[Pisa] Intervista a Alessio Mattolini, lavoratore ILIAD di Pisa. Verso la Festa Nazionale di Riscossa Popolare !

Pubblichiamo di seguito l’intervista ad Alessio Mattolini, lavoratore della compagnia telefonica Iliad di Pisa, sulle condizioni di lavoro in azienda e in vista del dibattito del 2 agosto nell’ambito della Festa Nazionale di Riscossa Popolare (1-4 agosto, la Rotta, Pontedera) sull’organizzazione nei posti di lavoro e la repressione aziendale.

Ciao Alessio, innanzitutto ti chiediamo di parlarci del tuo attuale posto di lavoro, del tipo di contratto in cui sei stato assunto e delle condizioni di lavoro che hai trovato.

Ciao compagni, sono stato assunto da Iliad il 18 febbraio. Il contratto già di per sé sollevava alcune questioni, ovvero, non è corrispondente alle mansioni, in pratica il nostro lavoro di store consultant prevede la vendita di contratti per telefonia mobile e fissa, assistenza agli utenti, sia tecnica che post-vendita, andando di fatto ad operare nel commercio vero e proprio, ma l’inquadramento contrattuale è quello di telecomunicazioni di secondo livello, ovvero la stessa tipologia dei call-center, questa perplessità è stata sollevata anche dai sindacati.
Le condizioni di lavoro in prima battuta possono apparire ottime, distributore di acqua, caffè, e un clima orientato all’inclusività.
Ma questa è solo la scorza esterna di questa multinazionale, perché nel giudizio complessivo vanno a pesare altri fattori, il primo tra tutti, è quello di obbligare i lavoratori a svolgere lavoro di pulizia quotidiano dello store giornalmente -eccetto la sera che il giorno seguente è previsto l’intervento dell’impresa di pulizie- questo ovviamente non deve avvenire in orario di negozio, quindi il lavoratore Iliad -che non ha la timbratura del cartellino- si ritrova di fatto a svolgere prestazioni straordinarie oltre il suo orario di lavoro non retribuito, alle volte possono essere 15 minuti spesso anche 30 minuti, anche perché alle pulizie ci va aggiunto lo smontaggio dei telefoni esposti nella postazione e riposti in cassaforte.
A questo va aggiunto che negli store Iliad non sono presenti sgabelli né sedie: i lavoratori, anche in completa assenza di utenti, devono stare in piedi per 8 ore, in caso non ci sia nessuno viene consigliato di farsi vedere attivi, sistemare volantini già perfettamente sistemati, pulire gli schermi delle simbox anche se perfettamente pulite ecc…
In caso di poche attivazioni giornaliere, viene chiesto ai lavoratori di svolgere volantinaggio e cassettaggio e anche questo non rientra nelle mansioni.
Il contratto sottoscritto prevede delle precise fasce orarie, in quello che ho firmato si prevedeva l’inizio turno alle ore 9, mentre una volta la settimana il turno inizia alle 8, inoltre negli orari contrattuali è previsto che qualora effettuassi orario di chiusura dovrei lavorare dalle ore 13 alle 20, mentre sovente è accaduto che svolgessi orario dalle ore 11 alle ore 20.

Che tipo di rapporto ha la compagnia telefonica Iliad con i lavoratori e il sindacato (se questo è presente) ?

Il rapporto è pressoché inesistente. Iliad è stata richiamata dai sindacati per pratica anti-sindacale. In Iliad il numero di lavoratori sindacalizzati é per lo più nullo, questo ovviamente rappresenta un problema dal punto di vista delle rivendicazioni salariali e dei diritti, non essendoci una massa critica di lavoratori orientati ad una lotta di classe, tutto viene accettato in modo passivo, e un’ opposizione, laddove esiste, viene svolta su di un piano pressoché individuale, ovviamente senza nessun risultato.
Il rapporto azienda-lavoratori da un lato è orientato ad una comunicazione dove formalmente il lavoratore viene messo al centro dell’azienda, ma nei fatti non è assolutamente così, come scrivevo precedentemente, come ogni azienda, è orientata al profitto, è solo questo che determina le politiche aziendali.

Spiegaci meglio la questione della condotta antisindacale e la situazione di ricatto dei lavoratori precari.

La condotta di Iliad è stata denunciata dai sindacati stessi con una lettera congiunta già dal 2022, giudicando il suo operato “al limite della condotta antisindacale”.
I sindacati già denunciavano la comunicazione di Iliad che, in una lettera ai lavoratori, provò a far passare come una sua gentile concessione un aumento contrattuale, invece previsto dal CCNL.
I sindacati sottolineavano anche i pesanti sotto inquadramenti dei lavoratori.
Per quanto concerne il ricatto dei lavoratori precari, devo precisare che, da lavoratore precario, posso dire che questo avviene in modo sistematico in qualsiasi azienda italiana.
Il precariato rappresenta un’ arma nelle mani padronali: la rotazione continua dei lavoratori è determinante per eliminare un affiatamento e una solidarietà di classe, che fa più fatica a instaurarsi.
Inoltre, la minaccia velata del non rinnovo contrattuale produce una guerra tra lavoratori, in lotta perenne tra di loro per ottenere una stabilizzazione contrattuale.
Nel settore delle vendite, gioco forza, pesa anche il numero di attivazioni che vengono registrate individualmente, per mantenere alta la produttività, controllare le prestazioni e, sulla base di queste, decidere se confermare o meno un lavoratore, tutto questo nonostante la fetta di mercato elevata di Iliad che attualmente è il terzo operatore del Paese.
Non si può affermare che ci sia un ricatto vero e proprio, si parla di un ricatto sistemico integrato nel processo di selezione dei lavoratori, dove la non conformità del lavoratore si basa spesso non sulle reali qualità e potenzialità, ma su micro elementi che di fatto non intaccherebbero l’azienda.

Il 2 agosto alla Festa di Riscossa Popolare 2024, presso il circolo Arci il Botteghino, terremo un’ iniziativa proprio per parlare della repressione aziendale, dei licenziamenti politici e delle condotte antisindacali dentro i luoghi di lavoro e, in questo dibattito, daranno il loro contributo molte realtà operaie che storicamente si organizzano e si battono contro l’ arroganza padronale.
Ti chiediamo di darci un tuo contributo su questi temi.

Ritengo che l’organizzazione sia tutto, un lavoratore non organizzato è abbandonato a sè stesso, non trova spazi di manovra e non riesce a trasformare le proprie istanze da un quadro personalista a un quadro superiore di azione generale e collettiva, questo ovviamente rappresenta solo un vantaggio per le politiche padronali.
Credo sia utile il dibattito tra lavoratori e la testimonianza, e accolgo con estremo favore che si sia deciso di dedicare un giorno della Festa di Riscossa Popolare a questa tematica.
L’arroganza padronale trova terreno fertile nell’atomizzazione del lavoratore, dove questo non sia in grado di connettere le proprie rivendicazioni con quelle degli altri lavoratori e trascinarle sul terreno dello scontro di classe e politico.
Quello che spesso mi lascia perplesso della realtà che vivo è che non esiste alcuna coscienza di classe -parlo della mia ultima esperienza lavorativa- ma senza la consapevolezza che insieme possiamo essere un muro, una massa critica in grado di controbilanciare il potere di chi detiene il capitale, non avanzeremo di un passo.

P.CARC sez Pisa

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