Bruciare la Buona Scuola di Valditara

Le mobilitazioni contro la guerra, a tutela dell’ambiente, del diritto allo studio e gli scioperi degli ultimi mesi hanno reso quello in corso un inverno di lotta contro le misure del governo Meloni e dei suoi ministri. Questo sommovimento ha visto accendersi e svilupparsi focolai di lotta e di organizzazione all’interno di numerose scuole del paese.

Solo a Roma nel mese di dicembre sono stati undici i licei occupati per chiedere maggiori fondi pubblici per la scuola pubblica, oggi priva di personale e strutture adeguate. Sono migliaia gli studenti e le studentesse che da un capo all’altro del paese si stanno mobilitando affinché la scuola ritorni ad essere un ambito di emancipazione, un luogo in cui oggi potersi confrontare e organizzare contro la collaborazione del governo italiano con quello sionista d’Israele, contro la Nato e contro la strumentalizzazione dei femminicidi come quello di Giulia Cecchettin che Giorgia Meloni, in coppia con Elly Schlein, ha provato a orchestrare.

A questa ondata di ribellione promossa da collettivi e organizzazioni studentesche, il ministro dell’istruzione Valditara ha risposto con una circolare in cui detta la linea che i dirigenti scolastici devono adottare in caso di occupazione delle scuole.

In essa Valditara, seguendo lo schema messo in atto da Salvini che ha precettato i lavoratori per impedirgli di scioperare, decide di promuovere la repressione degli studenti attraverso provvedimenti disciplinari con l’obiettivo di impedirgli di occupare le scuole e di esprimere il dissenso verso politiche antipopolari sia nazionali che internazionali.

Il primo caso di applicazione della circolare è stato quello di Damiano Cassanelli, rappresentante dell’istituto Barozzi di Modena sospeso per dodici giorni per aver rilasciato un’intervista nella quale afferma che gli studenti sono stati definiti terroristi dall’istituto, perquisiti e minacciati. Parole per altro confermate da altri studenti che hanno raccontato che i professori li facevano entrare con le mani in alto per controllare zaini e borse. Un vero e proprio regime da caserma, altro che buona scuola!

Contro i tentativi del governo Meloni di criminalizzare il dissenso, usando la repressione per isolare le organizzazioni studentesche e gli studenti più combattivi, la risposta è quella di organizzarsi in ogni scuola costruendo collettivi dove ancora non ci sono e rafforzando e allargando quelli già esistenti.

La risposta è quella di sviluppare il coordinamento degli studenti organizzati e legare la loro lotta per la scuola pubblica che serve, alla lotta più generale per cacciare il governo Meloni. È questo l’obiettivo che devono darsi gli studenti che vogliono costruire il loro futuro, come è l’obiettivo che devono darsi gli operai che si mobilitano contro la repressione, lo sfruttamento e la sicurezza sul lavoro.

Il calendario è ricco di appuntamenti di cui approfittare per portare in piazza parole d’ordine di organizzazione e lotta, ma anche per far marciare la lotta per un governo di emergenza popolare. Un governo che attui le misure più urgenti indicati dai collettivi e organismi degli studenti e dei giovani delle masse popolari come l’attuazione di serie politiche di salvaguardia dell’ambiente, l’istituzione di una scuola pubblica universale e di qualità e che contrasti ogni azione bellicista e guerrafondai orchestrata dai gruppi imperialisti in giro per il mondo.

Ogni studente o collettivo di studenti può sin da subito promuovere all’interno della propria scuola momenti di discussione sui temi delle prossime mobilitazioni in corso, come quelle previste per la settimana che va dal 19 al 25 febbraio promosse da Osa – Cambiare Rotta in solidarietà al popolo palestinese. Ciascuno può aderire ai momenti di agitazione e controinformazione per contrastare la propaganda di guerra dei media mainstream che verranno organizzate.

Ogni gruppo di studenti può organizzarsi per sostenere la mobilitazione dei lavoratori che aderiranno allo sciopero del Si Cobas il prossimo 23 febbraio contro la guerra in Palestina, partecipando ai picchetti che verranno indetti davanti ai cancelli delle fabbriche o alle manifestazioni locali.

Ogni collettivo o studente può partecipare con un proprio striscione e cartello alla manifestazione nazionale in solidarietà al popolo palestinese di sabato 24 febbraio a Milano.

Ancora, in ogni scuola fin da subito le studentesse devono cominciare ad organizzarsi insieme alle proprie insegnanti mettendosi in contatto con il nodo dell’organizzazione “Non Una di Meno” presente sul proprio territorio per promuovere progetti di formazione e informazione di avvicinamento alle mobilitazioni previste per l’8 marzo. Per discutere di come la scuola debba diventare ambito di emancipazione per studentesse e insegnanti e alimentare costruire tale emancipazione nel fuoco della lotta per cacciare il governo Meloni.

Di seguito rilanciamo l’appello del nuovo Partito comunista italiano rivolto alle studentesse affinché l’8 marzo sia un punto di partenza nella lotta per l’emancipazione delle donne delle masse popolari.

***

Comunicato CC 3/2024 – 10 febbraio 2024

Verso e oltre un 8 Marzo di lotta e riscossa

Studentesse, bruciate la “Buona Scuola” dei padroni!

Che tutte le università e le scuole superiori, medie ed elementari siano focolai di mobilitazione, organizzazione e riscossa per le donne delle masse popolari!

Nella costruzione della mobilitazione del 25 novembre scorso i collettivi studenteschi hanno dimostrato di saper rispedire al mittente le manovre che i partiti della Larghe Intese hanno messo in campo per promuovere un clima di unità nazionale e per far intendere alle donne delle masse popolari che esse avrebbero da spartire più con la Meloni e la Schlein che con la loro classe. Studentesse e studenti hanno capillarmente rigettato i minuti di silenzio nelle scuole di tutto il paese e si sono da subito organizzati per rispedire al mittente anche la direttiva Valditara sull’educazione contro la violenza. Essi sono la forza che può rigettare la riforma Valditara, la sua educazione di classe, oscurantista e repressiva e la “Buona Scuola” dei padroni!

Le studentesse hanno contribuito a rompere le uova nel paniere alla classe dominante e a rivoltarle contro la sua operazione; hanno detto chiaro e tondo che il problema principale per studentesse, donne e tutte le masse popolari sono i governi delle Larghe Intese, le loro istituzioni e il Vaticano. La loro nefasta direzione della società è responsabile dell’oppressione delle donne nel nostro paese e ogni passo che fanno lo rende sempre più evidente; per quanto i vertici della Repubblica Pontificia tentino invece di alimentare la guerra tra donne e uomini delle masse popolari: da un lato promuovendo la violenza, i femminicidi, le discriminazioni e l’oppressione degli uomini sulle donne; dall’altro cercando di indirizzare contro gli uomini della propria classe la rabbia, l’odio e la volontà di riscossa delle donne. È il tentativo di far in modo che l’organizzazione e la mobilitazione delle donne si scaglino contro il dito e non contro la luna. In realtà l’educazione, la formazione e la trasformazione degli uomini (e delle donne!) delle masse popolari per liberarsi dall’oppressione, dalla direzione nefasta della borghesia e del clero e dall’abbrutimento intellettuale e morale, è parte del processo rivoluzionario che le donne innescano prendendo parte e dirigendo la lotta di donne e uomini contro i loro comuni oppressori!

Studentesse, rigettate la scuola dei padroni!

Liberatevi dall’alternanza scuola-lavoro che, quando non ammazza, mercifica e sfrutta. Il caso di alcune ragazze sfruttate a Vicenza tramite l’alternanza scuola-lavoro in un centro estetico per fornire prestazioni sessuali è solo l’ultimo e più estremo dei casi che ordinariamente, in modo più o meno palese, sviliscono e opprimono studentesse e studenti.

Liberatevi dalla direttiva Valditara sull’educazione alle relazioni e al contrasto della violenza sulle donne che nasconde sotto una spruzzatina di rosa l’ennesimo canale aperto al Vaticano all’interno delle scuole e un ulteriore passo verso la repressione di studentesse e studenti. Un’educazione che parla di “mostri” che meritano punizioni, ma alimenta il peso della valutazione della condotta per le bocciature e in realtà mira ancora una volta a intossicare le coscienze delle masse popolari e sgravare dalle loro responsabilità istituzioni, padroni e Vaticano. Un’educazione che fa il paio con il resto della riforma Valditara e attraverso una stretta repressiva dà un più deciso indirizzo di classe alla scuola e alla formazione.

Riprendetevi la scuola!

Studentesse e insegnanti possono rivoltare contro il governo Meloni la direttiva, la riforma Valditara e la “Buona Scuola”!

Sono loro che devono prendere in mano l’educazione e la formazione che serve, tramite programmi e lezioni dal basso, legandoci l’unica alternanza scuola-lavoro che serve alle donne delle masse popolari, quella della lotta di classe. Sono loro che possono imporli dentro le scuole iniziando a praticarli da subito.

Un primo passo è sfruttare la direttiva Valditara rivoltandola contro il governo: usare le ore messe a disposizione dalla direttiva per fare lezioni autorganizzate e progettate dai collettivi studenteschi e da tutte quelle insegnanti che vogliono porre fine all’oppressione di genere. Promuovere assemblee studentesche per elaborare i contenuti, i materiali e i programmi da svolgere, legare le insegnanti che più sono disponibili a sostenere questi progetti e usare i consigli di istituto come organismi realmente decisionali, come ambiti di confronto tra studenti e insegnanti, per imporre le lezioni e l’educazione che serve alle donne delle masse popolari: insomma farli rivivere per quello che dovevano essere.

I consigli degli studenti, dei docenti e di istituto nelle scuole sono tra le conquiste del Sessantotto e dell’Autunno Caldo (1969). Sono il frutto del protagonismo degli studenti, della loro organizzazione e mobilitazione per il cambiamento della scuola e della società. In quegli anni sono stati loro a soffiare sul fuoco che covava sotto la cenere nelle fabbriche, sono stati loro che insieme agli operai hanno aggregato anche gli insegnanti per costruire una scuola che fossero loro a dirigere. Da quelle lotte studenti, operai e insegnanti hanno imposto il riconoscimento ufficiale dei consigli degli studenti, dei docenti e d’istituto. Oggi quegli organismi sono svuotati di potere e significato: vanno riconquistati e fatti lavorare nella pratica!

Non Una Di Meno (NUDM) con i collettivi studenteschi e le insegnanti in alcune città sta già costruendo percorsi simili, producendo materiali utili a svolgere lezioni autorganizzate dentro e fuori dalle scuole in preparazione e oltre l’8 Marzo, per rivoltare contro il governo Meloni la sua direttiva Valditara e sfruttare così le ore messe a disposizione dalla direttiva e quelle previste nella “Buona Scuola” per costruire un’educazione che serve. Le lezioni utili all’emancipazione delle donne dall’oppressione sono quelle che mettono al centro la lotta di classe, che fanno alfabetizzazione storica sulla loro oppressione e sulla loro lotta, sul ruolo di istituzioni borghesi e Vaticano nella loro oppressione e sul ruolo storico che le donne delle masse popolari hanno assunto nel corso della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria, in quello che hanno assunto nella costruzione della rivoluzione socialista.

Questa pratica deve essere replicata ed estesa in tutte le scuole del paese, facendo vivere i consigli degli studenti e quelli di istituto come ambito di confronto tra collettivi e insegnanti, come organismi reali di direzione della scuola, per imporre le lezioni e l’educazione che serve alle donne delle masse popolari.

Rivoltare le mosse della borghesia, un esempio storico

Nel 2009 la Carovana del (n)PCI sperimentò con successo contro le ronde istituite dal decreto legge 23.02.2009 del Governo Berlusconi e caldeggiato dall’allora ministro degli Interni, il leghista Roberto Maroni, il metodo di avvalersi delle mosse della borghesia per rovesciargliele contro. Con il Comunicato dell’11 marzo 2009 il (n)PCI denunciò che “con le ronde di fascisti, ex sbirri e razzisti della Lega Nord, gli apparati repressivi puntano ad arrivare dove le forze regolari della repressione non arrivano e possono scaricare su forze irregolari anche la responsabilità di aggressioni e pestaggi delle forze regolari”. Contro di esse fece appello “alla creazione di ronde proletarie per difendere il territorio dalla borghesia, dal clero, dalle autorità e dalle organizzazioni criminali, per imporre servizi e condizioni civili di vita, per impedire il pattugliamento dei fascisti, dei razzisti della Lega Nord e degli sbirri”. Raccogliendo questo appello il Partito dei CARC nel luglio del 2009 organizzò a Massa una ronda popolare antifascista e antirazzista. Questa iniziativa e gli scontri che ne seguirono con la ronda SSS promossa da un noto fascista locale e spalleggiata da poliziotti e carabinieri indussero il governo Berlusconi a fare dietrofront!

Rivoltare contro i padroni e le loro istituzioni la “Buona Scuola” vuol dire anche legare a queste lezioni progetti di alternanza scuola-lavoro realmente utili e organizzati dal basso! L’alternanza che serve è quella che si costruisce sviluppando il legame tra la scuola e le organizzazioni popolari che si occupano dei quartieri e dei territori, organizzando o rafforzando sportelli contro la violenza, sportelli di formazione ed educazione delle donne delle masse popolari, organizzando “passeggiate” regolari nei quartieri; è quella che fa formazione politica e sindacale alle studentesse e agli studenti tramite il legame con il sindacalismo di base.

Questa è l’unica alternanza scuola-lavoro che studentesse, studenti e insegnanti devono riconoscere e praticare dal basso, che devono contrapporre alla ricetta padronale di morte, degrado e sfruttamento.

Ogni consiglio d’istituto deve essere realmente ambito in cui sviluppare l’organizzazione di progetti formativi, in cui promuovere alternanza scuola-lavoro in accordo con le organizzazioni operaie e popolari della zona!

Fare di ogni scuola un centro di costruzione del nuovo potere delle masse popolari organizzate e d’emancipazione delle donne delle masse popolari!

Organizzarsi in ogni scuola per rendere ingovernabile il paese al governo Meloni e al resto dei vertici della Repubblica Pontificia!

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