Attività di Partito - dalla Sardegna

Presentazione del libro “Consigli di Fabbrica e nuovo potere”

Cagliari. Sabato 7 ottobre, presso il circolo Baracca Rossa abbiamo presentato Consigli di Fabbrica e nuovo potere prodotto dalle Edizioni Rapporti Sociali. Abbiamo discusso, in particolare, della vigilanza e dell’organizzazione operaia e popolare per quel che riguarda lo stato di salute di lavoratori e lavoratrici, dei territori e dell’ambiente. La storia e le testimonianze di unione tra fronti di lotta e tra lavoratori, studenti e tecnici descritti nel libro ci portano insegnamenti, dalle vittorie come dalle sconfitte.

Per noi l’iniziativa è stato un successo. Volevamo mettere a confronto gli attivisti dei comitati e i militanti delle organizzazioni comuniste, a partire dagli spunti e dagli insegnamenti delle esperienze dei Consigli di Fabbrica dagli anni Settanta a oggi. L’intento è riuscito. Ringraziamo innanzitutto le compagne e i compagni di A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna e i diversi esponenti di Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, Potere al Popolo, Cobas scuola, Usb, Pci, Fronte comunista e tutti i singoli che vi hanno preso parte. Si è rafforzata la volontà non solo di organizzarsi, ma anche di collegare e coordinare i diversi ambiti di lotta: dalla lotta contro la devastazione ambientale a quella per un lavoro utile dignitoso e il diritto alla salute, fino alla cacciata delle basi Usa-Nato dal nostro territorio.

Qui, di seguito, alcuni stralci della relazione introduttiva dell’iniziativa fatta da Ermanno Marini (Resp. Nazionale Organizzazione e membro della Direzione Nazionale del P.CARC).

Nel 1969, a cinquant’anni dal Biennio Rosso (1919-1920), c’è stato un secondo “biennio rosso”, conosciuto come “movimento del Sessantotto e Autunno Caldo”. Un movimento che è partito dalle lotte studentesche, ha rapidamente coinvolto il movimento operaio delle grandi fabbriche e si è protratto negli anni Settanta. Le parole d’ordine “operai e studenti uniti, vinceremo organizzati” e “vogliamo tutto e subito” hanno segnato il corso della lotta di classe degli anni Settanta. L’esperienza dell’Autunno Caldo ha portato alla nascita dei Consigli di Fabbrica (CdF), organismi operai che andavano oltre le rivendicazioni sindacali: contendevano al padrone la gestione della fabbrica ed estendevano la loro influenza e la loro direzione fuori dalla fabbrica.

Il mio “battesimo”, l’evento che mi ha cambiato la vita, lo ebbi quando entrai in fabbrica, nel 1966. Dopo appena un mese, vidi il mio primo morto sul lavoro: per questo ancora oggi ho il pallino della sicurezza sul lavoro. Mentre lavoravo, un operaio edile che era sul tetto del capannone cadde in mezzo al reparto e morì a pochi metri da me per un cedimento alla struttura. Ho ancora davanti l’immagine di questo lavoratore morto, con un rivolo di sangue che gli usciva dalla bocca, non aveva altri segni sul corpo. Tutti scappavano, gli misero un telo sopra e lo lasciarono lì. Ricordo che il capo reparto voleva che si continuasse a lavorare, ma gli operai si fermarono e lo mandarono affanculo. (…) Questo fatto mi …[Michele si commuove] segnò molto. Ho visto altri infortuni gravi in seguito e queste sono cose che ti segnano.

Questo è uno stralcio dell’intervista a Michele Michelino, fondatore dei Comitati unitari di base (Cub) alla Pirelli di Milano e poi membro del CdF della Breda di Sesto S. Giovanni. Aldilà delle singole esperienze per cui ognuno di noi è spinto ad attivarsi per cambiare il corso delle cose, queste interviste sono istruttive perché, pur senza dirlo esplicitamente, fanno intravedere la sostanza del problema: senza prendere in mano il governo del paese ogni conquista è precaria e infatti, quando i padroni e le loro autorità non hanno più avuto il fiato sul collo del movimento comunista, hanno iniziato a eliminarle, una dopo l’altra.

Dalle interviste è possibile ricavare insegnamenti utili per condurre le battaglie in corso nei diversi fronti (politico, sindacale, culturale e sociale). Quella dei CdF è un’esperienza ricca di spunti

– per i delegati e gli operai che devono far fronte agli attacchi dei padroni e della borghesia;

– per i comunisti che devono contrastare la sfiducia esistente tra gli operai sulla loro forza fino a percorrere la strada della rivoluzione socialista;

– per tutti gli attivisti impegnati nelle più varie lotte e che sono alla ricerca di forme di coordinamento tra i loro comitati popolari e gli organismi operai e i singoli operai nelle aziende capitaliste e pubbliche.

Come siamo arrivati all’esperienza dei Consigli di Fabbrica degli anni Settanta?

Una serie di eventi della seconda metà degli anni Sessanta anticipavano la successiva “esplosione” della lotta di classe:

– la fase di ripresa ed espansione del sistema capitalista, avvenuta a seguito delle immani distruzioni della Seconda guerra mondiale, produceva grandi profitti per i capitalisti (il famoso “boom economico” degli anni Sessanta) a costo di grandi sacrifici per i lavoratori (sfruttamento senza regole dei lavoratori, migrazione di massa di proletari dal Sud al Nord del paese). Grazie alla linea revisionista intrapresa dal Pci e alla linea collaborazionista della Cgil il potere dei padroni e degli altri capitalisti era incontrastato, dentro e fuori le fabbriche. La situazione aveva determinato un fermento nelle fabbriche e nella società. Il regime in fabbrica era basato su un rapporto sostanzialmente autoritario e in generale c’erano una rigida disciplina e ritmi pesanti, che venivano imposti dai padroni con il tacito consenso dei sindacati. Nonostante la ripresa delle mobilitazioni sindacali dell’inizio degli anni Sessanta, le condizioni concrete per i lavoratori non erano mutate di molto rispetto agli anni Cinquanta;

– verso la fine degli anni Sessanta iniziano i primi segnali della nuova crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale: alcuni settori entrano in crisi, gli affari non vanno più tanto bene e i padroni ricorrono ai soliti strumenti per far fronte al calo dei profitti: licenziamenti, aumento dei ritmi, ristrutturazioni, ridimensionamento e chiusura di aziende;

– gli avvenimenti mondiali di quegli anni (la guerra in Vietnam, l’assassinio di Che Guevara, l’uccisione di Malcolm X e Martin L. King, il colpo di Stato in Grecia, l’invasione dei territori della Palestina da parte dei sionisti) hanno avuto una forte ripercussione sulla coscienza di studenti e operai;

– gli anni Sessanta sono stati anche gli anni in cui prese vigore la lotta spontanea, istintiva e diffusa contro la linea revisionista del Pci promossa da Togliatti. Una lotta che fece un salto di qualità verso la metà degli anni Sessanta, con la battaglia lanciata a livello internazionale da Mao Tse-tung e dal Partito comunista cinese contro il revisionismo moderno di Krusciov e Togliatti (Le divergenze tra il compagno Togliatti e noi del Pcc è del dicembre 1962) e con l’impulso che arrivava dalla Grande Rivoluzione Culturale Proletaria in corso in Cina (1966-1976). In quegli anni, a sinistra del Pci si formano i primi gruppi del movimento marxista-leninista, il gruppo de il manifesto e gruppi “operaisti” creati da esponenti italiani della Scuola di Francoforte.

Sempre dall’intervista a Michele Michelino impariamo che l’organizzazione operaia in fabbrica spinge all’organizzazione anche degli studenti e in generale delle masse popolari del territorio intorno alla fabbrica: “(…) Ho detto prima dell’unità tra lavoratori e il movimento studentesco. Bene, nel 1973 molti di questi studenti che noi avevamo conosciuto perché venivano ai picchetti o perché noi andavamo nelle università, sono diventati medici, e un gruppo di questi medici è venuto alla Usl (Unità sanitaria locale), un tempo si chiamava così, di Sesto San Giovanni. (…) Nacquero gli Smal (Servizi medicina ambiente e lavoro) che avevano accesso in fabbrica e potevano monitorare i vari reparti e quindi effettuare controlli sulle sostanze nocive. Noi facevamo assemblee con loro e i lavoratori. (…) È grazie agli Smal e al movimento operaio che nel 1978 è stata fatta la riforma sanitaria. I medici degli Smal entravano in fabbrica, facevamo assemblee perché noi operai di quegli anni avevamo imparato a non fidarci più del medico competente del padrone, del medico dell’infermeria di fabbrica (…). Sapevamo che per i medici di fabbrica eravamo sempre abili al lavoro, anche quando avevi problemi respiratori e lavoravi con il fumo, con l’amianto o il cromo. Per loro era sempre tutto apposto perché tirar via dalla produzione un operaio esperto e mettere al suo posto uno nuovo, significava danneggiare la produzione. (…) Dal legame che si era creato tra il movimento operaio e questi medici scaturivano dibattiti importanti: si diceva che era nocivo anche viaggiare ammassati come bestie sui mezzi di trasporto per andare a lavorare, nocivo era il fatto che ci fosse la Tbc, che si dovesse dormire in macchina o che non si avesse un’abitazione adeguata. Che nociva è la fabbrica capitalista, non la fabbrica in sé”.

Dalle interviste impariamo che nei momenti più alti della lotta di classe, ogni qualvolta si sviluppa un movimento di massa, si formano organismi di democrazia operaia per portare avanti le lotte. I Consigli (soviet in lingua russa) di Fabbrica hanno assunto un ruolo decisivo nell’Autunno Caldo. Il CdF nasce con l’obiettivo di rappresentare nella maniera più diretta tutti i lavoratori e le masse popolari e le loro istanze ed è l’unico organismo che nell’esperienza storica ha dimostrato di avere la capacità di rappresentare in modo immediato l’organizzazione dal basso necessaria per costruire il nuovo potere.

I CdF dei primi anni Settanta (come i soviet in Russia) sono stati organismi che hanno rappresentato il dualismo di potere esistente nella società. In assenza di un partito comunista, che organizza il settore più avanzato dei lavoratori e attraverso di essi orienta tutto il movimento delle masse verso la rivoluzione socialista e la conquista del potere, inevitabilmente prevarrà (in tempi più o meno lunghi) la demoralizzazione, il movimento rifluirà e gli organismi operai (come erano i CdF) si trasformeranno in organi attraverso cui si fanno strada le posizioni riformiste e di sudditanza alla classe dominante.

Imparare e avanzare, imparare a fare facendo, imparare a combattere combattendo, passo dopo passo, fino a vincere. Imparare anche dal passato, dove stanno le radici del nostro futuro!

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