Rilanciare la giornata di lotta contro le Larghe Intese del 25 novembre!

La mobilitazione delle donne

Dal comunicato nazionale del 14 dicembre 25 novembre. Una giornata di lotta contro le Larghe Intese che ora deve essere rilanciata su ampia scala.

Il 25 novembre le strade della Capitale sono state attraversate da una marea di 500 mila persone: erano donne e uomini, giovani, pensionate, lavoratrici, famiglie con bambini, provenienti da tutte le parti d’Italia.

La manifestazione nazionale di Non Una di Meno è stata un’importante giornata di lotta contro il governo Meloni. Non Una di Meno è stata in grado di far convergere a Roma tutta l’indignazione, la rabbia, il dolore di migliaia di proletarie che anche nel nome e nel ricordo di Giulia Cecchettin hanno indicato responsabili ben precisi dei femminicidi e della cultura patriarcale: il governo, il Vaticano, le Forze dell’Ordine.

(…) Questa mobilitazione ampia e capillare, di cui le donne delle masse popolari sono state le protagoniste, ha ribaltato la macabra operazione di “unità nazionale” promossa dalle Larghe Intese che hanno tentato in tutti i modi di strumentalizzare l’uccisione di Giulia Cecchettin per deviare l’attenzione dalle responsabilità della classe dominante di cui è un esempio il Ddl contro la violenza sulle donne frutto dell’accordo fra Schlein e Meloni. Fratelli d’Italia ha cercato di ergere Giorgia Meloni a paladina delle donne, con le promesse di pene più severe e braccialetti elettronici. La segretaria del Pd Elly Schlein – che è nemica delle proletarie tanto quanto Giorgia Meloni – ha addirittura partecipato alla manifestazione del 25 novembre a Roma.

Lavoratrici e studentesse non solo hanno impedito il tentativo delle Larghe Intese, ma glielo hanno anche ritorto contro, facendo della giornata del 25 novembre un importante momento di lotta e organizzazione, dicendo chiaramente che sono proprio quelle istituzioni borghesi e clericali, che oggi si stracciano le vesti, le vere responsabili della strage delle donne.

(…) È giusta la spinta che ha avuto Non Una di Meno dopo il 25 novembre a rilanciare il successo della manifestazione chiamando assemblee e mobilitazioni sui territori, è giustissimo l’invito che il movimento ha lanciato al Segretario Cgil Landini a dare la copertura sindacale per scioperare l’8 marzo.

Il primo passo per farlo è quello di iniziare fin da subito a costruire lo sciopero dell’8 marzo, organizzandosi sul proprio posto di lavoro. Ogni compagna può iniziare a formare dei gruppi di lavoratrici, anche piccoli, in ogni azienda pubblica o capitalista, può aderire alle date dei prossimi scioperi in programma.

Si pone oggi la questione di dare gambe, da subito, alla preparazione dello sciopero dell’8 marzo affinché sia una grande giornata di lotta con protagoniste le donne delle masse popolari, ma soprattutto un ingrediente della più generale campagna di mobilitazione per rovesciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di emergenza delle masse popolari.

(…) Il P.CARC si impegna a sostenere tutte le donne che sono determinate ad andare in questa direzione, facendo propaganda dello sciopero dell’8 marzo, sostenendo e aiutando le compagne a organizzarsi in collettivi nel proprio posto di lavoro e a costruire lo sciopero.

Fare dell’8 marzo una tappa per rendere il paese ingovernabile alle Larghe Intese, per cacciare il governo Meloni e imporre un governo delle masse popolari organizzate!

***

Ai fini della comprensione di come si sviluppa una mobilitazione di massa, l’esempio del 25 novembre offre un insegnamento importante.

In un contesto di agitazione sociale diffusa, se qualcuno – un singolo individuo o un organismo – lancia parole d’ordine adeguate a dare sbocco alla mobilitazione, quelle parole d’ordine spingono avanti tutta la mobilitazione e valorizzano il ruolo di tutti coloro che vi partecipano.

Nel caso delle mobilitazioni contro la violenza di genere, quel ruolo è stato assunto da Elena Cecchettin. Lo ha assunto a seguito dell’omicidio della sorella e lo ha assunto oggettivamente – motivo per cui è stata massacrata mediaticamente – respingendo tutti tentativi di strumentalizzazione delle autorità e delle istituzioni borghesi, avallando e valorizzando quelle tendenze ribelli che già serpeggiavano nelle mobilitazioni studentesche e fra le donne delle masse popolari. Le ha alimentate e incanalate.

D’altro canto, il ruolo di Elena Cecchettin è stato politicamente importante grazie al sommovimento creato nel tempo da Non Una di Meno, al lavoro continuativo e ordinario di organizzazione e mobilitazione.

La combinazione delle due cose ha permesso una mobilitazione enorme il 25 novembre a Roma. Ma soprattutto ha alimentato TUTTA la mobilitazione popolare di questo periodo.

La combinazione delle due cose è quello che bisogna considerare, caso per caso, quando c’è bisogno “di una spinta” per disobbedire alle precettazioni degli scioperi, ad esempio, o per superare le resistenze dei sindacati di regime a scendere sul terreno della lotta.

La Polizia di Stato NON è “amica delle donne”
Ecco un esempio eclatante di come la classe dominante ha provato a strumentalizzare la mobilitazione dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin e a promuovere un clima di artefatta “unità nazionale” contro la violenza di genere. Il tentativo è miseramente fallito.
La Polizia di Stato ha pubblicato sui propri account social i versi “Se domani sono io, se domani non torno, mamma, distruggi tutto. Se domani tocca a me voglio essere l’ultima” tratti dalla poesia di Cristina Torres Cáceres, diventata nel frattempo la bandiera del rigetto diffuso della retorica ipocrita del minuto di silenzio promosso dalle istituzioni contro la violenza di genere.
Evidentemente il livello di scollamento dalla realtà è tale da non aver messo in conto cosa avrebbero raccolto con una mossa del genere. Il goffo e ridicolo tentativo della Polizia di presentarsi come amica delle donne proletarie è stato subissato di commenti sotto il post in cui donne e ragazze indignate hanno giustamente lanciato insulti, denunciando esperienze vissute sulla propria pelle di inutili tentativi di trovare una difesa e un sostegno da parte delle Forze dell’Ordine nel momento del bisogno. Tante sono le segnalazioni di denunce sminuite, ridimensionate o addirittura bellamente ignorate. Così come sono tanti i casi in cui anche una condanna non previene il femminicidio, perché non è accompagnata da efficaci misure di protezione e di allontanamento dell’uomo violento.
Tante hanno anche scritto di violenze fisiche e morali ricevute delle Forze dell’Ordine, altro che amiche delle donne!
Infatti, pochi giorni dopo, la Celere schierata a difesa della sede dell’associazione antiabortista ProVita & Famiglia, durante la grande manifestazione del 25 novembre a Roma, non si è fatta alcuno scrupolo nel malmenare le manifestanti che giustamente volevano sanzionare quell’associazione oscurantista.
Calata la maschera, fuori dalla realtà virtuale, questo è il trattamento che viene riservato alle donne proletarie che alzano la testa, rivendicano attivamente i loro diritti e lottano per cambiare la loro situazione e quella del paese.

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