Solidarietà a Rubio

Il ruolo dei sionisti in Italia

Il 15 maggio ricorreva il 76° anniversario della Nakba, l’inizio dell’esodo forzato dei palestinesi dalle loro terre.

Quel giorno Gabriele Rubini, più conosciuto come Chef Rubio, era impegnato a Cassino in una delle tante iniziative in solidarietà al popolo palestinese che si svolgono in tutto il paese in questi mesi. Al suo rientro, ha trovato ad attenderlo sotto casa una squadraccia che, manomesso il cancello elettrico per impedirgli di ripararsi, lo ha massacrato a pugni e a colpi di casco, di mattone e di martello.

Rubio ha subito denunciato l’aggressione con un video sui social, chiamando in causa mandanti ed esecutori: la comunità sionista di Roma, già nota per azioni squadriste e che giusto il 25 Aprile scorso è stata “vista all’opera” in diretta nazionale quando ha attaccato il corteo antisionista e antifascista a colpi di bombe carta o quando ha minacciato una giornalista della Rai perché “stava dando notizie false”, cioè stava raccontando dei tentativi di aggressione al presidio antifascista.

Del resto, Riccardo Pacifici non ha mai fatto mistero dei metodi e degli obiettivi della comunità sionista di Roma, anzi li ha rivendicati pubblicamente in un video in cui afferma chiaramente che “chi fa certi discorsi deve stare attento, perché lo andremo a prendere”. Ecco, Rubio è stato preso.

Rubio ha raccolto molta solidarietà, ma ovviamente non sono mancate le provocazioni: da chi ha provato a denigrarlo per far passare l’aggressione come un regolamento di conti fra delinquenti a chi ha cercato di minimizzare il ruolo della comunità sionista di Roma (e dei sionisti in Italia) per dimostrare che “è un invasato”.

Rubio è stato massacrato per il suo ruolo nella solidarietà al popolo palestinese e per il contributo che dà, dall’Italia, alla causa della liberazione della Palestina. È un personaggio scomodo perché dice quello che i sionisti e le Larghe Intese vorrebbero passasse sotto silenzio.

Pubblichiamo alcuni stralci liberamente tratti dall’articolo “Sul ruolo dei sionisti in Italia, originariamente pubblicato su La Voce del (n)Pci n. 71, come contributo per far luce su chi sia il nemico di cui stiamo parlando.

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Il ruolo svolto in Italia da organi dello Stato d’Israele e dai gruppi sionisti è meno noto di quello svolto da altri Stati e gruppi imperialisti. La lotta contro gruppi e organi sionisti in Italia è lotta per sostenere la resistenza del popolo palestinese, delle masse popolari ebree e di altre nazionalità residenti in Palestina e dei movimenti e organismi antimperialisti del Medio Oriente. Al tempo stesso è lotta per liberare il nostro paese dalle forze imperialiste che lo occupano.

È importante distinguere chiaramente la lotta contro i gruppi imperialisti sionisti, il loro Stato, Israele, e i gruppi sionisti italiani che li sostengono dalle attività di movimenti antisemiti che da due millenni imperversano in Europa e nei paesi derivati da colonie di popolamento europee: sistematicamente i sionisti cercano in mille modi di far passare chi lotta contro il sionismo come antisemita. (…)

I sionisti di Israele utilizzano il nostro paese principalmente per

– consolidare, da un punto di vista politico e diplomatico, la propria presenza in Palestina e l’oppressione verso il popolo palestinese e in generale legittimare la propria presenza in Medio Oriente;

– effettuare manovre di “intelligence” (raccolta di informazioni e altre attività clandestine, in particolare omicidi, rapimenti di oppositori politici e rappresaglie);

– sviluppare la propria tecnologia militare tramite accordi tra aziende private e università, e sfruttando i poligoni militari Nato in Italia: Israele formalmente non è un membro della Nato, ma pagando un tot all’ora può affittare i poligoni Nato in Sardegna per testare le proprie armi senza alcun obbligo di “ripulire” quando va via;

– sviluppare accordi commerciali con aziende italiane utili a continuare la propria penetrazione nel territorio palestinese, proseguire lo sterminio e l’espulsione degli arabi palestinesi e permettere l’insediamento dei coloni ebrei provenienti da Usa, Gran Bretagna ed Europa.

In Italia esistono 21 comunità sioniste mascherate da comunità ebraiche. Esse contano circa 32 mila membri, molto meno dei residenti in Italia in qualche modo ebrei. Nonostante il numero ridotto, il peso politico in Italia di queste comunità sioniste è notevole. Sono raggruppate nella Ucei (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) che ufficialmente ha il ruolo di promuovere la cultura e la storia degli ebrei. (…)

L’Ucei è tutelata a livello nazionale da una legge approvata dal governo Craxi l’8 marzo 1989 e poi modificata e rafforzata dal governo Prodi il 6 novembre 1996. L’Ucei oltre a rappresentare le 21 comunità ebraiche in Italia, dirige una serie di altri enti a essa collegati. (…)

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Alcune delle vecchie esemplari operazioni sporche promosse dal Mossad, i servizi segreti israeliani, su suolo italiano:

1948: nel porto mercantile di Molfetta viene affondato un peschereccio diretto in Siria con a bordo armi destinate alla resistenza palestinese;

1964: 17 novembre a Fiumicino grazie alla collaborazione dei servizi segreti italiani viene sequestrato Mordechai Luk, ebreo-marocchino cittadino israeliano accusato dalle autorità di Tel Aviv di essere una spia egiziana;

1972: 16 ottobre, Wael Zuaiter, politico palestinese rappresentante di Al-Fatah e portavoce dell’Olp in Italia, viene assassinato nell’operazione “Ira di Dio”, organizzata dal Mossad in risposta alla “strage di Monaco”;

1973: 23 novembre, a Porto Marghera agenti segreti israeliani fanno precipitare Argo 16, velivolo dell’Aeronautica Militare italiana, a vendetta delle trattative tra l’Olp dirette da Arafat e il governo italiano per la liberazione di alcuni prigionieri palestinesi in Italia (il cosiddetto Lodo Moro): sulle indagini relative all’accaduto vige ancora il segreto di Stato;

1980: 27 giugno, strage di Ustica: probabilmente sono implicati anche agenti sionisti, ma anche su di essa vige ancora il segreto di Stato [ulteriori “rivelazioni” nel maggio 2024 sostengono la tesi che ad abbattere il DC-9 Itavia sia stato un caccia delle forze di aviazione israeliane, ndr].

1981: 8 ottobre, grazie alla collaborazione del Sismi viene fatta saltare in aria una stanza dell’Hotel Flora a Roma che ospita Abu Shahar, membro del comitato centrale dell’Olp;

1986: 5 ottobre, a Fiumicino viene rapito Mordechai Vanunu, tecnico israeliano accusato di aver rivelato alla stampa britannica il programma nucleare di Tel Aviv: viene imbarcato a La Spezia e condotto a Tel Aviv dove ha trascorso 12 anni in isolamento carcerario.

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Da Embargo Militare contro Israele, un dossier a cura di Bds (Boicotta, Disinvesti, Sanziona) Italia del novembre 2020 emerge che (…) l’esperienza decennale israeliana nel reprimere il popolo palestinese è diventata una merce estremamente preziosa che Israele vende in vari paesi del mondo (in particolare in America Latina, Africa e Asia) come “leader del settore” dell’intelligence e della sicurezza.

L’esercito israeliano opera largamente come agente di ricerca e sviluppo per le industrie militari Usa e riceve più della metà di tutti i finanziamenti militari Usa per l’estero. Dal 1949 al 2020 Israele ha ricevuto circa 121 miliardi di dollari di aiuti militari Usa. Nel 2016, l’amministrazione Obama ha firmato un accordo che concede a Israele 38 miliardi di dollari di aiuti militari in dieci anni. Per quanto riguarda gli Stati europei, Israele è un importante partner militare della maggior parte degli Stati membri della Ue, commerciando in particolare con la Germania, Francia, Italia, Spagna e Finlandia.

Nel 2008 la Commissione Europea ha emesso una comunicazione che prevedeva di finalizzare le attività di ricerca e sviluppo al miglioramento delle prestazioni degli strumenti di sorveglianza. Per la realizzazione è stato coinvolto Horizon 2020, un programma europeo nato nel 2014 che ha unificato in un unico strumento finanziario tre programmi precedenti (2007-2013).

Tra questi spicca AW-Drones: progetto finalizzato all’identificazione di standard tecnici e operativi in grado di garantire la sicurezza nell’uso dei droni in tutti i paesi membri della Ue. Il programma, partecipato da 13 partner provenienti da otto paesi Ue più Israele (con Israel Aerospace Industries – Iai), è guidato dall’italiana Deep Blue.

Nel 2000 Italia e Israele siglano l’Accordo di Cooperazione Industriale Scientifica e Tecnologica. Firmato a Bologna e ratificato con la legge n. 154 dell’11 luglio 2002, tale accordo prevede progetti congiunti di ricerca e sviluppo tra imprese, università e centri di ricerca italiani e israeliani. (…)

Ogni anno una commissione mista Italia-Israele stabilisce i progetti vincitori del bando scientifico in corso, il tema di quello futuro e valuta le attività svolte dai laboratori congiunti rilevandone l’efficacia. A fine 2020 erano attivi 10 laboratori congiunti e più di 200 progetti comuni di ricerca accademica e industriale con Israele. In essi sono coinvolti il Cnr, diverse università italiane e aziende private, per lo più volte alla ricerca di nuove scoperte e applicazioni in campo militare.

Il 16 giugno 2003 è stato stipulato il “patto d’acciaio” Roma-Tel Aviv con la firma del “memorandum” d’intesa in materia di cooperazione militare. Esso regola la reciproca collaborazione nel settore difesa, con particolare attenzione all’interscambio di materiale di armamento, all’organizzazione delle forze armate, alla formazione e all’addestramento del personale e alla ricerca e sviluppo in campo industriale. (…)

– 2003-2008 Operazione Spring Flag a Decimomannu: simulazioni di battaglie aeree tra F15 israeliani e Mig29 tedeschi. Dopo Spring Flag 2006 la presenza dei velivoli da guerra israeliani in Sardegna è divenuta costante e massiccia;

– 2008-2009 Starex, la più importante esercitazione aerea internazionale, svoltasi a Decimomannu e in cui si sono addestrati gli F15 e gli F16 israeliani. In quegli anni, l’aviazione israeliana si è resa responsabile dell’operazione “Piombo Fuso” ai danni della popolazione della Striscia di Gaza, massacro che portò alla morte di circa 1.500 palestinesi, di cui 400 bambini, provocando oltre 5.000 feriti e riducendo Gaza a un cumulo di macerie. (…)

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