La Nazione ha pubblicato un articolo in cui, da efficiente diffusore di veline della questura qual è, si minacciano denunce e provvedimenti penali a coloro che, fra settembre e ottobre, si sono mobilitati, a decine di migliaia, a Firenze a sostegno del popolo palestinese per arrestare il genocidio perpetrato dall’entità sionista di Israele e ne chiedevano il boicottaggio militare, economico, culturale e politico.
Un attacco specifico viene sferrato al CdF GKN e ai suoi solidali, che il 18 ottobre hanno fatto irruzione all’aeroporto di Peretola per protestare contro il persistente stallo di una vertenza che va avanti da oltre 4 anni: aeroporto “governato” dal console di Israele e sionista dichiarato Marco Carrai, che chiese subito ritorsioni verso i manifestanti.
Quel giorno sono stati toccati due nervi scoperti di questo figuro: la solidarietà all’indomita resistenza palestinese e il tema delle speculazioni immobiliari della Piana, temi di cui il CdF GKN è stata protagonista. Non a caso, in suo sostegno si sono espressi all’unisono il centrodestra con Italia viva, che ne è sempre più parte integrante per le posizioni politiche speculari, e il centrosinistra freschissimo vincitore delle elezioni regionali, seppure con il solito sottile e viscido distinguo fra le “giuste ragioni” degli operai senza lavoro da anni e i violenti e facinorosi che si sarebbero resi protagonisti degli scontri.
Come Federazione Toscana del Partito dei Carc esprimiamo la nostra solidarietà a chi ha “bloccato tutto” in quelle settimane, costringendo gli imperialisti USA, UE e sionisti a rallentare il massacro a Gaza: perché gli attacchi sono diminuiti e non cessati, i valichi restano chiusi a piacimento dell’occupante, persistono i traffici bellici che tengono in piedi Israele (che altrimenti crollerebbe in una settimana), si sono moltiplicati gli attacchi dei coloni (questi sì totalmente illegali secondo il diritto internazionale) in Cisgiordania.
Siamo solidali e complici con tutti coloro che il 18 ottobre hanno accompagnato all’interno dell’aeroporto di Peretola la rabbia operaia della GKN dopo 4 anni di lotta logorante per il Lavoro utile e dignitoso, stufi di essere presi in giro e sfiancati da tavoli, promesse e chiacchiere inconcludenti dei vari governi nazionali e di quello locale e regionale capitanato dal PD.
Siamo solidali con i compagni e le compagne della Polveriera, di cui è arrivata la richiesta di sgombero da parte della Regione Toscana e quindi del PD, in linea con le politiche messe in atto dal governo Meloni tramite il questurino Piantedosi e a ennesima conferma del loro ruolo di garanti del profitto e delle manovre speculative e reazionarie della borghesia imperialista nella nostra regione, della falsità e dell’opportunismo parolaio con cui cercano di spaccare il nostro campo. Si tratta di una combinazione di attacchi che avviene nella Piana in pochissimo tempo, segno del timore delle larghe intese che le masse popolari continuino a organizzarsi e mobilitarsi per cacciarli.
Gli attacchi della classe dominante e degli agenti sionisti non sono un segno di forza del governo e della classe dominante, anzi! Denotano che la mobilitazione ha colpito nel vivo, che il governo (sia nazionale che locale, visto il niente di concreto fatto dalla Regione Toscana per l’avvio del consorzio industriale) è in difficoltà e non ha altre opzioni che cercare lo scontro diretto, esponendosi al rischio di ottenere l’opposto di quanto si propone. Perché la repressione è sempre un’arma a doppio taglio, che può ritorcersi contro chi la scaglia, che può alimentare la mobilitazione, invece che fermarla. Ma solo se il movimento popolare, e in particolare chi la repressione la subisce direttamente, non si lascia spaventare, ma resiste e passa al contrattacco.
Concretamente significa: 1. non lasciare che la repressione fermi le mobilitazioni e le iniziative, ma continuare a portare avanti e sviluppare le attività per cui veniamo repressi; 2. fare di ogni caso di repressione un’occasione per sviluppare la mobilitazione e alimentare l’organizzazione, far diventare la repressione un problema politico di ordine generale.
La resistenza alla repressione, la lotta contro la repressione e la solidarietà proletaria sono, in questa fase, un ambito decisivo della lotta per cacciare il governo Meloni e per alimentare l’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari. Un governo estremamente in difficoltà e debole come emerge plasticamente dalla pantomima dell’approvazione della Finanziaria di questi giorni, un governo che cerca di spaventare e che si organizzino le decine di migliaia di persone che si sono affacciate alla lotta di classe nell’ultimo periodo, che non vogliono più sentirsi corresponsabili dei crimini di guerra dei sionisti, che non ne possono più del degrado delle proprie condizioni materiali e morali: dalle scuole alla Sanità e ai Trasporti allo sbando fino alla guerra tra poveri su cui i due poli delle larghe intese soffiano incessantemente. Il degrado sono loro e dobbiamo cacciarli tutti!
Dobbiamo ricominciare a “bloccare tutto per cambiare tutto”, per imporre l’unità e la nuova governabilità dal basso che serve, respingendo al mittente ogni tentativo di dividere il nostro campo in buoni e cattivi.
Rilanciare la lotta contro la repressione ed essere d’attacco nel farvi fronte, denunciare pubblicamente in modo sistematico le manovre sporche e gli attacchi dei nemici di classe è la via per farvi fronte, per mobilitarsi e cacciare il governo Meloni che ne è alfiere e imporne uno di emergenza popolare. Un governo che cominci ad attuare misure immediate per far fronte al genocidio in Palestina, per garantire un Lavoro utile e dignitoso e arrestare lo smantellamento di aziende e diritti, per avanzare verso il socialismo: la soluzione strategica al disastro della crisi del sistema capitalista giunta alla sua fase terminale, il modello di società che abbiamo necessità e urgenza di instaurare.
P.CARC, Federazione Toscana

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