipazione, forza collettiva.
I compagni colpiti oggi sono nel mirino perché non tacciono. Perché rifiutano la normalizzazione della violenza, delle guerre e della logica predatoria. Perché difendono un’idea di società fondata sulla dignità e sul rispetto dei popoli.
Alla confusione usata come arma di dominio, rispondiamo con la solidarietà.
Brigata Internazionale Simón Bolívar – Napoli

