[Pisa] Ancora sulla vertenza di Simone Casella

La CGIL di Pisa è (finalmente) uscita con una nota sulla vertenza di Simone Casella e in particolare sulla sentenza del 7 febbraio scorso che ha sanzionato il compagno, delegato della Worsp a Pisa e membro della sezione locale del P.CARC, cercando di colpirlo due volte: con il mancato reintegro e accollandogli le “spese di lite” per oltre 4mila euro.

Questa è una prassi che si è affermata negli ultimi anni nelle aule dei tribunali e nelle sezioni Lavoro, con l’obiettivo sempre meno velato di fare desistere i delegati e lavoratori combattivi dal fare causa alle aziende e quindi opporsi ai soprusi del padrone, di fargli chinare la testa opponendo un doppio ricatto: perdi il lavoro e devi pure pagare!

La sentenza del giudice Laura Pastacaldi non fa eccezione al punto che sembra scritta dall’avvocato della Worsp, tanto ci sembra di parte: non è stato preso in considerazione un solo punto della difesa, non viene nemmeno citato per sbaglio che Simone era il delegato sindacale!

La sentenza che punisce Simone, come abbiamo scritto qui, è un chiaro monito non solo per lui e la CGIL ma per tutti i delegati e le avanguardie di lotta nelle aziende, per i sindacati di ogni colore che non intendono sottostare supinamente alla dismissione delle aziende, allo sfruttamento selvaggio che porta a stragi come quella al cantiere Esselunga di Firenze del 16 febbraio, alla continua erosione di diritti e salario con cui il governo Meloni e quelli delle Larghe intese che l’hanno preceduto lasciano mano libera ai padroni, a cominciare dai tagli sui “costi” della sicurezza.

La CGIL imputa queste “consuetudini” di chiaro stampo reazionario all’applicazione del Jobs’Act, imposto dall’allora segretario del PD Matteo Renzi che oggi tutti fanno finta di non conoscere. La cosa è vera, come sono vere le sole 8 ore di sciopero proclamate allora dal sindacato, che evidentemente sottovalutò pesantemente la portata dell’attacco e diede poco ascolto a organizzazioni operaie come il CdF GKN che lo mise in guardia e, insieme a tante altre, proclamarono un pacchetto minimo di 16 ore. La situazione attuale di repressione padronale, l’emorragia di iscritti e delegati combattivi, l’incalzo sempre maggiore e l’erosione di diritti e salario da parte dei governi che si sono succeduti, la sfiducia, l’incazzatura e la diffidenza in particolare di precari e giovani, sono frutto (anche) di queste linee evidentemente sbagliate.

Non ci interessa ora entrare nel merito dei referendum di cui la CGIL di Pisa parla nell’articolo e con cui si vorrebbe smontare il Jobs’Act, memori di quanto accaduto con quello sull’Acqua pubblica; se diventa una campagna di organizzazione e lotta potrà anche avere un senso e comunque se ne parlerà fra almeno un anno, che in questi tempi di crisi generale galoppante è un orizzonte lontano anni luce. Ci interessa invece discutere di cosa verrà fatto qui e ora, a sostegno di un lavoratore che ci ha messo la faccia per smascherare appalti illeciti e ottenere migliori condizioni e diritti per tutti e che ha pagato in prima persona per la lotta portata avanti in “un appalto in cui il sindacato si è battuto per abbattere la precarietà dei lavoratori”. Vogliamo capire se la CGIL sosterrà economicamente Simone nel ricorso per l’appello e per far fronte alle “spese di lite” che, fino a non tanti anni fa, era “consuetudine” che fossero coperte dal sindacato in caso di sconfitta nelle aule dei tribunali: non servono anche a questo i soldi delle tessere?

Auspichiamo che nel prossimo incontro che Simone e l’attuale delegato Worsp faranno con la Segreteria provinciale FILCAMS Catia Santochi si arrivi a definire il sostegno concreto (economico) per fare ricorso in appello, e a rilanciare la lotta anche fuori dalle aule dei tribunali perché i due livelli sono inscindibili: anzi, per noi quella che viene fatta sui cancelli delle aziende e nelle piazze è principale.

Che la CGIL rompa con i tentennamenti e si schieri senza riserve al fianco di Simone e di tutti i delegati colpiti dalla repressione aziendale! Solo in questo modo comincerà a “rimontare” nel cuore e nelle menti dei lavoratori che quotidianamente lottano contro salari di merda, delocalizzazioni e chiusure, precariato e pericoli per la propria incolumità. Con questa azione concreta e non solo con le belle note e le parole, la CGIL farà e farà fare un altro passo in avanti alla lotta contro l’attuale governo di guerrafondai, servi dei padroni e speculatori di ogni risma che sarebbero ben contenti di farla fuori assieme agli altri sindacati conflittuali e di base, per dare mano libera ai (loro) padroni nello sfruttamento come, e anche peggio, dei tempi delle ferriere di inizio Novecento.

Federazione Toscana del P.CARC

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