Noi di Casoretto per la Palestina ci opponiamo al Mandato di perquisizione nei confronti di sei compagni del Partito dei Carc, emesso il giorno 21 aprile scorso dalla Procura del Tribunale di Napoli. La Procura – facendo riferimento all’art. 270 bis del Codice Penale – accusa i compagni di “aver promosso, costituito, organizzato e finanziato … attività di violenza con finalità di terrorismo”. Queste accuse vengono motivate con un elenco di attività tipiche di qualsiasi partito, come la ricerca di nuovi membri, la loro formazione, ecc.
Cosa hanno a che fare queste attività con il “terrorismo”? Collaboriamo da tempo con i compagni del Partito dei Carc a Milano, li conosciamo, e riteniamo che la perquisizione, attuata senza che vi siano riscontri di attività illegali, abbia soltanto lo scopo di intimidire, criminalizzare e isolare organizzazioni che esprimono il dissenso. Questa operazione ci sembra si allinei con altre iniziative repressive come l’arresto di nove attivisti e funzionari di organizzazioni palestinesi in Italia, accusati di finanziare il terrorismo sulla base di documenti la cui validità di recente è stata messa in dubbio dalla Cassazione. Il dissenso e l’antagonismo politico-sociale non sono atti illegali, e tali sono considerati solo nei regimi illiberali. Pertanto,
– Rigettiamo le misure giudiziarie nei confronti dei compagni del P.Carc e chiediamo il loro annullamento.
– Dichiariamo piena solidarietà con i compagni del P.Carc colpiti da queste misure.
– Rivendichiamo libertà per tutti i palestinesi prigionieri nelle carceri italiane.
Casoretto per la Palestina

