PERCHÉ COSÌ E PERCHÉ ADESSO
A Napoli la Magistratura ha accusato un gruppo di militanti dei CARC di “organizzazione terroristica”, accusa completamente falsa. Il perché e i tempi di questa scelta vanno ricercati nell’opposizione sociale che sta crescendo e che fa paura al potere per i suoi possibili sviluppi.
Quando abbiamo preso posizione sul referendum di marzo scrivemmo nel volantino che: “Votare NO per gli operai e gli strati poveri della popolazione non ha niente a che fare con la difesa della magistratura, né come è strutturata oggi, né come sarà modificata in futuro, essa è e rimane uno strumento delle classi superiori che all’uso è pronta a colpire col rigore della loro legge chi si ribella, chi è capace di mettere in discussione il sistema della schiavitù a salario”.
In questi giorni abbiamo piena conferma della correttezza di quella posizione.
A Napoli, la magistratura, ha accusato un gruppo di militanti dei Carc “di avere promosso, organizzato, diretto o finanziato un’associazione finalizzata al terrorismo, anche internazionale, o all’eversione dell’ordine democratico”.
Chi conosce la realtà dei movimenti a Napoli sa che questa accusa è completamente falsa. Nessuna apologia, né tanto meno organizzazione di lotte armate da parte di un gruppo politico che difende, tra l’altro, apertamente la Costituzione, che è invece la cornice giuridica che dal dopoguerra garantisce lo sfruttamento di generazioni di operai.
La cosa su cui riflettere però è perché è scattata un’operazione del genere e proprio in questo momento storico.
Il voto al referendum ha fatto vedere che una parte consistente di quelli che non votano, questa volta ha votato con il chiaro intento di esprimere un voto politico contro il governo attuale apertamente schierato contro gli operai e gli strati bassi della popolazione e complice, a livello internazionale, di Israele.
Quelli che hanno votato No lo hanno fatto non per difendere la magistratura, né la Costituzione, che rappresenta il sistema di regole attraverso cui si è assicurato lo sfruttamento degli operai negli ultimi ottant’anni.
Né tanto meno hanno seguito semplicemente le indicazioni della cosiddetta opposizione. Possiamo tranquillamente dire che buona parte di quelli che hanno votato No, non voteranno nessun partito dell’attuale opposizione al governo Meloni alle prossime politiche.
Ma proprio per questo è una massa, composta da operai e appartenenti agli strati bassi della popolazione, che fa paura.
A questa massa manca solo un’organizzazione che la guidi, ma nelle condizioni storiche attuali, i presupposti per la costruzione di un partito indipendente degli sfruttati e dei poveri stanno maturando, è solo questione di tempo.
L’attuale governo ha già messo in campo una caterva di decreti “sicurezza” proprio per contrastare questa evenienza. I risultati del referendum hanno dato una ulteriore accelerazione su questa strada.
E allora si colpisce a vista. Operai che lottano, dirigenti di disoccupati, organizzazioni presenti sui problemi sociali, centri sociali. In particolar modo dove le tensioni sono maggiori: Torino, Prato, Napoli.
Questo deve far riflettere gli operai: costruire una organizzazione politica indipendente degli operai, dietro cui organizzare tutte le classi subalterne della società, è oggi all’ordine del giorno.
F. R.

