Rilanciamo a seguire questo video in cui un operaio della ex GKN e alluvionati di Campi Bisenzio è intervenuto in una delle assemblee di quartiere che l’amministrazione sta facendo su quel territorio. Lo rilanciamo come importante esempio di un operaio espressione di un collettivo di fabbrica che pone apertamente due misure d’emergenza all’amministrazione: requisire gli appartamenti sfitti delle banche in città per dare casa a chi l’ha persa e blocco immediato dei licenziamenti.

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In questa emergenza sin da subito gli operai hanno assunto un ruolo determinante per la mobilitazione delle masse popolari del territorio nel fronteggiare i danni e gli effetti dell’alluvione. Hanno messo a disposizione lo stabilimento per smistare viveri, materiali da lavoro, come punto logistico dove fare confluire e organizzare i tanti volontari anche di altre associazioni e realtà solidali del territorio. Ennesima dimostrazione di come la classe operaia sia in grado di legare tutto il territorio anche in situazioni di emergenza e di organizzarne la vita collettiva. Ennesima dimostrazione che quella fabbrica è degli operai e del territorio, e le cosiddette istituzioni devono requisirla con decreto d’urgenza (come già si fece con l’alluvione del 1966) per affidarla alla gestione di chi, in questi due anni e mezzo, ha dimostrato di saperla mantenere, ha dimostrato che una fabbrica oltre a essere un centro di produzione (momentaneamente bloccato a causa delle mire speculative del padrone) può “produrre” cultura, solidarietà, socialità, aggregazione.

Sono giuste, sacrosante e necessarie le misure proposte dagli operai della Gkn e sarà determinante la mobilitazione per incalzare, spingere e sostenere quella parte dell’amministrazione di Campi Bisenzio che deciderà di attuarla. Questo non avverrà però per buona volontà degli eletti o per il loro convincimento a parole. Bisogna rendere sempre più ingovernabile il territorio con le mobilitazioni e porre continui problemi di ordine pubblico, bisogna curare che ogni mobilitazione contribuisca a rafforzare gli organismi operai e popolari esistenti, a farne nascere di nuovi, a favorire il loro coordinamento. Questa è la via per costruire la nuova classe dirigente del paese. Questa è la via per imporre le misure più urgenti e necessarie per le masse popolari.

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