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Intervista a Giorgio Cremaschi sulle legge per introdurre il reato di omicidio sul lavoro

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Giugno 5, 2024
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Abbiamo chiesto a Giorgio Cremaschi un aggiornamento sulla legge per introdurre il reato di omicidio sul lavoro e una sua valutazione sul tipo di mobilitazione necessaria per imporla.

A questo link il volantino che stiamo diffondendo nelle aziende per favorire l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori a questo scopo.

***

L’Usb, la Rete Iside, Potere al Popolo e Manifesta hanno raccolto le firme per una introdurre il reato di omicidio sul lavoro e lesioni gravi o gravissime alle lavoratrici ed ai lavoratori.
A fine aprile, con lo stesso proposito, è stato presentato dal M5s un disegno di legge al Senato.
Vuoi spiegare la relazione fra le due cose e l’iter che prevedono?

Il progetto di legge presentato dal M5S recepisce integralmente quello di iniziativa popolare sul quale abbiamo raccolto le firme. Quindi ora la legge sugli omicidi sul lavoro è regolarmente in Parlamento e tutte le forze politiche dovranno misurarsi con essa, vedremo chi la sosterrà e chi invece dimostrerà che, di fronte alla strage di lavoratori, faceva lacrime di coccodrillo. 

Possiamo dunque dire che adesso la palla è nel campo del parlamento e del governo? Quali iniziative è possibile mettere in campo per procedere verso l’approvazione?

È chiaro che è tutto interesse del governo e delle forze politiche contrarie ad essa, che la legge sia insabbiata, come stanno tentando di fare per quella di iniziativa popolare sui 10 euro ora indicizzati di salario minimo. Chi è contro la legge sugli omicidi sul lavoro preferirebbe non dover votare esplicitamente per bocciarla, perché sarebbe un pronunciamento davvero impresentabile anche per il suo elettorato. Quindi la nostra mobilitazione dovrà essere una pressione diretta e di massa verso il Parlamento affinché la legge sia portata in aula. Dovremo continuare ed estendere ciò che abbiamo fatto per la raccolta firme.

L’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e lesioni gravi o gravissime riempie effettivamente un vuoto normativo, pertanto è un obiettivo che va perseguito. Tuttavia in Italia una normativa sulla sicurezza sui posti di lavoro esiste, ma è sistematicamente elusa e violata. Non solo mancano i controlli, ma persino il numero degli ispettori è insufficiente. Si sta inoltre facendo strada anche una certa tendenza a riversare le responsabilità, anche legali, sui lavoratori (vedi la sentenza della Cassazione del 23 settembre 2023).
Vorremmo una tua valutazione sul fatto che la mobilitazione per l’approvazione della legge dovrà necessariamente svilupparsi in mobilitazione per la sua attuazione. Su questo piano torna a essere decisivo il ruolo dei lavoratori organizzati…

È vero in Italia la piena attuazione della legge 81 sulla sicurezza sul lavoro porterebbe a miglioramenti della salute e delle condizioni dei lavoratori. Ma come sappiamo l’assenza di controlli e di condanne rendono lecita e persino conveniente ogni violazione della legge. La legge sugli omicidi sul lavoro non è solo punitiva per chi uccide sul lavoro, ma definisce anche nuovi poteri di intervento diretto per le organizzazioni sindacali e per i rappresentanti dei lavoratori. Ed e inaccettabile che gli RLS siano condannati per le inadempienze del sistema. Poi è chiaro che ogni azione dovrà essere accompagnata da una più generale mobilitazione contro lo sfruttamento del lavoro e bisogna combattere ogni complicità e collaborazionismo nel movimento sindacale.

La vita dei lavoratori – come pure le condizioni di lavoro, il contenuto dei contratti nazionali, la precarietà dilagante, ecc. – è una questione politica, cioè è strettamente legata all’azione del governo del paese.
Da qui il nesso fra la lotta per la sicurezza sui posti di lavoro e la lotta per cacciare il governo Meloni, considerando però anche il fatto che “sulle cose che contano” il Pd ha lo stesso programma e svolge lo stesso ruolo del governo Meloni…

La strage di lavoratori è frutto diretto del liberismo, della flessibilità del lavoro e della centralità dell’impresa, assunti negli ultimi decenni da tutti i principali schieramenti politici. La riduzione del costo del lavoro è diventata un obiettivo di ogni governo e in questo slogan c’è già tutto il male che è capitato ai lavoratori. Quindi le lotte per la salute sono parte di un percorso più generale che rovesci questa priorità che si è data la politica, cosi come tutti gli interessi e le complicità che essa contiene.

Anche il segretario generale della Cgil, Landini, parla molto di sicurezza sul lavoro. Ma non risulta che nei suoi discorsi consideri il percorso aperto con la Legge di iniziativa popolare e con il ddl presentato in Senato.
Al netto di quello che fanno o non fanno i vertici, c’è un intervento per raccogliere la spinta della base degli iscritti Cgil? Del resto l’approvazione di questa legge riguarda tutti i lavoratori, è una battaglia comune…

Sinceramente credo che la CGIL, almeno nei suoi gruppi dirigenti e nelle sue pratiche contrattuali, da tempo abbia accettato la priorità dell’impresa.

Il Patto della Fabbrica, firmato nel 2018 da CGILCISLUIL con la Confindustria e accettato anche da Landini, istituzionalizza il peggio della concertazione e della complicità sindacale. Ora vedo che la piattaforma contrattuale dei metalmeccanici tenta di uscire dalle grinfie di quel patto. Ma Federmeccanica ha già risposto che non se ne parla neppure. Riprenderà la CGIL a fare conflitto con le imprese, cosa a cui ha rinunciato da anni? Vedremo, certo è su questo che bisogna insistere tra i lavoratori: se non si litiga con il padrone non si litiga davvero neanche con il governo.

Ci avviamo alle conclusioni. Siamo nel pieno della campagna elettorale per le europee. Durante la campagna elettorale tuttele iniziative e le mobilitazioni delle masse popolari vengono strumentalizzate dalle Larghe Intese a fini propagandistici.Questo vuol dire anche, però, che c’è un contesto favorevole per imporre temi e battaglie nel dibattito politico e nel dibattito pubblico con iniziative di lotta.
In altri termini la campagna elettorale è occasione per imporre “dal basso” la questione della strage sui posti di lavoro senza che l’argomento sia imposto, invece, dall’ennesima tragedia annunciata, di fronte alla quale va in scena lo squallido teatrino di lacrime di coccodrillo e commenti sulla “tragica fatalità”.
C’è un ragionamento a questo proposito? Che riflessioni fai in merito?

Le campagne elettorali sono la fiera delle bugie e delle finte promesse, basta vedere i silenzi e le chiacchiere sulla guerra. Il 1 giugno siamo scesi in piazza contro il governo Meloni proprio per dare concretezza alla politica, per dire no alla guerra, all’economia di guerra con gli omicidi sul lavoro, e al liberal fascismo del governo Meloni… dovremo continuare perché subito dopo il voto i guai e le decisioni, che il palazzo ha rinviato per non disturbare la campagna elettorale, ci precipiteranno addosso, a noi e a tutti i lavoratori.

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