Con una nota pubblica del 17 aprile abbiamo annunciato la partecipazione di una delegazione del P.Carc al II Forum Internazionale Antifascista promosso a Mosca dal 21 al 24 aprile dal Partito Comunista della Federazione Russa (Pcfr).
Il Forum di Mosca si è caratterizzato per un’ampia partecipazione di partiti comunisti, associazioni antifasciste e rappresentanti di governi in lotta contro l’imperialismo Usa, Ue e sionista provenienti da tutto il mondo.
A fronte del maturare della crisi generale e della sua evoluzione in guerra mondiale e a seguito dell’inizio delle operazioni militari della Federazione Russa in Ucraina, nell’ottobre 2022 è emersa una lotta tra due linee all’interno di Solidnet, il più importante aggregato internazionale di partiti comunisti e operai al mondo.
Da una parte la posizione, di cui capofila è stato il Partito Comunista di Grecia, secondo cui lo scontro in atto è una guerra tra contrapposti imperialismi e dall’altra la posizione, di cui capofila è stato il Pcfr, che “negava che la Federazione Russa sia un paese imperialista e affermava che è invece un paese che gli imperialisti Usa-Ue cercano di ridurre a produttore di materie prime a basso costo” e che “il governo della Federazione Russa, espressione della borghesia russa, è intervenuto in Ucraina per forza di cose, per porre un limite all’aggressione degli imperialisti Usa-Ue e a sostegno alle popolazioni di Donetsk e Lugansk solo dopo anni di richieste da parte di quelle popolazioni e di insistenza dello stesso Pcfr” (per approfondimenti all’articolo di VO73 – Prese di posizione sulla guerra in Ucraina).
In quel contesto i partiti della Repubblica Popolare Cinese, di Cuba, del Vietnam, della Corea del Nord, partiti che governano Stati socialisti, benché presenti, non si schierarono.
Il Forum antifascista di Mosca di aprile 2025, il secondo nel suo genere dopo quello di Minsk del 2023, ma il primo che, dopo la vittoria militare sul campo della Federazione Russa, assume il carattere di un evento di caratura mondiale, è stato innanzitutto un consolidamento delle posizioni promosse dal Pcfr in questa lotta fra due linee in seno al movimento comunista internazionale.
A Mosca erano presenti più di 200 delegati, 91 delegazioni da più di 60 paesi: non solo la grossa parte dei principali partiti comunisti del mondo su una posizione di sostegno all’operazione militare speciale (oltre a un buon numero di associazioni antifasciste) e, tra questi, rappresentanti di partiti comunisti e socialisti di Cuba, Venezuela, Brasile, Messico, della Palestina e dello Yemen, ma anche rappresentanze diplomatiche della Repubblica Popolare Cinese, della Repubblica Popolare Democratica di Corea e del governo del Nicaragua, oltre ai saluti e all’attivo sostegno del governo della Federazione Russa e di quello della Repubblica di Bielorussia.
Il P. Carc considera lo sviluppo delle relazioni internazionali anzitutto come strumento per far avanzare la rivoluzione socialista in Italia e, in secondo luogo, per promuovere nel movimento comunista internazionale il dibattito franco e aperto sul bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria e sulla via per la rinascita del movimento comunista. Ora, la prima e principale questione che ci interessa sottolineare, dunque, a bilancio del viaggio a Mosca, riguarda il nostro Paese.
La Carovana del (n)Pci, di cui il P.Carc è parte, è dal 2008 impegnata nella promozione della costruzione delle condizioni di quello che chiamiamo Governo di Blocco Popolare. Nel 2008 abbiamo fissato, cioè, che è necessario e possibile costruire in Italia un governo che rompe con la sottomissione politica, economica e militare del nostro paese agli imperialisti Usa e Ue. Abbiamo anche fissato che, fra le misure necessarie a rimettere l’Italia sulla via del progresso civile, c’è quella di “stabilire relazioni di collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi”.
I compagni più sinceramente protesi a trovare una soluzione per uscire dal marasma attuale negli anni passati ci chiedevano, giustamente, come avrebbe potuto l’Italia far fronte all’isolamento internazionale derivato dall’instaurazione di un governo che risponde alle organizzazioni operaie e popolari e prende misure conseguenti. Ebbene, la situazione internazionale che sta maturando e quello che abbiamo visto a Mosca ci dicono che oggi è letteralmente “fuori da mondo” chi non vede l’opportunità che si apre, anche in Italia, per una soluzione di governo sovrano e progressista (chi non lo vede, più precisamente, è sottomesso al pensiero della classe dominante la quale vede, nella fine del suo mondo, la fine del mondo in quanto tale).
Il Governo di Blocco Popolare è cioè il modo, che le condizioni politiche nazionali e internazionali rendono più immediato e contingente, che l’Italia ha di uscire dall’isolamento internazionale in cui ci stanno cacciando i gruppi imperialisti Usa, Ue e sionisti.
Attenzione però: il fatto che la situazione internazionale renda sempre più possibile oltreché necessario questo sbocco non ci esime dal lavorare per costruirlo. Al contrario rende più urgente lavorare perché le mobilitazioni in corso nel paese convergano tutte su quest’unico sbocco politico. Perché nessuna vittoria militare sul campo della Federazione Russa, nessun modello di socialismo o di governo che “resiste alla Comunità Internazionale degli imperialisti” applicato in altri paesi può, di per sé, portare le masse popolari italiane a dotarsi di un governo che agisce in nome e per conto delle loro organizzazioni di riferimento. E nessun governo, movimento o partito estero può esimere il movimento comunista italiano dall’elaborare e percorrere una via per costruire la rivoluzione socialista nel nostro Paese, un paese imperialista.
L’altra questione che portiamo a bilancio riguarda, quindi, il movimento comunista.
La situazione in corso pone sempre più chiaramente all’ordine del giorno del movimento comunista internazionale la questione oggettiva che per vincere la guerra esterna, cioè quella contro la Comunità internazionale dei paesi imperialisti Usa, Ue e sionisti, e per vincere la guerra interna, cioè quella che le masse popolari combattono contro la borghesia imperialista dei rispettivi paesi, l’unica prospettiva è avanzare verso il socialismo.
Ciò vuol dire cose diverse nei primi paesi socialisti (sia quelli, come la Federazione Russa, dove è la borghesia a governare, sia quelli, come la Repubblica Popolare Cinese, in cui esiste ancora il sistema della dittatura del proletariato), nei paesi oppressi (sia quelli sottomessi alla Comunità Internazionale dei paesi imperialisti sia quelli che hanno spezzato o stanno spezzando questo legame) e nei paesi imperialisti come l’Italia.
Al nostro arrivo a Mosca abbiamo notato che la città era letteralmente tappezzata dalle bandiere rosse e dalla propaganda dell’80eismo anniversario della vittoria della Grande Guerra Patriottica. Sui palazzi del governo, sulle rotonde delle strade, sui palazzi residenziali, fino alle piccole botteghe che avevano dipinti la falce e martello e i nastri di San Giorgio sulle vetrine (ma non erano da meno le vetrine dei grandi centri commerciali privati), fino alle nastrine indossate dagli agenti di polizia e di sicurezza già all’aeroporto, dove, peraltro, salutavano i passeggeri maxischermi digitali che mandavano video commemorativi di repertorio del ‘45. Sul cancello della Duma campeggiava la bandiera della vittoria, quella issata sul Reichstag con la falce e martello. Il Forum stesso è stato, di fatto, sostenuto dal governo come il principale evento “di avvicinamento” alla parata del 9 maggio.
Ora, ci si può “accontentare” delle celebrazioni e fare del turismo politico e della sterile tifoseria o si possono criticare le celebrazioni in quanto meramente formali e atte a nascondere una sostanza non più socialista. Oppure, si può usare il materialismo dialettico e vedere che, se non vogliono essere travolti dall’aggressione dei gruppi imperialisti, Putin e la classe di cui è espressione sono costretti non solo a rompere i legami, politici ed economici, con i gruppi imperialisti Usa e i loro vassalli, ma soprattutto a mobilitare le masse popolari russe che alle spalle hanno un’esperienza di socialismo, il che significa frenare misure come privatizzazioni e smantellamento di quanto rimane del sistema sovietico e attingere, a piene mani, anche sul piano della propaganda, da quel glorioso passato. Questo crea una situazione favorevole allo sviluppo di una sinistra nel movimento comunista russo che si pone l’obiettivo di rimettere il paese sulla via dell’edificazione socialista. Il come il movimento comunista russo percorre quella strada non sta ai comunisti italiani giudicarlo: sta comunisti e alle masse popolari russe e degli altri paesi ex sovietici realizzare quel percorso.
Come scriveva il (n)Pci nel 2022, nella Federazione Russa “gruppi e partiti comunisti abbondano (come nelle ex democrazie popolari dell’Europa orientale). Sono divisi tra loro e relativamente deboli principalmente perché privi ancora di una comprensione abbastanza avanzata degli errori e dei limiti che hanno portato l’Urss alla decadenza e alla dissoluzione e di una loro specifica elaborazione e assimilazione della concezione comunista del mondo: uno stallo del tutto superabile. La guerra li spinge a superarlo” (La Voce del (n)Pci n. 70). Quello che abbiamo visto e gli incontri che abbiamo fatto confermano pienamente questa tesi.
Per quello che concerne il movimento comunista e rivoluzionario in Italia la situazione richiede, anzi impone, di “diventare grandi” (cioè, innanzitutto, politicamente maturi) e prendere chiaramente posizione: decidere, insomma, da che parte stare. Non si può denigrare il governo della Federazione russa (o la Repubblica Popolare Cinese, o Hamas…) e metterlo sullo stesso piano del governo Usa nell’interesse dei lavoratori. La disfatta a ogni livello dei gruppi imperialisti Usa, Ue e sionisti, quindi anche di tutte le forze politiche che ne sono espressione, è interesse primario dei lavoratori e delle masse popolari italiane e di tutto il mondo, è l’obiettivo che i comunisti italiani in una certa misura condividono con quella parte di borghesia e clero che, a livello mondiale, oggi per sopravvivere morde la mano ai suoi vecchi padroni.
Soprattutto però “diventare grandi” per noi comunisti italiani significa sobbarcarci della responsabilità più grande, che è nostra specifica: usare ogni appiglio che la situazione ci offre per costruire la rivoluzione socialista in un paese imperialista, per portare a termine quell’impresa che non è riuscita al primo movimento comunista. La disponibilità che troviamo in campo internazionale a discutere dei temi che riguardano tutto il movimento comunista, la rinnovata autorevolezza che in questa fase la Carovana del (n)Pci sta costruendo la livello internazionale, che il viaggio a Mosca ci conferma, dipendono, innanzitutto, dal maturare delle condizioni oggettive sintetizzate nel 2008 dal Manifesto Programma del (nuovo) Partito comunista italiano. Ma dipendono anche e soprattutto dal fatto che, a partire da un’analisi del corso delle cose relativamente giusta, con serietà e determinazione la Carovana del (n)Pci pone la questione del ruolo storico e strategico che ha fare la rivoluzione in un paese imperialista, dal fatto che mette in campo un piano per farlo, derivato dal bilancio dell’esperienza, e le concrete difficoltà e successi che stiamo incontrando nel realizzare questo cammino.
Ebbene la ricchezza dell’esperienza che come Delegazione abbiamo fatto a Mosca, la discussione che è sorta intorno a questa esperienza al nostro interno e anche con altri gruppi e organizzazioni, l’interesse che tanti compagni hanno dimostrato nel conoscere ulteriori dettagli, ci portano a concludere dell’utilità di organizzare in Italia un ciclo di iniziative pubbliche in cui discutere di questo importante evento internazionale e del suo bilancio ai nostri fini. Facciamo quindi alle altre organizzazioni italiane presenti, al Partito Comunista Italiano, al Partito Comunista e a Marx XXI (ma senza limitarci a loro), la proposta di organizzare insieme queste iniziative in modo da alimentare, anche in Italia, il dibattito che caratterizza il movimento comunista internazionale”.
Pensiamo che questo sia un modo immediato e relativamente semplice, ma utile, per far vivere lo spirito che ha caratterizzato il Forum e avanzare.
Marco Pappalardo
Per il Gruppo di Lavoro Internazionale del P.Carc
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