Scherza coi fanti ma lascia stare i santi. La Digos aggredisce una giovane in chiesa a Padova

Domenica 31 marzo, in occasione della messa di Pasqua, nella chiesa della Madonna incoronata alla sacra famiglia di Padova, un’attivista di Ultima Generazione ha cercato di leggere un messaggio di pace e lanciare l’appello a lottare contro la guerra, la povertà e la crisi climatica per dare un futuro alla sua generazione.

Il contenuto del messaggio di Federica, studentessa di 17 anni, deve essere sembrato talmente pericoloso per l’ordine pubblico da far scattare l’intervento di ben quattro agenti delle forze dell’ordine che l’hanno aggredita e scortata fuori dalla chiesa come una criminale della peggior specie.

Il fatto che il suo intervento per la pace, il rispetto della natura e dell’uomo, abbia interrotto la funzione è stato interpretato ed è stato tradotto dalla Digos come una pericolosa irruzione da reprimere e censurare in fretta e furia nell’indifferenza del Vescovo che ha continuato le sue celebrazioni come se nulla fosse. Alla faccia di tutta la retorica pacifista e socialisteggiante propagandata da Bergoglio.

Non sono passati neanche 10 anni da quando è stata diffusa la sua seconda enciclica, Laudato si, il cui tema principale era la connessione tra la crisi ambientale e la crisi sociale dell’umanità. Enciclica che Bergoglio, nel 2023, ha proposto di integrare con una seconda parte, con al centro sempre la necessità di trasformare le politiche pubbliche che governano le nostre società e tornare a parlare di conversione ecologica nonché della necessità di non considerare più il creato come oggetto da sfruttare, ma realtà da custodire come dono sacro del Creatore.

Sicuramente niente di distante da quanto riportato nel messaggio che Ultima Generazione ha cercato di diffondere e che, tra l’altro, si ispirava ai numerosi appelli recentemente lanciati dallo stesso Bergoglio – ripresi da diverse istituzioni e associazioni cattoliche – che sollecitano a calare il sipario nei teatri di guerra in Europa e nel Medio oriente.

Tuttavia secondo la questura e la diocesi di Padova, la chiesa non è il luogo opportuno per veicolare i messaggi di pace e non violenza diffusi dallo stesso papa Francesco perché, metterli in pratica, cozza con gli interessi reali della classe dominante e del suo clero. Messaggi ritenuti pericolosi e sovversivi a tal punto che per impedirne la diffusione è stato violato anche l’accordo tra Santa sede e Repubblica italiana firmato il 3 giugno del 1984, in cui, all’articolo 5, comma 2, viene fatto divieto alla forza pubblica di entrare negli edifici aperti al culto per l’esercizio delle sue funzioni senza aver preavvisato le autorità ecclesiastiche, ad eccezione di casi di urgente necessità.

Mettere a tacere gli attivisti di Ultima Generazione il giorno di Pasqua è stato per la classe dominante e il suo clero una urgente necessità. Non tanto per il messaggio di pace e giustizia a cui anche Bergoglio – a questo punto solo a parole- dà la sua benedizione, ma per l’appello che quotidianamente l’organismo lancia a mobilitarsi contro la crisi climatica e gli altri effetti più gravi della crisi del capitalismo. Per il messaggio di organizzazione e fiducia nel futuro che trasmette attraverso le decine di iniziative che l’apparato repressivo non è in grado di fermare. L’ultima si è svolta nei giorni scorsi a Palermo.

Quello di Ultima Generazione è un esempio di come i giovani, i lavoratori, le donne e il resto delle masse popolari organizzate possono irrompere in chiesa, come in ogni altra manifestazione popolare di cui la classe dominante cercherà di prendere le redini. Soprattutto in questa campagna elettorale per le prossime elezioni europee, tra cui quella del 25 aprile o le mobilitazioni per la sicurezza sui posti di lavoro dell’11 aprile promosse da Cgil e Uil. È l’esempio di come possono e devono irrompere nei comizi elettorali delle prossime settimane per esprimere un secco no alla guerra, alla devastazione ambientale, allo smantellamento dell’apparato produttivo e dei servizi essenziali, nonché alle politiche guerrafondaie del governo Meloni e dei partiti che gli fanno “opposizione”.

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